CONTRIBUENTI ANONIMI

GABINETTO DELLE PICCOLE COSE SERIE., PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

Ciao, sono Arianna ho 34 anni e sono qui per condividere con voi il mio problema di dipendenza.

Ho bisogno di liberarmi e parlarne con qualcuno, per questo sono qui.

Spero che gli incontri col gruppo possano aiutarmi così come altre testimonianze di persone ridotte in schiavitù dalla stessa mia sostanza.

Non bevo alcolici e non mi sono mai drogata.

Sono dipendente dalla pubblica amministrazione.

Erano cinque anni che ne stavo lontana e purtroppo ieri mattina ho avuto una ricaduta e mi sono dovuta affidare alle istituzioni statali.

Ho toccato il fondo, sono andata addirittura in tribunale.

Ho visto tutte quelle persone al bar davanti alle grandi scale di marmo con l’esame di stato in tasca e i loro cellulari pestiferi tra le mani.

M’è presa un’angoscia.

Cinque anni in cui ero riuscita a smettere, a fare a meno della pubblica amministrazione, a cavarmela da sola ma poi è arrivata lei, la cartella esattoriale.

E allora ci sono caduta di nuovo dentro con tutte le scarpe.

Non so come mai né quale sia il motivo scatenante che mi ha convinta a venire qui stasera e a parlarvene, forse la disperazione o la rabbia.

Stamattina infatti, da quando ho aperto gli occhi e sono scesa al piano di sotto per mettere su il tè mi sono ritrovata arrabbiata con me stessa per essere stata così ingenua a cadere di nuovo tra le mani degli uffici pubblici.

Come ho potuto cedere ad una poltiglia così approssimativa e ignava come la pubblica amministrazione?!

Come ho potuto credere che la legge sarebbe potuta essere davvero uguale per tutti?!

Non so se mi capite.

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Non so se potete riuscire a capire come mi sento, voi alcolisti o voi dei narcotici anonimi.

Forse solo voi dipendenti dal gioco d’azzardo potete immaginare in che guaio e in che dolore mi sono ficcata e ho ficcato la mia famiglia pagando un professionista per seguire la mia causa contro i signori delle cartelle esattoriali.

Me lo dicevano che il professionista ha le mani in pasta in tutto senza gusti personali.

Me lo dicevano che le cose sarebbero andate per le lunghe.

Che le cose sarebbero andate in prescrizione.

C’è chi se la cava con la disintossicazione, chi muore d’overdose, io qui rischio di morire di pignoramento.

Lo ammetto: sono dipendente dalla giustizia italiana, non riesco a smettere perché ho le marche da bollo che non mi mollano un attimo e vivo in un paese dove vincono sempre i cattivi.

E io non so accettare le cose che non posso cambiare.

Per questo oggi sono qui a parlarne con voi, perché voglio scegliere una volta per tutte e dire basta oggi stesso alla mia dipendenza!

Voglio uscirne con ogni mezzo: voglio uscire dai ricorsi, dalle ingiunzioni, dalle spese processuali, dalle imposte dirette e indirette e dalla tassa di successione.

Ammetto la mia impotenza di fronte al problema della pubblica amministrazione e chiedo a Dio di concedermi il coraggio per cambiarla, se posso. Col vostro aiuto, un po’ di forza e la gamba di una sedia in mano, riuscirò a smettere e a farli smettere e spezzerò questa catena che si tramanda nella mia famiglia.

Anche mio padre infatti era dipendente dalla pubblica amministrazione e ancora prima di lui, mia nonna.

Tutti schiavi del sistema giudiziario italiano, tutti col vizio della sottomissione all’ingiustizia burocratica, in famiglia.

Spezzerò questo noioso filo e aiuterò il futuro a ripristinare la verità nelle istituzioni, se necessario prenderò anche delle pastiglie.

Ha ragione la preghiera del nostro gruppo:

Solo per oggi non mi arrenderò e lascerò che nella mia vita si realizzi la volontà di ogni onesto cittadino e accetterò il dono della gamba della sedia e i risultati che otterrò imbracciandola.

Vi ringrazio per avermi permesso di condividere con voi questo dolore e confido in un pronto recupero.

Passo.

IL PATENTINO PER GENITORI

GABINETTO DELLE PICCOLE COSE SERIE., PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE, SINFONIE

Tra i miei sogni ricorrenti vi è quello sull’ipotetico, bellissimo giorno in cui verrebbe tolto il diritto democratico alla riproduzione.

Sogno un ufficietto piccolo ma funzionale in ogni municipio d’Italia in cui un team di esperti verificherebbe con test e perizie varie e inflessibili, i soggetti in calore che presenterebbero domanda, eventualmente rilasciando loro con tutti i se e tutti i ma, un patentino col permesso di riprodursi.

Un permesso con scadenza, sia chiaro, e con l’obbligo di effettuare controlli annuali per monitorare la supposta efficienza genitoriale.

Con questo pratico iter, in Italia ci sarebbe già una prima, grande scrematura di tutta questa moltitudine che crede di poter essere genitore solo perché la natura glielo ha casualmente consentito.

Gli uffici pubblici del mio paese hanno tempi più lunghi e noiosi della messa in scena dell’Antigone e la burocrazia è in grado di divorare cittadini ancor prima che essi prendano il numeretto col proprio turno sicché conto molto su questo disservizio!

Molti, se il mio sogno si avverasse, desisterebbero e se ne tornerebbero a casa imprecando contro la nazione ma evitando almeno di procreare.

Desisterebbero di certo tutti quelli con turni di lavoro che non consentono attese agli sportelli superiori alle tre ore.

E tre ore sono un buon tempo per cambiare idea e scegliere di non riprodursi!

Il problema più ostico sarebbero le irriducibili.

Le ragazze con la smania dei 42 che vedono arrivare da lontano la vecchiaia e la solitudine, come se un figlio possa salvare dalla solitudine gigante che ognuno si porta con sé.

Non ci riescono novanta amiche a salvarti dalla solitudine, ci riesce uno che ad un certo punto avrà il diritto di farsi una vita propria, estranea alla tua?!

Eppure le irriducibili vedono la vecchiaia e la solitudine non come opportunità di una saggezza che altrimenti non avrebbero mai incontrato, ma come un fardello, come fosse un’orda di Visigoti che spunta dalla fine dei boschi e si prepara a uccidere, con tutti quegli omoni pelosi che recitano il loro canto di morte prima di lanciarsi giù con le asce librate in aria contro la donna di quarant’anni.

A trovarli gli omoni pelosi.

Il problema più ostico per il team di psichiatri dell’ufficio per la consegna del patentino dei miei sogni sarebbero quelle donne che, insieme al loro devoto o casuale (o entrambe le cose) partner, restano ad oggi un concreto pericolo contro l’evoluzione di una società sana e felice.

La coda davanti all’ufficio per il diritto alla riproduzione non fermerebbe queste persone neanche se la fila terminasse in Antartide perché si tratta di persone che hanno perso il lume e la consapevolezza di se stesse, in virtù della possibilità di comprare tutine, giochi col sonaglio, carrozzine, quaderni, persone e merletti rosa o blu.

D’altronde non ci sono altre sfumature di pantone possibili.

Li riconoscerete così questi soggetti che, se esistesse il mio ufficietto dei sogni, non avrebbero i timbri necessari sul patentino.

Li riconoscerete dal delirio di rosa e blu.

Li riconoscerete dall’odore fastidioso che emanano: il tanfo del senso di un dovere che esiste solo per essere ostentato.

Li riconoscerete dalla puzza che rilascia la loro convinzione non dettata da amore cosciente ma dalla legge granitica che sia arrivato il momento di metter su famiglia e sti cazzi se poi la loro famiglia mette giù la società.

Non solo i miei sogni ma anche lo Stato dovrebbe responsabilizzarsi e proteggere i cittadini legiferando per contenere l’utilizzo libero e inconsapevole del seme e di tutto ciò che esso provoca.

Ci vorrebbero test attitudinali, simulazioni, polsi girati, letture di libri obbligate ed esami continui per questi possessori di organi riproduttori incapaci di averne pieno possesso.

Pigri, bugiardi, ignavi, gente che vota Forza Nuova, quelli con l’ossessione della possessione del coniuge, quelli del tappeto sotto al quale nascondono inferni, i violenti di mano, di intelletto e di lingua riceverebbero dal team di esperti del mio ufficietto dei sogni, un bel bollino rosso sangue e un microchip.

E guai se si riproducono in maniera illegale!

Certa gente non va persa di vista, figuriamoci se va fatta riprodurre.

E allora il team di esperti piglierebbe per il braccio tutti quelli che si servono dei ricatti morali, dei sensi di colpa e delle recriminazioni e li accompagnerebbe all’uscita e con la forza del collo del piede spiegherebbe loro che tali cose non possono essere insegnate a un bimbetto perché altrimenti la società diventa luogo impervio.

Sogno un ufficio funzionale e snello dove se ti presenti e sei la mamma di Andreotti, magari qualche domanda te la fanno.

Se ti ascolti il reggaeton, mangi al fast-food, tratti male la tua mamma di ottanta anni e ti compri più scarpe che libri, te ne stai al riposo col tuo utero perché puoi fare solo danni al mondo.

Se ti compri solo mutande di D&G, parli male di tutto il tuo quartiere e lavori per pagarti l’abbonamento allo stadio, pensi di essere davvero in grado di creare geni interessanti?

Sogno esperti che rilascino il patentino solo a gente limpida, che fa del viaggio una bella abitudine e della verità uno stile di vita sano.

Sogno il patentino per genitori fresco di stampa e consegnato solo a chi non cambia umore come un camaleonte, a chi ascolta bossa nova e non simpatizza per Bruno Vespa.

Sogno che l’istinto di maternità o paternità sia direttamente proporzionale al desiderio di ridere e inversamente proporzionale alla frase “Ma tanto è tutto uno schifo”.

Sogno che lo Stato tolga il diritto di farsi chiamare mamma senza la minima meritocrazia e che conceda il beneficio di esser detto Papà come premio e non come risultato di un entusiasmo distratto.

Nel mio sogno più ricorrente c’è un ufficietto che ci proteggerebbe tutti dalla potenziale mamma dei figli raccomandati in Rai, dal potenziale papà di futuri clienti abituali degli outlet il sabato pomeriggio, dalla riproduzione disordinata che generi persone che non faranno sedere le signore sul tram, che diranno più bugie che preghiere, col dna simile a quello di Dell’Utri e il vizio di candy crush.

Nel mio sogno l’ufficio per il rilascio del patentino per genitori ha orari di apertura improponibili.

Roba da supereroi.

Roba che neanche gli sportelli de La Sapienza o gli uffici postali quando è tempo di dare le pensioni.