TEST: QUANTO SEI RESILIENTE?

LE FIGURINE, PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

TEST DI AUTOVALUTAZIONE PER CAPIRE SE SEI DAVVERO UN TIPO RESILIENTE.

Non si parla d’altro.

I soldi sono anacronistici, gli immobili e la bellezza fisica sono ormai decaduti.

Oggi, l’ultima possibilità per sopravvivere sani e fichissimi consiste nel possedere una sola dote: la resilienza.

In psicologia, la resilienza è un concetto che indica la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità.

Sono persone resilienti quelle che, immerse in circostanze avverse, riescono, nonostante tutto e contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà e a dare nuovo slancio alla propria esistenza.

Per capire se apparteniamo a questa fortunata categoria di persone, ecco un breve test di autovalutazione

Rispondi sinceramente a queste domande e poi, a seconda del punteggio, vai a leggere il tuo profilo:


1.
Con quale atteggiamento positivo convivo, quando son costretto ad entrare dentro a un ipermercato all’ora di punta, per comprare solo un pacco di pasta e, su ventinove casse, ne trovo aperte sono tre?

a) Convivo con il mio amico smartphone, grazie al quale mi alieno dalla società per le intere quattro ore di attesa che mi separano dal mio turno.

b) L’atteggiamento è positivo solo se sono donna e soffro di meteorismo e gonfiore esofageo cronico, in modo da poter fingere di essere sempre al nono mese, con facilità ed eleganza.

c) Non vi è dentro di me alcun atteggiamento positivo perché sono consapevole di trovarmi in un posto di merda.

 

2. Come reagisco al trauma di scoprire che il/la mio/a compagno/a apprezza la musica di Young Signorino?

a) Chiedo prontamente al/la mio/a compagno/a se ha bisogno di sostegno da parte dell’azienda sanitaria locale.

b) Applico le tecniche di respirazione imparate sul libro Yoga for Dummies e comunico al/la mio/a compagno/a di non considerarsi più tale.

c) Contatto subito due amici moldavi per porre fine alla stirpe intera del/la mio/a compagno/a, non potendo raggiungere, in tempi rapidi, quella di Young Signorino.

 

3. Qual è stata la circostanza maggiormente avversa della mia vita che ho saputo fronteggiare con destrezza agonistica?

a) La pertosse

b) la perdita del proprio posto di lavoro

c) il giorno in cui ho scoperto che Cracco ha collaborato con McDonald all’ideazione di nuovi panini gourmet.

 

4. Se fossi un personaggio famoso, noto per esser resiliente sarei:

a) Napoleone

b) Lele Mora

c) Il chirurgo di Lilly Gruber

 

5. In che modo desidero dar nuovo slancio alla mia vita futura?

a) Andando a vivere in campagna, coltivando alghe o canapa di quella noiosa.

b) Obbligando tutti i miei amici a cancellare il mio numero di telefono.

c) Rintracciando uno per uno tutti i miei professori e pestandoli a sangue, per chiudere del tutto con la mia adolescenza difficile che non vuole morire.

 

RISULTATI DEL TEST

I PROFILI

 

Maggioranza di risposte A

Sei normale, chiedi aiuto.

 

Maggioranza di risposte B

Più che resiliente risulti, al test attitudinale, un gran cacacazzo od ingegnere iscritto all’albo.

Forse non otterrai resilienza ma, con impegno metodico e costante, potrai collezionare risultati concreti e rigeneranti come un benefico allontanamento sociale in tantissimi e diversi contesti.

 

Maggioranza di risposte C

Il perfetto resiliente. La tua capacità di risolvere i grandi traumi del tuo piccolo mondo è più che performante. Un consiglio: apri subito un corso a pagamento con tassa d’iscrizione al di sopra dei seimila perché è il momento perfetto per sfruttare i poveretti che anelano ad utilizzare la parola Resilienza più di tre volte al giorno, anche a cazzo.

LA MARATONA ROSA

BRANDED PARODY CONTENT, PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

Cosa porta la gente ad unirsi solo quando si ammala?

Ma, soprattutto perché, dove c’è un gruppo di persone che si sta curando dal tumore c’è una maratona?

La maratona per la giusta causa è un evento che costringe moltissime persone all’umiliazione pubblica di povera gente che, nella propria vita, ha la sola colpa di non aver mai approcciato al massacrante sport della corsa, del jogging, e che quindi merita di prender parte ad un’iniziativa benefica.

E a quell’iniziativa sportiva, la povera gente vi partecipa, trascinata da quegli amici sopravvissuti al cancro ai quali è sopraggiunta quella prescia di doversi unire, associare, lottare insieme ma, soprattutto, correre con la pettorina.

Devi venire alla maratona, è importante. Tieni, questa è la maglietta da mettere

Ma è rosa”, dico io, all’amica invasata “io detesto il rosa”.

E lei si offende “Ma guarda che mica sei qui a far la sfilata, sei qui per un buona causa”.

Ma la buona causa vorrei farla io, giuridica, contro quelli che scelgono deliberatamente di imporre a così tante persone, tutte insieme, un colore così di merda come il rosa.

Il rosa-tumore al seno.

Un rosa inequivocabile.

Poi, quando l’hai messa vai lì, a quello stand, che ti danno la spilletta, il cappellino e la bandanina dell’evento”, questo dice l’amica che ha vinto il cancro e che, dunque, si sente in diritto di mascherarmi da perfetta disadattata.

Ma perché??!

Per fortuna, se è vero che mal comune, mezzo gaudio, non sono da sola.

No.

C’è gente in rosa dappertutto.

Sembra di essere a Riccione, in estate, quando i cittadini decidono che si debba scendere il più in basso possibile, organizzando la Notte Rosa.

Ma almeno sei a Riccione, lo sai che lì sono giù sciroccati di loro.

E poi è notte, non ti vede nessuno o, perlomeno, non ti vede nessuno sobrio e che non sia imbottito di rosa, anche lui, come te.

Qui invece siamo in pieno giorno, in centro città, vestiti da conigli froci, da statuine di ceramica appese sulle bomboniere delle prime comunioni di bambine sceme, in balìa di gente col delirio di onnipotenza per esser guarita da una malattia terribile e che, a causa di questa guarigione, oggi ci sequestra e ci costringe a correre col rischio di farci morire d’infarto a tutti, per giunta in rosa.

Perché la maratona è sempre organizzata a Maggio, di domenica, a mezzogiorno e non morirai di cancro ma c’è il rischio alto che ti scoppi il cuore.

Moriresti per una buona causa : vuoi mettere?

Si, voglio mettere.

Voglio mettere un’altra cazzo di maglietta.

Quando inizia la maratona ti accorgi davvero di chi hai accanto e capisci se il tuo vicino è uno che partecipa o che sta, come te, subendo la maratona.

La mia amica partecipa, ad esempio.

Ed è rosa anche in faccia, coi fiocchetti dipinti sulle guance col rossetto.

Sembra una di quelle signore matte che vivono in certi vicoli di Roma, truccate come Moira Orfei da quarant’anni senza però essersi mai struccate.

Si esibisce in una marcetta fiera, la mia amica, a petto in fuori come un gallo Moroseta (quelli pelosi, buffi ma mai quanto lei, col rossetto fragola in faccia).

Saluta tutti e distribuisce adesivi ai passanti, tirandoli fuori da un marsupio che io già vorrei far finta di non conoscere gli amici che usano il marsupio, figuriamoci quelli col marsupio, indovinate un po’ di che cazzo de colore?!

Alla mia destra c’è un poveraccio come me.

Dev’essere il fidanzato o il fratello di un’altra invasata in rosa fragola che lo monitora come un kapò.

Non si scolla dal suo fianco, la gendarme rosa mentre grida dentro al microfono di un giornalista che la intervista.

Grida duro, come un cerbero appena uscito da un dramma greco; grida che è importante partecipare e che, se si lotta insieme si vince ma il poveretto al suo fianco, la sua lotta la sta facendo da solo, come me: si lotta contro diverse tipologie di umiliazioni fisiche e sociali, inflitte da questa gente forsennata che ci obbliga a sudare tutti come Galeazzi durante la Champions e a sentire il nostro povero cuore che, assieme alla milza, piange le sue ultime lacrime.

La maratona esalta i malati e quelli che son guariti.

Ma stronca i sani, lo sapevate?

E poi c’è rosa che stronca tutto il resto.

tumorismo

Questo pezzo fa parte della scaletta di monologhi comici che compongono lo spettacolo Tumorismo: ridere dove non c’è niente da ridere, un progetto senza scopo di lucro dedicato al mondo dell’oncologia, scritto ed interpretato da Arianna Porcelli Safonov, Sarah Carla Frasca, Les Fleurs Esemble. 

IL MANTENUTO E’ UN CRIMINALE

COSE FASTIDIOSE, PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

Tra i tanti crimini efferati, compiuti, ogni giorno, contro l’umanità intera, ve n’è uno, forse di minor gravità, ma comunque sottovalutato e fastidioso come l’incauta scelta di sedersi sopra ad un cactus.

E’ il crimine che compie, tutti i giorni, il mantenuto.

Il mantenuto causa rancore alla popolazione dei lavoratori, nuoce ai genitori che ne sostengono le mille, stronze, velleità ed è certo che, una volta genitore, a sua volta, crescerà figli marci e perdigiorno.

Il mantenuto puzza di bene lusso non sudato, di fatica altrui non onorata, di abitudine a soggiornare sul pianeta senza apporre il minimo sforzo per la propria sussistenza anzi, consumando Co2 come una pianta grassa, senza però restituire ossigeno.

Dal punto di vista etimologico, non v’è scampo: mantenere vuol dire tenere la mano: ma la mano si tiene ai bambini o agli anziani, non alle mogli bionde o ai figli venticinquenni!

Il mantenuto cresce col concetto di open-bar perpetuo e dovuto, con la filosofia all you can eat nello stomaco e con la frase del “poi passa papà/mio marito/mia moglie/la mamma”, sempre pronta, in quella gola che andrebbe sigillata a suon di mazzate, non credete?

Il mantenuto, che Dio lo punisca, non conosce l’arte della negoziazione con un capo che ti sfascia i coglioni, avanza pretese impossibili o, semplicemente, richiede servizi entro tempi limitati, altrimenti non paga perché, il mantenuto non ha mai avuto necessità di lavorare e questa sua mancanza, non è un lusso ma un approccio alla vita che lo rende flaccido e maleodorante come la popò di un bulldog francese.

La pena da prevedere per il mantenuto:

Il sacro esercizio del bucio di culo per terzi, dietro retribuzione.

Il mantenuto non conosce il gusto amaro del mancato pagamento ma attende il pagamento che gli appare come un diritto, comodamente a casa o peggio, dal parrucchiere, alla spa, all’università, in giro per il mondo, al parco pubblico o al centro commerciale.

Perché non decidere di punire, una volta per tutte, il mantenuto, secondo legge?!

Perché non punire questi succiacapre, lasciandoli un mese senza sovvenzione esterna?

Un mese sotto osservazione, chiedendo loro, semplicemente di mantenersi da sé.

Da quel mese di osservazione potrebbero scaturire miracoli!

Alcuni si convertirebbero alla più sana creazione di un’autonomia, rivelando talenti eccellenti, allargando il proprio campo di visuale su cose e persone, attraverso il sacro esercizio del bucio di culo per terzi, dietro retribuzione.

Da quel mese di osservazione si potrebbero trarre utili conclusioni in campo d’indagine sociale, sulla bellezza della selezione naturale che non perdona i pigri e coloro che si approfittano del lavoro altrui.

Dopo quel mese di osservazione si potrebbe punire senza possibilità di rinvio, questa abitudine che stupra il pil di un paese, l’assetto sociale ed economico del pianeta, il concetto di utilità di un individuo per la creazione, messo pesantemente in dubbio dalla personaccia di merda che è, il mantenuto.

Il mantenuto va punito e le sue mani vanno messe subito al lavoro, prima che il virus si diffonda senza limiti e il nostro salvadanaio venga preso d’assalto.

Perché, prima o poi, capiterà.

Se avete un mantenuto in casa, in famiglia, se il germe si è insinuato nella testa di vostro figlio o di vostro marito, sentitevi liberi di perseguire con ogni metodo, questo oltraggio nei confronti della natura umana, tutta.

E che vi piglino i cinque minuti perché saranno minuti santi e benedetti, quelli in cui, tutto ciò che avete comperato, negli anni, al mantenuto, venga sparato fuori dal terrazzino o dal garage di casa vostra, sotto gli occhi della personaccia che vi ha chiesto di pensare a lei, senza che le fossero mai mancati gli arti per poter cooperare alla propria, ignobile, sussistenza.

 

 

 

 

NO BUDGET: UNA STORIA TRISTE

COSE FASTIDIOSE, FAVOLE DI MADAME PIPI'

“Ciao Mamma,

si, si, ho fatto il colloquio.

E’ andata alla grande.

Mi hanno presa sicuro ma dovrebbero darmi conferma definitiva la prossima settimana.

Guarda, hanno detto cose incredibili sul mio cv.

Sono al settimo cielo!

Hanno detto che sono la figura professionale che aspettavano e che il mio background darà all’azienda un plus miracoloso.

Spunti innovativi.

Mark-up irripetibili.

Idee inimmaginabili.

Sguardi sul futuro.

Finestre sul successo.

Il direttore creativo mi ha detto che aspettava una risorsa come me da una vita e che, se lo dice lui, che da vent’anni dirige una delle agenzie di comunicazione più importanti del mondo, posso esserne fiera, ecco.

Anzi, ha detto “proud”, Ma’…che in inglese vuol dire coraggioso, fiero.

Come?!

No, no, l’azienda è italiana.

Lo ha detto in inglese perché oggi le aziende fighe usano le parole inglesi per certe cose.

Sono più efficaci.

Più accattivanti.

Più cool, dicono.

Si, cool.

No, non è una parolaccia, vuol dire figo.

Va beh Ma’, poi quando ci vediamo te lo spiego.

Che dici?! Ma va’ no, ma quale stipendio?!

Per il primo anno non prendo nulla ma è prassi.

Si, quando stai su un progetto nuovo, fidati è sempre così.

Non puoi capire mamma, dammi retta.

E’ una puntata zero, un progetto low-budget, un’idea unconventional nella quale non sono stati fissati dei budget, almeno per quest’anno.

Ma quale rimborso spese, Ma’.

Ma dove vivi?!

Ma ti pare che gli chiedo un rimborso?

Cioè: se mi pigliano sono dentro a un team internazionale che lavora su’ un progetto fighissimo e io chiedo dei soldi?

Sono io che dovrei pagare per lavorare con loro, Ma’.

Tu non hai idea: c’è la file di gente che vorrebbe essere al mio posto.

C’è il mondo che pagherebbe per riuscire ad entrare in quella agenzia!

Fidati che, guarda se mi permetti, senza offesa eh, ci capisco un po’ di più sul mondo del lavoro oggi, non credi?!

E allora…

Dai, ora ti saluto che sennò mi innervosisco.

Si, si.

Saluta Papà, eh! Dagli un bacio.

Ah mamma, aspetta!!

Ricordati di mandarmi i soldi dell’affitto, eh.

Che il 5 è tra una settimana, mi raccomando”.

PICCOLO TUTORIAL SUL REFERENDUM

PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

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Lo hanno fatto un pò tutti.

Allora anche quì su Madame Pipì prendiamo un attimo per i fondelli questo referendum che un paio di spunti interessanti li tiriamo fuori volentieri.

Sulla Costituzione non ci sarebbe niente da ridere eppure, a livello di comicità, di battute sulla Costituzione è già stato detto e fatto praticamente tutto e io non ho più così tanto materiale umoristico da quando quelli del governo rubano il mestiere a noi comici.

E viceversa.

Comunque qualcosa tirerò fuori perché sono romana e noi romani come sapete siamo sempre premurosi nei confronti della Cosa pubblica.

La cosa pubblica, la cosa nostra, insomma.

Noi romani da secoli ci prendiamo cura delle faccende statali con sapienza e delicatezza.

Lo abbiamo imparato dai nostri padri, da Nerone e da altri grandi della storia romana, che so, Andreotti, Califano, Buscetta…anche se non era romano ne sapeva qualcosa di romanità.

Eccovi allora, cari lettori della provincia romana, un piccolo vademecum sul Referendum.

Andiamo con ordine:

  1. La Camera dei deputati sarà l’unica a votare la fiducia, i deputati restano 630 e vengono eletti a suffragio universale.

No, non diluvio universale, suffragio universale, purtroppo.

  1. Il Senato della Repubblica sarà composto da 95 membri.

Personalmente trovo di cattivo gusto dare già ai senatori delle teste di cazzo, senza averli ancora conosciuti, comunque è la Costituzione che lo dice.

  1. I 95 membri verranno eletti tra le regioni in proporzione al loro peso demografico, per fortuna non corporeo visto quello che se magnano al Capranica e agli altri ristorantoni a Piazza Colonna.
  2. Tra i nuovi senatori (sempre membri) dovrà esserci per ogni regione almeno un sindaco, al quale verrà donata l’immunità.

Che tempismo di cattivo gusto per Gianni Alemanno, al quale l’immunità sarebbe tornata più utile di un tacco 12.

L’immunità…sapete cos’è, si?! Ve lo spiego io che sono romana e praticamente nella mia città sono tutti immuni.

Possono essere arrestati solo i vecchietti incensurati.

I nuovi senatori non potranno essere arrestati né sottoposti a intercettazione senza l’autorizzazione del senato.

Cioè saranno loro stessi a dover decidere se essere o no arrestati.

Che tempismo di cattivo gusto per Giulio Andreotti, al quale l’immunità sarebbe tornata più utile di un po’ di nuoto da piccolo. Invece poveretto se l’è dovuta comprare, chissà quanto avrà speso..

  1. Verrà modificata e ridimensionata la platea degli elettori del Presidente della Repubblica ma i candidati alla presidenza rimarranno comunque signori ultracentenari, pronti per il fornetto.
  2. La supplente. La seconda carica dello Stato non sarà più il presidente del senato ma il presidente della camera.

Preparate i fazzoletti perché a sta botta alla Boldrini gli esplode il naso dai pianti di commozione ma soprattutto esplode il naso a chi se la ritrova non solo come membro ma anche come vice presidente della Repubblica.

  1. Se ne vanno definitivamente le Province: l’Italia si trasforma in un’unica, gigantesca provincia (di Roma, ovviamente).
  2. Le firme per i disegni di legge di iniziativa popolare passeranno da 50.000 a 150.000 e bisognerà chiedere il permesso per raccoglierle a Gesù, a Michael Jackson e al campione in carica dei pesi massimi gridandogli “vaffanculo” a 20cm dalla faccia e aspettando col ddl in mano, di vedere la sua reazione.

Quanti buoni motivi per votare NO e soprattutto per andare a votare, dimostrando che non tutti gli aventi diritto di voto, oggi sono disadattati.

 

INNO ALLA VITA

SINFONIE

Ogni anno 800mila persone muoiono a causa di un suicidio, nel mondo.

Il suicidio è la seconda causa di morte tra le persone che hanno tra i 15 e i 29 anni nel 2012.

Ora: capisco che l’argomento sia più che delicato e dato questo preambolo per scontato, vorrei proporre un piccolo inno alla vita.

Perché la vita è molto bella e magari andrebbe semplicemente detto, passando parola, condividendo questo punto di vista come si fa coi video cazzoni sui social.

La vita è molto più simpatica di quanto si pensi.

Che si creda o meno in Dio, la possibilità immediata che stiamo avendo in questo istante è un privilegio.

Anche se vivi in un mondo in cui un uomo miserabile come Donald Trump è più ricco e potente di te e può permettersi di chiamare sua figlia Ivanka.

Anche se oggi, dopo vent’anni, i tuoi compagni di classe hanno tutti la Lamborghini e l’attico in centro mentre tu vivi al sesto piano sulla tangenziale coi buoni pasto di tua madre, la vita è una chance che non si può rifiutare.

Anche se vivi in un mondo in cui la tenda della doccia della piscina ti si appiccica alla pelle.

Anche se Matteo Salvini vende più libri di molti importanti filosofi tedeschi contemporanei, vale la pena continuare a lottare per far sì che il contrario accada.

Quando la cialda del caffè cade vergine nel cassettino insieme a quelle marce, quando l’unica soluzione del sabato sera è una bottiglia di vino o di qualsiasi cosa alcolica del discount ti faccia dimenticare per qualche ora che razza di sofferenza ti si sta mangiando, credo sia importante tenere a mente che la vita cambia può cambiare direzione in qualsiasi momento e che devi solo sederti ad aspettare il momento migliore.

Sederti anche sbronzo con la roba del discount, si.

L’importante è sedersi.

L’importante è rimanere verticale.

Quando ti rendi conto che ogni mattina ti aspetta l’ora di fila in autostrada per arrivare davanti a una scrivania che non hai mai voluto.

Quando il gatto ti caga sul cuscino perché non gli piacciono i nuovi croccantini che hai comprato.

Quando il biglietto dei Florence and the Machine costa 70 euro e tu non c’hai manco quelli per pagare la benzina e arrivare allo stadio dove suonano.

Lì arriva il momento di accorgersi che la vita, da qualche parte e senza che ciò sia palese, ti vuole bene, ti strizza l’occhio, aspetta una reazione.

Anche se i tuoi genitori voterebbero ancora Berlusconi.

Anche se tuo marito si è innamorato di un ragazzo minorenne.

Anche se hai mandato curriculum pure nelle altre galassie e non ti hanno chiamato neanche dalla nettezza urbana.

Anche se lavori alla nettezza urbana o al quarantesimo piano di un grattacielo sulla 5th e tutti i giorni vorresti decollare dalla finestra del tuo loft, è giusto che tu sappia che la vita è molto bella, birbante, stupidina, impietosa e sempre pronta a sfidarti.

Tanto vale viverla.

Anche se sei passata da una taglia 38 a una 54 in due mesi.

Anche se ti si è rotta la chiave nella toppa e sono le tre del mattino e sei di nuovo ubriaco con quella robaccia solita del discount.

Anche se tuo padre è morto e ha lasciato l’eredità alla badante.

Anche se questa estate non vedrai il mare.

Anche se dalla banca ti chiamano tutti i giorni e non per chiedere come va a casa.

Anche se il film non è finito come volevi e magari manco lo hai capito. Anche se l’autista ti ha visto che gridavi come un pazzo dietro al tram di aspettarlo e ha accelerato.

La vita, a mio avviso, può essere un gran bel piatto da mangiare, l’importante è non dimenticarsi di digerire.

Ogni anno 800mila persone muoiono a causa di un suicidio, nel mondo.

Il suicidio è la seconda causa di morte tra le persone che hanno tra i 15 e i 29 anni nel 2012.

capisco che l’argomento sia atroce e che non si possa sempre scherzare di tutto e dato questo preambolo per scontato, vorrei proporre un piccolo inno alla vita.

Perché la vita è una tecnologia che ancora nessuno è in grado di craccare e vale la pena scaricarla tutta e magari andrebbe semplicemente detto, passando parola, condividendo questo punto di vista come si fa con le ricette dei dolci vegani.

La vita è molto più vita di quanto si pensi.

Italy, Sibillini Mountains, Castelluccio of Norcia, flower bloom

Italy, Sibillini Mountains, Castelluccio of Norcia, flower bloom

FOTTUTA CAMPAGNA stampa

FOTTUTA CAMPAGNA

Piccola e umile raccolta di video,podcast e articoli su Fottuta Campagna, un libretto che era giù best-seller, ancora prima di uscire.

http://fazieditore.it/catalogo-libri/fottuta-campagna/

***

Webnotte – La Repubblica Tv: http://video.repubblica.it/rubriche/webnotte/webnotte-la-fottuta-campagna-di-arianna-safonov/234664/234341

Radio24 – Rosita Celentano e Angelo Vaira: http://www.radio24.ilsole24ore.com/programma/felice/vivere-campagna-150808-gSLAhJnOKC

La Provincia Pavese – Lieto Sartori: http://laprovinciapavese.gelocal.it/tempo-libero/2016/04/11/news/madrid-montalto-cosi-madame-pipi-scopre-la-natura-1.13278368?ref=hfpppves-1#gallery-slider=undefined

La Provincia Pavese – Serena Simula: http://laprovinciapavese.gelocal.it/tempo-libero/2016/03/22/news/fottuta-campagna-sei-un-luogo-comune-1.13175677

Radio24 – Melog, Gianluca Nicoletti: http://www.radio24.ilsole24ore.com/programma/melog/fuga-citta-122255-gSLAH0dVbB

Radio Capital – Ladies and Capital: http://www.capital.it/capital/radio/programmi/Ladies-And-Capital/3713660

National Geographic:

Safonov_National Geographic

Le Pagine del vino – Luciana Rota: http://www.lepaginedelvino.it/3551/la-fottuta-campagna-di-arianna-non-e-bio/

Feeddbooks – Veronica Fantini: http://it.feedbooks.com/interview/552/un-messaggio-importante-spiegato-con-semplicit%C3%A0-e-ironia-ma-soprattutto-rivolto-a-tutti

Il Fatto Quotidiano – Camilla Tagliabue:

ilfatto

TuStyle – Eleonora Molisani: http://www.tustyle.it/diary/fottuta-campagna-felice-esordio-di-arianna-porcelli-safonov/

Il Foglio – Mirko Volpi: http://www.ilfoglio.it/cultura/2016/05/10/campagna-natura-agricoltura-biologica-libro___1-v-141801-rubriche_c361.htm

Confidenze – Letizia Grandi:

Safonov_Confidenze

Primediecipagine – Desy Icardi: https://www.youtube.com/watch?v=yWOW0oXeBQA&feature=youtu.be&a

Scrivere al Femminile – Stefania Massari: https://scriverealfemminile.org/2016/05/31/fottuta-campagna-di-arianna-porcelli-safonov/

Il Venerdì di Repubblica – Tiziana Lo Porto:

venerdì rep

Il corriere del Conero – Elena Pigliacampo: http://www.corrieredelconero.it/rubriche/libri-consigli/8931

BREVE INDAGINE SOCIALE SUI PASSAGGI SCROCCATI

SINFONIE

 

Stasera vi racconto un aneddoto della mia gioventù prima che me ne dimentichi.
La crisi rende furbo anche chi scommettereste di veder morto alla prima carestia.
Così, dopo aver tentato per un’epoca di diventare l’unica pilota di GT, è arrivata la crisi.
E io sono rimasta senza macchina.
Dopo il viaggio del “vado e non torno più” nelle Americhe, la scena è:  me ragazzetta di nuovo nelle campagne a casa di mamma e papà (e che mamma e che papà!) senza più la preziosissima Y Sprint 1.2 venduta qualche mese prima ad un grasso diciottenne che nel frattempo, ho saputo, ha provveduto a violarla con raccapriccianti adesivi con teschi e tendine luminose.
Lo vedevo passare per il centro, il bastardo, dopo aver speso un’altro paio di mila euro per abbassarla di 60cm, oscurarle i vetri (a una Lancia Y?!) e farle calzare delle pedaliere di metallo coi buchi, che perfino Alonso le troverebbe esagerate.
Insomma sono a piedi.
E la città è così lontana da certe campagne italiane e noi siamo così abituati a rimanere a bocca aperta se passa qualsiasi cosa somigli ad mezzo pubblico puntuale, che la mia giovinezza perde di colpa luminosità.
Meno male che ci sono i treni!!
Ne abbiamo uno la mattina e uno in tarda serata.
Siamo costretti ad ammettere che il servizio pubblico è in qualche modo garantito.
Ma se perdi una delle 2 corriere proposte dallo stato sei certamente fottuto.
E non siamo nel New Jersey che uno gira il pollice e ti caricano senza chiederti nulla di carnale in cambio.

Così, da disperati si diventa furbi.

Dopo qualche giorno paralizzata a casa dalla consapevolezza che ero ufficialmente passata dalla classe medio-agiata degli auto-muniti a quella dei certamente fottuti, ho scelto di reagire iniziando a sfogliare la mia rubrica di amici italiani che potenzialmente avrebbero potuto per sfortunate coincidenze (loro) trovarsi nelle mie campagne e accogliermi sul loro sedile.
Ho applicato, per far sembrare la richiesta di passaggio meno opportunista possibile, rudimenti di gentilezza spontanea, organizzando aperitivi in campagna proprio quando sapevo di avere appuntamento serale in centro.
La somministrazione di cibo e bevande gratuita è sempre infallibile.
Così, quasi ogni week end da Marzo a Settembre, sono riuscita a cavarmela, spendendo però parte del patrimonio in snacks e fiumi di birra.
Come per tutte le altre occasioni disperate che la vita ti propone, è simpatico impararci sempre qualcosa così, divento in breve tempo un’autostoppista del centro Italia.
Il tragitto è sempre lo stesso.
All’andata uno se la cava.
Il ritorno è un avventura che manco Into the Wild.
Ma grazie a questo giovane opportunismo mi sono accorta negli anni di quanto l’auto rappresenti una protesi della casa di chi la guida.
Anzi, stando sempre sullo stesso sedile alla guida, il proprietario non si accorge di ciò che accumula nel resto della vettura, così molti si lasciano sfuggire dettagli che il mio occhio registrò con ferocia, in quel mio periodo di povertà dove tuttavia non ho fermato la mia personale missione per l’indagine sociale.
Direi così che possiamo suddividere gli automobilisti in 2 macro-aree:
La prima categoria riguarda quelli che pensano che possa succedergli qualsiasi cosa mentre sono in giro.
La prima categoria, è per la maggior parte dei casi, squisitamente femminile.
Si può chiedere loro un fazzoletto, e dal cassettino tireranno fuori salviette tonificanti astringenti, bombolette per asmatici, perfino piccoli estintori che non avranno mai provato a usare in vita.
Una quantità di felpe e di pedalini che sembrano essere stati appena confezionati da una mamma meridionale per il figlio militare in partenza per il medio Oriente.
Non per forza sono auto pulite ma se per caso vi viene fame o sete, questa categoria avrà sotto il sedile una discreta dispensa o almeno un pacco di biscotti e succhi da scolaretta, alla pesca.
Siccome la mia indagine sociale a quei tempi era minuziosa, riporto qui qualche dettaglio di un’avventura avuta durante lo scrocco di un sedile di Categoria 1:
Salgo in macchina dell’amica Categoria 1 e per 40 minuti ricevo una serie di avvertimenti e informazioni su come gestire il mio soggiorno in macchina.
Le informazioni sono talmente tante che scendo a destinazione con le ascelle sudaticce per via dell’ansia di sbagliare un gesto minimo in un ambiente così piccolo, che può costarmi caro.
“Io ci tengo, sai, la stò ancora pagando”.
Mi accorgo che la velocità media è sempre costante, qualsiasi cosa accada.
Sorpassi, svolte improvvise di altre auto sulla carreggiata, lei tiene il piede sul pedale come incollato, perché “a frenare si consumano le pasticche ed è un casino poi”.
Le chiedo se posso aprire il cassettino, perché voglio scrivere un racconto su tutte le macchine che mi ospitano durante il mio periodo di astinenza da motori miei.
“Apri piano, che ti esplode in faccia, talmente è pieno”.
In realtà l’interno mi delude con una geometria povera di oggetti puliti, nuovi, riposti con metodo.
Un atlante, salviette, caricatore cellulare, una pochette coi cd italiani e una con quelli stranieri.
Ma non dico nulla per non contraddire a prescindere nulla, durante la traversata.
Caso vuole, come sempre, che l’eccesso in ogni sua forma, venga punito.
Ed io inizio a sentirmi male dopo aver appuntato i contenuti del cassettino appena descritti, sul taccuino.
Inizio a sentirmi davvero male e smorzo lo sbratto con una serie di sbadigli di grande mammiferi mentre lei, incurante della saliva che comincia a uscirmi dalla bocca, mi elenca il contenuto della dispensa sotto i sedili.
La seconda categoria riguarda quelli che hanno un’auto su cui scommettereste di morire a bordo dalla trascuratezza con cui la povera lamiera è obbligata a portare in giro il proprietario.
La seconda categoria non fa il bollino blu e controlla le ruote solo dopo che sono esplose in autostrada.
Sui tappetini non potrete posare i piedi perché tra peluche, lattine di birre, libri e copertine di cd, avrete un tappeto di porcherie a impedirvi il riposo.
Non si apre il finestrino del passeggero se non trascinandolo giù con le mani sudate e uno sforzo da emorroidi.
Le auto di questa area di studio hanno sempre lo stesso, inconfondibile odore di tappezzeria intrisa di tabacco e briciole di crackers.
Questi arredi interni corrispondono quasi sempre ai fricchettoni, e lo dico con rammarico, perché la selezione musicale che scelgono in auto, è senza dubbio eccellente.
Ma non basta buona musica se vai in giro con un mezzo al quale sono caduti tutti gli specchietti retrovisori.
Circa questa categoria avrei davvero tanti aneddoti da ricordare.
Ma per la maggior parte dei casi si tratta sempre di posti di blocchi dove ho rischiato l’arresto insieme al conduttore.
Magari per le cinture di sicurezza rotte o direttamente per la totale mancanza secolare di polizze assicurative o grandi carichi di droghe leggere in macchina.
Droghe leggere ma in carichi pesanti.
Meglio non approfondire.
Esiste poi una terza serie di automobilisti dei quali però per scelta etica , ho deciso di non approfittare.
Quelli con il gusto tutto esibizionista di usare la propria auto come una vetrina.
Tendine, Alberi Magici, Luci al Neon per intenderci.
Quella del bastardo che mi ha comprato l’adorata Y.
Me ne voglio tener fuori per questioni di igiene morale.
Alla fine di questa indagine sociale ho finalmente messo insieme qualche euro per comprarmi un fottuto mezzo di trasporto.
Come categoria direi che appartengo più alla numero 2, con propensione spigliata verso il camionista o il campeggiatore automobilistico.
Quello che, vista la lontananza di casa dalla città, ha tutto ciò che serve per fermarsi a dormire all’angolo della strada, quando la cicagna arriva prepotente.
E voi che macchina siete?