Sul perché il mignolo del piede sia sopravvissuto all’evoluzione.

FAVOLE DI MADAME PIPI'

Rispetto alle nostre depressioni, agli sbalzi d’umore e alle preoccupazioni, rispetto alle tante cose importanti che occupano spazio nella nostra vita rubandole tempo ed energia, rispetto a tutte queste cose, come deve sentirsi il nostro mignolo del piede?

Questo esserino nato spiaccicato ci ricorda quanto siamo fortunati.

Così insulso, apparentemente inutile eppure esposto, così vocato e predisposto al dolore: perché non si è estinto?

Perché un bel giorno, a scelta fra le migliaia che l’evoluzione ha messo a disposizione, non ha fatto il gesto coraggioso di cadere?

Mi pare che si tratti della stessa problematica che ha la coda.

La nostra coda, presente? Rimasta intrappolata in mezzo alle natiche, in quell’incipit di sedere che impiega pochissimi secondi a sudare, la coda è nella stessa, imbarazzante categoria del mignolo: quella delle reminiscenze anatomiche di cui ci vergogniamo.

A questa categoria appartengono anche gli orifizi, così selvaggi ed ostinati di fronte all’igiene che però non hanno un’anima, come il mignolo e coda.

Mi piace immaginare cosa potrebbero pensare e dirsi coda e  mignolo, nei nostri momenti di distrazione: “Che ci facciamo qui?”, direbbe la coda, “Io a puzzare di sedere senza averne colpa, come i dadi da brodo; e in più, non posso muovermi da migliaia di anni, sono incastonata come una gemma senza poter essere venduta a qualcuno che mi faccia brillare. E tu? Ti sei visto, si? Sembri fatto col didò color carne, sembra che ti abbiano manganellato alla nascita, sei più rattrappito di Cuccia, dai fastidio nelle scarpe e resti sempre appiccicato alle altre dita che però sono belle e affusolate ma soprattutto impegnate a fare un sacco di cose mentre tu non sei utile a nulla. Non dici niente? E’ questa la vita che vuoi?!”

E il mignolo risponderebbe: “Con franchezza, non ho mai avuto voglia di fare grandi cose e forse è per questo che mi sono rimpicciolito negli anni; però di una cosa mi sento grato alla vita: quando vedo uno spigolo del letto so che il mio destino è lì.

So che farò sentire, anche solo per pochi secondi, a quel figlio di puttana, il potentissimo peso che si nasconde nelle piccole cose.

E mentre si contorce e quasi sviene dal dolore, io il male quasi non lo sento, tanto godo nel venir finalmente considerato ed è per questo che quando vedo un letto, miro sempre lì.”

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