CANTICO ALLA CACCIA

COSE FASTIDIOSE, PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE, SINFONIE

Abitare in campagna è forse la scelta migliore che io abbia mai fatto in vita mia.

In effetti è l’unica scelta buona che io abbia fatto, in mezzo a tante scelte di merda e perciò la migliore.

Inutile dirvi che salto di qualità incredibile abbia fatto la mia vita, da quando vivo su queste colline selvagge!

Così, anche stamattina mi sveglio e, dopo una rapida colazione, sono pronta per portare il mio cane nei boschi!

Allora prendo il giubbotto anti-proiettile, il fischietto, il casco integrale e lo scudo.

Metto al mio cane la pettorina giallo fosforescente, il collarino con la campana di ottone e un paio di lampadine a intermittenza che si accendono quando un sensore percepisce il dialetto bergamasco, nel raggio di duemila metri.

E’ iniziata la caccia, mica si può uscire così, in maniera avventata, come quelle che si fanno violentare nei parchi pubblici.

Andiamo nel bosco, io e il mio cane, con la speranza di portarci a casa qualche fungo, nascosto sotto alle cartucce di plastica, che i cacciatori, normalmente anziani non vedono cadere in terra, così come non vedono neanche i funghi, così come non vedono neanche le belle altezze intellettuali che l’essere umano sarebbe in grado di toccare, se solo volesse.

Coro: Ma io e il mio cane ce ne andiamo per boschi, che meraviglia! Che ci frega?!

Usciamo di casa e io passeggio con lei nel bosco, fischiando come un arbitro della Champions oppure usando direttamente la tromba di SOS delle navi quando affondano, per far sentire ai cacciatori che io e il mio cane vorremmo passeggiare senza il timore di morire dissanguate su queste colline belle e selvagge, per mano di un coglione che non fa visite alla vista, da secoli.

Infatti, non mi rassicurano le notizie di cronaca, che dicono che spesso si sparino tra di loro; perché se sparano ad un vecchio amico, perché non dovrebbero sparare a me, che sto scrivendo un pezzo contro di loro?

Coro: Ma io e il mio cane ce ne andiamo per boschi, che meraviglia! Che ci frega?!

Esco di casa col mio cane, rientro a casa col mio cane e altri quattro cani sperduti, coi collarini fatti con le funi delle barche o con le fettucce colorate, che i cacciatori mettono loro per non perderli, ma forse alcune fettucce non hanno la garanzia.

Coro: Ma io e il mio cane ce ne andiamo per boschi, che meraviglia! Che ci frega?!

Li incontreremo vestiti di verde, coi loro fucili a centocinquanta metri dal portoncino della nostra casetta.

Cordiali nonostante mettano i loro nove cani (non perduti) in una gabbietta che sarebbe per un bassotto.

Gentili nonostante sparino a piccoli animali che vengono acquistati in cattività coi soldi della Regione e rilasciati per i loro unici, due giorni di libertà.

Educati nonostante finanzino un mercato già florido, come quello delle armi, che poi è il fiore all’occhiello del Made in Italy in tutto il mondo, se solo lo sapessero.

Li incontreremo nei boschi, dove anziché investire il loro tempo libero in volontariato o attivismo politico, anziché caricare il fucile a sterco di pecora e andare sotto Montecitorio, anziché utilizzare i soldi della pensione per portare in vacanza le mogli, li troveremo ad accanirsi contro gli uccelli, forse invidiosi del loro nome, della loro libertà e della loro innocenza.

Li troveremo accucciati nelle casine di legno a sparare in sessanta a un cinghiale al quale per tutta l’estate hanno dato cibo, mettendo i dispenser nei boschi, e io che pensavo lo avessero adottato…

Li troveremo lì, nel bosco, a cambiare la nazione sparando alle lepri, immaginandole nemiche mentre i nemici veri riducono loro la pensione a poche centinaia di euro.

Coro: Ma io e il mio cane ce ne andiamo per boschi, che meraviglia! Che ci frega?!

Basterà aver pazienza tre mesi e aspettare che ripongano di nuovo la propria virilità sul divano di casa, allo stadio, al bar o in quel posto lì, sperduto chissà su quale collina dove hanno lasciato dignità e pietà chiuse anch’esse nel fodero.

E’ MASCHIO IL SUO?

COSE FASTIDIOSE, PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

Come posso difendermi da quelli che incontro per strada e che vogliono per forza flirtare col mio cane?

Che poi io i cani li amo tanto, come del resto amo profondamente tutti gli animali a prescindere da cosa mi fanno.

Inoltre ho un cane graziosissimo, superiore alla media.

Un cane che è contemporaneamente amica, badante, security e quando sono triste, figlia.

Ma quelli che incontro per strada, alla fermata della metro o al giardinetto e mi fermano anche quando ho evidentemente fretta, per chiedermi anni, sesso e nome del mio cane, li vorrei vedere con a terra con le ossa rotte.

A parte che il sesso del mio cane, posto che l’argomento sia d’incontenibile importanza per la vita di uno sconosciuto, è facilmente identificabile da quando esistono i libri di educazione sessuale, ciò che risveglia in me odio imperituro è l’atteggiamento della gente che prova a indovinare, chiedendomi “Maschio?!” e se io faccio cenno di no, loro imperterriti si sbrigano a chiedermi “Femmina?!” .

A quel punto per me, che sono una dispettosa, diventa doveroso rispondere che no, non è neanche femmina, facendo partire tutto un teatrino di merda che mi fa perdere montagne di tempo in risatine per strada, con un fottuto sconosciuto.

Li riconosco da lontano, quelli che vogliono abbordare il mio cane.

Capisco che son loro quando ormai non ho più scampo: sorridono già da mille metri di distanza e iniziano a gongolare e a sussurrare cose senza senso con le vocine da fatine froce, un pissipissi al profumo di fragolina di bosco, un minniminni che pensano provochi chissà che piacere al mio cane mentre a Mila, sono sicura che non gliene sbatte un sega di niente e che preferisce odorare gli angoli putridi di pipì piuttosto che alzare lo sguardo per dar retta alla signora con la pelliccia e la manina a cucchiaio che vuole amoreggiare con lei.

I più spregevoli fanno finta di avere un biscotto in mano pur di farsi cagare dai cani più ostili e avvicinano la mano dicendo “ Tò, guarda un po’, tò! ”.

Cosa c’è di diverso tra questo gesto ignobile e quello del malintenzionato fuori da scuola che avvicina i bambini con le caramelle per poi toccare loro il sederino?!

Li riconosco da lontano io, quelli che vogliono conoscere per forza il mio cane.

Di me non gliene frega niente, non c’è nulla di erotico o di interessato, loro vogliono solo il mio cane.

Vogliono solo sedare il loro desiderio frustrato di avere un cane senza tenerselo in casa e doverlo portare a pisciare o avere i suoi peli sulla poltrona.

Del mio cane, tra dieci minuti, non gliene fregherà nulla, a loro importa solo di poterlo toccare un istante, per sentire la morbidezza del suo manto e dirmi che vorrebbero tanto un cagnolino ma sono allergici.

E io credo di essere allergica a loro e alle loro vocine da topino stronzo di Cenerentola.

Ora che ci penso, voglio difendermi anche dai padroni dei cani. Non da tutti, eh.

Da quelli che incontro per strada e che, quando mi vedono arrivare, iniziano a stringere forte il guinzaglio per tenere il loro quadrupede manco fosse un drago di Komodo.

E stanno lì, con tutte le vene della fronte gonfie, a tirargli la pettorina e quasi lo sgozzano mentre gridano da lontano “E’ buono il suo?!” oppure, ancora con ‘sta storia dei genitali, “E’ maschio?!”.

E a me viene voglia di gridare loro appresso che è femmina se il loro è femmina e maschio se il loro è maschio e che il mio, anche se lo vedono piccolo e dolce, è un cane di rara ferocia, è una di quelle marche di cani esotiche dichiarate pericolose dai giornali.

E stiamo arrivando a rompere il culo a entrambi.

Poi mi trattengo sempre, per borghesia.

A quel punto, si ripete il triste copione: loro partono con la litania di “Stai buono Taddeo, eh. Stai buono, per carità!”.

E se Taddeo non pensava per niente alla colluttazione, a quel punto, percependo l’ansia del padrone nell’atmosfera, sente risvegliarsi in lui la bestia di Satana e inizia a sbavare e vuole sangue.

Solo che non riesce a muoversi.

Perché il povero Taddeo è uno di quei disgraziati cani col cappottino.

E si sa, i cani col cappottino risultano ridicoli agli altri cani normali e devono passarsela malissimo ed essere presi molto per il culo dal resto dei colleghi più fortunati di loro, sfuggiti ai padroni che amano il cappottino e trattati come bestie normali.

Come posso difendermi dal mondo dei padroni che comprano cani nei negozi e infliggono loro il cappottino Ralph Lauren?

Come posso salvarmi se non gridando da lontano che il mio cane ha una brutta malattia virale e anche io?

E’ tutto un gridarsi da lontano, il mondo dei padroni dei cani, alla fine.

LE 60 COSE CHE TI FARANNO PENTIRE DI VIVERE CON UN MASCHIO

COSE FASTIDIOSE

uomo-arrabbiato

1) L’odore acre di gommino sudato di Labrador, quando si toglie le scarpe.

2) L’ostinazione offensiva con la quale mette la maglietta dentro i pantaloni, lasciando intravedere il volgare bozzo della stoffa.

3) La parlata da giovane che ha con i suoi amici (anche se ha 72 anni), che ti farà realizzare con non poca inquietudine, di avere accanto un individuo con svariate personalità, tra le quali c’è anche quella del coglione.

4) La qualità agghiacciante di certi programmi televisivi, che predilige nonostante la vasta scelta proposta dal satellite:

Se non ama il calcio, ama i quiz. Se non ama i quiz, guarda i cartoni manga (anche se ha 72 anni).

5) Il degrado civile nei suoi cassetti di biancheria intima.

6) Il fatto che i cani obbediscano solo a lui.

7) Il fatto che i bambini si divertano di più con lui, solo perché riesce a prendere in braccio anche i più grassi.

8) I peli pubici mineralizzati nella saponetta accanto al bidet.

9) Un ottimo rapporto con le sue ex anzi, un eccessivo ottimo rapporto con le sue ex, visto che lo chiamano “Tesorino”, “Cucciolo” e altre stronzate.

10) Le mutande bianche, e non aggiungo altro.

11) Se gli ricordi un impegno, sei una rompicoglioni.

12) Se non gli ricordi un impegno, sei una compagna poco attenta.

13) Gli inspiegabili  periodi di diffidenza verso l’acqua e i detergenti.

14) Il rutto che non riuscirai mai a superare in potenza.

15) I dischi degli Europe, diffusi in auto a svariati decibel.

16) La sorella minore in esplosione acneica con la sindrome del “Stiamo sempre insieme, fratellone?!”.

17) La faccia piena di speranza con la quale ti chiede se lo trovi dimagrito, il giorno stesso che si è iscritto in palestra.

18) L’ostinazione a non volersi iscrivere a nessun gruppo di recupero per dipendenti da videogames

19) La consapevolezza che la tua mente è superiore alla sua e contemporaneamente quella che nonostante ciò, porti il suo cognome.

20) La sua fame chimica che ti contagia senza pietà.

21) I suoi amici, in grado di fumare in una sera, tutto quello che ha fumato l’albero genealogico del Marlboro Country man.

22) I grumi di zucchero rappreso che crea nel barattolo comune, con il cucchiaino bagnato.

23) La ferocia con la quale cerca un pretesto, quando si fa male con qualcosa in casa, per incazzarsi con te.

24) Il momento “Orsetto”:

Quello in cui, pensando di essere romantico, si affloscia con tutto il suo peso su di te, addormentandosi profondamente e respirandoti in faccia, mentre leggi un buon libro.

25) Lo sbraito inquietante che emette mentre vomita, quando ha bevuto troppo.

26) Il ringhio da Orco di Tolkien quando russa, che ti fa svegliare ogni 20 minuti, terrorizzata e certa che è arrivata la tua ora e che allora gli spiriti esistono davvero e che “Satana è qui e, oh mio Dio! Ah sei tu, pezzo di idiota, vai a dormire sul divano”.

27) Suo padre che ti ammicca con le sue battute truci, alle cene di famiglia.

28) Lo sformato di carne di sua madre che, dopo quindici anni ancora non si ricorda che sei vegetariana.

29) Il brivido lungo la tua schiena quando ti dice “Questa sera cucino io, tesoro”.

30) Il suo spazzolino da denti: lo stesso da quando vi conoscete.

31) I calzini di spugna bianchi, che tuttavia restano un must anche per il maschio del III millennio.

32) Il candore col quale, alla soglia dei sessanta anni, va ancora dal giornalaio a chiedere Dylan Dog.

33) Il giorno in cui riprende a suonare la batteria dopo 25 anni che non la toccava e pensa di essere Tony Esposito.

34) Il fine settimana della maratona di film, durante il quale ti piazza davanti a uno schermo, fino a farti venire le cataratte agli occhi.

35) L’ uso poco equilibrato che fa delle tue creme viso costosissime.

36) La falsa padronanza con la quale ti dice che ha già usato molte volte il trapano a percussione.

37) Alito: non occorre spendere tante parole, basta dire Alito.

38) Il “CIAO FRATELLOOOO” quando telefona l’amico che vive fuori.

39) Ha comprato la Wii.

40) Ha imparato a usare la Wii e pensa di essere invincibile.

41) Ha perso contro di te alla Wii.

42) I periodi in cui non lavora e te lo ritrovi ovunque per casa, come la polvere.

43) Se non ti vesti carina sei sciatta.

44) Se ti vesti carina sei zoccola.

45) I peli sulle spalle. Presto o tardi, i peli sulle spalle.

46) Lo specchio del bagno pieno di sputi.

47) I brufoli bianchi tra la barba.

48)Tavoletta del cesso e tutti gli orrori che ne conseguono.

49) Il cartone di pizza di sei mesi fa, rinvenuto dietro al divano dopo aver chiamato la polizia, per paura di avere un cadavere in casa.

50) 2 biglietti per il concerto di Renato Zero.

51) Non capire le tue grida all’urlo Munch quando ti sta pestando il piede con lo scooter in garage, sgasando e dicendo “E sbrigati a salire!”

52) Il tatuaggio che ha fatto quando aveva 16 anni, con Gatto Silvestro.

53) Il mocassino con la punta “a bara” che indossa in certi eventi speciali ma che poi magicamente, l’indomani scompaiono e tu non puoi buttarli.

54) L’ossessione compulsiva per la tecnologia in casa: fosse per lui, tutto dovrebbe essere gestito con attrezzi wireless.

55) La brasca della sigaretta che ha trapassato la tua preziosa coperta marocchina.

56) La sigaretta con la quale ha brascato la tua preziosa coperta marocchina, viene poi spenta nella tazza da tè da collezione.

57) Un solo costume da bagno, non si capisce il fottuto perché, un solo costume da bagno.

58) Certa depilazione sportiva, migliore della tua.

59) La caccola secca del mattino negli occhi. Peccato che alle 8 di sera sia ancora lì.

60) Il mito del viaggio coast to coast in America, anche se non parla una parola di inglese.

 

 

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