DIAGNOSI

COSE FASTIDIOSE, PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

Come si chiama la malattia che prende quelli che comprano le Superga con la doppia suola?

Che malattia è quella che hanno i vegetariani che mangiano pesce?

Com’è che si chiama quel virus che attacca le persone quando si trattengono più di due secondi su Canale 5?

Che malattia hanno quelli che rubano gli accendini?

E quella degli attori famosi quando arrivano a fare le pubblicità delle merendine?

Da cosa precisamente sono affetti quei tipi che si fanno tatuare un bacio col rossetto sul collo?

Come si trasmette il virus di quelli che chiedono di parlare con un responsabile quando non la carta di credito gli rifiuta la transazione?

E’ contagiosa la malattia di quelli che suonano dopo un quarto di secondo che il semaforo è diventato verde? Si passa?

Come si chiama la malattia di quelli che ascoltano la partita chiusi in macchina, in un parcheggio?

Che malattia è quella che affligge le persone che inviano più di quattro emoticon in un sms?

Di cosa sono ammalate le persone che votano il meno peggio?

IL GLIFOSATO CULTURALE

GABINETTO DELLE PICCOLE COSE SERIE., PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

 

Cosa manda in putrefazione il cervello di un maggiorenne del nostro secolo?

Cosa debilita l’intelletto di un giovane medio appartenente a questa società?

Ci sono molte cose apparentemente futili che in realtà intossicano il sistema intellettivo di un povero ragazzo nato in questo sventurato secolo e le cose futili in apparenza, esattamente come i pesticidi usati in agricoltura, fanno apparire risultato e involucro ottimi mentre in realtà il contenuto è avvelenato e il sapore misero per non dire di merda.

Quali sono i diserbanti della nostra società giovane?

L’accessibilità a tutto, senz’altro.

Il gusto sfrenato di non doversi sforzare per ottenere un sacco di cazzatine e allo stesso tempo la difficoltà estrema a ottenere le cose importanti che fino a pochi anni fa erano diritti inviolabili e ora invece sono lussi per pochi, il lavoro retribuito o la casa, per fare un paio di esempi di quelli che dici “Oh Signore, è banale ma verissimo!”

C’è poi un altro pesticida giovanile ed è il business della comunicazione, intesa come involucro patinato che permette di vendere qualsiasi cosa, anche poco igienica o spregevole, come fosse l’ultima frontiera del trend.

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“Ti assumo come responsabile della comunicazione, mi occupo di comunicazione, facciamo comunicazione, studio comunicazione”

Cioè?! Che cazzo fai nella sostanza?!

Perché il cervello, anche il più basico, vuole sostanza.

Certa comunicazione manda in pappa il cervello perché il linguaggio e la scrittura si affinano con le scuole dell’obbligo, le relazioni sociali e la scrittura, mica col master da ventimila euro dove ti insegnano come ipnotizzare il cliente con frasi glamour.

Anche il pop è un gran bel pesticida: quel pop che passa prima dai giornali scandalistici e poi finisce in cuffia.

La Hit è un veleno come tutto ciò che viene scelto dalla massa, da tutti.

Ciò che viene scelto da tutti infatti, non sempre è democratico.

Anzi, spesso ciò che è scelto da tutti è tirannia.

Anche il selfie, a proposito di tirannie, fotte tutte le cose belle di cui siamo dotati in calotta cranica.

Rinunciamo oggi stesso all’autoscatto in ascensore.

La Chirurgia facciale: misericordia per i nostri connotati!

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Le riviste di gossip rilasciano una tossina letale per i nostri neuroni molto simile rilasciata dai comizi politici in tv pilotati da giornalisti faziosi.

Certo giornalismo è peggio del glifosato.

Gli stabilimenti balneari con i lettini in fila come in tangenziale.

Le discoteche dove sei costretto a ballare roba che ripete lo stesso ritornello per venti minuti, queste sono cose che mandano in merda il cervello.

Accadono sempre più attentati ma ogni giorno chi sopravvive ai terroristi con lo zainetto deve lottare contro un terrorismo più subdolo e frizzantino.

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La tassazione in Italia rispetto alla qualità dei servizi pubblici non è forse una specie di attentato alle buone intenzioni?

Ci sono un sacco di cose che possono mandare in puzza il sistema intellettivo di un giovane, oggi: quel gustino dolce dell’apatia che innescano per fargli credere che non si possa scegliere, che ci si debba adeguare, che si debba comprare.

Che il trasgressivo è figo ma il diverso è sfigato.

Resta sveglio, ragazzo, non comprare niente dai venditori abusivi di cultura sottosviluppata, proteggi la tua calotta cranica.

Resta sveglio, ragazzo.

Resta fluido.

Perché il tuo acume sveglio e protetto è più piacevole di una birretta fresca.

Certa intransigenza è sexy più di Kate Moss.

E certi NO ben detti meritano le medaglie dei partigiani.

IL PAESE DEI PALLONI CUCITI

FAVOLE DI MADAME PIPI', GABINETTO DELLE PICCOLE COSE SERIE., PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

Lo so che non è bene accanirsi con categorie già prese duramente di mira da tutti e umiliate da secoli ma la mia è una disquisizione sociale che vuole aiutare fattivamente persone disagiate: perché nessuno aiuta certi tifosi?

Come mai la sanità pubblica non si occupa di loro, non offre un supporto, un sostegno, una possibilità, una speranza, che so, un sussidiario, una classe serale?!

Perché non è affatto decoroso che un paese civile consenta ai propri cittadini in età adulta, di girare in branco con sciarpette di cotone liso e bandierine gridando nell’aria canti infernali e di cattivo gusto grammaticale, cori che iniettano in chi ascolta e in chi canta un’immediata sferzata di adrenalina e voglia di fare a botte col primo che passa.

Anche io che vorrei la pace nel mondo, quando ascolto i ritornelli intonati col popoppopo’, subito ho voglia di sradicare un cartello stradale e spaccarlo contro il cofano di una macchina parcheggiata o in faccia al giornalaio.

Ma non voglio generalizzare, eh.

C’è anche chi va allo stadio per divertirsi, per non pensare.

Non c’è niente di male a non pensare.

C’è anche chi va allo stadio perché ama il calcio che è uno sport avvincente e poi si sa, lo sport va bene allo spirito, anche quando è intriso in soldi zozzi, dispensati da sponsor rognosi.

C’è chi porta i bambini allo stadio per condividere l’esperienza che sia emblema di lealtà, un gioco in cui chi si fa male, se lo fa davvero, mica per finta.

E poi è bello sognare che il proprio bimbetto un domani, guadagni milioni calciando un pallone.

C’è chi si stappa una bella birretta e non sente ragioni che facciano sollevare le sue chiappe dal divano, quando inizia la Champions.

Non c’è niente di male, la moglie che aspetti.

Che se poi si organizza con un piano b, che vada, che si diverta.

Che poi anche i tifosi sono ben organizzati: affittano pullman e investono duro in fantacalcio, tivvu’ e abbonamenti costosi perché si vive solo una volta e allora, perché vivere in altra maniera se la vita col calcio mi fa sentire in un gruppo di amici, in un clan invincibile, in una tribuna d’onore?

E poi sono soldi che fanno girare l’economia e l’economia ha bisogno di girare.

Non importa dove, basta che giri.

Lo so che non è bene accanirsi con categorie già prese duramente di mira e umiliate da tutti.

Ma ieri con un amico ci chiedevamo quanto lungo potesse essere l’elenco di belle cose che si potrebbero fare se quei tifosi mettessero in un’urna il costo del loro biglietto, dell’abbonamento allo stadio, del merchandising della propria squadra, della birretta chimica che comprano al baracchino.

E quest’urna, piena zeppa di soldi anziché andare in pasto a due signori indagati e ai grandi marchi che masticano il pianeta, partisse verso un paese straniero, lontano lontano, un posto dove vive gente che vorrebbe studiare ma non può perché cuce palloni.

Ci chiedevamo col mio amico, cosa potrebbe succedere, se davvero quell’urna arrivasse a destinazione.

Non siamo riusciti a quantificare i soldini dell’urna, né a definire bene cosa potrebbero farci gli abitanti del paese dei palloni cuciti.

Abbiamo però convenuto, forse in maniera del tutto affrettata e generalizzante (ma non è quello l’intento, che poi ognuno sa il suo), che senz’altro le persone del paese dei palloni cuciti quell’urna la userebbero meglio di certi tifosi.

http://www.indianet.nl/a020411.html

http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2014/08/il-75-dei-palloni-di-cuoio-e-prodotto.html

http://www.ipsnotizie.it/nota.php?idnews=1625

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LE 60 COSE CHE TI FARANNO PENTIRE DI VIVERE CON UNA FEMMINA

COSE FASTIDIOSE

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LE 60 COSE CHE TI FARANNO PENTIRE DI VIVERE CON UNA FEMMINA.

1) L’Eau de Toilette: un potente pesticida che si attacca alle pareti fino a 24 ore dopo la sua uscita di casa.

2) Il pessimo umore quando indossa biancheria di pizzo che le causa pruriti immondi.

3) Il master in pettegolezzo spinto con specializzazione in accanimento verso la fisicità di altre femmine, specie se più interessanti di lei.

4) La qualità agghiacciante di certi magazine che predilige nonostante la vasta scelta proposta dal giornalaio:

Se non ama il gossip, ama i giornali di cronaca nera. Se non ama la cronaca nera, sceglie il decoupage o le riviste con la posta del cuore all’ultima pagina.

5) I 3 quintali di scarpe che possiede e il fatto che nessuna di esse puzzi come il tuo unico paio di sneakers.

6) Il suo gatto che ti odia e progetta di ucciderti ma è una cosa che sapete solo tu e lui.

7) La sua cucina da infermeria del centro anziani.

8) I suoi capelli che ti ritrovi nelle mutande dopo che ti hanno inesorabilmente segato la pelle del sedere.

9) Un ottimo rapporto con tutti i negozianti sotto casa che le guardano il culo, ignorandoti.

10) La tua incapacità di far fronte ai suoi repentini cambi di umore: non capisci se le rode di più prima, durante, dopo il ciclo o secondo il suo libero e casuale piacimento.

11) Se organizzi qualcosa sei un prepotente.

12) Se non organizzi nulla sei un pigro noioso.

13) Quello sguardo da capo della Digos quando mandi un sms dopo le 21:00.

14) Pesante confusione circa il suo appetito:

quando dice che non ha fame, alla fine mangia come Hulk Hogan, quando dice che ha fame, molla tutto nel piatto dopo un morso, come un moccioso di 3 anni.

15) La cenetta con le amiche a casa vostra dove tu diventi l’agnello sacrificale.

16) La sorella bona.

17) L’ostinazione imbarazzante con la quale domanda un paio di jeans alla commessa, sempre di una taglia inferiore alla sua.

18) La strategia delicata ma inesorabile con la quale cerca sempre di sbirciare su qualsiasi tuo account.

19) La consapevolezza che la sua mente sia superiore alla tua e contemporaneamente quella che nonostante ciò tu riesca da sempre a mentirle.

20) L’ora di spinning: quando vai a prenderla vedi cose e persone orribili.

21) Le sue amiche. Non ce n’è una che tu possa presentare ai tuoi amici e loro continuano a chiedertelo con insistenza. Come farai?

22) I suoi vestiti lanciati e abbandonati contro qualsiasi mobile e lampadario di casa.

23) La gonna più corta che usa solo quando esce da sola.

24) Il momento “Gattona”: quando in qualsiasi luogo pubblico, poco curante del tuo fastidio mortale, ti sbaciucchia e ti miagola nell’orecchio cose da messaggino del bacio Perugina.

25) Le sbronze: poche ma talmente spettacolari che sei chiamato a trasformarti in un pompiere, in un medico, in una camicia di forza, tutto in una notte.

26) Suo fratello poliziotto molto, molto facinoroso e tifoso della Lazio (o della Roma, se sei Laziale).

27) Il padre che prepara un questionario da servizio militare ogni volta che vai a cena, per capire se sei il seme giusto.

28) Sua madre che ti ingozza con l’imbuto come un’oca da fois-grois.

29) Il brivido lungo la tua schiena quando ti dice “Tesoro, mi accompagni a comprare un paio di cosine?”

30) Il suo beauty-case: caricato in macchina quello, non c’entra più un cazzo.

31) L’odore dello smalto: meglio mettere la faccia in una tanica di diserbante, che trovarsi nella stessa camera mentre lo applica.

32) Ha 2 lauree ma hai trovato nascosta sotto il letto la trilogia di 50 sfumature.

33) Ha quasi 50 anni ma ci sono ancora peluches per casa.

34) La sua macchina e il poco spazio che hai a disposizione per le tue natiche tra merendine, felpe, tacchi, libri, cd e ancora fottuti peluches.

35) L’ uso selvaggio che fa dei tuoi maglioni, restituendoteli impregnati della sua fottuta eau de toilette (vedi punto 1)

36) La falsa padronanza con la quale ti dice che ha già usato molte volte la pentola a pressione.

37) Maquillage: esiste per sporcarti faccia, camicia e federa del cuscino.

38) Il grido “AMICAAAAAAA” , ululato dalla tromba delle scale quando viene a cena la sua “sister del cuore”.

39) Ti ha distrutto alla Wii davanti a tutti i tuoi amici.

40) Ti ha distrutto la frizione della macchina.

41) Ha perso a tennis contro di te e ti ha lasciato.

42) I periodi in cui lavora tanto e la sera ti utilizza come sacco da pugilato.

43) Se ti vesti carino sei gay.

44) Se ti vesti tranquillo sei un punkabbestia.

45) Il poster di Simon Le Bon in bagno e se sei giovane, ti va molto peggio, visto che Simon è stato rimpiazzato da quel coglione di Bieber.

46) A proposito del suo bagno: non lo hai mai visto perché è sempre occupato.

47) I baffi appuntiti che pensa di non avere.

48) La sua totale e sconvolgente indifferenza nei confronti del calcio.

49) L’Insoddisfazione senza precedenti, qualsiasi cosa tu le possa regalare.

50) 2 biglietti per il concerto di Laura Pausini.

51) Il suo non capire le urla scomposte che gli fai in faccia, mentre siete in discoteca e lei ti sta pestando il piede con il tacco 40cm, sorridendo e dicendoti “E dai vecchio! Balla!”

52) Il tatuaggio che ha fatto quando aveva 16 anni, con un Cuore e una Chiave.

53) Il suo parrucchiere che la sequestra per interi pomeriggi, vendendole qualsiasi cosa.

54) L’ossessione compulsiva per la pulizia della casa.

55) La tisana drenante che ti fa pisciare addosso ogni 25 minuti esatti.

56) Il suo stipendio più alto del tuo, con in più anche i buoni pasto.

57) Una quantità di bikini da far impallidire una miliardaria brasiliana.

58) Il giorno della ceretta, dopo la quale rientra a casa come fosse un ferito dopo un’imboscata in Vietnam.

59) I suoi mille sorrisi sguaiati con l’insalata tra i denti mentre siete ad una cena elegante coi tuoi capi.

60) Ha il mito di Into the Wild, ma ha paura di lucertole, sole troppo forte, piante orticanti, ragni, alimenti non confezionati etc.

 

 

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