LITANIA AL DIO DESIGN

BRANDED PARODY CONTENT, PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE, SINFONIE

Sento odore di incenso indiano nel padiglione.

Forse perché mi sto prostrando davanti alla creazione di Fukuashi Teriamaki.

Non dirmi che non lo conosci?!

Faccio finta di non aver sentito.

E’ il famoso designer di Kyoto che progetta mobili invisibili: le chaises longues, le vetrine e i tavoli in cristallo che puoi mettere dove vuoi perché tanto le vedono solo i tuoi ospiti.

Sono illusioni ottiche.

Creazioni talmente impalpabili, impercettibili, aerodinamiche che i tuoi amici si divertiranno a passarci attraverso e tu non dovrai pulirle o fartele ipotecare.

Certe cose non hanno prezzo.

Sento odore di incenso indiano nel padiglione.

Forse perché mi sto prostrando davanti alla creatività di Butu Abimbalu.

Non dirmi che non lo conosci?!

Faccio finta di non aver sentito.

E’ quell’architetto kenyota leggendario che ha realizzato, tra le altre cose, un letto con materiali provenienti dalle fosse biologiche di Koh-Phangan, dove peraltro ci vanno sempre in vacanza un sacco di amici.

Magari in questo letto c’è la merda del mio amico Giacomo.

Ma dico, ti rendi conto il genio?!

Sento odore di incenso indiano nel padiglione.

Forse perché mi sto prostrando davanti al padiglione dedicato ai designer della scuola di Cacamashak.

Non dirmi che non sai chi sono?!

Faccio finta di non aver sentito.

E’ un collettivo di architetti danesi che si vestono solo di marrone, Total brown e tra di loro parlano esclusivamente in greco antico, quando lavorano.

Mi prostro davanti al loro genio.

Pensa che hanno progettato un set di cento pezzi unici di utensili da cucina interamente prodotti con la pelle dei bambini scomparsi nelle favelas.

Ma si! Quei bambini di cui nessuno parla, hai presente?!

Siccome è un peccato buttarli, questo collettivo recupera ciò che resta di loro e ci fa del gourmet-design.

Perché comunque, sono dei geni del recycling!

Mi inchino.

Dico anche una preghiera mentre sfoglio il catalogo di quest’anno!

E comunque la creazione che, secondo me, quest’anno al Salone sbancherà, quella che davvero merita una religione, è tutta italiana.

As usual.

Sento odore di incenso indiano nel padiglione.

Forse perché mi sto prostrando davanti a un progetto che si chiama Unbelievable Poorness ™

Non lo conosci?

Faccio finta di non aver sentito.

Unbelievable Poorness ™ è qualcosa di miracoloso, di universale ma anche di squisitamente italiano: è la prima casa pre-costruita in grado di produrre documenti falsi per i controlli del fisco.

Ma ti rendi conto il genio?!

Funziona in questo modo: la sua tecnologia avveniristica, unita a un design tutto italiano consente, attraverso un dispositivo satellitare, di captare il respiro e le intenzioni di commissari o controllori fiscali, IMU o Equitalia e settarsi in maniera del tutto autonoma per il processo di auto-difesa Safety from your government

Se la casa capta cartelle esattoriali a tuo nome, nel giro di pochissimi secondi calcola e stampa documenti falsi e vidimati che certificano che tu hai pagato e sei completamente in regola.

Te li archivia direttamente su un tavolo in plexi 70×40 che esce da un compartimento incastonato nel pavimento.

Ma non è mica finita, eh!

Genio italiano..

La Unbelievable Poorness ™ House è in grado di rilasciare ormoni intorno al suo perimetro tutto, che suggeriscono a chi passa, la certezza istantanea che tu sia ricco e stimato socialmente.

Ti rendi conto?!

Una roba da microrganismi che la gente fuori annusa e improvvisamente si convince che tu sia benestante!

E’ un effetto che però, esattamente come la documentazione falsa per l’esattoria, dura solo quarantotto ore.

Ma la stanno perfezionando e questo comunque, è un primo prototipo.

Inoltre la faccenda geniale è che tu, in queste quarantotto ore puoi spostare la casa.

Perciò è precostruita!

Ma ti rendi conto?!

Il genio italiano…

LA RESURREZIONE DEI GRANDI

COSE FASTIDIOSE

suicidio_gay_non-omofobia

Mi piace sognare che un bel giorno, tutti i grandi passati per questo bel posticino che un tempo fu il pianeta, possano tornarci per qualche ora a trovare.

Cosa farebbero se fossero richiamati alla vita?

Ma soprattutto, vorrebbero essere richiamati alla vita?

 

Alessandro Manzoni

Si sfilerebbe i preziosi mocassini di velluto e andrebbe, senza contare fino a dieci sotto casa degli editori che pubblicano “le cose” degli influencer con la giustificazione che “Eh, ma vendono”, citofonerebbe e gli editori scenderebbero subito giù perché, che fai, non scendi di corsa se c’è Manzoni sul tuo pianerottolo? E Manzoni li piglierebbe a scarpate sulle guance, a sti farabutti.

 

Frida Kalho

Entrerebbe in un negozio di Desigual ed avrebbe un malore perché va bene il cattivo gusto sudamericano ma così no, dai.

 

Charles Baudelaire

Chiederebbe come abbiamo potuto sopravvivere cent’anni con l’assenzio illegale, in praticamente tutti gli stati europei ad eccezione di Spagna e Portogallo dove richiederebbe subito cittadinanza, anche perché poi, con la sua pensione solo lì starebbe alla grande.

 

Jim Morrison

Andrebbe a cercare le tizie che lo citano continuamente nelle loro miserabili frasi d’amore e affogherebbe loro.

 

Virginia Woolf & Jeff Buckley

Farebbero una petizione online per chiedere l’installazione immediata di depuratori nei maggiori corsi d’acqua del mondo occidentale per consentire a tutti, il diritto sacrosanto di annegare in maniera poetica e non morire prima di sifilide.

 

 

James Brown

Andrebbe nelle discoteche col banchetto di una Onlus, la pettorina azzurra e la spilletta per spiegare ai manager italiani com’è fatta la cocaina vera e che la smettessero di darsi le arie.

 

Maria Callas

Farebbe una donazione di tenia a Giuliano Ferrara.

 

Dalì

Girerebbe un tutorial da diffondere sui social dal titolo “Basta baffi del cazzo”.

 

Freddy Mercury

Chiederebbe subito il numero del cellulare di Malgioglio per potergli dire che và bene lo stile bizzarro, va bene proprio tutto eh, ma così è davvero troppo.

 

Kurt Cobain

Si separerebbe dalla moglie.

 

Claudio Villa

Correrebbe all’Ariston, imbottito di tritolo.

 

Lord Byron

Andrebbe in cerca di quelli che scrivono “Ciaone proprio” e li prenderebbe a pedate col suo piede taurino.

 

Ella Fitzgerald

Aspetterebbe sotto casa i giudici di X-Factor.

Jimi Hendrix

Chiederebbe di dare uno sguardo alla carta d’identità di Justin Bieber per sapere tra quanto compirà 27 anni.

Poi capendo che manca ancora parecchio avrebbe un altro conato di vomito e tornerebbe nell’Ade.

 

Pablo Picasso

Darebbe uno sguardo alle ultime novità di Arte contemporanea e persino lui si sentirebbe forse un po’ vecchio di gusti.

 

Helmut Newton

Manderebbe un pacco bomba alla sede di Instagram.

 

Van Gogh

Finirebbe a San Patrignano a fare la cromoterapia.

 

Sergei Diaghilev

Andrebbe a Ballando sotto le stelle anche lui imbottito di tritolo come Claudio Villa.

 

Oscar Wilde

Snobberebbe il Gay Pride per assenza di discrezione e buon gusto.

 

Anna Magnani

Organizzerebbe una manifestazione europea per abolire la fiction e le attrici romane che sembrano clonate.

 

Nelson Mandela

Farebbe talmente tante cose che finirebbe di nuovo in prigione.