SINFONIA DELLA CADUTA

SINFONIE

Credo fortemente nella potenza che ha in sé, la caduta o la scivolata a terra di un qualsiasi individuo.

Una potenza di salvezza e guarigione per l’ intera umanità, fino ad ora molto sottovalutata.

Vedere un signore che chattava col suo blackberry, sbattere le ginocchia sulle scale della metropolitana o una ragazza stilosa perdere l’equilibrio sui tacchi e andare di mento contro il selciato, è un’ esperienza di piacere simile al senso di liberazione che si prova in un giorno di sole, dopo che hai lasciato il lavoro che ti ha rovinato la vita.

La figura di merda altrui ci salverà.

Cadere in pubblico ti costringe a tornare alla primordiale semplicità di essere umano.

Cadono i politici più potenti della terra e le top models.

Cade Anna Wintour ( o ci auguriamo che lo faccia presto ) all’ingresso di una sfilata in via Tortona, e per un attimo ti accorgi che anche lei è una piccola creatura aggrappata alla vita.

Cade il leader del gruppo rock, la prima volta che prova a fare il tuffo nella folla.

Cadono quelli che si sentono invincibili e scivolano le spose perfette, anche dopo una settimana di prove vestito.

La serie di gesti scomposti di chi sta per cadere, le espressioni di chi sa che sta per fracassarsi su un angolo del marciapiede preso male con la bicicletta, donano a chi sta guardando, un improvviso senso di onnipotenza e di benessere, che non ha paragone con nessun altro piacere esistente sulla faccia della terra.

Iniziamo con le fasi.

Vi è qualcosa di sublime nella particolarissima danza che improvvisa la creatura che sta per cadere.

Si solleva da terra con gesti scomposti e disarticola tutti i suoi arti in spirali e scalciate in aria.

Roba che non si è mai vista neanche nello spettacolo di danza contemporanea più d’avanguardia.

Questa è la “fase inaspettata”.

Poi c’è la “fase del salvabile”.

La creatura cerca di recuperare dignità, equilibrio e tutti gli oggetti che stanno uscendo da tasche e borse a velocità supersonica.

Tutto questo accaparrare fogli e telefonini, questa ricerca feroce di qualsiasi appiglio che salvi dalla figura di merda, avviene quando la creatura è ancora sospesa in aria.

Se ci si salva perché c’è un corrimano o qualsiasi altro appiglio, il miracolato avrà rovinato la giornata a tante persone, deluse dal lieto fine della faccenda.

In questo caso vi è una particolare espressione, che il miracolato assume, a metà strada tra il “Mi sono salvato il culo” e “Sono fiero di te, ragazzo”.

Nel caso invece in cui non ci sia nulla da fare (l’impossibilità di salvarsi si realizza in genere, mentre si è sospesi in aria)ci si abbandona alla propria rassegnazione lanciando un ultimo piccolo “oooooh” molto chic.

Un vagito che significa “Si, sto cadendo ragazzi ma la prenderò con stile, perché sono uno ganzo”.

Ecco che arriva la fase centrale “la Caduta”, una fase piena di variabili, legate alla situazione, alla causa, alla stazza della creatura che cade e agli oggetti che porta con sè.

Qualche esempio :

Se cade una vecchietta purtroppo il costume sociale ha castrato il sentimento di ilarità di tanta gente, a favore di una espressione assolutamente finta di preoccupazione e premura.

“Si è fatta male signora?!”

Se c’è il volo della scarpa in avanti o indietro rispetto al punto dove si cade, la sensazione che prova chi guarda, supera i livelli di benessere mai percepiti.

Se poi prendiamo in considerazione le occasioni speciali, le cene aziendali o i ricevimenti importanti, dove l’apparenza e il risalto della propria personalità sono gli obiettivi della serata, la caduta raggiunge il suo grado massimo di mezzo di salvezza sociale.

La Signora Baronessa con il suo abito lungo si alza con enfasi dal tavolo per salutare il Ministro.

Sfortunatamente il tacco le rimane infilato nella lunga tovaglia di lino e lei, spiaccicandosi sulla moquette a pochi cm dalle stringate del ministro,  pur sorridendo e dicendo a tutti “non mi son fatta niente, ahahahah, caspita che capitombolo!!” per il resto della serata avrà tra i suoi pensieri una scritta al neon che scorre, con frasi tipo: “la mia acconciatura è andata a farsi fottere/ mi viene da piangere, ho una spalla bloccata/ speriamo che nessuno si accorga dello strappo in fondo alla gonna, mondo demonio”.

Però è la Baronessa grazie alla caduta è salva, almeno per una sera, dalla sua individualità.

A proposito della frase della Baronessa, “Non è successo niente” è proprio la denominazione dell’ ultima fase che trattiamo.

Ricomporsi, cercare disperatamente di darsi un tono è un comportamento che fa tenerezza e suscita simpatia.

La creatura si sistema il vestito, cerca tutti i pezzi del cellulare sparsi per lo spazio e si tocca il gomito stringendo i denti, sorridendo a tutti come se quello stronzo caduto poco fa non fosse lui.

La caduta in bicicletta della francese che frena solo con il freno di sinistra della sua bicicletta da passeggio bianca, perché con la mano destra sta tenendosi il cappellino di paglia, che fa tanto Brigitte Bardot , prende velocità su una ruota sola e si fracassa contro la vetrina di un negozio.

Il presentatore di 78 anni che sale le scale del palcoscenico come se fosse il presentatore di 21 anni e saltellando, sentendo la situazione chiusa nel suo pugno, s’ inginocchia sull’ultimo scalino, con il rumore delle sue rotule che vanno in mille pezzi, che risuona nel microfono.

Il giovane manager che, mentre le porte della metro si stanno chiudendo, la prende sul personale, come una sfida al raggiungimento degli obiettivi aziendali e si lancia in una corsa feroce, come ai tempi del rugby, e invece lui, il suo completo Calvin Klein e il suo Ipad si appiccicano come gli stickers di Natale sulle porte del lato opposto della metropolitana, fortunatamente chiuse.

Sarebbe stato meglio perdere la metro, Paul.

Adesso ti fai 14 fermate con tutti gli occhi addosso a te, al tuo Ipad col vetro scoppiato e alla bruciatura sul pantalone.

Manco fossi un rugbysta.

Questi sono solo alcuni esempi di avvenimenti che possono rendere la giornata di chi vi vede cadere, una giornata per cui vale la pena vivere.

Cadi saltando una staccionata e torna ad essere mortale.

Inciampa sul pattino di tuo figlio e regala un sorriso a tua moglie.

Prendi di pancia a 25km/h  il tornello che non si apre quando strisci la tessera dei mezzi pubblici e ascolta il sapore dell’umiltà.

La tua ballerina con la suola liscia che ruota in aria mentre tu sei a nuca sull’asfalto, regalerà momenti indimenticabili e guarirà molti dalla tristezza esistenziale.

 

Cadere è bello. Veder cadere è meraviglioso.

 

FAVOLA DI BRAMBAMBULO

FAVOLE DI MADAME PIPI'

Brambambulo. La favola che in pochi capiranno.

Favola della Buonanotte per bimbi in pigiama e genitori incazzati.

C’era una volta un bambino molto speciale di nome Brambambulo.

Brambambulo sembrava un bimbo come tutti gli altri: aveva anche lui una mamma, la Signora Proia, una signora che lavorava molto, specialmente di notte.

Brambambulo aveva anche un papà, il Signor Mornuto che passava le sue giornate davanti al computer a sorridere e stiracchiarsi.

Brambambulo non capiva mai perché il papà Mornuto sorrideva sempre, gli sembrava un sorriso così finto.

Aveva anche una maestra, la Signorina Spaccacrazzi, una giovane maestra che secondo tutti parlava un po’ troppo.

Brambambulo quindi, apparentemente un bambino normale, era in realtà speciale per il semplice fatto che non aveva amici.

Infatti era l’ultimo bambino onesto rimasto sul pianeta terra e così tutti gli altri lo prendevano in giro.

A volte i bambini sono un po’ delle teste di razzo perché giocano a fare i cattivi con i più buoni: Brambambulo era unico, gli altri invece si vestivano tutti uguali e volevano tutti gli stessi giocattoli.

Ma soprattutto il nostro piccolo amico non riusciva a dire le bugie, era allergico.

Se provava a dire una cosa non vera, subito iniziavano a prudergli le mani e doveva subito grattarsele contro qualcosa di molto resistente per sentirsi meglio.

Alcune volte, quando gli capitava di iniziare a raccontare una bugia a mamma Proia, iniziavano a prudergli le mani talmente forte che il povero era costretto a correre verso il muro del giardino dove crescevano i cactus per grattarcisi sopra e il muro era proprio quello che confinava sul piccolo bosco dei vicini: i Signori Nortacci.

I Signori Nortacci erano antipatici e non volevano che bambini e cani si avvicinassero al loro piccolo bosco e calpestassero i fiori e le 100 piante tropicali, che loro compravano a caro prezzo ogni mese, su un giornale che si chiamava Gardenia.

Così, tutte le volte che a Brambambulo scappava una bugia e correva a grattarsi le mani sui cactus o contro il muretto di tufo, uscivano i Signori Nortacci e gridavano contro di lui “Vattene, levati dai poglioni, Brambambulo!”

Brambambulo aveva capito che dire le bugie gli faceva male, in tutti i sensi.

Che era come fare una scorpacciata di ciliegie se il dottore ti ha detto che non puoi mangiarle perché sennò vai all’ospedale.

Non dire bugie quindi non gli costava fatica, anzi.

Invece soffriva molto per non avere neanche un amico.

Così un giorno andò dalla maestra Spaccacrazzi e gli domandò “Signorina Spaccacrazzi, come si fa ad avere un amico? ”

La maestra ripose “Brambambulo, perché dici queste spronzate? è facile trovare un amico! basta andare al mercato degli amici, nel paese di Spugnetto”.

Allora il bimbo si mise subito in cammino.

Destinazione: Paese di Spugnetto.

Spugnetto era un paese poco lontano dalla città dove viveva Brambambulo.

Il nostro amico passò da casa per prendere i suoi risparmi e saltò nel boschetto dei signori Nortacci per far prima, pestando la Primula Equatoriale, appena sbocciata.

Poi s’incamminò soddisfatto e giunse dopo un’ora di camminata da spaccarsi il dulo, al Cancello di Spugnetto.

I cancelli del paese di Spugnetto erano alti alti e pieni di punte di ferro luccicanti nell’aria.

A guardia delle porte del paese di Spugnetto c’era un cane barboncino senza denti, con la maglietta di un famoso gruppo di musica, i Pink Floyd.

Il Barboncino sdentato, come vide Brambambulo gli domandò “Cofa fai qfui fafazzo?”.

Il povero Brambambulo non capiva bene le parole del barboncino, perché senza denti si mangiava tutte le parole.

Comunque prima che il barboncino senza denti si arrabbiasse del tutto, Brambambulo domandò subito dove fosse il mercato degli amici e disse che era venuto al paese di Spugnetto per comprarne uno.

Il Barboncino sdentato si grattò la pancia con le zampine, e insieme alla pancia grattò anche la faccia del chitarrista dei Pink Floyd.

Poi disse : “tfi fafò paffafe sofo se fisponfi a una fomanfa, a un indofinello”.

Brambambulo pur di poter comprare un amico ormai capiva anche il linguaggio del Barboncino sdentato e acconsentì a indovinare qualsiasi cosa gli avesse chiesto.

Chiese allora il Barboncino “Cofa fa fima con fazzo?”

Subito Brambambulo rispose più forte che poteva “Mazzo, Mazzo!”

“Fene fafazzo! fuoi enfrafe!”

Brambambulo capì cosa il barboncino sdentato voleva dire solo quando si aprirono i cancelli di Spugnetto, allora di corsa entrò e vide un piccolo cartello di legno dove c’era scritto MERCATO DEGLI AMICI.

Allora Brambambulo prese il sentiero che indicava il cartello e giunse, dopo aver attraversato una stradina al vero MERCATO DEGLI AMICI del paese di Spugnetto.

Subito entrò nel mercato: era pieno pieno di bambini che sceglievano gli amici e contrattavano coi signori delle bancarelle.

Sugli scaffali c’erano tanti bambini con dei cartelli con tutte le loro qualità e i loro difetti.

Sulle manine di ogni bambino-amico in vendita, c’era una piccola etichetta con il prezzo, che però Brambambulo non riusciva a leggere perché erano etichette molto piccole, come le manine dei bambini-amici in vendita.

Ad un certo punto Brambambulo vide un bambino, poco più grande di lui con un vestitino blu e gli occhiali rossi con le lenti di specchio.

Brambambulo non sapeva perché ma sentiva dentro di sé che quello era il suo nuovo, primo amico.

Corse più vicino verso lo scaffale della bancarella, per leggere le qualità e i difetti del bambino:

“Nome del bambino-amico: BOGLIONE TEDIOSO.

Qualità: bravissimo in matematica, disegno, suona pianoforte, fa le puzzette che non puzzano e colleziona matite”

Brambambulo sorrise soddisfatto, era sempre più convinto che fosse lui il suo nuovo, primo amico.

“Difetti del bambino-amico BOGLIONE TEDIOSO: fa i capricci prima di andare a dormire, odia le verdure, mastica i giocattoli degli amichetti, dice qualche parolaccia”

Brambambulo esultò: E’ lui! Il mio nuovo primo amico!

Ma doveva sapere quanto costava il suo nuovo primo amico..

Brambambulo non sapeva che quella era la famosa bancarella di PREGNA e associati.

Una bancarella di bambini amici e signori amici e anche fidanzati, molto famosa e rinomata.

Aveva anche il negozio in centro e faceva delle confezioni regalo incredibili, se qualcuno comprava un amico da regalare.

L’amico scelto veniva incartato dentro una bellissima scatola di cartone rigido colorato, con una pellicola trasparente all’altezza del musetto, per mostrarlo bene.

Brambambulo corse alla cassa della bancarella e chiese al signore Addetto “Quanto costa Boglione Tedioso? vorrei comprarlo.”

Il signor Addetto guardò Brambambulo con affetto e tenerezza e gli rispose “Caro bambino, quello che hai scelto è il miglior bambino amico che abbiamo in negozio.

Ama studiare ed è molto giudizioso, apprende in fretta e fa le puzzette che non puzzano e molte altre cose che sono scritte sull’etichetta, non l’ hai vista Birbante?!

Allora vediamo un po’, fammi vedere nel computer…si…eccolo! Allora Amico Bambino Boglione Tedioso costa: il tuo giocattolo preferito, metà delle cose buone che ti prepara la Mamma per colazione e poi…vediamo…..ah! dovrà scegliere lui per primo i regali di Babbo Natale ogni anno e potrà scartare comunque tutti i tuoi regali sotto l’albero.

Infine 25 centesimi per la confezione.”

Brambambulo rimase a bocca aperta “Porta Pubbana” pensò.

Desiderava moltissimo avere un amico con il quale giocare, parlare, correre, studiare e fare uno spuntino, ma non era disposto a dividere tutte queste cose belle con un altro bambino.

I suoi regali di Natale scartati da un altro bambino, le merende della mamma e il suo nuovissimo monopattino, il suo gioco preferito!! I 25 centesimi, aveva controllato, c’erano nel borsello che aveva rubato a papà Mornuto e restavano anche dei soldini per due gelati, uno per lui e uno per il Boglione.

Però la voglia di avere un amico, piano piano diminuiva e Brambambulo aveva paura di perdere le sue cose preferite.

Così, mentre le manine iniziavano a prudergli perché nel suo cuore nasceva il desiderio di dire una bugia, perché si vergognava a dire che non era abbastanza generoso per avere un amico, Brambambulo si scusò con il Signor Addetto e disse

“Mi dispiace ma non lo voglio più, grazie, arrivederci”.

E da Spugnetto ripartì verso il suo paese.

Brambambulo era triste ma mai come Boglione Tedioso, che nel frattempo, veniva riposto nel magazzino dall’Addetto, dopo aver sfiorato l’acquisto.

Brambambulo pensava che aveva tutte le sue belle cose ma non aveva ancora un amico.

Pensieroso tornò a casa e passò attraverso il boschetto dei vicini, i signori Nortacci, che stavano giusto annaffiando la Primula equatoriale, cercando di farla rinvenire.

Vedendo il bimbo pensieroso passare nel loro prezioso orto di papaveri nordici e pestare tutti i pistilli appena nati, urlarono insieme “Vattene, levati dai poglioni, Brambambulo!”.

E lui si sentì molto solo e si pentì di non aver comprato Boglione Tedioso, insieme al quale sarebbe potuto scappare al di là del muretto ridendo.

Ma la vita è così per i bambini taccagni, figli di Proia.

 

A proposito di genitori incazzati, si veda anche :

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FAI STA CAZZO DI NANNA, l'opera che tutti i genitori devono avere.