34 e 1/2

COSE FASTIDIOSE

Per qualche motivo sconosciuto ho da poco scoperto di esser nata con la temperatura corporea oscillante tra i 34.5 ed i 35.8.

Per me, la febbre è a 36 e a 37 arrivano i deliri e le convulsioni ma capita di rado, purtroppo; non ci si dovrebbe augurare il male ed in effetti non lo sto facendo, visto che, in preda ai deliri influenzali smetto finalmente di pensare a velocità ossessiva a qualsiasi cazzataccia abiti il pianeta. Inoltre non è male potersi toccare, di tanto in tanto, le estremità del proprio corpo senza avere l’impressione di tastare un lastrone di marmo lasciato fuori da un cantiere sui Carpazi oppure di maneggiare un pesce appena pescato in Antartico, al mattino presto.

Ad ogni modo, a parte qualche rara occasione io vivo cagandomi serenamente addosso dal freddo in ogni istante o contesto della vita.

Dico sul serio: convivo bene con questa condizione a livello personale ma purtroppo devo avere a che fare con la gente: quando mi trovo in società, questa faccenda non smette di crearmi disagi.

Affinché tutti sappiano, il mondo è ancora pieno di patentiche blatte pronte ad associare e ridurre il problema della percezione del freddo solo ed esclusivamente all’esser nati femmine: non solo sei nata per partorire con dolore ma ti ritrovi anche mezzo emisfero compromesso a livello genetico che nel periodo in cui arriva l’inverno ti sarà ostile e tu sarai costretta ad emigrare pur di sopravvivere per poter poi partorire con dolore.

Conosco diverse donne abituate a nuotare in mare anche in inverno (me inclusa) ed anche dopo aver partorito (me esclusa) e conosco altrettanti uomini che temono l’arresto cardiaco se dal bidet dovesse uscire acqua tiepida.

Il punto è che io non mi sento gelare quando nuoto o se sono in movimento ma solo se resto ferma a non fare un cazzo in un luogo non adeguatamente riscaldato e questo fa di me una persona sana, almeno sotto questo aspetto.

Sotto quello che invece riguardi l’abbigliamento sono costretta a capitolare e ad ammettere che da Ottobre a Maggio vado in giro come una una mummia disadattata.

Viaggiando spesso per lavoro e ritrovandomi, nel giro di poche ore anche in posti con dieci gradi di differenza ( che, in un paese piccolo come il nostro non è affatto poco), non ho altra possibilità che vestirmi come una senza fissa dimora.

Assumo le sembianze di una matrioska, non solo per le enormi dimensioni che sperimento con le stratificazioni a cipolla di Breme ma anche col colore delle mie guance, gonfie come vene varicose di quel rosa rossetto di signora che viene dipinto sulle gote delle statuine russe che da sempre rompono i coglioni su tutti i mobili di casa mia, per ovvie ragioni familiari.

A dispetto di come molti maligni immagineranno, sotto a quei mille strati non c’è mai alcuna ripugnante canottiera della salute ma solo maglie termiche.

Maglie termiche come fossi alle pendici del Macchu Picchu con la fiamma olimpica da portar su.

Detesto le canottiere da camera coi fiocchetti, le bretelline e quella flanella che potrebbe farmi diventare il primo caso al mondo di decesso per prurito.

La maglia termica è nera, sobria, aderente quanto basta ma soprattutto conserva il calore del corpo, quando uno ce l’ha.

I tessuti tecnici sono chimici ma caldi ed in grado di resistere bene anche all’atomica. Meno bene al fuoco.

Il famoso, leggendario pile che tanto amo è uno dei tessuti che prende fuoco con più facilità.

Nel probabile caso che in inverno io incontri qualcuno che mi odi, seppur dovessi sopravvivere all’assideramento sono convinta che il modo più veloce di ammazzarmi sarebbe raggiungibile con un semplice accendino: vestita di maglie tecniche piglierei fuoco con un’unica, poderosa fiammata, come un capello tinto di signora.

L’assemblaggio di strati dai mille e più improbabili materiali e tessuti dovrebbero farmi sopravvivere durante i giorni di trasferta ed invece mi avvicinano a tutti i sintomi tipici della menopausa.

I problemi di circolazione che gli strati mi causano a lungo andare sono gli stessi che immagino affliggano i soprani e di fatti sono certa che sotto ai costumi in broccato siano  completamente nudi mentre io quando rientro in casa dopo una trasferta devo tagliarmi le vesti con le forbici da sarto per togliermi quel budello di stoffa.

Uno dei momenti in cui maledico la mia temperatura è quando uso la metropolitana.

Lì dentro non ho sempre modo né tempo di liberarmi di sei maglioni: dovrei tenermeli tutti sull’avambraccio perdendo l’equilibrio e poi, nella maggior parte dei casi non c’è mai abbastanza spazio per tenere l’avambraccio sporgente, in metropolitana quindi sopporto dodici fermate di metro vestita come lo Yeti, con la faccia che suda il sudabile e le ascelle ben sigillate per mantenere un po’ di dignità.

Quando trovo un sedile libero mi capita di addormentarmi nel tepore estremo del mio fagotto di lane e qualcosa dentro, nell’anima mi sveglia proprio nel momento in cui si stanno chiudendo le porte sulla fermata giusta; allora mi lancio come un sacco contro il marciapiede e resto lì, sdraiata ad aspettare la morte per asfissia che però non arriva mai.

Poi mi rialzo, esco in strada e batto i denti.

Vivo così da tempo.

La cosa peggiore è più che altro dover tornare a casa con le mie ascelle piombate che si schiaffeggiano dentro a quel brodo gelato che è divenuto il sudore a contatto con la strada fredda.

Se non bastasse, so che nel tragitto verso casa incontrerò senz’altro qualcuno che conosco, al quale magari dovrò dare la mano, togliendomi il guanto imbottito di lana caprina per offrirgli il mio arto mortifero e sentirmi dire che sono ghiacciata perché femmina.

Come se non si vedesse da sotto il cappotto, il piumino, i sei maglioni, la felpa e le due maglie infiammabili.

E se poi è uno di quelli che mi odiano?

Un pensiero su “34 e 1/2

  1. Ho solo un aggettivo per questo post: spettacolo. Io non soffro il freddo, e la mezza manica è d’ordinanza pure d’inverno. Soffro terribilmente il caldo e non potendomi strappare di dosso le carni devo sottostare alle leggi di natura e tenere due bacinelle sotto le ascelle. Ma c’est la vie..

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