IL BIDET COME GESTO DI EMANCIPAZIONE

COSE FASTIDIOSE, PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

Questo pezzo (un pò bacchettone, populista e ciellino) sarebbe dovuto andare in onda su Raidue, nella puntata di Nemo – Nessuno Escluso, del 9 Marzo 2018 ma è stato giudicato troppo duro dalla redazione.
Il tema, per il quale ero stata invitata a dire la mia in studio, era:
“il turismo sessuale femminile, la donna non più come oggetto sessuale ma come individuo in grado di amplificare il proprio piacere, la vendita porta-a-porta di sex-toys”.

Per onorare la libertà di espressione e il lavoro di scrittura svolto, mi piace proporvelo comunque, all’interno del mio repertorio, sperando che l’Ariannina vostra riesca, un giorno, a dire la propria dura opinione anche in tv. 

***

Ci sono due argomenti che un autore comico dovrebbe smettere di trattare, una volta per tutte: la politica e il sesso.

E i motivi sono mille: prima di tutto, sono tematiche più che inflazionate e il rischio più ovvio è quello di cadere nella banalità più completa: vuoi far ridere? Parla di sesso o di politica.

Basta così, no?

Poi c’è il rischio di far brutte figure perché, se non conosci un argomento e ne parli, il pericolo della figura di merda è alle porte e conoscete la legge del “più ne parli e meno te ne intendi” ?!

Si può essere incompetenti tanto nel sesso quanto in politica: di fatti ,sia i comici che i politici mettono tristezza quando parlano di sesso, perché si tratta di due categorie indiscutibilmente poco avvenenti, e mettono ancora più tristezza quando parlano di ideologie, visto che i loro libri di storia marciscono in cantina.

Ma c’è un rischio ancora più pericoloso che può correre l’autore comico e riguarda la sua igiene personale.

Parlare di sesso e di politica è comodo, facile, può farci diventare ricchi e divertenti ma anche sporchi e cattivi.

Ed è per questo che, nel mio piccolo, ho sempre cercato di non non occuparmi né di sesso, né politica: per questioni igieniche.

Allora stasera vi parlerò di igiene personale.

Seguitemi.

L’igiene personale è un sostantivo femminile, singolare.

Anche per questo non possiamo pretendere che gli uomini si lavino più delle donne.

L’igiene personale è al primo posto, nella scala delle nostre priorità contemporanee.

Ma non possiamo sottrarci dall’ammettere un concetto fondamentale, spesso dimenticato: l’igiene personale non riguarda solo il corpo.

L’igiene personale riguarda anche il nostro povero intelletto.

Lo dicevano anche i latini no?! Mens sana in corpore sana.

I latini non è che si lavassero così, alla professionale, però il concetto di salute credo sia  associabile all’igiene.

Quindi sarebbe splendido se riuscissimo a mantenerci persone davvero utili al pianeta e non credo che l’utilità sia mandare l’assegno a casa di un ventenne gambiano.

Siamo persone utili se facciamo il bidet al nostro cervello, ogni tanto.

Manteniamoci persone degne di vivere, considerando tutte le problematiche che affliggono il genere maschile e femminile come fossero problematiche che affliggono l’umanità tutta, non le donne o gli uomini.

Se le donne investono soldi nel business della prostituzione in Africa, il problema non è l’emancipazione della sessualità femminile ma l’involuzione della sessualità femminile.

Se le donne investono soldi nel business della prostituzione contro le popolazioni africane, perché di questo si parla, il problema è la cattiva igiene personale della scatola cranica di tutta la società ricca.

Perché tra una signora che compra un volo per il Gambia e si fidanza a suo modo, con un ragazzo di 25 anni e un uomo che si ferma sulla via Tiberina, appena fuori Roma, per caricare in auto una ragazza eritrea, non vedo differenza se non quella in cui, come al solito, la donna spende più dell’uomo, per il proprio benessere. 

Procacciarsi prostituzione causa cattiva igiene intellettuale, non emancipazione, a meno che, chi si prostituisce, non lo faccia per vero gusto e per passione nei confronti del proprio lavoro.

Ma nella maggior parte dei casi, i ventenni africani, non credo siano felici di scartare una caramellona olandese di settanta anni e il gusto per la prostituzione oggi occupa ambienti ben più rinomati delle spiagge dove, fino a pochi anni fa, c’era solo miseria.

Diamo quindi una sciacquettata al nostro intelletto per capire che le conquiste di genere non si fanno coi soldi e non si fanno incentivando lo sfruttamento della prostituzione.

Meglio usare i sex-toys, piuttosto.

Questi prodotti però, nella maggior parte dei casi, vengono disgraziatamente prodotti in plastica, foraggiando la famosa isola di merda artificiale che fluttua nel Pacifico ma soprattutto, vengono prodotti in Cina.

Se andiamo avanti a dare tutti i nostri soldi ai cinesi, lo sapete che prima o poi ci mangeranno, vero?!

E poi, forse vi sembrerò bigotta, una di CL, un mormone, un yiddish però, nei confronti dei sex-toys venduti su appuntamento, io ho delle riserve.

Ma non sono riserve dovute al prodotto imbarazzante o al fatto che sia prodotto dai cinesi.

Le mie riserve sono nei confronti dei venditori porta-a-porta.

Ho lo stesso atteggiamento democratico, verso tutti i venditori porta-a-porta: quando suonano, fingo che la casa sia disabitata oppure, se beccano la giornata NO, mi affaccio dalla finestra e tiro contro di loro tutte le piante grasse, a disposizione.

A prescindere da cosa vendano.

Folletti, creme di bellezza o prodotti cinesi che dovrebbero sedare l’animale ho dentro.

L’animale che ho dentro lo sedo tirandoti i miei cactus, se mi citofoni alle due del pomeriggio, maledetto.

Non ho pietà coi venditori porta-a-porta.

Con tutti i porta-a-porta, tranne con quelli che davvero servono.

Tranne con quelli che davvero contribuiscono all’igiene personale del pianeta: i rappresentanti di enciclopedie.

Mi mancate, venditori di enciclopedie, dove siete?

Sarete sempre i benvenuti, a casa mia.

Vi indico anche da chi andare, dopo di me, eventualmente.

Tornate presto, non lasciateci soli con questa miseria umana che sembra aver raggiunto persino le donne.

Tornate a salvarci coi vostri fascicoli, miglioreremo il mondo, tornando a godere con le voci della Treccani.

Più enciclopedie e bidet per tutti !

 

CIRCA LE DONNE DI MARE

GABINETTO DELLE PICCOLE COSE SERIE.

Un pezzo scritto per la kermesse Se permettete parliamo di donne, organizzata dalla Società Umanitaria Alghero.

Alghero, Lo Quarter – Domenica 19 Marzo 2017 ore 19

I

Permettete se parliamo di donne?

Di quelle femmine di essere umano che hanno avuto la sventura di nascere all’interno di una razza evoluta come quella dell’essere umano, senza tuttavia godersi il lusso dell’evoluzione ma con mille obblighi e gerarchie vicini ancora all’ordine animale.

Permettete se parliamo di donne ma non di vestiti firmati, trucchi e ballerine?

Si può?!

Preferiamo parlare di pelle sudata, cuori spezzati e cervelli coi pensieri stipati.

Preferiamo parlare di lupe, di roghi con sopra presunte streghe e di silenzi pieni di suoni.

Fate la cortesia, concedeteci un po’ di tempo per parlare di notti insonni, di pance che si gonfiano e sgonfiano come vele, di gente condannata a cucinare lasagne a vita.

Perchè le donne sono anche genti, persone.

Concedeteci di parlare non di mamme, nonne, mogli, fidanzate e infermiere ma di persone.

Le persone che compongono il mondo e per questo sono costrette all’analfabetismo, allo stipendio più basso di tutti, alle mutilazioni più segrete e offensive di tutti i prigionieri di guerra.

Costrette ad obbedire ad altre persone col cervello mutilato.

Costrette a obbedire ai propri figli.

Fateci parlare delle persone costrette a lavorare come prostitute. Come se non bastasse essere costrette a lavorare.

Fateci parlare della gente che ha subìto castighi chiamati mansioni e che ora si ribella in modo scomposto, schiacciando tutto ciò che incontra in maniera disordinata, compulsiva.

Ma non è forse questa la strategia di tutte le rivoluzioni?

Fateci considerare la parola donna come un’evoluzione della parola persona, non come una condizione biologica.

Qualcosa da meritarsi non con la nascita ma col fuoco.

 

 

II

E poi ci sono le donne delle isole, al di sopra di tutti grazie alla condizione biologica di esser nate su uno scoglio.

E se nasci su una roccia sei già una donna, sei già un uomo.

Non hai tempo per altro che per l’essenziale.

Le sarde.

Chi le ferma le donne sarde, cresciute sulle pareti di calcare tra il mare aperto e i cespugli di mirto?

Ci sarebbe da portarle sul continente, le donne sarde.

Ci sarebbe da rapirle come ci hanno insegnato a fare e da portarcele sul continente, che tanto c’entrano nel bagaglio a mano.

Bisognerebbe portarle in Europa per farle parlare con certe donnette di terraferma, intrappolate nella rete a maglie fini dell’apparenza, dell’inconsistenza.

Io alle donne sarde farei produrre un tutorial, uno di quei corsi col cd-rom allegato che insegni alle ragazzine a starsene con la faccia contro il vento, come si protegge un territorio, come si danza con le proprie tradizioni senza annoiare platee, senza il vestito buono, senza soldi.

Io le sarde le farei entrare nei libri di scuola, nelle tasche dei politici, nei negozi e nelle università a spiegare cos’è il carisma.

A spiegare cos’è la dignità a quei catorci con la permanente e gli sciatusc che credono basti un figlio e un paio d’ore dall’estetista per essere donne.

Che non sanno cosa diventa il mare quando incontra il vento, che non riconoscono più odori e profumi che le loro antenate un tempo, fiutavano da miglia e miglia e che solo le sarde riescono ancora a percepire.

Dio salvi le donne delle isole e le cose che appartengono a pochi.

LA COSA TRA DONNE

PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

Fra tutte le discriminazioni che noi femmine d’occidente ci siamo auto-inflitte in questi ultimi decenni, quella più innocua su cui forse è possibile giocare senza rischiare il linciaggio, è la faccenda che riguarda la cosiddetta “Cosa tra donne”.

La riunione rosa, l’appuntamento settimanale di struscio, la libera uscita, il week-end alla SPA, l’aperitivo con le amiche o qualsiasi altro evento fisso che esclude gli uomini a priori e mal sopporta l’introduzione di nuove donne, amiche di amiche che vengono eventualmente accettate dopo un periodo di duro nonnismo.

Circostanze in cui i veri protagonisti non sono le donne presenti alla cosa tra donne bensì i loro compagni, le amiche, i parenti e i colleghi assenti.

Coloro che durante la settimana hanno compiuto gesti ignari degli occhi delle ragazze puntati addosso.

Gesti meritevoli di essere raccontati o disprezzati.

E sono pochi i gesti che non meritano di esser menzionati a una serata tra donne.

In queste occasioni, se non fosse chiaro, sono le donzelle a escludere, forse per la prima volta nella storia e per motivi futili, perdendo così un’altra occasione preziosa di riscossa del loro talento e della indiscutibile superiorità cerebrale di genere.

Inciampando nello sgambetto del “Mi devo distrarre, ragazze!” , “Stiamo tra noi”

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Così gli uomini vengono esclusi o non invitati in modo spudorato, plateale, come se poi ci fosse bisogno di insistere affinchè un uomo con dignità non si presenti al tè con le amiche.

Invece loro, quelle della Cosa tra donne, sembra proprio che ci tengano a sottolineare che qualora venisse in testa agli stalloni di passare, anche solo per affacciarsi alla porta e salutare, sono guai!

Sacrilegio.

Non si può oltrepassare il pianerottolo dell’appartamento scelto neanche se fuori grandina e se una delle amiche prova ad avere pietà per il fidanzato e chiede alle altre massone il favore di un’eccezione, perché magari la Cosa tra donne ha coinciso con la morte del nonno del poraccio.

Sti cazzi del nonno, rispondono quelle della Cosa tra donne.

L’amica ha tradito.

Ha tradito la legge del “Stiamo tra donne”.

Morirei felice sapendo di aver passato la mia vita scampando agli appuntamenti sociali delle donne per le donne, agli incontri delle donne architette, scrittrici, maniscalche, imprenditrici, mamme per le mamme, ginnaste per violiniste, avvocatesse unite per questa o quella causa di donne che, porco il mondo se è una causa importante non funziona che più siamo e meglio è?

Si, certo. Ma donne.

Donne, donne e donne, girl power, fazzolettini e spillette rosa, bandierine e prosecchini.

Io alle cene per sole donne mi presenterei con l’idrante.

Lo porterei per spiegare alla mia maniera che è bello fare società miste.

E’ così leggero avere a che fare coi maschi che donano spensieratezza ed evitano drammi e malelingue con la battuta idiota, perché questo sessismo?

E’ così rassicurante avere un paio di amici che stemperino quell’atmosfera da addio al nubilato e si piglino un po’ di nervosismo femminile giocando a fare l’agnello sacrificale per una sera.

Voglio fuggire lontano dagli appuntamenti dal parrucchieri di gruppo.

Non voglio vedermi giammai con le amiche in fila sotto ai caschi a leggere riviste rosa.

Perché esistono le riviste rosa, poi?

Ridatemi l’idrante, per le riviste femminili!

Non li voglio i vostri publiredazionali di merda, le poste del cuore, il punto di vista a fine giornale dell’intellettuale lesbica, l’outfit del mese e la ricetta di una stronza con la gonna a tubino e il tacco 20.

E se di punto in bianco volessi sapere qualcosa sul motore della nuova Audi?!

E se volessi anche sapere un paio di cose sulle aziende che fatturano di più al mondo, che faccio?

Quelli sono argomenti per maschi, non dovrò mica abbonarmi a GQ?

Che poi D di Donna è un giornale molto bello, perché sminuirlo con quel nome da club delle partigiane?

Perché farlo essere già dalla copertina un magazine che esclude il lettore peloso?

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Datemi l’idrante, vi prego.

Datemelo per le collettive di artiste, di cassiere e di mugnaie.

Datemi l’idrante affinchè si liberino posti sui divani di casa delle amiche e si possano aprire le porte ai maschi ( purche’ si tolgano le scarpe prima di entrare in casa, chiaramente).

Datemi un idrante che vi emancipo io con le buone o con le cattive, ragazze.

Se ci piacciono le pari opportunità, offriamole per prime.

E soprattutto non facciamola così lunga e diciamo a Leonardo di salire, che poveretto è il suo compleanno e vorrebbe mangiarsi una pizza con noi perché i suoi amici sono tutti allo stadio e a lui non frega un cazzo di futbol.

Fatelo salire e, vi giuro che se vi sento dire “Guarda, è un’eccezione perché questa, in realtà sarebbe una cosa tra donne!”, lo giuro su tutte le mie ave, piglio l’idrante.

 

GROUPONIZE ME

COSE FASTIDIOSE
Mi scuso con tutti i chirurgi, è un problema mio, giuro.

Mi scuso con tutti i chirurgi, è un problema mio, giuro.

Appuntamento alle 11 in punto.
Appuntamento preso a luglio per settembre.
E’ precisamente il 23 Settembre e io cammino tutta agitata con la borsa aperta, l’indirizzo segnato sul telefonino e tanta pipì da fare, non appena sarò arrivata.
Vi sto per raccontare un’esperienza normalissima per molte persone.
Ve la racconterò perché per me di normale, questa esperienza ha avuto solo tanta pipì da fare, come avviene quando ho un appuntamento dove sono costretta ad essere puntuale.
Un appuntamento preso con 2 mesi di anticipo perché c’è tanta gente che lo ha richiesto prima di te, già ti mette in soggezione.
Se poi è un appuntamento preso con Groupon oltre alla soggezione c’è anche la sicurezza di essere una cliente di serie C in trasferta.
Se poi è la prima volta nella tua vita che acquisti a scatola chiusa un prodotto di estetica, oltre la soggezione, il senso di inferiorità, oltre alla pipì e alla borsa aperta, sei anche una persona in difficoltà.
Perché nonostante sembri che questa epoca sia fatta apposta per certe operazioni, esistono ancora soggetti che come me non accettano inconsciamente o meno, che qualcuno possa modificare il loro aspetto con attrezzi simili alle posate.

Così arrivo al n°54 tenendomi la pancia che sento scoppiare nei pantaloni.
Suono al citofono della Clinica Estetica Europea col mio coupon n°2045679 in mano e aspetto che mi aprano, in mezzo a tutto quel marmo e a quelle piante grasse.
Dopo qualche minuto mi risponde una voce femminile conturbante che mi dice di raggiungerla al 2 piano, chiamandomi “Cariño” .
Questo simpatico appellativo si usa nei paesi latini per identificare qualsiasi persona sotto i 75 anni.
In italiano può essere tradotto con lo schifosissimo “Dolcezza”.
Per un attimo penso di aver sbagliato citofono.
Penso che la signorina voglia vendermi qualcosa di ancora meno interessante di quello che ho acquistato due mesi fa su Groupon:
una sessione di fleboterapia, un’oretta sdraiata su un lettino durante la quale un ignoto professionista, mi toglierà con una gomma da cancellare un paio di piccole vene viola che mappano le mie strepitose gambe da trentenne.
Strepitose e da trentenne ok,  ma con la stessa circolazione di una signora dopo 20 anni di pensione e di vita sedentaria alle spalle.
Invece no.
Il posto è quello giusto e mentre salgo le scale la Signorina conturbante apre già la porta e sento i suoi tacchi correre di quà e di là mentre una musica da soap-opera si diffonde per le scale del palazzo senza che nessuno a parte me, abbia da ridire.
La signorina dalla voce conturbante è il risultato di un bizzarro incontro tra ciò che un tempo fu una creatura di sesso femminile argentina e un pullman di chirurghi ubriachi che hanno deciso di esercitarsi sul suo viso mentre però il pullman corre per i tornanti della Valtellina, facendo cadere borse, giacche e bisturi dappertutto.

Già visibilmente spaventata, al momento però non ho tempo di soffermarmi troppo su di lei perché la prima missione in quel posto è urinare.
Dopo essere uscita dal bagno (anche io col viso appena rigenerato da una pisciata che non bastano 6 lifting) mi accomodo nel salottino dove trovo una decina di donne silenziose che leggono e fanno qualsiasi altra cosa pur di evitare gli sguardi delle altre.
E se ti impegni per incontrare il loro sguardo, la loro faccia sembra dire solo una cosa: “sto aspettando qualcuno, ok?! io sono perfetta, non ho bisogno di niente”.
A proposito del bisogno di niente:  non sono qui per giustificarmi, ma Groupon ha sperimentato sulla clientela un’alchimia malvagia per cui ti senti costretto a comprare qualsiasi inutile stronzata solo perché costa poco.
Così io ho pensato che non fosse bene avere delle minuscole vene all’altezza del ginocchio sinistro e soprattutto che non fosse bene non approfittare di 2 ore in cui qualcuno ti maneggia per soli 29,90 euro.
Questo è il motivo per cui mi trovavo lì, perciò guardo tutte le altre.
Voglio capire.

Quando la tipa mi chiama e mi invita a seguirla, ho il tempo di fare una maggiore indagine sociale su di lei.
E’ simpatica come una cartella esattoriale, ha al massimo 35 anni ed è piuttosto sbrigativa, deve aver visto che sono una col Groupon.
Le sue labbra hanno il 60% del volume in più consentito dalla sicurezza  in ambienti chiusi.
Sembra cinese ma non lo è, deve avere tutta una serie di pieghe di pelle in eccesso, nascoste dietro le orecchie e fissate con una spillatrice perché la sua pelle è trasparente.
Il suo sedere sembra uno zaino Invicta nascosto sotto il camice in cima alle spalle o poco più sotto.
Quando mi siedo nel suo studio, mi accorgo che tutto è completamente fatto di pelle.
Sedie, penne, portacarte, tavolo, muri, forse anche il computer ma non ci faccio caso, perché la Signorina conturbante nei pochi minuti in cui mi  consente di sostare nel suo studio, mi elenca una serie di controindicazioni ed effetti indesiderati che il trattamento che ho acquistato potrà provocare.
Sono col sedere stretto sulla sedia di pelle.
Culo a zaino sostiene che aggiungendo 25 euro al costo del mio Coupon, in nero, non avrò i problemi che invece col trattamento base mi verranno sicuramente a citofonare a casa: pigmentazione della pelle nelle zone trattate, dolori intramuscolari, possibilità quasi certa di dover ripetere il trattamento ogni 6 mesi per i prossimi 12 anni, scarsa circolazione sanguigna, malumore, tendenze suicide.
Tutto questo per eliminare delle piccole vene accanto a un ginocchio, che secondo lei, mi hanno già causato debolezze psicologiche e insicurezze sul lavoro, che non possono più avere la meglio su di me.
Devo vincerle e “il Dottore” mi dice, “sarà qui a breve per aiutarti a vincerle, Cariño”.
Mi strappa il coupon dalle mani, lo registra e da quel momento sono sua.
E’ un sequestro.
Sembra quasi che abbia un piccolo sorriso soddisfatto mentre io mi sento un cavallo appena acquistato dal mattatoio.
Poi culo a zaino si alza di scatto e io ho un sussulto sulla sedia di pelle ma il mio sedere, a differenza del suo che si muove sulle sue spalle, è rimasto appiccicato col sudore alla sedia, perché ho i pantaloni corti quindi mando un gemito di dolore mentre lei mi dice di seguirla.
Tutto, a questo punto, diventa più veloce: lei inizia a correre per i corridoi e io la seguo inciampando, con le cosce ancora doloranti dallo strappo della sedia di pelle.
Mi infila un camice in corsa e io continuo a farle una sola domanda alla quale lei continua a non rispondere “Mi può dire come funziona, in cosa consiste il trattamento?”.

Il Dottore è un signore argentino, affabile come il pugno di Tyson senza riscaldamento.
Somiglia a Moretti, l’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato.
Gli somiglia talmente tanto che sembra lui, solo con un camice bianco e un sacco di diplomi attaccati al muro.
Severissimo, non ha tempo da perdere né tiene in conto la mia visibile paura.
Mi dice di sedermi su un lettino e di non muovermi, che in un altro contesto potrebbe essere un invito ammiccante ma in questo l’unica cosa ammiccante è la porta di uscita.
La signorina dal culo a zaino è già tornata di là a prelevare altre cavie col coupon e io sono sola con il dottor Moretti severissimo che di spalle, sta già preparando tutta una serie di piccole siringhe.
Ho detto SIRINGHEEE???!!
A quella vista, torno indietro nel tempo di 25 anni e rivedo il vecchio pediatra Savignoni che mi pianta aghi pieni di vaccini, severissimo anche lui, dentro il muscolo della mia gambetta di cerbiatta innocente.
Quando mi portavano dal pediatra Savignoni io iniziavo a piangere a 6 km di distanza della mia auto dal suo studio, perché sapevo che ci avrei rimediato un “Stai ferma!” o un “Se ti muovi ti faccio molto, molto male”.
(costava anche tanto)
Ma, insomma, davanti alle siringhe senza preavviso non posso non ribellarmi.
“Dottore, può spiegarmi cosa sta succedendo?!” gli chiedo tremante.
Lo scongiuro di spiegarmi cosa mi farà, se mi farà male e quanto durerà.
E il Dottore senza neanche girarsi mi spiega che il trattamento che ho acquistato su Groupon è un modello base per eliminare le mie piccole vene, vene che da quando sono dentro questo studio iniziano a sembrarmi sempre più affascinanti.
Mi dice che, quando avrà preparato tutto, mi pianterà tutte quelle siringhe, contemporaneamente su ogni singola, fottuta vena.
Mi raccomanda di rimanere immobile perché altrimenti farà male (l’ha detto, giuro! E’ finita!!!).
Dice anche che questo è il primo di almeno 4 trattamenti, che le vene sono dure a morire.
Mi dice che le siringhe hanno dentro un liquido che brucia e che le farà tutte fuori quelle fottute.
Quando il Dottor Moretti severissimo si gira con le prime 4 siringhe, io sono già per strada verso la metro con il passo veloce e le vene ancora lì, bellissime, lucenti.

 

LE 60 COSE CHE TI FARANNO PENTIRE DI VIVERE CON UN MASCHIO

COSE FASTIDIOSE

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1) L’odore acre di gommino sudato di Labrador, quando si toglie le scarpe.

2) L’ostinazione offensiva con la quale mette la maglietta dentro i pantaloni, lasciando intravedere il volgare bozzo della stoffa.

3) La parlata da giovane che ha con i suoi amici (anche se ha 72 anni), che ti farà realizzare con non poca inquietudine, di avere accanto un individuo con svariate personalità, tra le quali c’è anche quella del coglione.

4) La qualità agghiacciante di certi programmi televisivi, che predilige nonostante la vasta scelta proposta dal satellite:

Se non ama il calcio, ama i quiz. Se non ama i quiz, guarda i cartoni manga (anche se ha 72 anni).

5) Il degrado civile nei suoi cassetti di biancheria intima.

6) Il fatto che i cani obbediscano solo a lui.

7) Il fatto che i bambini si divertano di più con lui, solo perché riesce a prendere in braccio anche i più grassi.

8) I peli pubici mineralizzati nella saponetta accanto al bidet.

9) Un ottimo rapporto con le sue ex anzi, un eccessivo ottimo rapporto con le sue ex, visto che lo chiamano “Tesorino”, “Cucciolo” e altre stronzate.

10) Le mutande bianche, e non aggiungo altro.

11) Se gli ricordi un impegno, sei una rompicoglioni.

12) Se non gli ricordi un impegno, sei una compagna poco attenta.

13) Gli inspiegabili  periodi di diffidenza verso l’acqua e i detergenti.

14) Il rutto che non riuscirai mai a superare in potenza.

15) I dischi degli Europe, diffusi in auto a svariati decibel.

16) La sorella minore in esplosione acneica con la sindrome del “Stiamo sempre insieme, fratellone?!”.

17) La faccia piena di speranza con la quale ti chiede se lo trovi dimagrito, il giorno stesso che si è iscritto in palestra.

18) L’ostinazione a non volersi iscrivere a nessun gruppo di recupero per dipendenti da videogames

19) La consapevolezza che la tua mente è superiore alla sua e contemporaneamente quella che nonostante ciò, porti il suo cognome.

20) La sua fame chimica che ti contagia senza pietà.

21) I suoi amici, in grado di fumare in una sera, tutto quello che ha fumato l’albero genealogico del Marlboro Country man.

22) I grumi di zucchero rappreso che crea nel barattolo comune, con il cucchiaino bagnato.

23) La ferocia con la quale cerca un pretesto, quando si fa male con qualcosa in casa, per incazzarsi con te.

24) Il momento “Orsetto”:

Quello in cui, pensando di essere romantico, si affloscia con tutto il suo peso su di te, addormentandosi profondamente e respirandoti in faccia, mentre leggi un buon libro.

25) Lo sbraito inquietante che emette mentre vomita, quando ha bevuto troppo.

26) Il ringhio da Orco di Tolkien quando russa, che ti fa svegliare ogni 20 minuti, terrorizzata e certa che è arrivata la tua ora e che allora gli spiriti esistono davvero e che “Satana è qui e, oh mio Dio! Ah sei tu, pezzo di idiota, vai a dormire sul divano”.

27) Suo padre che ti ammicca con le sue battute truci, alle cene di famiglia.

28) Lo sformato di carne di sua madre che, dopo quindici anni ancora non si ricorda che sei vegetariana.

29) Il brivido lungo la tua schiena quando ti dice “Questa sera cucino io, tesoro”.

30) Il suo spazzolino da denti: lo stesso da quando vi conoscete.

31) I calzini di spugna bianchi, che tuttavia restano un must anche per il maschio del III millennio.

32) Il candore col quale, alla soglia dei sessanta anni, va ancora dal giornalaio a chiedere Dylan Dog.

33) Il giorno in cui riprende a suonare la batteria dopo 25 anni che non la toccava e pensa di essere Tony Esposito.

34) Il fine settimana della maratona di film, durante il quale ti piazza davanti a uno schermo, fino a farti venire le cataratte agli occhi.

35) L’ uso poco equilibrato che fa delle tue creme viso costosissime.

36) La falsa padronanza con la quale ti dice che ha già usato molte volte il trapano a percussione.

37) Alito: non occorre spendere tante parole, basta dire Alito.

38) Il “CIAO FRATELLOOOO” quando telefona l’amico che vive fuori.

39) Ha comprato la Wii.

40) Ha imparato a usare la Wii e pensa di essere invincibile.

41) Ha perso contro di te alla Wii.

42) I periodi in cui non lavora e te lo ritrovi ovunque per casa, come la polvere.

43) Se non ti vesti carina sei sciatta.

44) Se ti vesti carina sei zoccola.

45) I peli sulle spalle. Presto o tardi, i peli sulle spalle.

46) Lo specchio del bagno pieno di sputi.

47) I brufoli bianchi tra la barba.

48)Tavoletta del cesso e tutti gli orrori che ne conseguono.

49) Il cartone di pizza di sei mesi fa, rinvenuto dietro al divano dopo aver chiamato la polizia, per paura di avere un cadavere in casa.

50) 2 biglietti per il concerto di Renato Zero.

51) Non capire le tue grida all’urlo Munch quando ti sta pestando il piede con lo scooter in garage, sgasando e dicendo “E sbrigati a salire!”

52) Il tatuaggio che ha fatto quando aveva 16 anni, con Gatto Silvestro.

53) Il mocassino con la punta “a bara” che indossa in certi eventi speciali ma che poi magicamente, l’indomani scompaiono e tu non puoi buttarli.

54) L’ossessione compulsiva per la tecnologia in casa: fosse per lui, tutto dovrebbe essere gestito con attrezzi wireless.

55) La brasca della sigaretta che ha trapassato la tua preziosa coperta marocchina.

56) La sigaretta con la quale ha brascato la tua preziosa coperta marocchina, viene poi spenta nella tazza da tè da collezione.

57) Un solo costume da bagno, non si capisce il fottuto perché, un solo costume da bagno.

58) Certa depilazione sportiva, migliore della tua.

59) La caccola secca del mattino negli occhi. Peccato che alle 8 di sera sia ancora lì.

60) Il mito del viaggio coast to coast in America, anche se non parla una parola di inglese.

 

 

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I PARLATORI ( e soprattutto le parlatrici)

SINFONIE

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Certe donne per tacere è vero che devono essere retribuite, come Veronica Lario.

In realtà la Vero è stata pagata soprattutto per aver sopportato per così tanti anni un signorotto col vizio del potere, del sesso, dei soldi e con una comitiva di amici tutti indagati e corrotti dalla camorra.

Allora si che in questo caso il silenzio è d’oro.

Ma è d’oro anche in altri casi molto meno pericolosi.

D’ oro nel senso che per averlo è necessario pagare.

Proprio come in ambito mafioso, a volte è essenziale qualsiasi mezzo per far tacere qualcuno che usa davvero troppo e a sproposito la lingua imparata da piccolo.

E mi dispiace non difendere il genere, ma le femmine a volte usano la parola come usano i soldi nei negozi di scarpe.

Poi, se proprio devo difendere il genere dico che quelle che la sanno usare perbene la parola, sono meglio dei guerrieri di una volta, dei comandanti.

Tagliano il superfluo a colpi di lingua e guariscono cancri sociali.

Ma torniamo ai luoghi comuni però, che mi piacciono tanto e sono più divertenti.

Le persone che parlano troppo, comprano troppo, vogliono troppe cose e soprattutto pensano che ascoltare sia un fastidio, una perdita di tempo.

Una volta un’amica ad una festa non smetteva più di raccontarmi gli affari suoi.

Ad un certo punto, semplicemente per farmi vedere realmente partecipe al suo mondo, abbozzai al suo monologo, un semplice “Ah si, anch’io!”

Lei si fermò e mi guardò per un paio di secondi con un’aria diabolica, del tipo “come ti permetti, brutta stronza, la situazione è mia, non puoi capirla, è un inedito mai uscito, chiaro!”

E con stizza rispose solo con un Si, di quelli cattivi con 8 “S” …e proseguì la sua elegia prima di costringermi ad abbandonare la poltrona.

Saper ascoltare è divino.

Non farsi prosciugare è elemento base della sopravvivenza.

Scelgo di sopravvivere, di volermi bene, tutte le volte che mi alzo da un divanetto, tramortita da qualcuno che sta attentando alla mia pace interiore con un monologo che io non ho scelto di pagare con biglietto e poltrona numerata.

Scelgo di sopravvivere tutte le volte che qualcuno in discoteca mi urla addosso le sue ambizioni, sputandomi sulla giacca pezzi del suo drink.

Altro strumento diabolico che utilizzano gli assassini vocali: il telefono.

Lasci il cellulare sulla libreria e te ne vai a fare le tue cose, torni, appoggi l’orecchio e capisci che ci sei o non ci sei, il tizio sta continuando a parlare dei suoi prodigi.

Sono cose loro, lasciali fare.

Io per questo ho tanti gatti.

I gatti sono dei grandi ascoltatori.

Ti guardano però, facendoti sentire un coglione e in questo modo ti guariscono, ti consapevolizzano.

Ecco, se riuscissimo anche noi a trovare e a far nostro quello sguardo un po’ così, neutro e definitivo da “Sei un povero pirla” , aiuteremmo i parlatori e ci salveremmo.

Se i cosiddetti parlatori però sono donne, è più difficile che non capiscano il nostro sguardo neutro, perché le donne hanno fatto dell’arte del monologo, una terapia da lettino che non prevede lo sguardo verso il proprio interlocutore.

Può essere comodo che una ragazza non vi guardi mentre parla.

Così potrete pensare a tutt’altro, come avviene nella maggior parte dei casi.