LETTERA AGLI ARCHEOLOGI

PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

Carissimi,

so perfettamente che la vostra categoria è oberata di impegni, dividendosi tra coloro che non troveranno mai lavoro ma seguitano a cercarlo mentre si dilaniano i maroni al call-center e coloro che invece il lavoro lo hanno trovato e lo conservano gelosamente servendosi di doppi turni e di straordinari non pagati; so tutto benissimo sulla vostra straordinaria, sottovalutata professione.

Ma quando sarete tristi ed affranti, devotissimi archeologi, quando la notte di una busta paga insufficiente e della panoramica di tanti siti archeologici divenuti depositi illegali d’immondizia sovrasterà il vostro buonumore, non vi abbattete.

Non vi affliggete, archeologi.

Pensate, piuttosto, ai vostri colleghi del futuro, allo scenario che troveranno i professionisti del vostro settore fra mille anni.

Non potrete non gioire dell’opportunità che vi è stata concessa, di operare la vostra professione durante gli ultimi tempi felici e di scoprire civiltà davvero meritevoli di essere scoperte.

Pensate a quei poveracci che, tra mille, duemila anni, scaveranno e troveranno i bastoni per farsi il selfie.

Pensate a quei miserabili che scaveranno per trovarsi in mano mutande in ecopelle col buco per lo sfintere, libri di cucina della Lambertucci o qualche disco di Giuseppa Gaetana Ferreri.

La buona notizia per voi non è soltanto quella che non troverete, nei vostri scavi, le migliaia di stronzate che vengono prodotte oggi ma che, ancora oggi e nonostante tale produzione, ci sia ancora qualcuno capace di apprezzare le scoperte ed i reperti che rinvenite oggigiorno.

La buona notizia che ha dell’incredibile è che c’è ancora qualcuno che da retta al vostro lavoro e che va alla domenica gratis nei musei, finché continua ad essere legale.

Dunque, carissimi e stimabili archeologi, a questo punto penso che la cosa migliore sia rivolgere un paio di righe ai vostri colleghi del prossimo, lontano, pesantissimo futuro, sperando che queste riescano ad arrivare alle loro mani, conservandosi nei secoli…

 

Stimabili archeologi del XXX secolo: scusate.

Abbiate pazienza, non siamo stati tutti dei coglioni.

La maggior parte di noi, in effetti, ha eccelso in tal senso ma sappiate che una piccola parte dell’umanità vissuta nel nostro millennio, ha provato in tutti i modi a resistere al declino e non ha mai coraggiosamente acquistato pullover da uomo color fucsia né fatto giammai uso di occhiali con le lenti specchiate da Righeira né tantomeno fatto consumo di crocchette prodotte con zampe e becchi di pollame nato morto.

Molti di noi non hanno mai apprezzato certa musica pop di merda, seguita da moltitudini di nostri contemporanei nonostante l’inequivocabile epiteto di “tormentone”.

Tanti noi hanno lottato per cercare di vietare la presenza in tv di personaggi come Malgioglio, qualora trovaste reperti del suo parrucchino e, infine, si è provato in tutti i modi ad eliminare dalla faccia della terra i braccialetti con le lettere del proprio nome in acciaio.

Abbiamo fatto ciò che abbiamo potuto, non disprezzateci tutti ma soprattutto, smettete di scavare.

Perché più si scava più si scende in basso.

Vi imploriamo, in nome della nostra memoria, non scavate! Non c’è un cazzo da trovare.

 

L’insostenibile leggerezza delle dita nel naso in macchina

SINFONIE

Sono ossessionata dalla figura di merda.
Mi spaventa a morte la possibilità che qualcosa o qualcuno possa mettere in cattiva luce la mia apparente straordinaria personalità, costruita nel tempo e con un sacco di soldi e social network.
Quando sono in giro, la mia vita è tutta concentrata a controllare che non ci siano ipotesi di figure di merda all’orizzonte e come tutte le cose che speri non accadano mai, puntualmente eccole presentarsi: faccio continue figure di merda.
Specialmente in auto, un luogo dove non so per quale misterioso motivo, sono convinta che nessuno mi veda.
Quando salgo in macchina devo fare molta attenzione a non rilassarmi perché altrimenti è la fine.
Non appena mi rilasso, inizio a guardare fuori dal finestrino e penso alla mia vita e quando ciò accade si creano le condizioni ideali che portano il mio inconscio di giovane donna a decidere che è arrivato il momento di infilarsi le dita nel naso.
Non ci si deve rilassare mai, soprattutto in auto.
Eppure l’occasione è irresistibile. Perchè l’abitacolo della propria auto rappresenta una protesi di casa, come portarsi un pezzetto dei propri affetti con sé ed è quindi un posto molto rassicurante nonostante ci sia un grande pericolo evidente: là fuori infatti, al di là del finestrino, si nasconde un numero imprecisato di sconosciuti che mi stanno guardando, che stanno tramando contro di me, che vogliono seguirmi fino a casa o che semplicemente si stanno domandando perché una ragazza così carina debba togliersi il cerume dalle orecchie, in fila al semaforo.
Eppure nella mia auto sono tranquilla. Ho una sensazione simile a quando sono in aereo e la hostess mi mostra come funziona la maschera e me lo spiega in un modo così dolce che io non penso mica che l’oggetto in questione potrebbe accompagnare gli ultimi istanti della mia vita.
Sono tranquilla, anche se dentro di me, molto profondamente, so che se dovesse capitare l’occasione, sia io che lei useremmo la maschera nello stesso modo: strappandocela dalle mani e gridando come demoni.
Ma facciamo finta che non ci sia pericolo, che sia tutto molto safe.
Allo stesso modo io ho finestrini di serie, non quelli oscuranti per capirci, e so perfettamente che tutti vedranno quello che faccio, ma il fatto che ci sia un finestrino, un muro di vetro tra me e il resto del mondo di merda, mi tranquillizza.
E poi esistono delle stalattiti che si formano nella parte superiore del naso, e che si possono togliere solo con l’aiuto di pollice e indice messi in tensione come il gancio con cui prendi gli orsetti al luna park.
E l’inconscio, non si capisce per quale motivo, reputa tale operazione eseguibile solo all’interno di un’auto.
E non mentre si è in autostrada, mentre si guida veloce e nessuno vede, ma quando ci si trova comodamente in fila, pensando alle faccende della nostra vita, percorrendo la stessa, solita strada che si fa ogni mattina da tanti anni: quella dove ormai ci si riconosce coi vicini di coda che hanno la nostra stessa fascia oraria.
C’è ragazzo con la golf rossa che si fa le canne, l’avvocato che ti supera con lo scooter mentre grida con il bluetooth, la filippina coi bambini biondi in macchina.
Le ho sempre guardate con sospetto le filippine coi bambini biondi.
Anche se so che sono bambinaie, mi viene sempre da lanciar loro un’occhiataccia sospettosa, forse solo per passare il tempo:
“So che li hai appena rapiti, signola. Prima o ti prenderanno, soprattutto se continui a fare questa strada dove siamo tutti in fila e non hai possibilità di fuga”.
Eppure nonostante la fila, anzi forse proprio a causa di questa, ad un certo punto divarichiamo il naso con le dita, come in trance.
E solo se ci sentiamo lo sguardo di qualcuno davvero addosso, realizziamo la figura di merda e cerchiamo di stemperare con la tecnica degli intellettuali alle mostre di arte contemporanea: quelli che si titillano la punta del naso davanti a una tela di Fontana, filosofando sulla scelta di questo o quel colore.
“Non mi stavo indagando il naso, sei tu che hai visto male.
E poi che ci fai con quei bambini biondi in macchina?”
Quando a Milano uso il car-sharing ENJOY, sono atterrita all’idea che qualcuno faccia come me, anzi peggio, visto che la macchina non è di nessuno.
Mi siedo nella 500 rossa e penso alla caverna di totem gialli e duri che si nasconde sotto il sedile e guido in punta di piedi.
Poi dopo qualche minuto in auto ecco che mi rilasso e ricomincia il grande ciclo vitale delle figure di merda automobilistiche.

ODE ALLA CACCA

SINFONIE

Piero Manzoni Artist's shit

Se ammetterai che la merda in fondo non è cattiva, dovrai mangiarla due volte al giorno.

Ennio Flaiano, Taccuino del marziano, 196o

Con sincerità mi tocca ammettere un segreto che i miei amici stretti per rispetto e delicatezza non hanno mai voluto diffondere.

Ho aperto un blog perché aspettavo che arrivasse prima o poi il momento di parlare di Cacca.

Non perché l’argomento interessi a molti, ma semplicemente perché l’argomento interessa a me.

Anzi, più che interessarmi è una vita che aspetto il momento di parlare di Cacca.

Madame Pipi cerca di distinguersi sempre per stile ed eleganza comunicativa, anche trattando argomenti scabrosi, perciò spero mi consentiate di rubare la vostra attenzione per 6 minuti, per parlarvi solo ed esclusivamente di feci.

D’altronde 6 minuti non sono molti.

L’ anno scorso ho condotto una diretta radio, parlando esclusivamente di cacca, tra una canzone e l’altra.

Non riuscivo a fermarmi: parlavo della Merda d’Artista di Manzoni e mi venivano in mente gli studi psicologici di Freud legati alla defecazione.

Citavo una poesia e affioravano nella mia mente, testi e testi di letteratura e di narrativa per bambini dove la cacca è indiscussa protagonista.

Una diretta di un’ora e mezza, parlando solo di popò!

Stavolta vi va meglio, solo 6 minuti la previsione di tempo di lettura di questo umile testo.

Protagonista la più antica e leggendaria produzione di ogni essere vivente.

La Cacca fa parte del nostro background a 360 gradi: è nel nostro bagaglio genetico, nell’arte, nella letteratura e senza dubbio anche abbondantemente presente nel nostro vocabolario.

I Francesi hanno un primato in Europa: la nominano almeno 6 volte al giorno, per i loro piccoli inconvenienti.

A proposito di Europa, ho scoperto che ci stanno togliendo un altro diritto vitale: fare la cacca.

Nei paesi occidentali la stitichezza, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, colpisce più del 50% delle donne e più del 35% degli uomini, causando una spesa annua sociale che supera i 25.000 miliardi in prodotti lassativi.

La stitichezza colpisce ben il 20% dell’intera popolazione dei paesi più industrializzati.

Bell’affare che abbiamo fatto: ci hanno stressati talmente tanto da toglierci la voglia di sprigionare qualcosa di davvero nostro.

Guardate che può esserci molto poco da ridere quando si parla di cacca.

Ma questo, per vostra fortuna, è un blog cinico ma spensierato.

Quindi butto lì solo con un paio di righe le brutte notizie e le lascio a pasturare nel vostro inconscio mentre torno rapidamente al buon amico humor.

La Cacca.

Una delle prime parole che impariamo e una delle ultime cose rimaste che non siamo in grado di tenerci dentro.

Quando scappa scappa, non c’è governo, legge, religione, che può privarci di uno degli istinti umani più travolgenti.

Per questo la stitichezza va combattuta non a suon di lassativi, come dice l’Organizzazione mondiale della sanità, ma come vero e proprio blocco psicologico.

Stitici: io ci son passata, imparate a pretendere di fare la cacca perché la cacca è un diritto inviolabile.

E fa parte della categoria Diritti di Espressione.

Fondamentali.

La Cacca.

Celebrata mai come in questi ultimi tempi, dalla letteratura e dalla narrativa per bambini.

Elegantemente scopro su Wikipedia che In Italia, nel 2005 “La Cacca: storia dell’innominabile” di Nicola Davies,

vince il Premio Andersen come miglior libro di divulgazione.

Mica merda.

Qualche anno dopo, dal libro di Davies prende spunto la mostra itinerante proprio con il titolo del suo libro.

La mostra è ospitata a Ravenna, alla Biblioteca De Amicis di Genova nel 2007, a Riccione e a Cagliari in vari spazi espositivi.

La mostra sulla cacca passa anche al Museo di Storia Naturale di Trento (e dove se non al museo di Storia Naturale!!)

Per far contenti anche i piccini, la cacca in mostra è passata anche al Museo dei Piccoli di Napoli.

Così i bambini napoletani hanno potuto sperimentare ( spero non con mano )  che la cacca non  si trova solo sui marciapiedi della loro città.

In Spagna il capolavoro grafico di Sergio Mora “La Caca Magica”, un racconto illustrato per grandi e piccini dove si mostra come dalla Cacca possa nascere qualcosa di buono, sta vendendo più di 50 sfumature.

Sarà che nelle librerie questi libri si troveranno senz’altro uno accanto, alla lettera M di merda.

La Cacca.

Cosa dire del suo apporto alle arti figurative e alla poesia?

90 barattoli di pupù.

Quanto avrà impiegato ( e soprattutto cosa avrà impiegato ) il grande artista Piero Manzoni per produrre le sue conserve di cacca…ehm, voglio dire la sua famosa opera “Merda d’ artista”?!

La Merda d’Artista connota la degenerazione dell’arte e la bassezza morale degli artisti della sua epoca.

Di qui mi viene in mente una connotazione odierna:  barattolo di conserva con dentro cacca d’artista = consumatori e telespettatori di oggi.

Mangiamo cacca perché ci viene venduta come arte e come preziosa.

A proposito di vendita di cose preziose: nel 2007 un collezionista privato ha comprato la scatola n°18 di Merda d’Artista a 124 mila euro e 2 gusci di noccioline.

Dante, De Andrè, Artaud, Leonardo da Vinci, Samuel Beckett, Freud, Flaiano, Bukowski e Madame Pipì sono nella lunga lista di artisti che hanno creato intorno alla Cacca.

Quasi tutti in realtà ne hanno parlato come qualcosa di negativo, gli unici che si sono divertiti rotolando la pallina marrone sul foglio di carta sono Benigni ( e Madame Pipi, chiaramente).

La Cacca: cos’è per te la Cacca?

Per me ( rompo il ghiaccio ) è l’amica più fedele, la protagonista di tante avventure che conservo nei ricordi, la simpatica possibilità che se pestata con le ciabatte possa portare ancora più fortuna che con le scarpe chiuse.

La Cacca per me è l’unica parola che fa immediatamente smettere di piangere i bambini, più di gelato.

A volte è il pretesto per l’unico momento della giornata che posso dedicare a me stessa.

Altre volte è il pretesto per far allontanare gente noiosa ( provate a parlare di emorroidi in una cena elegante, al tizio che sta parlando da 40 minuti senza fermarsi a respirare ).

La Cacca infine, essendo ancora qualcosa di cui non si possa parlare, conserva una pellicola affascinante di primordialità, di mistero che mi fa credere che ci sia ancora qualcosa da scoprire dentro e fuori di noi: La Pietra Filosofale, come la chiama uno dei miei Maestri, Daniele Luttazzi.

La Pietra che racconta di noi.

Lasciamola parlare, restiamo in ascolto.

Tutti i nostri sensi sono ricettivi ad argomenti di merda ma la cacca originale è solo una: quella che sa scomparire per sempre nei flutti o nella terra, non quella che rimane a galla a cercare di convincervi a comprare qualcosa.

Diffidate dalle imitazioni.

***

Là dove si sente la merda si sente l’essere.

Antonin ArtaudPer farla finita col giudizio di dio, 1948

Se sei in un mare di merda senza barca, non aspettarti la Guardia costiera.

Neal AsherNeve nel deserto, 2002

Quando si è nella merda fino al collo non resta che cantare.

Samuel Beckett

Che schifo, eh, fratello, che la nostra merda sembri meglio di quel che sembriamo noi.

Charles BukowskiShakespeare non l’ha mai fatto, 1979

Agli scrittori piace soltanto la puzza dei propri stronzi.

Charles BukowskiIl capitano è fuori a pranzo, 1998

L’uomo è più complicato della mosca, che divora gli escrementi purché ne trovi. L’uomo coprofago li cerca nel corpo e li vuole ricevere dal corpo, come parte vivente di quel corpo, desiderato brancicando nella sua intimità alchemica più oscura.

Guido Ceronetti, Il silenzio del corpo, 1979

L’escremento, finché è nel corpo, è accettato: non è separato dall’unità del microcosmo; isolato spaventa e ripugna, per l’odore di anima denudata e anonima che esala.

Guido CeronettiIl silenzio del corpo, 1979

Se Denaro è simbolo di Escrementi, l’avarizia non è che una forma di coprofagia.

Guido CeronettiIl silenzio del corpo, 1979

Tu non sei il tuo lavoro, non sei la quantità di soldi che hai in banca, non sei la macchina che guidi, né il contenuto del tuo portafogli, non sei i tuoi vestiti di marca, sei la canticchiante e danzante merda del mondo!

Tyler Durden (Brad Pitt), in Fight Club, 1999

Se ammetterai che la merda in fondo non è cattiva, dovrai mangiarla due volte al giorno.

Ennio FlaianoTaccuino del marziano, 196o (postumo, 1974)

Le feci furono il primo dono che il lattante poté fare, sono ciò di cui egli si privò per amore verso la persona che aveva cura di lui. Dopodiché, in modo completamente analogo al cambiamento di significato nell’evoluzione linguistica, questo antico interesse per le feci si converte nella stima per l’oro e per il denaro.

Sigmund FreudIntroduzione alla psicoanalisi, 1915/32

La gente nuoterà nella merda se ci metti un po’ di dollari dentro.

Sir Guy Grand (Peter Sellers), in The Magic Christian, 1970

Tutte le opere della scultura, i capolavori di Fidia e di Michelangelo non esisterebbero se il neonato non avesse formato con gli intestini e con l’ano i suoi stronzi, per poi lavorarli con le manine in immagini della sua fantasia ancora vicino al cielo.

Georg GroddeckLo scrutatore d’anime, 1921

Ci sono tre cose che ci accompagnano fino alla morte: sangue, urina e feci.

Georg Groddeck

Si dice che il mondo sia fatto dal niente. Molto probabilmente è fatto dalla merda.

Christian Friedrich HebbelDiario, 1835/63

La merda è un problema teologico più arduo del problema del male. Dio ha dato all’uomo la libertà e quindi, in fin dei conti, possiamo ammettere che egli non sia responsabile dei crimini perpetrati dall’umanità. Ma la responsabilità della merda pesa interamente su colui che ha creato l’uomo.

Milan KunderaL’insostenibile leggerezza dell’essere, 1984

Ecco alcuni che non altramente che transito di cibo, e aumentatori di sterco e riempitori di destri chiamarsi debono, perché per loro non altro nel mondo apare, alcuna virtù in opera si mette, perché di loro altro che pieni destri non resta.

Leonardo da VinciCodice Forster III, XV/XVI sec.

Quando questa merda intorno sempre merda resterà / riconoscerai l’odore perché questa è la realtà.

Luciano LigabueIl giorno di dolore che uno ha, 1997

Mangiate merda, milioni di mosche non possono sbagliare.

Marcello MarchesiIl malloppo, 1971

Se la merda avesse qualche valore i poveri nascerebbero senza buco del culo.

Eddie MurphyAncora 48 ore, 1990

La merda è dissacrante.

Giovanni SorianoMaldetti. Pensieri in soluzione acida, 2007

Nessuno può dire di sé stesso in modo veritiero di essere una merda. Perché, se io lo dicessi, potrebbe anche essere vero in un certo senso, ma io non potrei essere intriso di questa verità: poiché in tal caso dovrei impazzire, oppure cambiare me stesso.

Ludwig WittgensteinPensieri diversi, 1934/37

La vita è come la scala di un pollaio: corta e piena di merda.

Proverbio

Quando la merda varrà oro, il culo dei poveri non apparterrà più a loro.

Proverbio portoghese

E se Natale o un’altra simpatica ricorrenza si avvicina, a questo link potete trovare un corriere espresso di merda: http://it.shitexpress.com/

Grazie all’amica Roberta Tucci per la deliziosa segnalazione!

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L’ARTE SPAZZATA VIA DA MADAME PIPI

PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE, SINFONIE

Non ci posso credere: Io mi apro il mio piccolo, timido blog con lo pseudonimo di una Signora delle pulizie e dopo 24 ore una vera Signora delle Pulizie diventa la mia eroe (eroina è uno di quei femminili associabili a tanto altro, che non amo perchè confondono).

In Germania, in breve, lei come ogni sera, ha il suo turno di pulizie nel Museo Dortmund, e attraversa le sale col suo spazzettone, quello con la scopa morbida che sembra il pelo di un pastore del Caucaso.

Poi passa accanto ad una specie di porta-cd vuoto in legno con sotto una bacinella di metallo piena piena di polvere.

Voi cosa avreste fatto al suo posto?

Ora deve dare un sacco di soldi al Museo perchè quella polvere stava lì da non so quanto e l artista che aveva riposto lì granello dopo granello, il suo pulviscolo sacro, è morto dal 1997, così il suo porta-cd costa 800 mila euro.

Allora mi è venuto da ridere ripensando all’Arte.

Perchè è giusto ridere dell’ Arte, un prodotto che chiede di essere preso per quello che é, una cosa incredibile, che fa emozionare e sorridere di piacere, ma che credo voglia anche prendersi gioco di tutti ed essere a sua volta presa in giro.

Come una vecchia signora piena di sense of humor, cosa c’è di meglio?!

Ora, l’arte contemporanea non credo sia nata per essere apprezzata alla stessa maniera di un dipinto impressionista..

E’ come dire che un cono a 6 gusti mi dà lo stesso piacere di una lasagna. Non è che è sempre cibo.

L’arte contemporanea nasce per apprezzarne soprattutto il significato che ha dentro, che ha intrinseco…che Diavolo mi frega di vedere una ruota di bicicletta su uno sgabello o un fottuto squalo bloccato nella formalina? Me ne vado al Prado e rimango davanti alla Maya Desnuda per 40 minuti, bloccata come lo squalo nella formalina, dal piacere puro della pittura.

Ma per l’arte contemporanea no, mi devo prendere il mio libretto dove qualcuno più colto di me, mi spiega perchè quello ha piantato un sasso sopra un finto Woityla. Lì capisco la genialità e finalmente sorrido, di essere stato fregato dall’arte, per aver pensato, anche solo per 1 secondo, quel secondo che provoca sana vergogna in noi stessi…che ci fa pensare “ssst, zitto coglione , che si capisce cosa stai pensando”..ecco per aver pensato “Ma che è ?!”.

Ora, la Signora delle pulizie del Museo d’arte di Dortmund, ha pensato senz’altro con maggior intelletto di molti altri, dando la sua personale interpretazione. Ha pensato “questa è sozzura”, ha preso e ha..come dire…varcato l’aurea sacra dell’ opera per apporvi il suo intervento.

Così l’Arte, attraverso il gesto di questa donna straordinaria, implora di essere presa com’è: di goderne, di riderci su, di emozionarcisi e di sdrammatizzarla.

Rimettete una nuova sabbietta dentro la ciotola e poche storie, su da bravi.

***

Bacinella o opera d’arte? La signora delle pulizie del museo di Dortmund alle prese con il confine tra arte e non arte. E ci rimette Martin Kippenberger…