Ecologia Umana

FAVOLE DI MADAME PIPI', PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

Un estratto del monologo “Ecologia Umana” scritto per il Festival delle Idee, Mestre, 2021

“Not Enough Brains to Survive” di Thomas Lerooy

L’equivoco è la chiave di qualsiasi testo comico.

Tanto si viene comunque fraintesi per qualsiasi cosa, tanto vale fingere che la cosa sia divertente.

Fingere di aver capito il contrario di ciò che si è ascoltato oppure prendere un dettaglio di ciò che si è ascoltato e stravolgerlo a proprio favore non fa solo sorridere: approfittarsi di un equivoco, fingersi scemi o quantomeno sostenere fino all’ultimo, fino a quando ci è possibile, di esserlo, apre porte a carriere ed amicizie (che poi, in Italia, le due cose sono interdipendenti: se non hai amici non fai carriera e se non fai carriera non hai amici).

Fingere di aver compreso altro rispetto a ciò che è stato detto preserva i rapporti coniugali: fraintendere è alla base della sopravvivenza in questo contesto sociale così sofisticato.

Fraintendere conviene ma ripeto, in ambito satirico, il fraintendimento è sempre stato una vera panacea, l’antidoto per risolvere situazioni spiacevoli, la chiave per comprendere un concetto troppo chiaro, troppo cruento per poter esser digerito.  

Quante volte, in Italia, quando esisteva la satira, abbiamo compreso fatti storici e personaggi politici ascoltando le parola di un comico che si fingeva sciocco per poter dire la verità senza essere linciato?

Adesso invece la verità sembra essere così alla portata di tutti che io non mi fido neanche più dei comici, figuriamoci della verità.

Son cambiati i tempi.

Adesso l’equivoco e il fraintendimento sono diventati strumenti di demagogia.

Sono diventati come Bruno Vespa.

L’equivoco è il protagonista, lo spunto per affrontare questo aspetto malvagio insito del fraintendimento.

E qual’è il tema più frainteso (ma purtroppo senza alcun fine comico) del momento?

E’ il tema più caldo che ci sia, il tema che sta surriscaldando pianeta e tastiere: la sostenibilità!

Il punto focale della discussione accesissima sul nostro impatto ambientale è stato vergognosamente frainteso.

Noi non siamo tanti sulla terra.

Noi semplicemente facciamo schifo alla terra.

Anzi, facciamo schifo sulla terra.

Non è l’incremento delle nascite che dovrebbe preoccuparci (anche se un po’ dovrebbe, visto che facciamo bambini che poi ci possiedono come divinità pagane).

La dimensione sempre più ingombrante del nostro ego è più pericolosa delle emissioni di Co2.

La superficie occupata dal nostro ego abnorme supera quella degli oceani, di fatti la gente ci nuota dentro al proprio ego e spesso ci affoga oppure, ancor più spesso, ci affoga i propri simili.

Il nostro ego ha un impatto mostruoso sull’ambiente e sugli altri.

La maggior parte degli ego fortunatamente si può distruggere con relazioni sbagliate ma l’ingombro iniziale è sempre più che massiccio.

Sono certa che in un minuto di tempo, così senza preavviso riuscireste a stilare, in questo momento, la top-ten della gente che conoscete munita di ego ciclopico.

Ecco la mia:

10. Amadeus. Ormai conduce anche il traffico

9. Chiara Ferragni. Si presenta ai festival dedicati ai settori più bizzarri pur non avendo alcuna competenza comprovata in quei settori, in nessun settore. Perché ci vai al festival allora?

8. Mia nipote Elena. Quando facciamo i pranzi in famiglia, non abbiamo modo di dire la nostra ma dobbiamo restare muti ad osservarla mentre fa la ruota. Quattro ore di ruote di merda.

7. Il mio cane che non mi consente di toccare nessun’altra creatura che abbia pelo, neanche me stessa.

6. Maria de Filippi. Colpevole purtroppo non solo di egocentrismo.

5. I maestri di yoga sui social. Non ne posso più. Ovunque c’è un pelato vestito da Hare Krishna che pensa al mio benessere.

4. Francesco Totti. Speravo fosse andato in pensione e invece mi insegue al supermercato con le sue palline di detersivo.

3. Burioni e i virologi. Muniti di un ego più sfrontato delle attrici romane quando vanno alle feste per lavorare.

2. Tutto ciò che proviene dagli Stati Uniti D’America.

1. Mia madre che mi telefona ogni giorno per dirmi cose tipo “Con tutti i soldi che abbiamo speso per farti studiare, che vergogna!”, “Ma non ce la fai a trovarti uno straccio di uomo?”, “ Io sono stata inviata direttamente da Dio, se hai qualche problema con me, lamentati con lui”, “A frequentare i teatri finirai drogata”.

Magari. La droga rende sostenibili un sacco di cose.

Il nostro ego ci vuole pettinati, col lavoro bello, la macchina costosa, la cultura cinematografica ineccepibile, i social pieni di seguaci ma più cerchiamo di stare appresso a tutte le sue richieste come degli stagisti retribuiti col buono pasto, più diventiamo brutte persone.

Ora: diventare brutte persone per sé stessi, poco male, conosco un sacco di persone che si stanno antipatiche e non si frequenterebbero.

Diventare brutte persone per gli altri però non è bello perché gli altri hanno già un sacco di problemi e oramai non hanno voglia di farsi rovesciare addosso la lettiera dei cazzi nostri, come si faceva una volta.

Ma c’è una soluzione.

Avete mai sentito parlare di ecologia umana? Potrebbe essere un nuovo movimento sostenibile per davvero.

L’ecologia umana: la capacità di una persona di riuscire a farsi sopportare dai propri simili.

La possibilità di renderci conto di quanto siamo difficilmente smaltibili dagli altri può migliorarci all’istante.

Non si tratta soltanto di non disturbare la quiete pubblica, di non diventare quelle persone orrende che parlano al telefono come fossero rimasti soli al mondo, che mettono la musica del momento, tipo “Labbra rosse/coca cola” e, come se ciò non bastasse, la mettono a tutto volume in spiaggia.

Non si tratta solo di non essere come quelle persone orrende che giocano a racchettoni sul bagnasciuga rompendo le tempie alla gente che prende il sole, insomma, non si tratta di non diventare come diventiamo tutti in vacanza.  

L’ecologia umana è qualcosa di più intellettualmente alto ma anche di estremamente pratico: è quell’atteggiamento per cui prima di cercare uno stile di vita sostenibile, comprare la cascina e le caprette tibetane, ti fermi a riflettere e ti chiedi “Ma io, invece, sono sostenibile? Gli altri riescono a sostenermi? Oppure quando mi vedono arrivare fanno gli occhi bianchi e consumano combustibili acidi nello stomaco?”

Come possiamo fare per ridurre questo incredibile impatto che abbiamo sull’ambiente?

Semplice, con l’ecologia umana.

Isolando, lavando e differenziando il nostro carattere insostenibile e diventando davvero delle persone ad impatto zero perché stare sulle palle alla gente inquina molto più di quanto si pensi.

Anziché fare i summit con Draghi che stringe la mano a Greta pur sapendo che la stretta di mano sia proibita, facciamo un processo a tutto ciò che diventando insostenibile nella società:

La burocrazia italiana è sostenibile?

La digitalizzazione per un anziano che, poveraccio deve procurarsi uno SPID altrimenti per lo Stato è morto, è sostenibile?

La quantità di persone che guadagnano migliaia di euro raccontando la propria routine di bellezza sui social, è sostenibile?

Le femmine di tutti mammiferi svezzano il proprio cucciolo scacciandolo a morsi.

Le femmine italiane, umane ormai partoriscono solo in acqua e preferiscono elettrificare il cordone ombelicale e mantenere sotto sequestro il proprio cucciolo fino ai sessant’anni, a meno che non chiudano l’affare con qualche femmina più giovane che possa proseguire il sequestro ehm…sposarlo.

Le madri italiane sono sostenibili?

In questo momento, in Italia 1 padre separato su 2 vive in stato di totale povertà.

Nel 94% dei casi di separazione giudiziale, alle madri vengono affidati figli, casa coniugale ed assegno di mantenimento.

Si parla di privilegio maschile intendendo la prevalenza dei maschi nei ruoli di responsabilità aziendale ed è verissimo e conclamato. Me too!! Me too!

Nessuno però sembra parlare di prevalenza di suicidi fra i maschi (3 volte maggiore, rispetto alle donne, secondo la Onlus Samaritans), nessuno parla di prevalenza di morti maschili in occupazioni pericolose, nella carpenteria pesante, ad esempio, occupazione dove noi donne ci defiliamo con grande stile. Le gallerie in autostrada fatele voi, noi solo prime ministre!

Tutto ciò è sostenibile?

L’uso continuo, compulsivo, malato di parole come “PAZZESCO” e “QUESTO”: è sostenibile?

Sostenibilità.

Una parola più violentata di resilienza, di ordinanza, di vaccino.

sostenere ha un etimologia importante: viene da sustinere ed è composto da sub (sotto) + tenere (tenere).

Tenere sotto.

Effettivamente, in questo tempo siamo sotto ad un sacco di cose.

Siamo sottotono, sotto in banca, sotto schiaffo ma soprattutto, come si dice dalle mie parti: siamo sotto a un treno.

Impariamo dunque l’arte di restare al di sotto: è difficilissimo in un mondo che vuole vivere al di sopra delle proprie possibilità e si sovrastima ed è proprio questo lo stile che inquina.

Ridimensioniamoci perché è davvero il gesto più sostenibile che si possa fare.

Il pianeta ci ringrazierà.

E pure chi ci dorme accanto.

NON BASTASSE IL RESTO

COSE FASTIDIOSE, PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE, SINFONIE

Abbiate pietà di noi.

Possiamo sopravvivere quasi a tutto ma in questo tempo di grande prova non infliggeteci anche Sanremo.

Non fate in modo che là fuori dicano che siamo fatti di questo, che quello è l’unico modo che abbiamo di far spettacolo.

Tirateci siringhe con soluzione fisiologica, rovesciateci olio bollente dal terrazzo, quando parcheggiamo la macchina sotto casa, impazienti di accoccolarci sul divano, parlate male di noi ai nostri partner, rubateci l’account, dateci cibo velenoso per farci diventare il fegato grosso come una cassaforte e morire come gli americani, seccateci i capelli con le polveri sottili, diminuite il limite di velocità sulle provinciali ma non fate Sanremo.

Non fate che si dica che la musica dal vivo sia tutta lì, non fate credere che ci si vesta tutti come quelli lì, non dateci Sanremo.

Non vedete come siamo stanchi?

Non vedete che ci prendiamo le gocce per l’ansia, che respiriamo male, che spendiamo troppo, che compriamo dolci, videogiochi, libri sul gruppo sanguigno che non leggeremo mai?

Non vedete che non riusciamo più ad arrivare alle undici di sera con le palpebre, che non sappiamo più ballare, abbracciare, non vedete com’è debole la nostra psiche?

Davvero volete finirci così?

Davvero la fine del popolo italiano sarà questa?

Ve lo chiediamo per il bene di tutti, non fate Sanremo.

Piangeranno tutti i teatri d’Italia e, se funzionano davvero le vibrazioni negative come dicono gli yogi, cosa pensate che succederà all’Ariston e ai figuranti parenti, pagati per fare il pubblico?

Prendete a scarpate i nostri bambini, rigateci la moto, metteteci in lista d’attesa per sei mesi per fare un’ecografia, misurateci la febbre con le vostre pistole, mandate in onda qualche fiction italiana ma, vi preghiamo, non fate Sanremo.

Quest’anno non riusciremmo a sopportarlo, il nostro sistema immunitario non si riprenderebbe più.

Fatevi un esame di coscienza, non potete spremerci così, non riusciremmo a sopravvivere restando buoni, diventeremmo brutte persone: davvero volete questo?

No, siamo certi che non lo volete, ci tenete alla nostra salute, non è vero?

E allora come fate a pensare di organizzare Sanremo?