LA PROFESSIONE

COSE FASTIDIOSE, PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE, SINFONIE

Analogie messianiche fra sacerdote ed agente immobiliare

E’ tempo che si scriva qualcosa di definitivo, non offensivo ma definitivo, sugli agenti immobiliari.

Nessuna professione è riuscita, negli anni, a causare una vera e propria metamorfosi seriale in chi, appunto, la professa.

Esistono lavori anonimi e persone che trattano il proprio lavoro come un metodo sterile per accumulare denaro da spendere nel tempo libero e poi esistono le professioni che inglobano la vita degli individui che riescono ad appassionarsi alle proprie mansioni retribuite.

Nessuna professione si professa, a parte il prete e l’agente immobiliare.

E, in effetti, questi due mestieri bizzarri e divertenti contengono svariate analogie: sacerdote ed agente immobiliare hanno un’uniforme, una divisa che consente l’immediata identificazione del loro ruolo, in società.

Il sacerdote cambia divisa in base ai paramenti previsti dalla liturgia, l’agente immobiliare modifica semplicemente i tessuti, in base alla stagione, mantenendo però invariata la propria, inconfondibile livrea: mocassino con la punta a bara o con nappine in cuoio, pantalone pinocchietto di Oviesse o gessato elegante (evidente ossimoro), camicia o polo dai colori improbabili ove il termine improbabile serve a sostituire terminologie meno eleganti.

La camicia ha il bottom-down o lo stemma di evidente contraffazione ma non riesce a nascondere sotto i propri polsini, duri e friabili come il cartongesso, il gigantesco, monumentale orologio Fossil in acciaio cromato, in grado di aggiungere otto chili in più al peso dell agente immobiliare che lo indossa.

Il total- look implode con l’immancabile catenina bagnata d’oro al collo, un abbronzatura posticcia acquistata in uno dei tanti negozi che offrono il servizio “Julio Iglesias in sole quattro sedute” e gelatina a dozzine, a cementificare la capigliatura.

Come vedete, siamo partiti dal sacerdote e velocemente arrivati ad una creatura che ha bisogno della benedizione del sacerdote.

L’agente immobiliare si sforza di utilizzare tutti i poteri esoterici in suo possesso, contratti durante il periodo di formazione in agenzia, per vendervi una casa e, in un certo senso, anche il sacerdote ha questa aspirazione volendovi vendere la casa del proprio Padre attraverso una specie di contratto, a metà strada tra la nuda proprietà e la multiproprietà.

Durante il loro orario di lavoro, sia sacerdote che agente immobiliare non parlano italiano corrente: il primo esibisce latinismi difficili da comprendere oppure tematiche evanescenti che possono esser facilmente confuse con le saghe di Tolkien; il secondo si lancia in una vertiginosa selezione di termini desueti che giammai vengono utilizzati nei colloqui contemporanei come locazione, terra-cielo (usato anche dal sacerdote), disimpegno e, persino proprietà, parola pericolosa, sacrilega, ai limiti della scomunica, se pronunciata in Italia, di questi tempi.

Agente immobiliare e prete raccontano la loro verità condendola con frizzanti elucubrazioni personali volte a vendere il proprio prodotto a qualunque costo, non perché siano degli impostori ma perché il loro mestiere rappresenta anche la loro missione, la loro unica fede, l’uno alla Parrocchia di San Giovanni, l’altro davanti all’immobile da ristrutturare del geometra Scappelli, con la spilletta di Progetto Casa, al petto.

Mi domando, con non poco timore, cosa potrebbe succedere nel caso in cui il parroco di San Giovanni si trovasse a dover contattare l’agente di Progetto Casa per vendere uno dei numerosi immobili a sua disposizione: ne nascerebbe una nuova religione? Nascerebbe l’ennesima agenzia immobiliare dedicata ai beni vaticani oppure un centro di accoglienza e sostegno a persone con pesanti problematiche nell’uso dei congiuntivi come gli agenti immobiliari, a volte sono.

L’unica speranza, nel caso, è che il parroco sia ben fornito di acqua santa, per far fronte all’immensa camicia di merda che si troverà davanti.

 

 

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