SFOGO DI UNA MADRE

FAVOLE DI MADAME PIPI', PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

gatti-in-relax-1

Mi sono svegliata questa mattina con una voglia incredibile di mandarvi tutti a ramengo.

Sono stanca di tutto il lavoro che mi date, di tutte le lavatrici che devo fare ogni giorno per voi, delle ore passate in cucina per darvi da mangiare roba che schiferete.

Stanca di riordinare le vostre cose che abbandonate per casa, le palle e gli altri giocattolini di merda che devo sempre rimettere a posto io senza la vostra minima riconoscenza.

Ma che ho fatto di male per meritarmi voi?

Perché quel giorno non sono andata a passeggio?

Siete dei lavativi, perdigiorno, egoisti che non siete altro, ecco.

Mi sono svegliata stamattina e ho capito che sono stanca marcia di sacrificarmi per voi.

Coi vostri orari di merda che se ne fregano di una stronza che lavora tutto il giorno e di notte vuole dormire.

Invece no, mi svegliate come fossi una serva.

Questa casa non è mica un albergo, sapete?!

Parassiti: senza di me non sopravvivreste mezza giornata!

Ah, ma vi sistemo io, cari miei.

Da oggi le cose cambiano.

Mi sono svegliata stamattina e ho capito io come aggiustarvi a voi, teste calde.

Da oggi ognuno lava le sue cose, che cazzo.

Ognuno rimette a posto quello che usa o, quanto è vero Dio, vi sbatto fuori di casa e al diavolo.

Soprattutto tu, Leopoldo, che la fai puntualmente fuori dalla lettiera.

Da oggi le cose cambieranno, gatti di merda.

Sophio, Nostro Signore delle campagne.

FOTTUTA CAMPAGNA

Al comando della mia personale armata felina c’è il Generale Sophio.

Per diventare ricca basterebbe che i creativi di una qualsiasi agenzia pubblicitaria vedessero Sophio: so che mi offrirebbero subito un contratto milionario per farne un brand, una di quelle faccette che finiscono stilizzate su qualsiasi cosa, dalle T-shirt alle tazze.

La potenza mediatica di Sophio è gigantesca e andrebbe giustamente valorizzata ma per dare una giustificazione a tutta questa potenza, racconterò  brevemente la storia di questo gatto leggendario.

Sophio nasce normalissimo gatto maschio persiano color champagne, in un allevamento.

Quando arriva la sua ora viene messo in vendita in un negozio (mi fa piangere pensare che il mio gatto possa essere stato messo in vendita) e viene addirittura acquistato da una famiglia torinese che, falsa e cortese, lo accoglie in casa a un’unica condizione: che sia femmina.

Al momento dell’acquisto viene comunicato alla famiglia che purtroppo è rimasto solo un maschietto, ma a questi miseri esseri umani non importa: lo chiameranno Sofia e con tutto quel pelo, nessuno scoprirà la verità.

Passano gli anni e il mio piccolo ermafrodito vive più o meno sereno, ma proprio a causa di questa spiacevole cosa soprannominata “crescita” che a un certo punto tutti gli esseri affrontano, il felino/a non è più appetibile e la signora di questa discutibile famiglia un bel giorno si convince che “la gatta Sofia” sia responsabile della sua asma. Per Sofia non c’è più posto.Mi viene di nuovo da piangere solo al pensiero. IMG_5508

Provano a riportarla al negozio, ma a quattro anni un gatto è considerato invendibile, quindi inizia la caccia all’adozione conclusasi con la minaccia (più diffusa di quanto si pensi): «O me o la gatta. Se nessuno se la piglia finisce al gattile!».

Ho un’amica che tutti i torinesi amanti degli animali conoscono e venerano: si chiama Chiara e anche lei, come l’amica di san Francesco, è donna in concetto di santità perché dedica corpo, anima e conto in banca ai pelosi in necessità.

Quando Chiara viene a sapere questa triste storia, piglia la macchina e si presenta a casa dei cattivi, li prende a schiaffetti e si porta via il povero Sofia; poi si butta in autostrada verso Roma e mi chiama perchè le risulta che io al momento stia vivendo, per circostanze inspiegabili, senza gatti.

Mi dice che sta partendo da Torino, che nel giro di sette ore sarà a casa mia con Sofia e che il piccolo ha problemi di incertezza sessuale ma che per il resto sta bene.

Arriva all’alba con questo gigante scorbutico di cui mi racconta la storia e io a quel punto mi commuovo e penso che sarò onorata di fargli da mamma ma che, dopo quattro anni, mica posso chiamarlo Giuliano.

Quindi optiamo per Sophio: esotico, sexy, irresistibile.

Sophio comunque starà anche bene ma è incazzato all’ennesima potenza.

Le prime due settimane le passa sotto il mio letto; esce solo quando io non sono in casa. Si affaccia, controlla bene e scivola fuori per mangiare, bere e farmi una gigantesca diarrea sul letto, nel centro preciso del cuscino, come a voler mettere in chiaro fin da subito le cose e ricordarmi che lui è Sophio.

Dopo un mese siamo inseparabili. Mi accompagna ovunque, facciamo anche le vacanze insieme e io sono pazza di lui: Sophio è sempre incazzato con tutto e tutti, infastidito da qualsiasi cosa, animale, canzone fiore, città o persona che gli venga proposta. Ma per me stravede e l’era delle diarree è terminata.

IMG_2829

Purtroppo, dopo qualche tempo, appena riesce a recuperarsi completamente dall’incertezza sessuale, Sophio viene investito e si frattura la piccola mandibola persiana. Viene operato e il veterinario mi dice che non ci sono speranze, che anche se è tutto ricucito col fil di ferro non riuscirà a mangiare con facilità e morirà di fame.

Così esco dalla clinica con il viso che è di nuovo una maschera di lacrime: Sophio, che destino, che vita di sofferenze e, soprattutto, che morte terribile!

Dopo un paio di settimane con la sua nuova mandibola di acciaio, Sophio sembra il gatto di Robocop e mangia più di quattro vitelli.

E’ muscoloso, ancora più incazzato con la vita e a memoria di questa ennesima vittoria contro la morte e l’abbandono, il piccolo eroe avrà la lingua fuori dalla bocca a vita, senza possibilità di schiaffarsela dentro neanche per un minuto, fissata dall’operazione di quel giorno, come la cicatrice di un militare o il tatuaggio di un galeotto, un particolare che lo rende ancora più irresistibile.

Oggi il generale Sophio, alla rispettabile età felina di sette anni, dopo aver vissuto tutta la sua vita tumultuosa in appartamento, vive in campagna dando prova di sapersi adattare a qualsiasi situazione, oltre che a qualsiasi sessualità.

Poi, vogliamo parlare del piacere di farsele girare quando finalmente uno ha ritrovato la propria identità sessuale?

Sophio picchia tutti, vede pelo e picchia, non perde tempo a riconoscere se quel gatto vive in casa con lui o no. Mena dall’alba al tramonto, momento in cui finalmente riposa la sua zampa vendicatrice e si siede sul davanzale più alto del fienile, con la criniera bionda che gli svolazza come un fazzoletto infuocato dalla luce del sole che muore dietro le colline.

Perchè anche il sole muore ma Sophio no e se gli girano, picchia pure lui.

Questo racconto è tratto dal libro Fottuta Campagna e questo è il book-trailer:

https://www.youtube.com/watch?v=uAWxWtKg1L8

Vuoi comprare Fottuta Campagna? Buongustaio:

https://fazieditore.it/catalogo-libri/fottuta-campagna/

ORGOGLIO GATTARO

COSE FASTIDIOSE

catlady E’ inutile cercare di dissimulare certe fastidiose caratteristiche della nostra famiglia, certi difetti di fabbrica mentali o di costituzione che ci portiamo dietro nei genomi.

La gente, alla ricerca perenne del marcio perduto, nota sempre prima i difetti delle qualità e ci cataloga in maniera precisa e premurosa in base alle gambe grosse o alla casa in disordine.

Meglio quindi ammettere fin da subito quei nostri difetti secolari che conosciamo bene e rendersi magari anche affascinanti, grazie ad essi.

Sono una gattara.

Da parte di madre la mappa del mio albero genealogico è costellata di donne eleganti, creative, di buon gusto, entusiaste e forti ma tutte legate da una passione fuori controllo per i felini. Un amore sfrenato di quelli che ti trasfigurano, che ti fanno smettere di pensare alla conservazione di una dignità base, per vivere ai limiti dell’integralismo religioso.

Conosco questo male che le donne della mia famiglia si passano di madre in figlia e cerco da sempre di arginare il più possibile il potere che i gatti esercitano sulla mia persona ma certe cose sono incontrollabili o controllate da qualcun altro, non certo da me.

Cerco di evitare in tutti i modi la possibilità che quando un ospite entra in casa mia dica “ che odore di gatto! “.

Eppure tutto il mio mondo sa di gatto: la mia auto, i miei vestiti, i divani, i miei racconti sono tutti impregnati dell’odore di sottomissione ai gatti.

Cerco di mantenere profumato tutto ciò che mi appartiene ma l’odore di gatto mi precede.

E’ un odore talmente mio che non riesco a riconoscerlo ma gli amici più stretti mi dicono che si avvicina molto a quello che viene considerato “ l’odore di vecchio ”.

E non è piacevole essere additata come la ragazza carina che puzza di vecchio.

Allora lo dico subito, quello che sono: l’ultimo anello di una generazione di gattare, l’erede della vestaglietta di flanella coi croccantini nelle tasche, la futura vecchia signora con la paletta in mano e il bastone a tre piedi per sorreggere le stanche ginocchia, provate da tante cadute da inciampo su gatto.

Il gatto infatti, ha sviluppato nei secoli di contatto con l’uomo e con la gattara, una straordinaria intelligenza stronza che lo ha reso abile nel materializzarsi tra le gambe del bipede che lo nutre, per farsi suo ostacolo mobile e probabile causa di contusione, nel caso in cui il soggetto bipede sia su superficie piana o addirittura di decesso, nel caso in cui sia in presenza di scale.

Eppure, nonostante l’odievolezza premeditata dei gatti, la mia famiglia li ama a tal punto che io sono gattara di nascita.

Non ho scelto di esserlo, sono nata in una casa dove i gatti già padroneggiavano da anni, quindi ho solo potuto prendere atto di una eredità inesorabile che si sarebbe presto abbattuta su di me: la sudditanza nei confronti dei mici.

L’ho intuito già da molto piccola, dai loro sguardi, piccoli, severi e chiari.

Quando sono nata i gatti mi guardavano da sopra le credenze e dalle sedie di paglia, con occhio malvagio e indagatorio e così sono cresciuta chiedendo loro scusa per il disturbo di stare al mondo e servendoli come meglio posso.

Vivo da sola ormai da molti anni, viaggio molto per lavoro e avrei potuto evitare di adottare dei gatti e spezzare la catena secolare di supremazia felina.

Invece no. Quasi senza che me ne accorgessi, tre grossi gatti di strada mi hanno attirata come fanno certe giovani mignotte cubane coi vecchi europei.

E la maledizione è proseguita.

Oggi quando mi sveglio, ancor prima di lavarmi la faccia, scendo al piano terra, vado a tentoni fino alla cucina e con gli occhi cisposi, barcollo verso la dispensa dove tengo le primizie per i miei padroni pelosi e riempio le loro ciotoline fino a farle scoppiare, certa che la notte li abbia affaticati e che debbano idratarsi subito con qualcosa di fresco, nonostante abbiano a disposizione h24 un dispenser di croccantini professionale, da allevamento in batteria, un silos di plastica che mi arriva al ginocchio e che i maledetti animali svuotano in poche ore, per poi svuotare i loro piccoli corpi all’interno delle lettiere inamidate che preparo quotidianamente per i loro sfinteri raggrinziti.

Se la lettiera non si trova in perfette condizioni, i miei gatti defecano bollenti torte marroni, proprio davanti alla piccola porticina d’ingresso del loro sebach sabbioso; un’ammonizione per la signora delle pulizie, che sarei io, affinché provveda subito a sterilizzare lo spazio a dovere.

E’ una tecnica che talvolta sogno di praticare anche io nei gabinetti pubblici degli autogrill e dei treni italiani, ma non avrò mai la stessa freddezza che hanno i miei gatti nel compiere certi gesti esemplari.

I miei felini vivono in campagna, sono molto fortunati e potrebbero goderne a pieno, smettendo di usare la lettiera e depurando i loro intestini sull’erba fresca di rugiada del mattino o sulla terra arata dell’orto. No.

Non esiste. Culo di gatto viziato non si abbassa ad uscire di casa anzi, se ha necessità di questo tipo, e si trova in giardino, culo di gatto viziato entra in casa, per utilizzare i giusti servizi a sua disposizione.

E io, in quanto gattara non mi arrabbio, anzi mi mortifico e cerco di mantenere tutto profumato e igienizzato, temendo rappresaglie e in questo modo, come in mille altri, subisco, nel più spregevole dei modi: subisco per amore, ciecamente come solo questo sentimento sa ridurti, e vezzeggio tre fottutissimi gatti coi loro nomi assurdi e le loro abitudini prepotenti.

Vado a dormire e se i miei gatti sono già a letto (e visto che essendo gatti non hanno mai un cazzo da fare sono quasi sempre già a letto) devo badare bene a non modificare la loro posizione di un centimetro, a ciambella in inverno, a quattro di bastoni d’estate. Perché disturbarli, poveri carotini miei adorati?!

Quindi, in quanto gattara, mi infilo a letto con discrezione e assumo una posizione che potrebbe somigliare a quella che hanno certi geroglifici egiziani, quelle raffigurazioni degli schiavi che ballano facendo figure geometriche spigolose e scomode.

Se mi trovo davanti al computer sono i miei gatti a scegliere quante ore posso dedicare al lavoro anziché a loro e così come accadde per la stesura della tesi, i miei miserabili padroni non appena sentono il tamburellio delle mie dita sui tasti, calano dai divani, scendono dai comò e piombano a sedersi sulla calda tastiera, con il loro odioso muso che guarda lo schermo e la zampetta destra che digita pppppfjgksaldjpeojfdpoòcòzxdp sul mio foglio di lavoro.

Con queste riflessioni penserete che sia sciocca ad ammettere ora quanto sia fiera e felice di essere gattara.

Invece vi dico: adottate un gatto, due, tre, ma fatelo. Oggi stesso.

Vi possiederà ma lo farà in silenzio e per meno anni di qualsiasi essere umano.

Comandante supremo Sophio.

GIULIANO ovvero MEGLIO ADOTTARE UN CANE O UN GATTO DI UN UBRIACO

COSE FASTIDIOSE

Se quando pensate di voler adottare un cane o un gatto non siete disposti a cedergli il vostro divano bianco inamidato perché gli animali devono vivere come tali e non come le persone, provate a riflettere se al posto di un animale vi venisse dato in adozione un uomo alcolista.

Immaginate che ci fosse un programma statale obbligatorio che in base ad un certo reddito vi obbligasse a tenere in casa in stallo, una persona spesso sbronza.

Se pensate che l’incolumità della vostra dimora possa essere messa a repentaglio dalla presenza di un quadrupede è praticamente certo che nella vostra vita, non avete mai condiviso gli spazi con amici come quelli che ho io.

Molto meno addomesticabili, possono bastare già un paio di vostri amici (quelli giusti) a farvi cambiare idea circa gli animali domestici in casa.

Anche se siete quelli con la fissa della casa senza peli in giro.

Perché esiste una particolare bava di birra e briciole di pizza che nessun boxer potrà mai produrre.

Se vi fermate un attimo a riflettere, capirete che il vostro gatto è astemio da sempre e riuscirà quasi sempre a centrare la lettiera, al contrario del vostro amico Giuliano dopo 7 birre.

In più gli ubriachi agiscono in gruppo mentre i gatti non sono così sociali nelle imprese distruttive. Gli ubriachi si.

E ancora a proposito di bagni e di attacchi in branco, cosa dire delle donne ubriache?

Meglio quattro maremmani per casa che due donne al trucco.

Al cane bastano venti minuti al parco.

Alla fidanzata, sia sobria che ubriaca, ne occorrono almeno ottanta per capire se la collanina che ha messo è in tinta col rossetto.

Gatti: dormono di giorno e giocano di notte.

Ubriachi: lavorano di giorno e spaccano le case altrui di notte.

Per il cane ci siete sempre e solo voi.

Per il vostro amico Giuliano ci sono tantissimi voi che si sdoppiano.

Il cane vi vorrà bene per sempre, Giuliano sarà sempre convinto che non gli abbiate mai voluto bene e ve lo dirà piangendo in mezzo a una strada.

Il gatto vi scalda il letto, dormendoci a pallina sopra. Gratis.

Quelli come Giuliano scaldano il sofà con peti al Vermut, consumandovi la dispensa e tenendo la tv accesa a tutto volume, guardandola con gli occhi bianchi.

Cani: alle feste sempre i protagonisti più coccolati.

Ubriachi: alle feste sempre i soliti che fanno chiamare la polizia ai vicini.

A loro modo anche loro protagonisti ma il giorno dopo, al commissariato.

Il gatto potrà imporre qualche giusta punizione, come una smossa alla terra nei vasi o la tappezzeria scrostata dalle unghie.

Ma vogliamo mettere a confronto questi dispettucci con Giuliano che tira giù la libreria perché pensa ci sia un libro interessante in cima ?!

Quando è l’ora di cena, gatti e cani aspettano voi.

Quando sono passate due ore dall’invito che avevate fatto e il risotto scotto, voi state ancora aspettando quelli come Giuliano.

Chiaro, poi magari Giuliano si presenta con una buona bottiglia di vino e allora viene perdonato.

Per poterne gustare un dito però, bisognerà strappargliela dalle mani (e a volte bisognerà essere almeno in due, a farlo)

Il cane vi porta la pallina, il guinzaglio e il giornale.

Giuliano può portarvi al massimo un paio di amici con la fedina penale discutibile.

Il cane, il gatto rispondono certamente al loro nome quando li chiamate.

Giuliano non sempre risponderà, soprattutto se lo state chiamando perché è immobile in mezzo a una strada, fatto di birra rossa.

Avere un cane per quindici anni non sarà mai impegnativo come avere Giuliano e tutti i suoi amici a casa ogni domenica a vedere la partita.

Questa breve indagine sociale spiega come ci sia un Giuliano nella vita di ognuno di noi, da accogliere e sostenere.

Meglio accogliere e sostenere un cane o un gatto, come avrete dedotto.