L’ATTIMO PRIMA DELLA PARTENZA

BRANDED PARODY CONTENT, PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE, SINFONIE

Un pezzo scritto ed interpretato per il Festival Mosto 2018 sull’annoso tema “L’attimo prima della partenza”. 

L’attimo prima della partenza è l’ultima possibilità che Dio ti offre per formulare a te stesso un quesito fondamentale:

sto per viaggiare da solo?

Sono davvero così fortunato e baciato dal Signore da aver trovato il coraggio di partire, finalmente, per beneamati cazzacci miei?

Ascolta, amico: se stai per viaggiare da solo non potrà succederti nulla di male, nonostante la cronaca nera cerchi di dissuaderti, a riguardo.

Ma se accanto al sedile dove hai posato le tue chiappe turistiche vi è putacaso un compagno di viaggio, la tua sposa, tuo fratello o la comitiva dei coscritti, hai ottime ragioni per considerare il tuo viaggio gloriosamente fottuto.

Perché un buon compagno di viaggio è più raro di un ufficio pubblico funzionante in Italia, più pregevole di una canzone antecedente al periodo cupo di rap e di talents che stiamo vivendo, più prezioso del tesoro di Mussolini che riposa in fondo al lago di Como mentre sulla terra, impazza la sua ideologia.

Ci sono poche speranze che, nel corso della tua breve vita tu possa godere della compagnia di un amico che sappia davvero viaggiare, oltre esserti amico, impresa già ardua.

Nel caso dovessi incontrarlo, quel compagno di viaggio, tienitelo stretto, demonio ladro, perché il tuo viaggio sarà beatitudine: sarà un’esperienza più gratificante dell’acquisto di un’isola siciliana per 4,50 euro iva esclusa, sarà più rigenerante di una spa esclusiva per te e Sting che suona la chitarra nel bagno turco.

Ma, nel caso in cui il tuo compagno di viaggio sia una persona raccattata, conosciuta, sposata soltanto per non dovertela cavare in solitaria, sappi, amico del festival che l’attimo prima, durante e dopo la partenza sarà fatto di pianto, stridore di denti ma soprattutto di monumentali rotture di coglioni.

E di una litania senza fine che fa più o meno così:

Hai chiuso il gas?

Hai spento la luce?

Hai riempito il dispenser dell’acqua ai gatti?

Hai annaffiato le piante?

Hai inserito la segreteria telefonica?

Hai avvisato tua madre che non ci siamo fino al 3?

Hai preso i documenti, lo shampoo, le ciabatte, le mutande dei bambini, i biscotti che erano sul tavolo, il guinzaglio del cane, le camicie stirate, la maschera, l’ammoniaca, il cuscino per le emorroidi, le chiavi di casa, la macchinetta per l’aerosol, il sussidiario, il tablet, il caricatore del cellulare, dello spazzolino da denti, del powerbank, del computer, del rasoio, dello stereo, della pompa per il materassino, della piastra, del nostro matrimonio?

Hai chiesto al tuo capo se possiamo tornare il 3 anziché il 30?

Hai chiesto al tuo capo se è ancora sposato?

Hai chiesto a tua sorella se alla fine ha comprato la vaporiera ad energia solare?

Hai chiamato il bed and breakfast per avvisare che abbiamo il cane, la macchina grande, mia madre, l’unicorno giù gonfiato, la mononucleosi?

Hai detto le preghiere?

Hai postato la foto della partenza su instagram?

Hai prenotato in quel posto lì che mi piace?

Hai lasciato tua moglie?

Hai accorciato i capelli come va di moda ora?

Hai fatto finta di non vedere cosa stanno combinando con quel povero partito che fu il pd?

Hai staccato la spina alla nonna?

Hai detto ai vicini di chiamarci se vedono dei rumeni che passeggiano davanti casa?

Hai ancora voglia di viaggiare?

 

 

 

IL PATENTINO PER GENITORI

GABINETTO DELLE PICCOLE COSE SERIE., PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE, SINFONIE

Tra i miei sogni ricorrenti vi è quello sull’ipotetico, bellissimo giorno in cui verrebbe tolto il diritto democratico alla riproduzione.

Sogno un ufficietto piccolo ma funzionale in ogni municipio d’Italia in cui un team di esperti verificherebbe con test e perizie varie e inflessibili, i soggetti in calore che presenterebbero domanda, eventualmente rilasciando loro con tutti i se e tutti i ma, un patentino col permesso di riprodursi.

Un permesso con scadenza, sia chiaro, e con l’obbligo di effettuare controlli annuali per monitorare la supposta efficienza genitoriale.

Con questo pratico iter, in Italia ci sarebbe già una prima, grande scrematura di tutta questa moltitudine che crede di poter essere genitore solo perché la natura glielo ha casualmente consentito.

Gli uffici pubblici del mio paese hanno tempi più lunghi e noiosi della messa in scena dell’Antigone e la burocrazia è in grado di divorare cittadini ancor prima che essi prendano il numeretto col proprio turno sicché conto molto su questo disservizio!

Molti, se il mio sogno si avverasse, desisterebbero e se ne tornerebbero a casa imprecando contro la nazione ma evitando almeno di procreare.

Desisterebbero di certo tutti quelli con turni di lavoro che non consentono attese agli sportelli superiori alle tre ore.

E tre ore sono un buon tempo per cambiare idea e scegliere di non riprodursi!

Il problema più ostico sarebbero le irriducibili.

Le ragazze con la smania dei 42 che vedono arrivare da lontano la vecchiaia e la solitudine, come se un figlio possa salvare dalla solitudine gigante che ognuno si porta con sé.

Non ci riescono novanta amiche a salvarti dalla solitudine, ci riesce uno che ad un certo punto avrà il diritto di farsi una vita propria, estranea alla tua?!

Eppure le irriducibili vedono la vecchiaia e la solitudine non come opportunità di una saggezza che altrimenti non avrebbero mai incontrato, ma come un fardello, come fosse un’orda di Visigoti che spunta dalla fine dei boschi e si prepara a uccidere, con tutti quegli omoni pelosi che recitano il loro canto di morte prima di lanciarsi giù con le asce librate in aria contro la donna di quarant’anni.

A trovarli gli omoni pelosi.

Il problema più ostico per il team di psichiatri dell’ufficio per la consegna del patentino dei miei sogni sarebbero quelle donne che, insieme al loro devoto o casuale (o entrambe le cose) partner, restano ad oggi un concreto pericolo contro l’evoluzione di una società sana e felice.

La coda davanti all’ufficio per il diritto alla riproduzione non fermerebbe queste persone neanche se la fila terminasse in Antartide perché si tratta di persone che hanno perso il lume e la consapevolezza di se stesse, in virtù della possibilità di comprare tutine, giochi col sonaglio, carrozzine, quaderni, persone e merletti rosa o blu.

D’altronde non ci sono altre sfumature di pantone possibili.

Li riconoscerete così questi soggetti che, se esistesse il mio ufficietto dei sogni, non avrebbero i timbri necessari sul patentino.

Li riconoscerete dal delirio di rosa e blu.

Li riconoscerete dall’odore fastidioso che emanano: il tanfo del senso di un dovere che esiste solo per essere ostentato.

Li riconoscerete dalla puzza che rilascia la loro convinzione non dettata da amore cosciente ma dalla legge granitica che sia arrivato il momento di metter su famiglia e sti cazzi se poi la loro famiglia mette giù la società.

Non solo i miei sogni ma anche lo Stato dovrebbe responsabilizzarsi e proteggere i cittadini legiferando per contenere l’utilizzo libero e inconsapevole del seme e di tutto ciò che esso provoca.

Ci vorrebbero test attitudinali, simulazioni, polsi girati, letture di libri obbligate ed esami continui per questi possessori di organi riproduttori incapaci di averne pieno possesso.

Pigri, bugiardi, ignavi, gente che vota Forza Nuova, quelli con l’ossessione della possessione del coniuge, quelli del tappeto sotto al quale nascondono inferni, i violenti di mano, di intelletto e di lingua riceverebbero dal team di esperti del mio ufficietto dei sogni, un bel bollino rosso sangue e un microchip.

E guai se si riproducono in maniera illegale!

Certa gente non va persa di vista, figuriamoci se va fatta riprodurre.

E allora il team di esperti piglierebbe per il braccio tutti quelli che si servono dei ricatti morali, dei sensi di colpa e delle recriminazioni e li accompagnerebbe all’uscita e con la forza del collo del piede spiegherebbe loro che tali cose non possono essere insegnate a un bimbetto perché altrimenti la società diventa luogo impervio.

Sogno un ufficio funzionale e snello dove se ti presenti e sei la mamma di Andreotti, magari qualche domanda te la fanno.

Se ti ascolti il reggaeton, mangi al fast-food, tratti male la tua mamma di ottanta anni e ti compri più scarpe che libri, te ne stai al riposo col tuo utero perché puoi fare solo danni al mondo.

Se ti compri solo mutande di D&G, parli male di tutto il tuo quartiere e lavori per pagarti l’abbonamento allo stadio, pensi di essere davvero in grado di creare geni interessanti?

Sogno esperti che rilascino il patentino solo a gente limpida, che fa del viaggio una bella abitudine e della verità uno stile di vita sano.

Sogno il patentino per genitori fresco di stampa e consegnato solo a chi non cambia umore come un camaleonte, a chi ascolta bossa nova e non simpatizza per Bruno Vespa.

Sogno che l’istinto di maternità o paternità sia direttamente proporzionale al desiderio di ridere e inversamente proporzionale alla frase “Ma tanto è tutto uno schifo”.

Sogno che lo Stato tolga il diritto di farsi chiamare mamma senza la minima meritocrazia e che conceda il beneficio di esser detto Papà come premio e non come risultato di un entusiasmo distratto.

Nel mio sogno più ricorrente c’è un ufficietto che ci proteggerebbe tutti dalla potenziale mamma dei figli raccomandati in Rai, dal potenziale papà di futuri clienti abituali degli outlet il sabato pomeriggio, dalla riproduzione disordinata che generi persone che non faranno sedere le signore sul tram, che diranno più bugie che preghiere, col dna simile a quello di Dell’Utri e il vizio di candy crush.

Nel mio sogno l’ufficio per il rilascio del patentino per genitori ha orari di apertura improponibili.

Roba da supereroi.

Roba che neanche gli sportelli de La Sapienza o gli uffici postali quando è tempo di dare le pensioni.

NO BUDGET: UNA STORIA TRISTE

COSE FASTIDIOSE, FAVOLE DI MADAME PIPI'

“Ciao Mamma,

si, si, ho fatto il colloquio.

E’ andata alla grande.

Mi hanno presa sicuro ma dovrebbero darmi conferma definitiva la prossima settimana.

Guarda, hanno detto cose incredibili sul mio cv.

Sono al settimo cielo!

Hanno detto che sono la figura professionale che aspettavano e che il mio background darà all’azienda un plus miracoloso.

Spunti innovativi.

Mark-up irripetibili.

Idee inimmaginabili.

Sguardi sul futuro.

Finestre sul successo.

Il direttore creativo mi ha detto che aspettava una risorsa come me da una vita e che, se lo dice lui, che da vent’anni dirige una delle agenzie di comunicazione più importanti del mondo, posso esserne fiera, ecco.

Anzi, ha detto “proud”, Ma’…che in inglese vuol dire coraggioso, fiero.

Come?!

No, no, l’azienda è italiana.

Lo ha detto in inglese perché oggi le aziende fighe usano le parole inglesi per certe cose.

Sono più efficaci.

Più accattivanti.

Più cool, dicono.

Si, cool.

No, non è una parolaccia, vuol dire figo.

Va beh Ma’, poi quando ci vediamo te lo spiego.

Che dici?! Ma va’ no, ma quale stipendio?!

Per il primo anno non prendo nulla ma è prassi.

Si, quando stai su un progetto nuovo, fidati è sempre così.

Non puoi capire mamma, dammi retta.

E’ una puntata zero, un progetto low-budget, un’idea unconventional nella quale non sono stati fissati dei budget, almeno per quest’anno.

Ma quale rimborso spese, Ma’.

Ma dove vivi?!

Ma ti pare che gli chiedo un rimborso?

Cioè: se mi pigliano sono dentro a un team internazionale che lavora su’ un progetto fighissimo e io chiedo dei soldi?

Sono io che dovrei pagare per lavorare con loro, Ma’.

Tu non hai idea: c’è la file di gente che vorrebbe essere al mio posto.

C’è il mondo che pagherebbe per riuscire ad entrare in quella agenzia!

Fidati che, guarda se mi permetti, senza offesa eh, ci capisco un po’ di più sul mondo del lavoro oggi, non credi?!

E allora…

Dai, ora ti saluto che sennò mi innervosisco.

Si, si.

Saluta Papà, eh! Dagli un bacio.

Ah mamma, aspetta!!

Ricordati di mandarmi i soldi dell’affitto, eh.

Che il 5 è tra una settimana, mi raccomando”.

BRUTTA FIGLIA DI LIGURE

GABINETTO DELLE PICCOLE COSE SERIE., SINFONIE

Ho notato che la maggior parte delle persone quando si trova costretta a insultare qualcuno predilige insulti che si riferiscono a un familiare stretto, come la mamma o il cane.

Figlio di un cane, figlio di puttana e giù con le traduzioni in tutte le lingue del mondo che invece di prendersela col soggetto stronzo in questione, agiscono in maniera codarda contro l’albero genealogico.

Visto che mia mamma è una brava persona, almeno sotto il punto di vista della mercificazione del suo corpo, credo che la prossima volta che vi piacerà insultarmi sarà più appropriato andare direttamente contro il mio capofamiglia.

Mio padre è russo ma la sua famiglia venne un secolo fa in Italia. Quindi mio padre è più italiano di voi.

Il problema è che quando la famiglia di mio padre scelse l’Italia, elesse la Liguria.

Quindi sono figlia di un ligure ed è questo l’insulto che mi si addice di più, se vorrete infierire.

E ne andrò fiera perché i liguri e i sardi sono gli unici italiani (se così si può dire perché non sono propriamente tali), che rispettano in maniera coraggiosa e intransigente le loro caratteristiche e giammai si piegheranno all’omologazione.

Sono figlia di un ligure.

Non so se mi spiego.

Se siamo al ristorante, la mia vescica ligure mi obbliga sempre ad andare alla toilette in perfetta sincronia col “Prego signori, eccovi il conto!”.

E se quando torno non avete ancora pagato, prima di tutto siete vili e maliziosi e poi dividiamo alla romana perché comunque sono nata a Roma perciò non avete scampo né speranza che offra io.

Sono una figlia di ligure.

Risparmio sulla palestra perché faccio lezioni di prova tutto l’anno in tutte le palestre delle regioni vicine.

Vado al mercato della frutta e della verdura alle due meno un quarto, quando i contadini sono stanchi e la roba me la tirano direttamente nel bagagliaio.

Sono figlia di ligure.

Da grande voglio fare la svuota-cantine di palazzi d’epoca, la badante di vecchietti milionari terminali, una di quelli che va in spiaggia col metaldetector a fine stagione, la ragazza di un parlamentare.

Se rinasco voglio essere il materasso coi vostri risparmi.

Sono figlia di ligure, è più forte di me.

Se ti cade una moneta per terra la velocità della mia suola pronta a tapparla è direttamente proporzionale a quella del pendolo che avrò in mano per ipnotizzarti e farti credere che non ti è caduto un cazzo.

Sono figlia di un ligure, prendi tu i biglietti e poi ti ridò i soldi?

Sono figlia di un ligure e prima di uscire di casa chiederò sempre quanto prevedi che spenderemo. Se sforiamo paghi tu.

Sono figlia di un ligure, mi sposerei centocinquanta volte se ognuno portasse qualcosa e io potessi far credere che la bustina della lista di nozze mi servirà davvero per un viaggio o per il servizio buono.

Invece non me ne potrei mai separare, resterebbe sempre con me, saremmo sempre io e la mia bustina finchè morte non ci separi.

Perché sotto sotto sono una gran figlia di ligure.

E non ho mai comprato un libro in vita mia perché adoooro il book-sharing.

Mai ho lasciato impunita cassiera che abbia tentato di dirmi “Ti devo un centesimo, tesoro”.

“D’accordo, aspetto qui a lato?!”.

Sono una figlia di ligure: ecco l’insulto giusto per me, che mi gonfia il petto d’orgoglio e il portafogli dei soldi che risparmio con agonismo e tecnica.

Sono figlia di ligure e per me il tempo è danaro.

E il prezzo del tempo lo faccio io.

E il tempo di lettura di questo articolo è di circa sette minuti e quaranta.

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FURESTA: UNA STORIA VERA.

FAVOLE DI MADAME PIPI'

“Ahhh l’amore!!”, stai pensando questo Ettore, vero?

Te lo leggo negli occhi, stai pensando all’amore, amico mio!

Mentre lucidi gli specchietti retrovisori della tua Honda Civic fresca di autolavaggio tu stai pensando proprio a questo.

Oddio, ma ti vedi?! Guardati: quarantadue anni, un buon lavoro e un principio di rincoglionimento che ti percorre la spina dorsale, i pensieri, la pancia e “la furesta”, come la chiami tu.

Danzi tra le macchine come fossi Pamela Anderson al car-wash show in qualche postaccio del Kentucky.

Che roba amico mio, come ti sei ridotto.

Insomma, sono felice per te ma guardati!

Dio santo, stai ballando intorno alla tua Civic con la pelle di daino in mano e sospiri guardando gli altri automobilisti anche se in realtà non li vedi neanche perché gli occhi ce l’hai da un’altra parte, amico mio.

Ce l’hai piantati ancora sulle foto-profilo della tua Bella, specialmente le ultime, quelle che hai visto ieri sera mentre eri al lavoro e sbirciavi felice come un ragazzino quando torna a scuola dopo il Natale e sta in classe a fantasticare sul parco giochi che lo aspetta a casa.

Ettore tu sei innamorato fracico.

“Viva l’amore! Ahhh, che sensazioni primitive, che sconvolgimento chimico, che dolce disordine che ti fa camminare storto ed essere buono con tutti”, mi rispondi.

Ettore c’hai l’amore dappertutto: hai scelto la tua sposa, sei andato.

Ma la cosa più bella, la cosa più Rock, come dici tu è che proprio ora, mentre stai controllando che ogni angolo della tua Civic sia più lucido del cesso di un magnate russo, l’amore corrisposto.

Non è così cazzo?! E’ quando tu guardi nelle pupille di chi ti piace e intravedi feeling.

E’ proprio così!

“L’ho capito subito, poi mi ha invitato lei al campeggio e ho pensato che Dio c’è sul serio”, mi dici.

Ettore, non è che sei al settimo cielo.

Puoi tranquillamente pisciare sulla nuca a quelli al settimo cielo, dal tuo loft al nono!

E poi sei all’antica come l’amore, amico mio.

Hai aspettato e dopo ben otto mesi di corteggiamento pudico e contenuto hai raggiunto l’obiettivo: una proposta.

La tua bella ti ha chiesto di andare in vacanza al campeggio!

Che strano, penso io.

Uno di norma prima si fa un concerto insieme, poi un week-end e poi si spara una settimana intera.

Così tutto insieme ti arriva una doccia di ghiaccioli alla fragola in testa!

“Ahhh, l’amore, cazzo!”, mi rispondi tu mentre il campeggio di Polignano a Mare che hai prenotato ti sembra meglio di uno Spa Resort a Honolulu.

“L’amore spreme ogni contrazione, ti libera la mente dalle sciocchezze, alleggerisce il peso corporeo di grammi e grammi.

L’amore drena, ti purifica, ti fa essere migliore.”

E’ proprio così come dici, Ettore caro.

Occhio che ti squilla il telefono!

L’amore è l’ultima particella di Dio ancora visibile sul pianeta terra che ti cancella qualsiasi bruttura dalla testa e ti fa diventare un principe anche se stai lavando la tua macchina per attaccarci dietro una roulotte e partire alla gitana, alla ruspante.

Ma che ti frega, c’hai l’amore Ettore.

Ma chi ti ferma?!

Nessuno.

Manco il fatto che la tua bella abbia avuto un bambino da un altro.

E allora?

Ormai è così: separarsi non è più un problema e poi se lei è una mamma, tanto meglio, è già sul pezzo con la storia della riproduzione e non te ne chiederà certo un’altra, di puzzola.

E qualora la volessi tu non ci sono problemi, Ettore!

E’ già programmata per produrne all’industriale.

Così domani partite e c’hai le mutande che cantano le melodie degli angeli e il meteo che ti assiste: cinque giorni di sole e due pioggia, ideali “Per fare furesta”, come dici tu.

Questo penso mentre tu dici “Si” al telefono.

Era lei?!

Che ha detto?! Dimmi, raccontami tutto che io sono femmina e queste cose le capisco!

Ti ha chiesto se può portare suo figlio?!

Ah.

Ma si, hai ragione! Ma che ti frega, giocherete insieme.

E poi c’è l’amore, Ettore, hai ricevuto?!

C’è l’amore, porco mondo!

Chi vi ferma?!

Farai i castelli di sabbia, scarterai gelati e merendine, gli farai un po’ da papà a tempo determinato e chissà che non ti si sveglia l’istinto, canaglia!

E poi alle nove i bimbi vanno a letto e allora… “Furesta!”.

Che? Chiama ancora?!

Eh, rispondi, rispondi pure.

Che ha detto?! Ti ha chiesto se paghi tu?

Va beh, ma è ovvio!

Non deve neanche chiederlo.

Mi raccomando Ettore, fai il gentleman eh.

Anche se lei insiste, guarda che noi insistiamo per mettervi alla prova, tu sii intransigente, neanche un caffè!

Ti si scioglierà sulle ciabatte.

Ahh, l’amore! L’amore Ettore è così, ti trasfigura.

Guarda che pelle che hai!

Sembri levigato dal Canova, c’hai i capelli lucidi come un levriero afgano appena uscito dalla toilette.

Ancora con ‘sto telefono?

E’ lei?! Ancora?! Beh ma allora è alle fiale.

E’ cotta sulla pietra.

Considerati già a cena dai suoi nonni a Natale.

Che voleva?

Dimmelo Ettore che io sono femmina, c’ho intuito per queste cose.

Se può venire anche sua madre?!

Oh.

Oh beh, forse è un po’ esagerato.

“Vuole mettermi alla prova, vuole vedere quanto ci tengo!”, mi dici convinto.

Eh si, hai ragione, senz’altro è così.

Tu non cedere al maschilismo e sii gentile, che ti frega.

Magari porta la nonna per fare un po’ di baby-sitting alla creatura così vi unite sugli scogli.

E poi se lei è splendida come dici, sarà caruccia anche la suocera, no?!

Dai, dai, bravo! Fai bene a prenderla così.

Già vi vedo a giocare a burraco insieme.

Conoscerai figlio e suocera in una botta sola, fico dai!

“Unico, direi”, mi rispondi, che ti trema quasi la voce.

Ahh l’amore, Ettore.

L’amore fa miracoli.

“Ne ha già fatti, lo vedi?”, mi rispondi tu con le guance rosa porcellino, “sto per fare una settimana di campeggio dentro a una roulotte condividendo quattro metri quadri e un solo cesso di plastica con lei, sua madre e suo figlio, hai voglia a miracoli! Sono felice, pieno, completo, mi sento un uomo”.

Hai ragione, amico mio, hai ragione!

Ahhh, Dio benedica l’amore e pure il campeggio.

Ma chi ti scrive, mica lei?!

Non ci posso credere.

Dio ti ama, amico mio. E anche lei.

E che dice ora?! cosa dice, dimmi!!

Che sono una femmina, c’ho intuito, ti do la soluzione come la settimana enigmistica senza manco aspettare il prossimo numero.

Suo fratello?

Perché anche suo fratello?!

No, dai.

Le hai detto che non c’è posto?

“Ma un lettino in più c’è, se si toglie il tavolo. Dice che è tanto che non lo vede, che vive ancora a Bari e che è a due passi”, mi rispondi, “poi se possiamo passare a prenderlo già che siamo giù ed eventualmente riportarlo”.

E io credo, sinceramente amico mio che ti stiano pigliando per il culo con la scusa dell’amore e delle farfalle nelle mutande.

Con tutta ‘sta gente te la scordi la furesta, da retta a me.

Ma tu già non mi degni di uno sguardo, amico mio.

Tu fai come vuoi perché sei scimunito dall’amore.

Ti vedo: c’hai l’occhio vitreo come gli squali mentre ti volti e dici che così ti offendo.

Viva l’amore, Ettore.

Che sensazioni primitive, che sconvolgimento chimico, che dolce disordine che ti fa camminare storto ed essere buono con tutti.

Che dramma sarà raccogliere le tue ceneri al ritorno.

Servirà una paletta di quelle per le stalle.

Saluti alla signora.

***

 Per gentile ispirazione del mio amico Ettore. Tratto da una storia vera.

BREVETTO LETTO VIAGGIANTE

FAVOLE DI MADAME PIPI', PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

Poesia e sogno possono vendere più di quanto si creda, perciò il Design spadroneggia.

E il mercato è ancora vivissimo perché tanti settori mancano di design applicato ai loro servizi.

Prendiamo i mezzi di trasporto pubblico o privato.

Non c’è molta inventiva se escludiamo il settore automotive.

Eppure alla domanda “come vorresti che ci si muovesse, tra 50 anni?” , sono convinta che tantissime persone non vorrebbero rispondere “co’ la macchina”.

Tra cinquant’anni vorremmo tutti che la macchina fosse un concetto di movimento sorpassato, anche perché il concetto di sorpasso, è nato proprio con l’automobile.

E con il coatto e la Peuget 205.

Ma, ecco, alla domanda proposta, c’è chi sogna la macchina elettrica, visto che in Italia è ancora utopia; c’è chi sogna la navicella spaziale, il motore jet installato sotto a piedi oppure ar culo, su certi soggetti che più in fretta se ne vanno e meglio è.

Per quanto mi riguarda, se dovessi spostarmi per il mondo tra 50 anni, non avrei dubbi: con un grande, fottuto letto a baldacchino.

Ho in mente vari modelli e, visto che stasera ci sono un sacco di designer, condivido questo sogno affinché diventi realtà, senza timore che possiate copiarmi l’idea anzi, con l’invito a farlo!

Pazzesco eh?Bedknobs and Broomsticks, 1971

Dunque, immagino il modello invernale, imbottito per essere sempre a tuo agio come fossi in casa la domenica mattina, dopo una sbronza senza precedenti, avvolto in morbide coperte naturali.

Immagino la testiera con confortevole tavolino da viaggio col bollitore, una selezione di infusi e il catino per vomitare, se per caso tornassero brutte cose dal passato.

Poi ci sarebbe il futon per la stagione estiva, con tele di lino bianco su tutta la struttura per filtrare i raggi solari e un ologramma del giamaicano della pubblicità del succo Oasis che appare, a chiamata, col succo vero però eh.

Chiaramente il futon è pensato anche in versione gonfiabile, per le escursioni fuori marine: quelli col materassino verranno umiliati come delle merde.

Si viaggia al di sotto delle nuvole con il tetto di vetro infrangibile, ultra leggero e con una visuale a 360° sulle nazioni toccate.

Ai lati abbiamo la possibilità di tirare su e giù i finestrini, facendo attenzione ai gabbiani.

Il letto viaggiante può alzarsi da terra fino a cento metri e raggiungere velocità a seconda dei modelli, anche oltre i 200km/h, senza spettinarvi.

Dotato di radar e pilota automatico, il letto viaggiante raggiunge qualunque posto attraverso energia solare a pannelli.

Si può parcheggiare sui tetti o atterrare direttamente in spiaggia senza affittare ombrelloni e lettini sudati da altre persone.

Con il letto viaggiante puoi andare a fare la spesa (le corsie del supermercato ormai lo consentono) e portare il cane al parco, senza bisogno di metterti scarpe e giacca ma restando in pigiama, sotto le coperte, con la sola mano che regge il guinzaglio, fuori.

C’è il modello 4 ruote motrici per il rally della domenica, il picnic o le adorabili sveltine campestri per un concetto diverso di camporella, più elegante, di design.

Insonorizzato e coi vetri oscuranti, vi consentirà esperimenti niente male, sotto questo aspetto.

Oppure c’è il modello con scafo montabile e motore del gommone, se ami andare in ufficio via fiume.

Munito di passaporto, te ne vai il venerdì sera a Marrakech col tuo letto viaggiante, passando a razzo sull’Etna perché le coperte sono tutte ignifughe.

I bagagli, nell’apposito vano, sotto il materasso, ideale anche per trasportare materiali o sostanze illegali.

Rimani in pigiama tutto il giorno e senza muoverti dal tuo soffice Letto Viaggiante!

Puoi fare shopping, andare alle terme e rimetterti sotto le coperte ancora sudato dal bagno turco.

Puoi tornartene a casa, dopo la serata in discoteca, iniziando a dormire già dal parcheggio del club, basta impostare il pilota automatico e vaffanculo agli alcool test.

E poi quanti optional possibili!!

Braccio di sostegno per tv al plasma frontale, se esiste l’autoradio, perché non può esistere la lettoradio?

L’impianto di riscaldamento e di refrigerazione delle lenzuola renderebbe il prototipo del letto viaggiante, la ragione stessa per non scendervi mai.

E poi c’è il modello erotico, con uno specchio montabile sul tetto rinforzato per notti esagerate, minibar con set per preparare il Negroni, dispenser di contraccettivi per non farsi prendere la mano.

Il nano però va acquistato a parte.

 

 

 

LE 60 COSE CHE TI FARANNO PENTIRE DI VIVERE CON UNA FEMMINA

COSE FASTIDIOSE

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LE 60 COSE CHE TI FARANNO PENTIRE DI VIVERE CON UNA FEMMINA.

1) L’Eau de Toilette: un potente pesticida che si attacca alle pareti fino a 24 ore dopo la sua uscita di casa.

2) Il pessimo umore quando indossa biancheria di pizzo che le causa pruriti immondi.

3) Il master in pettegolezzo spinto con specializzazione in accanimento verso la fisicità di altre femmine, specie se più interessanti di lei.

4) La qualità agghiacciante di certi magazine che predilige nonostante la vasta scelta proposta dal giornalaio:

Se non ama il gossip, ama i giornali di cronaca nera. Se non ama la cronaca nera, sceglie il decoupage o le riviste con la posta del cuore all’ultima pagina.

5) I 3 quintali di scarpe che possiede e il fatto che nessuna di esse puzzi come il tuo unico paio di sneakers.

6) Il suo gatto che ti odia e progetta di ucciderti ma è una cosa che sapete solo tu e lui.

7) La sua cucina da infermeria del centro anziani.

8) I suoi capelli che ti ritrovi nelle mutande dopo che ti hanno inesorabilmente segato la pelle del sedere.

9) Un ottimo rapporto con tutti i negozianti sotto casa che le guardano il culo, ignorandoti.

10) La tua incapacità di far fronte ai suoi repentini cambi di umore: non capisci se le rode di più prima, durante, dopo il ciclo o secondo il suo libero e casuale piacimento.

11) Se organizzi qualcosa sei un prepotente.

12) Se non organizzi nulla sei un pigro noioso.

13) Quello sguardo da capo della Digos quando mandi un sms dopo le 21:00.

14) Pesante confusione circa il suo appetito:

quando dice che non ha fame, alla fine mangia come Hulk Hogan, quando dice che ha fame, molla tutto nel piatto dopo un morso, come un moccioso di 3 anni.

15) La cenetta con le amiche a casa vostra dove tu diventi l’agnello sacrificale.

16) La sorella bona.

17) L’ostinazione imbarazzante con la quale domanda un paio di jeans alla commessa, sempre di una taglia inferiore alla sua.

18) La strategia delicata ma inesorabile con la quale cerca sempre di sbirciare su qualsiasi tuo account.

19) La consapevolezza che la sua mente sia superiore alla tua e contemporaneamente quella che nonostante ciò tu riesca da sempre a mentirle.

20) L’ora di spinning: quando vai a prenderla vedi cose e persone orribili.

21) Le sue amiche. Non ce n’è una che tu possa presentare ai tuoi amici e loro continuano a chiedertelo con insistenza. Come farai?

22) I suoi vestiti lanciati e abbandonati contro qualsiasi mobile e lampadario di casa.

23) La gonna più corta che usa solo quando esce da sola.

24) Il momento “Gattona”: quando in qualsiasi luogo pubblico, poco curante del tuo fastidio mortale, ti sbaciucchia e ti miagola nell’orecchio cose da messaggino del bacio Perugina.

25) Le sbronze: poche ma talmente spettacolari che sei chiamato a trasformarti in un pompiere, in un medico, in una camicia di forza, tutto in una notte.

26) Suo fratello poliziotto molto, molto facinoroso e tifoso della Lazio (o della Roma, se sei Laziale).

27) Il padre che prepara un questionario da servizio militare ogni volta che vai a cena, per capire se sei il seme giusto.

28) Sua madre che ti ingozza con l’imbuto come un’oca da fois-grois.

29) Il brivido lungo la tua schiena quando ti dice “Tesoro, mi accompagni a comprare un paio di cosine?”

30) Il suo beauty-case: caricato in macchina quello, non c’entra più un cazzo.

31) L’odore dello smalto: meglio mettere la faccia in una tanica di diserbante, che trovarsi nella stessa camera mentre lo applica.

32) Ha 2 lauree ma hai trovato nascosta sotto il letto la trilogia di 50 sfumature.

33) Ha quasi 50 anni ma ci sono ancora peluches per casa.

34) La sua macchina e il poco spazio che hai a disposizione per le tue natiche tra merendine, felpe, tacchi, libri, cd e ancora fottuti peluches.

35) L’ uso selvaggio che fa dei tuoi maglioni, restituendoteli impregnati della sua fottuta eau de toilette (vedi punto 1)

36) La falsa padronanza con la quale ti dice che ha già usato molte volte la pentola a pressione.

37) Maquillage: esiste per sporcarti faccia, camicia e federa del cuscino.

38) Il grido “AMICAAAAAAA” , ululato dalla tromba delle scale quando viene a cena la sua “sister del cuore”.

39) Ti ha distrutto alla Wii davanti a tutti i tuoi amici.

40) Ti ha distrutto la frizione della macchina.

41) Ha perso a tennis contro di te e ti ha lasciato.

42) I periodi in cui lavora tanto e la sera ti utilizza come sacco da pugilato.

43) Se ti vesti carino sei gay.

44) Se ti vesti tranquillo sei un punkabbestia.

45) Il poster di Simon Le Bon in bagno e se sei giovane, ti va molto peggio, visto che Simon è stato rimpiazzato da quel coglione di Bieber.

46) A proposito del suo bagno: non lo hai mai visto perché è sempre occupato.

47) I baffi appuntiti che pensa di non avere.

48) La sua totale e sconvolgente indifferenza nei confronti del calcio.

49) L’Insoddisfazione senza precedenti, qualsiasi cosa tu le possa regalare.

50) 2 biglietti per il concerto di Laura Pausini.

51) Il suo non capire le urla scomposte che gli fai in faccia, mentre siete in discoteca e lei ti sta pestando il piede con il tacco 40cm, sorridendo e dicendoti “E dai vecchio! Balla!”

52) Il tatuaggio che ha fatto quando aveva 16 anni, con un Cuore e una Chiave.

53) Il suo parrucchiere che la sequestra per interi pomeriggi, vendendole qualsiasi cosa.

54) L’ossessione compulsiva per la pulizia della casa.

55) La tisana drenante che ti fa pisciare addosso ogni 25 minuti esatti.

56) Il suo stipendio più alto del tuo, con in più anche i buoni pasto.

57) Una quantità di bikini da far impallidire una miliardaria brasiliana.

58) Il giorno della ceretta, dopo la quale rientra a casa come fosse un ferito dopo un’imboscata in Vietnam.

59) I suoi mille sorrisi sguaiati con l’insalata tra i denti mentre siete ad una cena elegante coi tuoi capi.

60) Ha il mito di Into the Wild, ma ha paura di lucertole, sole troppo forte, piante orticanti, ragni, alimenti non confezionati etc.

 

 

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LE 60 COSE CHE TI FARANNO PENTIRE DI VIVERE CON UN MASCHIO

COSE FASTIDIOSE

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1) L’odore acre di gommino sudato di Labrador, quando si toglie le scarpe.

2) L’ostinazione offensiva con la quale mette la maglietta dentro i pantaloni, lasciando intravedere il volgare bozzo della stoffa.

3) La parlata da giovane che ha con i suoi amici (anche se ha 72 anni), che ti farà realizzare con non poca inquietudine, di avere accanto un individuo con svariate personalità, tra le quali c’è anche quella del coglione.

4) La qualità agghiacciante di certi programmi televisivi, che predilige nonostante la vasta scelta proposta dal satellite:

Se non ama il calcio, ama i quiz. Se non ama i quiz, guarda i cartoni manga (anche se ha 72 anni).

5) Il degrado civile nei suoi cassetti di biancheria intima.

6) Il fatto che i cani obbediscano solo a lui.

7) Il fatto che i bambini si divertano di più con lui, solo perché riesce a prendere in braccio anche i più grassi.

8) I peli pubici mineralizzati nella saponetta accanto al bidet.

9) Un ottimo rapporto con le sue ex anzi, un eccessivo ottimo rapporto con le sue ex, visto che lo chiamano “Tesorino”, “Cucciolo” e altre stronzate.

10) Le mutande bianche, e non aggiungo altro.

11) Se gli ricordi un impegno, sei una rompicoglioni.

12) Se non gli ricordi un impegno, sei una compagna poco attenta.

13) Gli inspiegabili  periodi di diffidenza verso l’acqua e i detergenti.

14) Il rutto che non riuscirai mai a superare in potenza.

15) I dischi degli Europe, diffusi in auto a svariati decibel.

16) La sorella minore in esplosione acneica con la sindrome del “Stiamo sempre insieme, fratellone?!”.

17) La faccia piena di speranza con la quale ti chiede se lo trovi dimagrito, il giorno stesso che si è iscritto in palestra.

18) L’ostinazione a non volersi iscrivere a nessun gruppo di recupero per dipendenti da videogames

19) La consapevolezza che la tua mente è superiore alla sua e contemporaneamente quella che nonostante ciò, porti il suo cognome.

20) La sua fame chimica che ti contagia senza pietà.

21) I suoi amici, in grado di fumare in una sera, tutto quello che ha fumato l’albero genealogico del Marlboro Country man.

22) I grumi di zucchero rappreso che crea nel barattolo comune, con il cucchiaino bagnato.

23) La ferocia con la quale cerca un pretesto, quando si fa male con qualcosa in casa, per incazzarsi con te.

24) Il momento “Orsetto”:

Quello in cui, pensando di essere romantico, si affloscia con tutto il suo peso su di te, addormentandosi profondamente e respirandoti in faccia, mentre leggi un buon libro.

25) Lo sbraito inquietante che emette mentre vomita, quando ha bevuto troppo.

26) Il ringhio da Orco di Tolkien quando russa, che ti fa svegliare ogni 20 minuti, terrorizzata e certa che è arrivata la tua ora e che allora gli spiriti esistono davvero e che “Satana è qui e, oh mio Dio! Ah sei tu, pezzo di idiota, vai a dormire sul divano”.

27) Suo padre che ti ammicca con le sue battute truci, alle cene di famiglia.

28) Lo sformato di carne di sua madre che, dopo quindici anni ancora non si ricorda che sei vegetariana.

29) Il brivido lungo la tua schiena quando ti dice “Questa sera cucino io, tesoro”.

30) Il suo spazzolino da denti: lo stesso da quando vi conoscete.

31) I calzini di spugna bianchi, che tuttavia restano un must anche per il maschio del III millennio.

32) Il candore col quale, alla soglia dei sessanta anni, va ancora dal giornalaio a chiedere Dylan Dog.

33) Il giorno in cui riprende a suonare la batteria dopo 25 anni che non la toccava e pensa di essere Tony Esposito.

34) Il fine settimana della maratona di film, durante il quale ti piazza davanti a uno schermo, fino a farti venire le cataratte agli occhi.

35) L’ uso poco equilibrato che fa delle tue creme viso costosissime.

36) La falsa padronanza con la quale ti dice che ha già usato molte volte il trapano a percussione.

37) Alito: non occorre spendere tante parole, basta dire Alito.

38) Il “CIAO FRATELLOOOO” quando telefona l’amico che vive fuori.

39) Ha comprato la Wii.

40) Ha imparato a usare la Wii e pensa di essere invincibile.

41) Ha perso contro di te alla Wii.

42) I periodi in cui non lavora e te lo ritrovi ovunque per casa, come la polvere.

43) Se non ti vesti carina sei sciatta.

44) Se ti vesti carina sei zoccola.

45) I peli sulle spalle. Presto o tardi, i peli sulle spalle.

46) Lo specchio del bagno pieno di sputi.

47) I brufoli bianchi tra la barba.

48)Tavoletta del cesso e tutti gli orrori che ne conseguono.

49) Il cartone di pizza di sei mesi fa, rinvenuto dietro al divano dopo aver chiamato la polizia, per paura di avere un cadavere in casa.

50) 2 biglietti per il concerto di Renato Zero.

51) Non capire le tue grida all’urlo Munch quando ti sta pestando il piede con lo scooter in garage, sgasando e dicendo “E sbrigati a salire!”

52) Il tatuaggio che ha fatto quando aveva 16 anni, con Gatto Silvestro.

53) Il mocassino con la punta “a bara” che indossa in certi eventi speciali ma che poi magicamente, l’indomani scompaiono e tu non puoi buttarli.

54) L’ossessione compulsiva per la tecnologia in casa: fosse per lui, tutto dovrebbe essere gestito con attrezzi wireless.

55) La brasca della sigaretta che ha trapassato la tua preziosa coperta marocchina.

56) La sigaretta con la quale ha brascato la tua preziosa coperta marocchina, viene poi spenta nella tazza da tè da collezione.

57) Un solo costume da bagno, non si capisce il fottuto perché, un solo costume da bagno.

58) Certa depilazione sportiva, migliore della tua.

59) La caccola secca del mattino negli occhi. Peccato che alle 8 di sera sia ancora lì.

60) Il mito del viaggio coast to coast in America, anche se non parla una parola di inglese.

 

 

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