LA BANDA DEL KM ZERO

PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

So che c’è della gente in giro che finge di volermi bene ma che in realtà mi segue, con le scuse più banali, per capire se io compri o no tutto, a chilometri zero.

Anche voi avete delle persone cosiddette care che vi tendono trappole per mostrare al mondo quanto siete ancora globalizzati e inquinanti.

A queste persone dedico il pezzo che segue.

Affinché ognuno guardi i mille chilometri di terreno incolto che ha nel cervello.

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Non so se sapete che in questi giorni sto ultimando il reclutamento per formare una squadra di professionisti unica al mondo.

Sto valutando gli ultimi curricula per selezionare persone affidabili e mettere in piedi la prima società segreta di agenti speciali che certifichino se una persona è o meno a chilometri zero.

La Banda del Km-Zero proteggerà le città da quelle bestie che ancora frequentano gli ipermercati invece delle botteghe delicatessen, che si ostinano a mangiare nei fast-food anziché nelle enoteche con cucina, che vanno ostinati nei centri estetici invece di regalarsi una beauty-farm insomma, la Banda ci proteggerà da tutti quei miserabili che ancora non risultano sufficientemente sostenibili.

Siete dubbiosi riguardo a un amico che stimate ma che temete possa acquistare la frutta alla Carrefour, nei punti vendita aperti anche di notte, per non farsi vedere da nessuno?

Volete un aiuto concreto per vostra madre, un accompagnamento affinché non compri pane bianco ma solo pane ai grani antichi, duro come il basalto?

La mia associazione culturale Banda del Km-Zero metterà a disposizione un team di esperti che trasporteranno le vostre madri al più vicino mercato rionale sottoponendole, in modalità del tutto coatta, ad una lista della spesa prestampata che le obbligherà a comprare tempeh e bacche di goji, anche se non sanno di che cazzo si tratti.

La mia associazione culturale Banda del Km-Zero vanterà agenti speciali che, indossato il passamontagna verde bosco, aspetteranno il vostro amico fuori dalla Carrefour per filmarlo e pubblicare il video in diretta su facebook oppure per strattonarlo e rompergli le buste della spesa, sempre che non siano quelle biodegradabili e fetenti che si auto-distruggono appena le sollevi, alla cassa.

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Voglio creare un team di professionisti in grado di far passare alla gente la voglia di andarsene ai centri commerciali la domenica, voglio che il mio team abbia la concessione statale per poter arrestare quelli che comprano i pomodori a Gennaio.

Poi voglio pene durissime per i soggetti peggiori: per i falsi fricchettoni, per i finti sostenibili.

Voglio creare un dipartimento speciale che si aggiri per le città a caccia di quei vermi immondi che comprano le verdurine coi gruppi di acquisto solidale, che vanno in bicicletta al mercatino, che mangiano solo al bistrot macrobiotico con tutto il vendibile a chilometri zero ma poi comprano l’Iphone dalla California, l’auto dalla Germania, gli abiti fatti in Bangladesh, il sushi pescato in Groenlandia e confezionato in Giappone.

Voglio punizioni corporali per quei rognosi che usano solo carta da culo riciclata e comprano la marmellata all’agriturismo fuori-porta, ogni domenica ma poi, dal lunedì al venerdì lavorano per la multinazionale e scelgono le scarpine Nike per il loro bimbetto, cucite da un suo coetaneo in Cambogia.

Sto reclutando persone affidabili per formare la mia squadra, la Banda del Km-Zero che riceverà la giusta formazione per far piazza pulita.

Perché con la scusa del chilometro zero sia finalmente possibile applicare in maniera corretta tolleranza zero.

E ora scusate ma scappo, che mi chiude l’Ikea.

CHI CI PROTEGGERA’?

GABINETTO DELLE PICCOLE COSE SERIE., PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

Sapete chi dobbiamo davvero temere?

Sapete di chi bisogna davvero avere paura?

Di quelli che progettano i centri commerciali.

Sono loro il vero pericolo pubblico, non i musulmani, non i rumeni!

Quelli che si mettono a tavolino e dicono “Cosa possiamo inventarci per far marcire il cliente nel nostro centro commerciale? Cosa possiamo progettare per fare in modo che un individuo muoia di vecchiaia cercando l’uscita o compri oltre i confini del comprabile?”

Questi strateghi dell’outlet riescono a fottere sonoramente anche i più intransigenti, quelli che ti lasciano in seconda fila e promettono “Guarda, entro ed esco! Mi serve solo il detersivo”.

Davanti a quelli che pianificano nuove aree destinate allo shopping dobbiamo rabbrividire.

Perché ci vogliono male.

Non possono volerci bene, persone che progettano un solo cesso per piano, se ciascun piano è di 7000 mq.

Non possono amarci quelli che costruiscono labirinti facendoci credere che siano negozi per farci passare là dentro il nostro sabato.

E’ inutile che mettano la musica in filodiffusione, i vasi con le stelle di Natale, le bilance per pesarsi, le giostre con la monetina, le hostess bone che vendono abbonamenti di qualsiasi cosa brutta.

E’ inutile che ci riempiano di buoni omaggio se l’obiettivo finale è quello di stordirci come vecchi orsi da circo.

E’ inutile che si fingano simpatici pagando omini travestiti dai nostri supereroi preferiti per distribuire foreste di volantini, è inutile che ci facciano mangiare tutto ciò che il nostro intestino peccaminoso desidera, se poi ci lasciano schiattare mentre cerchiamo il piano dove abbiamo lasciato la macchina.

Chi progetta i parcheggi multipiano dei centri commerciali, se non persone malvage?

Chi ci salverà?

Quale legge ci proteggerà stabilendo un massimo oltre al quale non si possano scavare piani-parcheggio altrimenti si arriva alla lava del centro della terra?

Conosciamo tutti la disperazione di non trovare, in mezzo a trentasei piani, quello con la nostra auto.

Piani che percorreremo trainando due carrelli della spesa stracolmi, sudando e pensando che stiamo davvero scendendo troppo, che prima o poi finiremo dal demonio, talmente si scende, inconsapevoli che dal demonio ci siamo appena stati, ai piani alti, alle casse dell’Ipermercato con nostro figlio trasfigurato dal pianto che ci implora di comprare tutto e il contrario di tutto.

Conosciamo tutti la disperazione di quando finalmente troviamo la nostra macchina ma capiamo di essere distanti nove chilometri dal punto dove si riconsegnano i carrelli.

Siamo dei principianti di merda ma c’è anche gente dispettosa pagata per predisporre tutto il necessario per non farci pensare, almeno in quelle svariate ore che trascorreremo nel loro immondo centro commerciale di merda

Sono pazzi quelli che progettano i centri commerciali.

E vogliono farci uccidere tra di noi.

Vogliono che ci scanniamo per liberare posti auto.

E ci scanneremo a causa della precedenza dei carrelli che non si capisce mai bene come funziona, per colpa del sorpasso involontario alle casse o per altri futili motivi che loro hanno acutamente progettato per attirarci nella gigantesca rete di saldi, di rateizzazioni, di “provalo per trenta giorni” e di “siamo aperti anche la domenica!”

C’è da aver paura.

Non fidatevi di chi progetta grandi centri commerciali ma soprattutto non parlate con chi nel week-end ci si trascina dentro, se non per offrirgli sostegno, gruppi di aiuto o assistenza sanitaria.

Tenetevi lontani e diffidate di chi vi porta nella mecca del multi-shopping o almeno ditegli che preferite aspettare fuori.

E non fatevi tentare dall’area delle poltrone massaggio mentre aspettate.

Sono fichissime.