IL CHIOSCO CI VUOLE MORTI

COSE FASTIDIOSE, PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

Ho paura che arrivi l’estate.

Ci fu un tempo in cui non vedevo l’ora di percepire, prima di tutti, le prime particelle di quell’inconfondibile, leggerissimo aroma che si diffonde nell’aria, a preludio della primavera e che ci droga un po’ tutti.

Adesso, tremo all’idea di dover sostenere un’altra bella stagione, proprio come Bruno Martino.

Perché, a partire dai primi di Maggio, so che dovrò trovar la forza di affrontare, ancora una volta, i posti all’aperto e le relative persone che li frequentano.

Non c’è pace concessa a nessuna fascia d’età: quando inizia il bel tempo, tutti vogliono bere all’aperto.

I più giovani arrivano al chiosco in massa, con la moto cinquanta di cilindrata, un attrezzo, il cui motore è evidentemente stato progettato da un sordo o da un criminale o da un criminale sordo che cospira a favore dell’inquinamento acustico come arma di distruzione di massa.

Perché la moto cinquanta uccide.

Ma mai quanto la selezione musicale scelta dal sedicenne abbiente, chiuso nella sua macchinina cinquanta di cilindrata anch’essa, che arriva al chiosco e dimostra la sua potenza attraverso la mitragliata di decibel con la quale si stordisce di Rihanna, coi finestrini abbassati e sfrontatissimi.

Da giovani, come avrete intuito da questa brevissima indagine sociale, è la cilindrata cinquanta che allena a diventare coglioni.

Ma il chiosco con le prime birrette estive è democraticamente assaltato anche da coglioni già maturi e ben formati.

Dai trenta ai quarant’anni arrivano al chiosco anche in bici, con più umiltà, almeno apparente: se sono riusciti a passare da casa per cambiarsi, uomini e donne adottano all’aperitivo primaverile, una divisa convenzionale che sembra negoziata in seduta urbi et orbi e invece no perché, pur essendo vestiti tutti uguali, essi stronzi non si sono mai incontrati per mettersi d’accordo.

La divisa è costituita da maglietta polo e jeans per i giovani maschi e da vestitino a fiori per le giovani donne, indossato anche se la temperatura mette a rischio polmonite ed emorroidi, in un’unica soluzione.

Non importa, è primavera.

Non c’è contesto dove la società riesca a mettersi tanto magistralmente d’accordo come quello dell’abito in tale fottuto, inutile ritrovo di tramonto.

Infatti, se i giovani professionisti non sono riusciti a fare un pit-stop a casa e arrivano direttamente dalla sede del lavoro che li sequestra fino a tardi, il povero chiosco e gli astanti saranno circondati da un esercito di portatori di bare, rigorosamente in total-black perché l’accordo universale regge nonostante tutto, nonostante il lavoro e la tavolozza di colori tutta.

Se fai un lavoro considerato serio, tu e il nero siete una cosa sola: una cosa nera.

Come il lavoro.

Arrivano al chiosco anche i cinquantenni che, ormai quasi tutti separati oppure, a maggior ragione, con famiglia, farebbero qualsiasi cosa pur di non rientrare a casa.

Si farebbero pestare ai semafori piuttosto che tornare a casa ad un orario decente.

Se sono single, il rumore della chiave nella toppa di casa loro rappresenta la prima nota di un vecchio pezzo musicale chiamato “La mia depressione ed io facciamo finta di non conoscerci”, perciò tergiversano e sono gli ultimi ad abbandonare il chiosco, ubriachi lerci e con la cabriolet che, purtroppo non è cinquanta di cilindrata.

Persino gli anziani si regalano l’esperienza alienante del chiosco all’aperto, nonostante l’evidente sofferenza che il contesto provoca loro: perché le persone sopra i settant’anni non ce la fanno più a mentire e glielo leggi in faccia che il limone nella bottiglia di birretta è una cazzata perché rovina il gusto, che il reggaeton o la bossa nova diffusi nell’aria, già satura di traffico e sigarette è la colonna sonora ideale per desiderare di compiere un reato.

Glielo leggi in faccia, agli anziani, che un fisico normale non può tollerare quotidianamente pizzette, triangolini di panini farciti, avanzati dalla mattina, salatini, olive e patatine perché si muore per molto meno.

Eppure gli anziani che dovrebbero temere più di tutti la morte, escono e vanno al chiosco come tutti.

Perché l’aperitivo fuori ti fa sentire vivo, guardato e sociale.

Qualora non bastassero gli altri, innumerevoli difetti, l’aperitivo fuori ha anche questo.

Rinunciamo oggi stesso all’aperitivo al chiosco, quest’anno.

Non facciamoci chiudere le arterie da quelle birre prodotte in odore di mafia.

Non compriamo un cazzo di nulla a nostro figlio, che abbia due o quattro ruote, almeno fino a quando non abbia l’età per permettersi una cilindrata dignitosa.

GIULIANO ovvero MEGLIO ADOTTARE UN CANE O UN GATTO DI UN UBRIACO

COSE FASTIDIOSE

Se quando pensate di voler adottare un cane o un gatto non siete disposti a cedergli il vostro divano bianco inamidato perché gli animali devono vivere come tali e non come le persone, provate a riflettere se al posto di un animale vi venisse dato in adozione un uomo alcolista.

Immaginate che ci fosse un programma statale obbligatorio che in base ad un certo reddito vi obbligasse a tenere in casa in stallo, una persona spesso sbronza.

Se pensate che l’incolumità della vostra dimora possa essere messa a repentaglio dalla presenza di un quadrupede è praticamente certo che nella vostra vita, non avete mai condiviso gli spazi con amici come quelli che ho io.

Molto meno addomesticabili, possono bastare già un paio di vostri amici (quelli giusti) a farvi cambiare idea circa gli animali domestici in casa.

Anche se siete quelli con la fissa della casa senza peli in giro.

Perché esiste una particolare bava di birra e briciole di pizza che nessun boxer potrà mai produrre.

Se vi fermate un attimo a riflettere, capirete che il vostro gatto è astemio da sempre e riuscirà quasi sempre a centrare la lettiera, al contrario del vostro amico Giuliano dopo 7 birre.

In più gli ubriachi agiscono in gruppo mentre i gatti non sono così sociali nelle imprese distruttive. Gli ubriachi si.

E ancora a proposito di bagni e di attacchi in branco, cosa dire delle donne ubriache?

Meglio quattro maremmani per casa che due donne al trucco.

Al cane bastano venti minuti al parco.

Alla fidanzata, sia sobria che ubriaca, ne occorrono almeno ottanta per capire se la collanina che ha messo è in tinta col rossetto.

Gatti: dormono di giorno e giocano di notte.

Ubriachi: lavorano di giorno e spaccano le case altrui di notte.

Per il cane ci siete sempre e solo voi.

Per il vostro amico Giuliano ci sono tantissimi voi che si sdoppiano.

Il cane vi vorrà bene per sempre, Giuliano sarà sempre convinto che non gli abbiate mai voluto bene e ve lo dirà piangendo in mezzo a una strada.

Il gatto vi scalda il letto, dormendoci a pallina sopra. Gratis.

Quelli come Giuliano scaldano il sofà con peti al Vermut, consumandovi la dispensa e tenendo la tv accesa a tutto volume, guardandola con gli occhi bianchi.

Cani: alle feste sempre i protagonisti più coccolati.

Ubriachi: alle feste sempre i soliti che fanno chiamare la polizia ai vicini.

A loro modo anche loro protagonisti ma il giorno dopo, al commissariato.

Il gatto potrà imporre qualche giusta punizione, come una smossa alla terra nei vasi o la tappezzeria scrostata dalle unghie.

Ma vogliamo mettere a confronto questi dispettucci con Giuliano che tira giù la libreria perché pensa ci sia un libro interessante in cima ?!

Quando è l’ora di cena, gatti e cani aspettano voi.

Quando sono passate due ore dall’invito che avevate fatto e il risotto scotto, voi state ancora aspettando quelli come Giuliano.

Chiaro, poi magari Giuliano si presenta con una buona bottiglia di vino e allora viene perdonato.

Per poterne gustare un dito però, bisognerà strappargliela dalle mani (e a volte bisognerà essere almeno in due, a farlo)

Il cane vi porta la pallina, il guinzaglio e il giornale.

Giuliano può portarvi al massimo un paio di amici con la fedina penale discutibile.

Il cane, il gatto rispondono certamente al loro nome quando li chiamate.

Giuliano non sempre risponderà, soprattutto se lo state chiamando perché è immobile in mezzo a una strada, fatto di birra rossa.

Avere un cane per quindici anni non sarà mai impegnativo come avere Giuliano e tutti i suoi amici a casa ogni domenica a vedere la partita.

Questa breve indagine sociale spiega come ci sia un Giuliano nella vita di ognuno di noi, da accogliere e sostenere.

Meglio accogliere e sostenere un cane o un gatto, come avrete dedotto.