BEVETE TANTA ACQUA

COSE FASTIDIOSE, PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

Finalmente c’ho la buona scusa.

C’ho la buona scusa per sfogarmi.

Fuori ci sono quaranta gradi, è mezzogiorno e sono nel traffico.

Il caldo, si sa, da alla testa.

Lo dicono i medici, lo dicono i giornali.

Bisogna bere tanto, non uscire nelle ore più calde della giornata, dicono al tg; ma il clima è cambiato, come abbiamo voluto noi con le nostre porcherie e quindi non ci sono più ore calde nella giornata ma giornate calde con un mucchio di ore.

Così finalmente c’ho la buona scusa.

Perché, si sa, il caldo da alla testa.

Ora scendo dalla macchina e me la prendo con il primo che capita, lo mando affanculo così, con la scusa del caldo.

Me ne andrò famelica di briga nei luoghi dove è più facile sollevar focolai di rissa: in fila al supermercato, al semaforo, alle poste, al giardinetto dei cani.

Me ne andrò con la fronte sudata a guardar male altre persone sudate come me, aspettando che mi guardino per poter dir loro “Ma cos’ha da guardare?!” e da lì sarà un attimo e si passerà alla colluttazione perché, si sa, il caldo da alla testa.

Finalmente c’ho la scusa buona.

Ho tanto bisogno di sfogarmi, ho un sacco di beghe personali, di paturnie e di psicosi e ho atteso tutto l’inverno paziente ed ora finalmente è arrivato il meteo giusto, quello grazie al quale mi scagioneranno perché col caldo, si sa, la mente si annebbia.

Per questo sono uscita a mezzogiorno e non ho bevuto acqua.

Per questo ho i pantaloni lunghi e ho spento l’aria condizionata.

Per avere più attenuanti.

Per poter picchiare in santa pace le signore, il postino, il vicino di casa, la cassiera.

Mi aggiro felice ed ansimante per la città, alla ricerca degli sventurati concittadini che si muovono lenti, cercando di resistere, di restar pazienti bevendo Polase per sbrigare le proprie pratiche.

Sono i cittadini pazienti che cerco con voglia e che scoverò per estrapolare la loro parte animale, primitiva, cavernicola di cui c’è tanto bisogno.

Strapperò fili di perle e camicie Loro Piana per sfogare la mia tristezza.

Pesterò zatteroni e bambini con le pistolette ad acqua per liberarmi di un po’ di stress.

Lincerò impiegati pigri e condomini scomodi che avrei voluto malmenare da tempo ma era inverno e non ho potuto.

Ora si che c’ho la scusa buona.

Basta uscire nelle ore più calde e ce ne sono tantissime.

Nessuno mi scoprirà.

Nessuno saprà che sono in forma e molto lucida ma solo stanca ed annoiata dalla vita quotidiana e con voglia di dar due schiaffi.

Finalmente c’ho la scusa buona.

Diranno che il caldo mi ha dato alla testa ma in realtà è la società civile che me l’ha sabotata ed io approfitterò del caldo per punirla.

 

 

foto Claudio Silighini

QUANTE VITE HA UN CORRIERE?

SINFONIE

L’ossessione per la pratica dell’acquisto pazzo e forsennato online ha comportato parecchi cambiamenti nella nostra vita ma uno, in particolare mi sembra molto divertente: l’eliminazione definitiva della distanza tra trasportatore e cliente finale.

Un tempo delegato prevalentemente alle consegne negli uffici ove si rapportava con gente metodica e retribuita per ricevere i suoi colli, oggi il corriere è obbligato a depurarsi attraverso il fuoco sacro e terribile dell’incontro col privato cazzone che ha ordinato porcherie su Amazon.

Il privato maledetto ha mille scuse per mettere alla prova anche la pazienza del corriere più duro e puro.

Il privato non ha il citofono, abita al quinto piano senza ascensore, sta lavando il bambino, è in pigiama, ha l’acqua aperta, il nonno disabile, l’ernia e mille altri espedienti che costringeranno il corriere a scendere dal mezzo, lasciandolo in settima fila, acceso per non morire asfissiato al rientro e carico di altre sessanta consegne da fare entro la successiva mezz’ora.

Nel nostro immaginario, il corriere resterà sempre Renato Pozzetto nella straordinaria interpretazione in Grandi Magazzini eppure oggi il corriere che affronta l’Italia dei privati col vizio dell’acquisto compulsivo non è italiano ma sudamericano.

Perché certi lavori gli italiani non li vogliono fare neanche quando dovrebbero farli anziché aver l’ambizione di voler governare il paese.

L’individuo sudamericano ha per indole, come chi governa il paese, un filo di indolenza, è vero, ma anche immensa resistenza alle prove più faticose che la vita gli propone e poi guida come se il furgone l’avesse rubato dunque è perfetto per questo tipo di professione che, al giorno d’oggi è pura impresa eroica.

Eppure, di fronte all’epopea di una giornata di consegne, persino il corriere sudamericano barcolla, suda e non comprende perché il cliente privato non sia collaborativo oppure lo sia troppo e pretenda di salire sul furgone, in mezzo ai pacchi per scovare personalmente il suo e lamentarsi di come sia stato posizionato malamente e di quanto sia fragile il contenuto e di come si lamenterà con chi di dovere.

Anche in questo preciso momento, da qualche parte c’è un corriere sudamericano che inveisce a las putas che hanno concepito l’albero genealogico che ha generato te, cliente privato.

Anche in questo preciso momento, da qualche parte, nella tua città c’è un tizio che si strapperebbe la pelle dal caldo che sta montando un Ducato e sta sbranando la strada verso di te, schiacciando qualsiasi cosa incespichi sul suo tragitto mentre con la mano destra imbraccia il piccolo computer per gestire le consegne, con la mano sinistra masturba il proprio cellulare per rispondere ai suoi centomila parenti e con la rotula direziona il volante della sua bestia gommata verso il tuo loft.

Questa mattina sii gentile col corriere.

Scendi sul pianerottolo, abbraccialo anche se è tutto sudato e scusati. Scusati perché lui sa benissimo che dentro a quel pacco che gli ha fatto attraversare la città intera c’è, senza ombra di dubbio, una puttanata inutile che serve solo a lenire la tua solitudine.

BIGLIETTO (E) PREGO

COSE FASTIDIOSE, GABINETTO DELLE PICCOLE COSE SERIE.

Esiste una parola che viene giornalmente nominata da tutti come se niente fosse ma che ha tutti i sintomi della parolaccia!

Quando la sento nominare e capisco di doverci avere a che fare rimpiango di essere italiana e di aver pensato, anche solo per un attimo che il servizio che questa parolaccia abbraccia e giustifica potesse essere una buona soluzione per me, cittadina onesta col biglietto acquistato.

Vi è una parola che indica l’azienda che da sempre coopera allo sviluppo di tutti i peggiori sentimenti germinali ed insiti nell’animo umano, specialmente in quello del pendolare stressato già per la sua condizione, figuriamoci quando essa viene ulteriormente screditata da una parolaccia.

E’ una parola che ti fa pentire di esserti deciso ad andare a trovare quell’amica al mare o di aver scelto il meno affidabile dei mezzi per presentarti in orario a quel colloquio di lavoro che aspettavi da anni proprio come il mezzo che ti ci dovrebbe portare.

Non esiste sistema pubblico che mortifichi maggiormente il viaggiatore rendendolo vittima di un servizio acquistato con libera scelta e con meno libero mercato poiché non esiste ancora nessuno in grado di fare adeguata concorrenza a questo enorme, umiliante mostro parastatale; un servizio dal quale, subito dopo la vidimazione del biglietto, il viaggiatore resterà sequestrato, senza nessuno che gli venga in aiuto, nessuno che lo difenda, che gli suggerisca quanto non convenga salire a bordo se non si ha la certezza di arrivare, che potrà correre il rischio vicino alla garanzia di accumulare ottanta minuti di ritardo, il pronostico di contrarre malattie della pelle nei bagni non degni di esser chiamati tali, la minaccia di accettare condizioni di trasporto che non prevedano recupero della dignità del consumatore, in caso di disservizio.

Non è ancora nato chi dica al viaggiatore che forse, la soluzione migliore è restarsene in stazione, al bar, a godersi i vantaggi che derivano dall’assenza di un disservizio al quale non ci si può abituare.

Deve ancora arrivare il Salvatore del viaggiatore, è in ritardo.

Deve aver perso la coincidenza.

MORTE DEL CONSIGLIO ALTRUI

COSE FASTIDIOSE, PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

Tra le circostanze che mi rendono una donna fortunata, pur senza che io me ne accorga del tutto, c’è il fatto inconsueto di non avere necessità del consiglio altrui.

Mi dispererei all’idea di venir privata delle persone nelle quali ripongo fiducia, con le quali uso confidarmi; sarebbe doloroso non averle più accanto perché queste persone oggi mi restano accanto pur sapendo che poi, dopo il loro consiglio farò sempre e comunque come cazzo mi pare e piace; la loro opinione su fatti che mi riguardano mi trapassa con la stessa potenza di un alito di vento nel deserto, a mezzogiorno, lasciandomi indifferente dentro e fuori e questo fatto mi permette di amare sinceramente queste persone, a prescindere dall’opinione che hanno di me giacché essi sanno che per me, tale opinione andrà molto probabilmente tra i rifiuti organici.

L’indicazione affettuosa ad agire in un determinato modo, il consiglio spassionato di chi c’è già passato, la lungimiranza altrui offerta gratuitamente senza richiesta alcuna da parte mia m’infastidiscono quanto il volo di una mosca in piena faccia poiché tutto di me tende ed è proteso a far costantemente come cazzo crede.

Sono fortunata ad avere ancora la fedina penale pulita: vuol dire che la mia capacità di discernimento non è poi così male.

A pensarci meglio, la capacità professionale di dar retta solo a me stessa non nuoce la società ma solo a me stessa perché, non dando retta ai saggi che popolano il mondo, combino una dose massiccia di cazzate nella mia vita personale.

Ma si tratta comunque di cazzate homemade!

Ogni piccolo protone di una singola cazzata che compiamo scientemente è frutto di un nostro personale atto creativo mentre il consiglio altrui è un noioso prestampato a metà strada tra Osho e Lessico Amoroso.

Se vogliamo davvero far felice il prossimo mettiamoci a dieta dalle frasi che iniziano con “Secondo me…”, “Se fossi in te”.

Riponiamoci al nostro posto e nessuno si farà male, specialmente gli altri dietro nostro consiglio sbagliato.

 

Ps. Il disegno in copertina è colorato da me.

 

TEST: QUANTO SEI RESILIENTE?

LE FIGURINE, PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

TEST DI AUTOVALUTAZIONE PER CAPIRE SE SEI DAVVERO UN TIPO RESILIENTE.

Non si parla d’altro.

I soldi sono anacronistici, gli immobili e la bellezza fisica sono ormai decaduti.

Oggi, l’ultima possibilità per sopravvivere sani e fichissimi consiste nel possedere una sola dote: la resilienza.

In psicologia, la resilienza è un concetto che indica la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità.

Sono persone resilienti quelle che, immerse in circostanze avverse, riescono, nonostante tutto e contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà e a dare nuovo slancio alla propria esistenza.

Per capire se apparteniamo a questa fortunata categoria di persone, ecco un breve test di autovalutazione

Rispondi sinceramente a queste domande e poi, a seconda del punteggio, vai a leggere il tuo profilo:


1.
Con quale atteggiamento positivo convivo, quando son costretto ad entrare dentro a un ipermercato all’ora di punta, per comprare solo un pacco di pasta e, su ventinove casse, ne trovo aperte sono tre?

a) Convivo con il mio amico smartphone, grazie al quale mi alieno dalla società per le intere quattro ore di attesa che mi separano dal mio turno.

b) L’atteggiamento è positivo solo se sono donna e soffro di meteorismo e gonfiore esofageo cronico, in modo da poter fingere di essere sempre al nono mese, con facilità ed eleganza.

c) Non vi è dentro di me alcun atteggiamento positivo perché sono consapevole di trovarmi in un posto di merda.

 

2. Come reagisco al trauma di scoprire che il/la mio/a compagno/a apprezza la musica di Young Signorino?

a) Chiedo prontamente al/la mio/a compagno/a se ha bisogno di sostegno da parte dell’azienda sanitaria locale.

b) Applico le tecniche di respirazione imparate sul libro Yoga for Dummies e comunico al/la mio/a compagno/a di non considerarsi più tale.

c) Contatto subito due amici moldavi per porre fine alla stirpe intera del/la mio/a compagno/a, non potendo raggiungere, in tempi rapidi, quella di Young Signorino.

 

3. Qual è stata la circostanza maggiormente avversa della mia vita che ho saputo fronteggiare con destrezza agonistica?

a) La pertosse

b) la perdita del proprio posto di lavoro

c) il giorno in cui ho scoperto che Cracco ha collaborato con McDonald all’ideazione di nuovi panini gourmet.

 

4. Se fossi un personaggio famoso, noto per esser resiliente sarei:

a) Napoleone

b) Lele Mora

c) Il chirurgo di Lilly Gruber

 

5. In che modo desidero dar nuovo slancio alla mia vita futura?

a) Andando a vivere in campagna, coltivando alghe o canapa di quella noiosa.

b) Obbligando tutti i miei amici a cancellare il mio numero di telefono.

c) Rintracciando uno per uno tutti i miei professori e pestandoli a sangue, per chiudere del tutto con la mia adolescenza difficile che non vuole morire.

 

RISULTATI DEL TEST

I PROFILI

 

Maggioranza di risposte A

Sei normale, chiedi aiuto.

 

Maggioranza di risposte B

Più che resiliente risulti, al test attitudinale, un gran cacacazzo od ingegnere iscritto all’albo.

Forse non otterrai resilienza ma, con impegno metodico e costante, potrai collezionare risultati concreti e rigeneranti come un benefico allontanamento sociale in tantissimi e diversi contesti.

 

Maggioranza di risposte C

Il perfetto resiliente. La tua capacità di risolvere i grandi traumi del tuo piccolo mondo è più che performante. Un consiglio: apri subito un corso a pagamento con tassa d’iscrizione al di sopra dei seimila perché è il momento perfetto per sfruttare i poveretti che anelano ad utilizzare la parola Resilienza più di tre volte al giorno, anche a cazzo.

IL NOSTRO NUOVO DOMESTICO

GABINETTO DELLE PICCOLE COSE SERIE., PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

Non è importante chi voteremo.

Non è importante o almeno, non prioritario, perché ci hanno messo nelle condizioni di non tener più in conto il bene pubblico ma supposte ideologie di partiti che non hanno nulla di ideologico. Ma di supposta, si.

Non è importante discutere su chi rubi più o meno denaro pubblico: lo sarebbe in un paese in cui fossero chiari a tutti, i nomi di chi lo ha rubato in passato, leggibili sui documenti delle sentenze che li abbiano puniti, quei nomi lì.

Ma il nostro paese è uno dei sette regni della grande impunità, dunque, se l’impunità non è importante per il sistema giudiziario, come potrà esserlo per le generazioni degli elettori?!

Non è importante intossicarsi coi salotti televisivi che ospiteranno i candidati perché si scrivono sceneggiature nei posti più impensabili, figuriamoci in quelli più pensabili.

Non è fondamentale votare il meno peggio, né scoprire cosa voterà il mio vicino di casa o una provincia piuttosto che un’altra, per poter dire poi, “quella provincia è rossa o nera”.

Non è importante votare senza sapere cosa c’è sotto perché faticheremmo a scoprirlo in tempi brevi o forse perché già sappiamo di non sapere, come Socrate ma peggio, perché ci stanno inculando da tempo, un po’ tutti.

Più importante di tutto ciò, forse, è avere bene in testa ciò che faremo dopo che avremo votato e qualcuno avrà vinto e quel qualcuno non rispetterà ciò che ha promesso col suo programma.

Perché il programma è importante.

Il programma è l’unico contratto scritto che abbiamo con questi signori.

Se in un contratto che stipuliamo, qualcosa non viene rispettato, sentiamo la necessitò di chiedere la difesa dei nostri diritti lesi: perché non sentiamo questa pulsione, dopo il breve periodo del nostro nuovo dipendente: il partito vincitore delle prossime elezioni è di fatti, per costituzione, nostro subalterno, il nostro neoassunto, lo stagista, il nostro governo è la nostra signora delle pulizie che deve tenere in ordine la nostra casa, non fregarci gli anelli della nonna dai cassetti.

Dunque, piuttosto che preoccuparci di chi potrebbe vincere, problematica fondamentale ma difficile da maneggiare, al momento, prepariamoci a consolidare la nostra predisposizione all’analisi meticolosa di chi si sta occupando delle nostre faccende pubbliche ed eventualmente, a licenziarlo.

E se non si fa licenziare, a fargli stalking fino a quando non ne avrà pieni i maroni di avere a che fare con noi, come principali.

E se lo stalking è senza dubbio cosa spregevole e condannabile, mettiamoci, con tutte le forze che usiamo ogni sera, in palestra, sulla cyclette, per scaricare i nostri nervi, nelle condizioni di eliminare il principale disservizio del nostro paese: un governo composto da persone che non rispettano i patti e, che anzi, utilizzano la buona fiducia dell’elettore per fare i propri, beneamati, cazzi.

Non è importante chi voteremo. Anzi, si.

FOTTUTA CAMPAGNA stampa

FOTTUTA CAMPAGNA

Piccola e umile raccolta di video,podcast e articoli su Fottuta Campagna, un libretto che era giù best-seller, ancora prima di uscire.

http://fazieditore.it/catalogo-libri/fottuta-campagna/

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Webnotte – La Repubblica Tv: http://video.repubblica.it/rubriche/webnotte/webnotte-la-fottuta-campagna-di-arianna-safonov/234664/234341

Radio24 – Rosita Celentano e Angelo Vaira: http://www.radio24.ilsole24ore.com/programma/felice/vivere-campagna-150808-gSLAhJnOKC

La Provincia Pavese – Lieto Sartori: http://laprovinciapavese.gelocal.it/tempo-libero/2016/04/11/news/madrid-montalto-cosi-madame-pipi-scopre-la-natura-1.13278368?ref=hfpppves-1#gallery-slider=undefined

La Provincia Pavese – Serena Simula: http://laprovinciapavese.gelocal.it/tempo-libero/2016/03/22/news/fottuta-campagna-sei-un-luogo-comune-1.13175677

Radio24 – Melog, Gianluca Nicoletti: http://www.radio24.ilsole24ore.com/programma/melog/fuga-citta-122255-gSLAH0dVbB

Radio Capital – Ladies and Capital: http://www.capital.it/capital/radio/programmi/Ladies-And-Capital/3713660

National Geographic:

Safonov_National Geographic

Le Pagine del vino – Luciana Rota: http://www.lepaginedelvino.it/3551/la-fottuta-campagna-di-arianna-non-e-bio/

Feeddbooks – Veronica Fantini: http://it.feedbooks.com/interview/552/un-messaggio-importante-spiegato-con-semplicit%C3%A0-e-ironia-ma-soprattutto-rivolto-a-tutti

Il Fatto Quotidiano – Camilla Tagliabue:

ilfatto

TuStyle – Eleonora Molisani: http://www.tustyle.it/diary/fottuta-campagna-felice-esordio-di-arianna-porcelli-safonov/

Il Foglio – Mirko Volpi: http://www.ilfoglio.it/cultura/2016/05/10/campagna-natura-agricoltura-biologica-libro___1-v-141801-rubriche_c361.htm

Confidenze – Letizia Grandi:

Safonov_Confidenze

Primediecipagine – Desy Icardi: https://www.youtube.com/watch?v=yWOW0oXeBQA&feature=youtu.be&a

Scrivere al Femminile – Stefania Massari: https://scriverealfemminile.org/2016/05/31/fottuta-campagna-di-arianna-porcelli-safonov/

Il Venerdì di Repubblica – Tiziana Lo Porto:

venerdì rep

Il corriere del Conero – Elena Pigliacampo: http://www.corrieredelconero.it/rubriche/libri-consigli/8931

IL VERO MESTIERE PIU’ ANTICO DEL MONDO

COSE FASTIDIOSE, SINFONIE

Ogni volta che sono ad una festa, prima o dopo, arriva sempre il momento in cui sento il bisogno di vivere i miei consueti dieci minuti di alienazione dal pianeta terra. Arriva il momento in cui sento l’urgenza di chiudermi a chiave dentro quel piccolo, irresistibile salotto che sono Io medesima; di immergermi in quel brodino melenso che è la mia immaginazione.

 

Mi rifugio nel mio pensatoio e rilascio un lungo flusso di coscienza, senza farmi disturbare dalla musica alta e dagli aliti di prosecco degli invitati e così immagino di scrivere un report sull’andamento della serata, un feedback in lettere grandi e fumanti, marchiate a fuoco sul sedere del festeggiato.

 

Un feedback che poi è sempre lo stesso: alle feste, agli aperitivi, alle anteprime, in qualsiasi strafottuta occasione che costringa dieci o più persone vestite con dignità a riunirsi nello stesso luogo, si ripropone sempre la stessa legge morale secondo la quale la gente se la tira.

 

Le persone, specie se in branco, sviluppano una sgradevole propensione a credere nella loro personalità in maniera esagerata, scomposta. Ma perchè? Cosa porta un individuo mortale a tirarsela?

 

Tante volte mi sono riproposta questo spunto di riflessione e ammetto che fino ad oggi non ho prodotto nulla di definitivo dato che le uniche risposte che la mia mente ha trovato, le sole giustificazioni che i miei occhi hanno trovato di fronte a tanta ambizione, sembrano essere riconducibili a stronzate: una borsa griffata, un paio di scarpe in pelle di un tizio che si chiama Manolo, un contratto a progetto in un’agenzia di comunicazione, un fuoristrada costoso, un paio di zigomi più alti di quelli che hanno sviluppato certe popolazioni mongole nei secoli, per far fronte a temperature molto basse.

 

Questi sembrano essere i motivi che portano alcune persone appartenenti alla cosiddetta società evoluta, a credere di essere migliori, non di altre ma di tutti. Personalmente non conosco grandi scienziati, astronauti o professori emeriti ma dal loro abbigliamento trasandato, dai loro baffi e dai loro occhiali spessi, non mi pare se la tirino e non mi pare di averli mai visti con una borsa di Yves Saint Laurent sotto braccio, durante un’intervista, come invece ho visto fare ad avvocati di assassini famosi, a calciatori, ad attrici o a critici d’arte immersi nella sugna della loro religione auto-riflessiva.

 

Registi, prefetti, capi del gabinetto, modelle rimbecillite e amici di tutte queste categorie, senza mai generalizzare ma senza neanche perdere di vista le grandi numeriche con le quali questo fenomeno si replica negli stessi settori, credono che la loro persona intellettuale o fisica sia superiore a quella di un fornaio friulano, di un impiegato della Accenture o di un thailandese che li sta portando col suo taxi sgangherato dall’aeroporto al Four Season di Bangkok.

 

Magari è pure così. Magari davvero si tratta di personaggi meritevoli di onore; ma nel momento preciso, nel secondo puntuale in cui nel loro cervelletto si forma la convinzione di essere anche solo uno scalino sopra rispetto al resto dell’umanità, in alto sul famoso disegnino della piramide evolutiva, ecco che la loro supposta superiorità ha miseramente fallito in partenza.

 

Mi piacerebbe tranquillizzare tutti quelli che se la tirano che, se domani per caso dovessero schiattare (dipendesse da loro non schiatterebbero di certo, ma visto che non possono controllare tale spiacevole inconveniente, il rischio esiste!) sono sicura che il mondo non subirebbe cambiamenti fondamentali per il proseguimento della specie. Al massimo eventuali, flebili migliorie.

 

Sempre a proposito di vita, mi sento in dovere di poter dire che fino ad oggi siamo dichiarati tutti mortali e che nessuno è maggiormente richiesto sul pianeta terra rispetto a qualcun’altro, specialmente in occasione di una festa, a meno che certo, non si tratti del legittimo festeggiato, però non è comunque il caso di tirarsela oltre il dovuto.

 

Sembrano banalità ma evidentemente non lo sono, visto che c’è ancora tanta popolazione che cammina nel mondo col mento proteso verso i nembi, con una Birkin appesa al polso e gli occhiali da sole a riparare la cornea dagli sguardi zozzi di gente estranea.

 

Sono esenti da questa breve invettiva quelli che risultano indolenti o intolleranti verso il genere umano (e quindi superbi) semplicemente perchè ammettono la chiara involuzione di certi individui quali:

le persone che si picchiano negli stadi, le mamme che truccano le loro figlie, i signori col gilet rosa salmone del Nord che danno retta a quello che dice Salvini, i condomini della Santanchè che ancora non le hanno tolto il saluto, tutti coloro che ancora non hanno preso in considerazione l’idea di rimuovere il tasto 5 dal loro telecomando della TV, quelli che se la tirano.

 

LIBRETTO DI ISTRUZIONI PER MANOVRARE UN INGEGNERE

LE FIGURINE

Ho un sacco di amici ingegneri e almeno il 40% dei miei fidanzati erano ingegneri.

Forse lo sono ancora ma non sono più i miei fidanzati, non so se gli è convenuto. Io al loro posto, avrei scelto di continuare a fare il mio fidanzato perché è impegnativo ma sempre meno di fare l’ingegnere.

Avendo molta esperienza anzi, avendo avuto molte brutte esperienze con ingegneri, posso garantire che questa categoria viene fabbricata da Dio in serie, con le medesime caratteristiche e funzionalità uguali per tutti i soggetti, a prescindere da età anagrafica, ceto sociale, città o paese di provenienza; tali caratteristiche e funzionalità sono tutte rivolte verso un unico obiettivo: cagare il cazzo al prossimo.

Per i maschi di questa categoria, il giorno dell’iscrizione all’Ordine ha lo stesso valore simbolico che ha avuto per Artù il giorno dell’estrazione della spada nella roccia o per Mosè il pomeriggio in cui un cespuglio in fiamme gli ha detto roba forte.

Questi 3 eventi, la spada nella roccia, la consegna delle tavole di Dio e l’iscrizione all’ordine degli ingegneri, sono momenti importanti ma potenzialmente connessi con un rischio: la perdita della propria umiltà.

E se Mosè sono sicura che abbia mantenuto la sua modestia e Artù le proprie virtù (di qui il nome), l’ingegnere è l’unico che probabilmente riuscirebbe a sentirsi in grado di aggiornare il file dei dieci comandamenti o di non rilasciare il certificato di agibilità alla roccia della spada.

L’ingegnere stima Dio ma purtroppo appartiene già ad un’altra religione, quella appunto del Supremo Ordine degli Ingegneri.

Il soggetto si sente investito di una solida, unica missione: diffondere le sue verità granitiche al resto del misero popolo, specialmente se si tratta di quello femminile, considerato inabile alla vita a causa di alcune superflue generalità della specie come bellezza e sensibilità, delle quali l’ingegnere si domanda perché Dio abbia perso tempo a pensarle.

Le ingegnere raramente sono considerate femmine.

Per l’ingegnere certe professioni non sono vere professioni ma piaghe sociali: il poeta, la ballerina, l’attrice, la mamma, lo stilista o il cantante sono sfide alla sopravvivenza portate avanti da creature senza senno e con il solo scopo di raddoppiare il lavoro agli ingegneri, obbligandoli a produrre il necessario per sfamare anche loro, categorie che la selezione naturale avrebbe comodamente estinto, senza la pietosa collaborazione del sacro ordine.

Se vi piace il rischio e volete conquistare un ingegnere maschio, ricordatevi che bastano due semplici parole: “hai ragione”.

Questa semplice e accattivante frase, provoca un micro-orgasmo nella mente dell’ingegnere e sarà vostro per sempre. Nonostante questa sia una frase infallibile, per i tipi più duri potete anche provare con: “mi spieghi come posso fare questa cosa, tu che sai tutto?” o anche “da quando ci sei tu, tutto ha un ordine”.

Se dovessero chiedere delucidazioni perché si tratta di soggetti particolarmente malfidati, potete enfatizzare dicendo: “Si, tutto ha un ordine. L’Ordine degli ingegneri. “ accompagnando la frase da appellativi come “Sire” o “Maestro”.

Se vi piace ancora di più il rischio e volete invece allontanare dalla vostra vita un ingegnere, indispettirlo o farlo morire folle, potete provare altrettanti facili escamotages come alcune sentenze pronunciate a freddo, tipo “Non arrivavi e c’ho pensato io, ho riordinato tutto secondo il mio criterio” oppure “Non penso che la tua considerazione sia universalmente condivisibile, avrei da ridire”, o anche “nella vita faccio l’attrice!”

Queste frasi portano l’ingegnere verso i confini dell’ira più estrema e voi nella mia stessa condizione: pieni di ex.

Vuoi vedere il video del live di questo pezzo dal Reading tristocomico di Madame Pipì?

SUA MAESTA’ IL DISPETTO

SINFONIE

more dispetto per tutti

Secondo me ci vuole un pò di dispetto nella vita di tutti noi.

A volte bisogna essere dispettosi per il nostro bene, per far divertire il nostro povero ego tramortito dal fisco italiano e dalle calorie.

Curo la mia mente facendo dispetti. La faccio sorridere.

Se faccio un dispetto mi sento bene e non è vero che lo scherzo è bello quando dura poco.

Quando i miei gatti dormono beati sul divano, sparo Travelling riverside blues dei Led Zeppelin a tutto volume e mi godo il loro salto in alto, da fermi e le loro faccette che mi maledicono.

D’estate mi piace fare rutti demoniaci in auto con le amiche dei Parioli, quando passiamo coi finestrini aperti proprio sul corso dove ci sono i locali degli aperitivi. Tutti si girano e io faccio una smorfia schifata e le guardo.

Se in treno ho davanti un tizio che mi guarda borbottando ingiurie contro il capotreno e l’Italia per un ritardo, aspettandosi che io annuisca e inizi con lui una lunga filippica su che paese di merda e dove andremo a finire, a me piace guardarlo dritto negli occhi ed esibire uno sbadiglio senza precedenti che vuole evidentemente dire “La tua presenza e le tue lamentele mi stanno spaccando di noia, ai limiti della morte” , senza però dirglielo e questo manda in bestia il tizio e a me piace mandare in bestia qualcuno, senza aver apparentemente fatto nulla di spregevole.

Se sono in vacanza con quelli amici che prima di mezzogiorno non vanno in spiaggia perché la notte prima hanno fatto i leoni, io alle 9 in punto, quando suona la mia sveglia monastica, adoro prendere di mira i loro letti e stordirli con un tuffo a bomba che piega le doghe di legno e fa credere loro che è arrivato l’Isis.

Quando riesco a convincere mia madre a salire in macchina con me, non appena siamo su strada e sono certa che non possa scendere, le metto Highway to hell degli ACDC e premo il pedale dell’acceleratore come se l’avessi rubata e se mi grida di frenare, mi piace ripeterle che sto andando pianissimo, mentre canto e faccio le corna all’insù con una mano.

Il dispetto è un piccolo luna park che puoi montare ovunque senza chiedere autorizzazioni o pagare biglietti.

Se sono ad una festa dove tutti si stanno divertendo e ballano duro, mi piace molto far sfumare un pezzo e lasciare quel secondo di magia in cui la gente pensa che metterò la hit che farà scatenare anche i muri e invece metto E ti vengo a cercare di Battiato.

Il dispetto è da provare.

Se sono ad una di quelle cene dove ad un certo punto tutti discutono animatamente sui soldi del Vaticano, i preti che sono tutti pedofili, quanto sia importante il matrimonio per gli omosessuali, quanti fascisti ci siano ancora nel mondo o qualsiasi altro stra-fottuto luogo comune di cui nessuno normalmente s’intende per un cazzo, mi piace fare quella che non è d’accordo con la maggioranza e vedere come in pochi minuti tutti si sbranano a vicenda e litigano e tirano fuori insulti sulla vita privata di questo o di quell’amico e la serata va a puttane e piano piano se ne vanno tutti.

Sono dispettosa perché penso che il dispetto talvolta abbia più vitamine di una spremuta di agrumi.

In gelateria mi piace passare davanti ai bambini perché sono bassi e il gelataio da dietro il bancone non li vede e nel momento in cui mi viene dato il gelato, se sono fortunata, amo dare la prima leccata con gli occhi ben fissi dentro a quelli del bimbetto e, senza che i genitori si accorgano di nulla, comunicargli con quello sguardo tutta la bontà del mio gelato che non è il suo.

Il dispetto è buono, non vuole mica fare del male, fa bene a grandi e piccini se si piglia con leggerezza.

Peccato che alcuni proprio non ce la fanno a prendere con leggerezza niente, figuriamoci il dispetto.

Tipo il signor venditore di Sky del centro commerciale vicino casa mia che, quando mi ferma e insiste che Sky è una figata, io gli faccio spiegare tutto ciò che esiste sul catalogo e gli chiedo questo e quel prodotto e i prezzi, i canali disponibili e lui si esalta e pensa di avercela fatta e quando lo vedo che è ben ben surriscaldato gli comunico che non ho la tivvù e non la vorrò mai ed è un peccato perché effettivamente questa Sky sembra interessante.

Lui si offende a morte, smette di parlare e mentre me ne vado non mi saluta ma sputa lì un impasto rabbioso di sillabe che somigliano ad un grazie e a un mavàvà, mentre fuma di bile.

Il dispetto è un compagno fedele per tutte le persone che si sentono sole e hanno voglia di sperimentare le reazioni più inaspettate degli esseri umani.

Quando gli amici mi trascinano in discoteca e qualche ragazzo sudato si avvicina e mi grida nelle orecchie domande su come mi chiamo e dove lavoro, io impazzisco di piacere a rispondergli nel suo timpano ubriaco, milioni di frasi senza alcun senso e innumerevoli parole inventate, tipo “splamplischero” o “turcimboni, tu?!” fino a quando lui non diventa pazzo a furia di dire “Come?!”

Il dispetto è un tappeto volante per te e per la tua anima, è una passeggiata tra le stelle, è una dichiarazione d’amore al tuo acume troppo spesso dimenticato.

GIULIANO ovvero MEGLIO ADOTTARE UN CANE O UN GATTO DI UN UBRIACO

COSE FASTIDIOSE

Se quando pensate di voler adottare un cane o un gatto non siete disposti a cedergli il vostro divano bianco inamidato perché gli animali devono vivere come tali e non come le persone, provate a riflettere se al posto di un animale vi venisse dato in adozione un uomo alcolista.

Immaginate che ci fosse un programma statale obbligatorio che in base ad un certo reddito vi obbligasse a tenere in casa in stallo, una persona spesso sbronza.

Se pensate che l’incolumità della vostra dimora possa essere messa a repentaglio dalla presenza di un quadrupede è praticamente certo che nella vostra vita, non avete mai condiviso gli spazi con amici come quelli che ho io.

Molto meno addomesticabili, possono bastare già un paio di vostri amici (quelli giusti) a farvi cambiare idea circa gli animali domestici in casa.

Anche se siete quelli con la fissa della casa senza peli in giro.

Perché esiste una particolare bava di birra e briciole di pizza che nessun boxer potrà mai produrre.

Se vi fermate un attimo a riflettere, capirete che il vostro gatto è astemio da sempre e riuscirà quasi sempre a centrare la lettiera, al contrario del vostro amico Giuliano dopo 7 birre.

In più gli ubriachi agiscono in gruppo mentre i gatti non sono così sociali nelle imprese distruttive. Gli ubriachi si.

E ancora a proposito di bagni e di attacchi in branco, cosa dire delle donne ubriache?

Meglio quattro maremmani per casa che due donne al trucco.

Al cane bastano venti minuti al parco.

Alla fidanzata, sia sobria che ubriaca, ne occorrono almeno ottanta per capire se la collanina che ha messo è in tinta col rossetto.

Gatti: dormono di giorno e giocano di notte.

Ubriachi: lavorano di giorno e spaccano le case altrui di notte.

Per il cane ci siete sempre e solo voi.

Per il vostro amico Giuliano ci sono tantissimi voi che si sdoppiano.

Il cane vi vorrà bene per sempre, Giuliano sarà sempre convinto che non gli abbiate mai voluto bene e ve lo dirà piangendo in mezzo a una strada.

Il gatto vi scalda il letto, dormendoci a pallina sopra. Gratis.

Quelli come Giuliano scaldano il sofà con peti al Vermut, consumandovi la dispensa e tenendo la tv accesa a tutto volume, guardandola con gli occhi bianchi.

Cani: alle feste sempre i protagonisti più coccolati.

Ubriachi: alle feste sempre i soliti che fanno chiamare la polizia ai vicini.

A loro modo anche loro protagonisti ma il giorno dopo, al commissariato.

Il gatto potrà imporre qualche giusta punizione, come una smossa alla terra nei vasi o la tappezzeria scrostata dalle unghie.

Ma vogliamo mettere a confronto questi dispettucci con Giuliano che tira giù la libreria perché pensa ci sia un libro interessante in cima ?!

Quando è l’ora di cena, gatti e cani aspettano voi.

Quando sono passate due ore dall’invito che avevate fatto e il risotto scotto, voi state ancora aspettando quelli come Giuliano.

Chiaro, poi magari Giuliano si presenta con una buona bottiglia di vino e allora viene perdonato.

Per poterne gustare un dito però, bisognerà strappargliela dalle mani (e a volte bisognerà essere almeno in due, a farlo)

Il cane vi porta la pallina, il guinzaglio e il giornale.

Giuliano può portarvi al massimo un paio di amici con la fedina penale discutibile.

Il cane, il gatto rispondono certamente al loro nome quando li chiamate.

Giuliano non sempre risponderà, soprattutto se lo state chiamando perché è immobile in mezzo a una strada, fatto di birra rossa.

Avere un cane per quindici anni non sarà mai impegnativo come avere Giuliano e tutti i suoi amici a casa ogni domenica a vedere la partita.

Questa breve indagine sociale spiega come ci sia un Giuliano nella vita di ognuno di noi, da accogliere e sostenere.

Meglio accogliere e sostenere un cane o un gatto, come avrete dedotto.