IL PECCATO ORIGINALE DELLE FAKE NEWS

BRANDED PARODY CONTENT, PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

Riflettevo sulle fake news..

Chi ha inventato per primo l’arte di spacciare fregnacce non supportate da adeguato corredo di prove scientifiche?

Chi ha brevettato la cosiddetta stronzata pseudoscientifica per primo?

La pericolosa tendenza della bufala in rete è abbastanza recente ma in realtà, sono secoli che diciamo menzogne, con atteggiamento convintissimo.

Se c’è un genitore per ogni scienza, perché non dovrebbe essercene uno per la pseudoscienza?

Prima di insultare qualcuno, è mio costume insultare sempre me stessa, attraverso un accurato auto-esame, dando il giusto supporto e valore ai fatti, come dite voi, anche quando m’insulto e in questa specifica analisi critica, ho scoperto che chiunque sia stato l’inventore della prima fake new (orrendamente tradotta in italiano bufala, sempre per dare agli animali colpe che non hanno), ecco, chiunque sia stato il padre della divulgazione di fregnacce, proprio io sono stata a mio modo, fin da ragazza, una grande divulgatrice di fregnacce, di bufale.

L’origine di questa mia cattiva abitudine è il tempo della scuola.

Più precisamente le interrogazioni di matematica.

Tutti i miei più grandi traumi emotivi sono indubbiamente legati alle interrogazioni di matematica, fisica, chimica e tutte le materie scientifiche che ho dovuto subire negli anni duri della scolarizzazione.

Voi ricordate il volto della vostra prima insegnante di matematica?

Io me le ricordo tutte, con nomi e cognomi di quelle facciacce lì e sapete perché?

Perché quando incontri il volto del demonio, non te lo dimentichi più.

Come potrei dimenticare il volto di chi mi ha fatto sentire l’odore acre e pungente dell’imminente umiliazione, pronunciando il mio cognome per portarlo al patibolo, davanti a tutti i miei compagni?

PORCELLI, va bene 3?

Qual’è la differenza tra il patibolo e la lavagna?

Ed è proprio lì, alla lavagna, che ho valutato per la prima volta l’opzione delle fake news come un’ancora di salvezza.

Perché la matematica, oltre che ostile e maledetta, è una disciplina antica e primordiale e queste sono le condizioni ideali affinché ci si possa creare intorno un mistero o una cazzata.

Così, durante le interrogazioni iniziai a proporre nuovi teoremi inventati e a perorare la causa di nuove frazioni e radici quadrate che sostenevo mi dettassero gli alieni, di notte.

Era affascinante.

Ad ogni interrogazione ero così convinta da meritarmi una pioggia di oscar e i professori rimanevano quasi spaesati.

Tranne quello di fisica che, proprio come voi del Cicap, dopo avermi attentamente analizzato e appurato che lo stessi pigliando per il culo, mi mise 1 in pagella senza mai più interrogarmi.

Ma qualcuno sembrò davvero convincersi di avere davanti un giovane talento delle matematiche e mise in dubbio i suoi studi e questo avvenne perché io ero convinta come Razzi quando sostiene la sua amicizia fraterna con Kim.

E quando sei convinto fino all’ultima goccia di midollo e il tuo viso assume le sembianze di due natiche, è lì che puoi conquistare il mondo, fregando il prossimo.

E’ così che Trump ha vinto le elezioni.

Ed è questo il segreto delle fake news.

Di fatti, quando leggiamo una bufala, non è che scrivono “Non siamo sicuri ma l’esistenza del Dio Nettuno in Adriatico potrebbe essere un’eventualità che stiamo ancora analizzando”.

Scrivono “Avvistato Nettuno davanti alla spiaggia di Fano questa mattina. Era a cavallo di un materassino fucsia a forma di pellicano e si toglieva le alghe dai piedi. Lo si attende per questo pomeriggio allo stabilimento La Playa”.

E con questa stessa tecnica, anch’io sono colpevole di aver diffuso bufale alle interrogazioni di matematica.

E anche a mia madre, quando le dissi che in quel sacchettino non c’era marijuana ma erba gatta.

Oppure quando dissi al maresciallo del posto di blocco che mi avevano venduto un deodorante per auto al profumo di Amaretto di Saronno.

O ancora, quando dissi al mio fidanzato che in estate sarei partita con le orsoline per un ritiro femminile a Ibiza.

Insomma, se ci facciamo un esame di coscienza, ci renderemo conto che tutti i giorni utilizziamo le fake news per salvarci il sedere da qualcuno: dal terzo grado di nostro marito o di nostra moglie quando torniamo alle quattro del mattino tutti stropicciati, dalle domande scomode di nostro figlio di tre anni alla scoperta del pisello, da nostra madre che si autoinvita a pranzo tutti i weekend.

Ma soprattutto utilizziamo le fake news per salvarci da noi stessi.

Quante fake news ci siamo detti allo specchio?

Vedete, ci vorrebbe tanta misericordia.

Ci vorrebbe, si.

Ma se non ne hanno avuta con me i professori di matematica, perché dovremmo averne noi nei confronti di chi sostiene che esistano mostri marini nei laghi, medicine miracolose che vendono solo gli sciamani, fantasmi nelle case disabitate, multinazionali che fanno il bene del mondo, deputati che fanno il bene del paese, leghisti scolarizzati, fotomodelli intelligenti e altre stronzate del genere?!

Nessuna pietà per le pseudoscienze, dunque.

E neanche per i professori di matematica.

 

IL PATENTINO PER GENITORI

GABINETTO DELLE PICCOLE COSE SERIE., PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE, SINFONIE

Ho un sogno ricorrente.

Sogno che arrivi il giorno in cui venga tolto il diritto democratico alla riproduzione.

Sogno che apra un ufficietto piccolo ma funzionale in ogni municipio d’Italia, in cui un team di esperti verifichi con test e perizie i soggetti in calore che presentino domanda ed eventualmente rilascino loro, con tutti i se e tutti i ma, un patentino col permesso a riprodursi.

Un permesso con scadenza e con l’obbligo di effettuare controlli continui per monitorare la supposta efficienza genitoriale e poterlo rinnovare.

Con questo iter, in Italia avremmo già una prima, grande scrematura fra la moltitudine che credo di poter essere genitore solo perché la natura glielo consente.

Gli uffici pubblici del mio paese hanno tempi più lunghi e noiosi della messa in scena dell’Antigone e la burocrazia è in grado di divorare cittadini, ancor prima che essi prendano il numeretto col proprio turno; conto molto su questo disservizio e penso che tanti desisterebbero e se ne tornerebbero a casa, imprecando contro la nazione ma almeno evitando di procreare.

Desisterebbero di certo tutti quelli con turni di lavoro che non consentono attese agli sportelli superiori alle tre ore, tipo quelle che sostenevo alla segreteria amministrativa della mia Università.

Tre ore sono un discreto spazio di tempo per cambiare idea e scegliere di non riprodursi!

Il problema più ostico sarebbero quello le irriducibili: le ragazze che vedono arrivare da lontano la vecchiaia e la solitudine e prendono queste circostanze come disgrazie.

Come se un figlio possa salvare dalla solitudine!

Non ci riescono novanta amiche a salvarti dalla solitudine, ci riesce uno che, ad un certo punto avrà il diritto di farsi una vita estranea alla tua?

Eppure le irriducibili vedono la vecchiaia e la solitudine non come opportunità di una saggezza ma come una piaga.

Come fossero i Visigoti che spuntano sul crinale della collina e si preparano ad uccidere e gridano il loro canto di morte prima di lanciarsi giù, con le asce librate in aria, contro la donna di quarant’anni.

Il problema più ostico per il team di psichiatri dell’ufficio per la consegna del patentino dei miei sogni sarebbero quelle donne che, insieme al loro devoto o casuale (od entrambe le cose) partner restano, ad oggi un pericolo concreto contro l’evoluzione di una società sana e felice.

La coda davanti all’ufficio per il diritto alla riproduzione non fermerebbe queste persone neanche se terminasse in Antartide!

Perché si tratta di persone che hanno perso il lume in virtù della possibilità di comprare vestitini, giochi col sonaglio, carrozzine, quaderni e merletti rosa o blu.

Non ci sono altre sfumature di pantone possibili.

Li riconoscerete così, questi soggetti che se esistesse il mio ufficietto dei sogni, non avrebbero i timbri necessari sul patentino.

Li riconoscerete dal delirio di rosa e blu.

Li riconoscerete dal tanfo del senso di un dovere che non esiste se non per ostentarlo, dalla puzza che rilascia la loro convinzione dettata non da amore cosciente ma dalla legge granitica che sia arrivato il momento di metter su famiglia e sti cazzi se poi la loro famiglia mette giù la società.

Non solo i miei sogni ma anche lo Stato dovrebbe responsabilizzarsi e proteggere i cittadini legiferando per contenere l’utilizzo libero ed inconsapevole del seme e di tutto ciò che provoca.

Ci vorrebbero test attitudinali, simulazioni, polsi girati, letture di libri obbligate ed esami continui per questi possessori di organi riproduttori incapaci di averne pieno possesso.

Pigri, bugiardi, ignavi, gente che vota Forza Nuova, quelli con l’ossessione della possessione del coniuge, quelli del tappeto sotto al quale tenere i propri inferni, i violenti di mano, di intelletto e di lingua riceverebbero un bel bollino rosso sangue e un microchip.

E guai se si riproducono in maniera illegale!

Certa gente non va persa di vista, figuriamoci se va fatta riprodurre.

Il team di esperti piglierebbe per il braccio tutti quelli che si servono dei ricatti morali, dei sensi si colpa e delle recriminazioni e li accompagnerebbe all’uscita e, con la forza del collo del piede spiegherebbe loro che queste cose non possono essere insegnate ad un bimbino perché altrimenti la società diventa luogo impervio.

Sogno un ufficio funzionale e snello dove se ti presenti e sei la mamma di Andreotti, magari qualche domanda te la fanno.

Se ti ascolti il reggaeton, mangi al fast-food e ti compri più scarpe che libri, te ne stai al riposo col tuo utero perché puoi fare solo danni al mondo.

Se lavori per pagarti l’abbonamento allo stadio e passar così tutte le domeniche proposte in terra, pensi di essere davvero in grado di creare geni interessanti?

Sogno esperti che rilascino il patentino solo a gente limpida, che fa del viaggio un abitudine e della verità uno stile di vita.

Sogno il patentino per genitori fresco di stampa e consegnato solo a chi non cambia umore come un camaleonte, a chi ascolta la bossa nova e non simpatizza per Bruno Vespa.

Sogno che l’istinto di maternità o paternità sia direttamente proporzionale al desiderio di ridere ed inversamente proporzionale alla frase “Ma tanto è tutto uno schifo”.

Sogno che lo Stato tolga il diritto di farsi chiamare “Mamma” senza meritocrazia, evitando catastrofi nucleari e che conceda il beneficio di esser detto “Papà”, come premio e non come risultato di entusiasmo distratto.

Nel mio sogno più ricorrente c’è un ufficietto che ci protegge tutti dalla potenziale mamma dei figli raccomandati in Rai, dal potenziale papà di futuri clienti abituali degli outlet, al sabato pomeriggio, dalla riproduzione disordinata che generi persone che non faranno sedere le signore sul tram, dal dna simile a quello di Provenzano, dalla procreazione di futuri lettori di Libero e di gente che dica “Lo hanno detto in tv”.

  1. Nel mio sogno l’ufficio per il rilascio del patentino per genitori ha orari di apertura improponibili.

Roba da supereroi.

Roba che neanche l’Inps. Poi voglio vedere…

 

SFOGO DI UNA MADRE

FAVOLE DI MADAME PIPI', PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

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Mi sono svegliata questa mattina con una voglia incredibile di mandarvi tutti a ramengo.

Sono stanca di tutto il lavoro che mi date, di tutte le lavatrici che devo fare ogni giorno per voi, delle ore passate in cucina per darvi da mangiare roba che schiferete.

Stanca di riordinare le vostre cose che abbandonate per casa, le palle e gli altri giocattolini di merda che devo sempre rimettere a posto io senza la vostra minima riconoscenza.

Ma che ho fatto di male per meritarmi voi?

Perché quel giorno non sono andata a passeggio?

Siete dei lavativi, perdigiorno, egoisti che non siete altro, ecco.

Mi sono svegliata stamattina e ho capito che sono stanca marcia di sacrificarmi per voi.

Coi vostri orari di merda che se ne fregano di una stronza che lavora tutto il giorno e di notte vuole dormire.

Invece no, mi svegliate come fossi una serva.

Questa casa non è mica un albergo, sapete?!

Parassiti: senza di me non sopravvivreste mezza giornata!

Ah, ma vi sistemo io, cari miei.

Da oggi le cose cambiano.

Mi sono svegliata stamattina e ho capito io come aggiustarvi a voi, teste calde.

Da oggi ognuno lava le sue cose, che cazzo.

Ognuno rimette a posto quello che usa o, quanto è vero Dio, vi sbatto fuori di casa e al diavolo.

Soprattutto tu, Leopoldo, che la fai puntualmente fuori dalla lettiera.

Da oggi le cose cambieranno, gatti di merda.

IL GIORNO IN CUI I GIOCATTOLI MORIRONO

COSE FASTIDIOSE, FAVOLE DI MADAME PIPI'

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Non dovrebbe arrivare mai quel giorno eppure in certe famiglie in cui la nostalgia non è un sentimento apprezzato o tenuto in vita con affetto, arriva il giorno in cui il genitore vuole disfarsi di tutti gli oggetti che i figli hanno abbandonato negli anni dentro agli armadi e nelle soffitte della casa padronale.

In effetti dev’essere fastidioso sapere che, quando i tuoi figli prenderanno il volo verso l’indipendenza, sia che la trovino in Costarica o in un monolocale a Cesano Boscone, lasceranno per casa molti oggetti pronti a rompere i coglioni alla tua ritrovata opportunità di arredare gli spazi liberati dalla loro (supposta) autonomia.

Racchette da tennis, ballerine numero ventinove, libri di algebra, diari segreti che non hanno più necessità di restare segreti ma soprattutto cataste e quintali di giocattoli accumulati in svariati Natali e moltiplicati per due o tre, a seconda di quanto vi sarete incautamente riprodotti, senza tralasciare quelli dei compleanni, a causa dei quali avrete negli armadi, facendo due conti elementari, almeno sessanta (nel caso in cui abbiate due figli di trentenni) ondate di gadget e altre cagate regalate e magari appena guardate e poi abbandonate in soffitta, in cameretta, in cantina, in giardino dai vostri adorabili cuccioli benestanti o pieni di nonni.

La vita, per chi resta sul territorio abbandonato da uno o più giovani diventati adulti è un inferno sicuro.

Mia madre però, come in tanti altri casi, sceglie di dire No.

Il suo NO è un inno all’assolutismo materno, una monarchia intransigente quella materna che da secoli governa il mondo senza essere legiferata o contenuta.

In questo caso e con non poco rammarico, devo ammettere però che mia madre ha tutto il diritto di rifiutarsi a fare di casa sua il magazzino delle stronzate di plastica dei figli.

Così un giorno, per l’ennesima volta dal 1982, si allea con mio padre e insieme decidono che i giocattoli accumulati negli anni da me e dai miei fratelli appartengono in un unico blocco alla sottoscritta soltanto perché sono la più piccola e dunque ho automaticamente ereditato tutto dai più grandi, senza esclusioni.

E’ un’ingiustizia che tanti figli minori comprenderanno.

Tuo fratello cresce, ti molla la sua bicicletta usata e quella diventa automaticamente tua nel bene e nel male.

E il male è qui, oggi pomeriggio, il giorno in cui mia madre e mio padre hanno condannato a morte tutti i giocattoli e spetta a me, dopo averli tanto amati, giustiziarli.

Esiste qualcosa di più dilaniante?

Mi presento a casa dei miei il giorno stabilito con una tuta di ciniglia marrone, la coda di cavallo e gli scarponi da trekking.

Mia madre dice severa a mio padre di consegnarmi le chiavi della cantina dove i giochi di me piccina riposano indisturbati da anni, catalogati dentro a scatole datate almeno un decennio a.I. (avanti Ikea).

Mio padre esegue e mi porge una chiave anonima penzolante da un laccetto rosso di quelli che ti regalano alle maratone.

Quando apro la vecchia porta di ferro li sento sussurrare tra di loro: hanno capito subito.

Perché i giocattoli, dopo aver convissuto con almeno tre generazioni di bimbetti riconoscono subito le bugie e la brezza frizzantina che le precede.

Sono certa che sentano che c’è qualcosa che non va ma credo non arrivino a pensare che moriranno per mano mia, la stessa manina che vent’anni fa li faceva cavalcare il cielo e solcare i prati.

La stessa voce che prometteva loro amore eterno.

Ma l’amore cambia.

E’ un software che si aggiorna anche se non vuoi.

Non esiste cristallizzazione, l’amore è un animale in continua evoluzione, non puoi sfuggire.

Anche per questo i miei giocattoli oggi muoiono: hanno creduto che per loro non sarei mai cambiata, che sarei rimasta fedele a me stessa per sempre invece sono cresciuta e ho cambiato casa, una casa piccola dove non posso portarli con me.

Mi avrebbero uccisa loro se fossi rimasta com’ero quindi oggi devo sacrificarli tutti.

Gli scatoloni esplodono sotto i tagli del mio coltellino svizzero: saltano in aria le Barbie coi loro vestiti da sposa, le Cherry merry muffins, i Polly pockets, i giochi del Sega Master system

Si risvegliano i pupazzi rappresi da mille lavaggi in lavatrice e gli eserciti dei playmobil gridano al ritorno in battaglia, alla trincea che io e mio fratello alzavamo da cameretta a cameretta, sfidandoci con navi giganti fatte di blocchi di legno colorato, portaerei che fluttuavano sul pavimento.

Ma oggi è disfatta.

Oggi è imboscata, tradimento e morte feroce dentro a enormi sacchi neri dell’immondizia e scatoloni destinati a una Caritas che di playmobil non se ne fa molto visto che la lotta è per il pasto caldo.

Oggi è il giorno in cui Barbie muore col suo sorriso al rossetto rosa fragola e il flauto che suonavo alle medie si spezza contro le mie ginocchia rabbiose mentre gli grido che mi ha sempre fatto cagare suonarlo.

Muore la scatola dei Lego, coi piccoli moduli che sembrano non accorgersi di niente invece, se potessero, si assemblerebbero in una gigantesca mitragliatrice e mi trivellerebbero col piombo.

Sola in cantina con i miei giocattoli, grido e uccido tutti e me la prendo con loro per le aspettative disilluse e i sogni di bambina infranti e metto nel bagagliaio anche tu Berto, peluche gigantesco dentro al quale mi sono accoccolata fino ai dodici anni a piangere o sospirare per il compagno di banco che mi snobbava.

Mi dispiace e grido con le lacrime agli occhi che devo farlo e apprezzassero almeno il fatto che lo faccia io, che li ho amati tutti e tanto perché potrebbe farlo la signora delle pulizie senza neanche sentire il loro dolore o il giardiniere, buttandoli sopra il pick-up insieme alle siepi potate oppure l’operaio che viene domani a spostare i mobili.

Quando finisco la strage sono sudata, sporca, piena di ragnatele e sangue invisibile di giocattolo.

Che il sangue invisibile è quello peggiore.

Il campo di battaglia è un garage ordinato: gli scatoloni aperti sono piegati e pronti per la differenziata, i sacchi neri chiusi e senza alcun movimento all’interno e il taglierino chiuso dentro al marsupio degli attrezzi di mio padre.

Dentro al mio cuore però, stamattina sono morte cinquemila bambine.

Carico tutto in auto e parto.

Guido veloce verso l’isola ecologica, scarico tutto, sistemo nei cassonetti giusti e risalgo in macchina salutando i signori rognosi che lavorano lì.

Un’operazione quella dello scarico, portata a termine in venti minuti col pilota automatico inserito.

La mia auto è davanti al cancello chiuso dell’isola ecologica e la radio manda un pezzo di Florence and the Machine.

Sono libera, finalmente grande e senza tutto quel carico infantile che mi ha perseguitata per tutti questi anni.

Andiamo via, Berto.

Ti porterò lontano dalla terra che ci ha fatti nascere e poi ci ha portato il conto.

E Berto, sul sedile del passeggero non dice niente ma si capisce che erano anni che aspettava questo momento.

IL CAR SHARING E LA CARAMELLA DROGATA

PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

Ho scoperto finalmente un modo per non usufruire mai più dei servizi di merda di Trenitalia.

Il bla-bla car, lo conoscete?

Praticamente, se devi andare da Roma a Milano hai due possibilità: puoi andare su trenitalia.it e spendere 100 euro solo andata per contrarre la sifilide nei cessi igienizzati del frecciarossa, oppure andare su blablacar.it e metterti d’accordo con un privato che fa il tuo stesso tragitto, per dividere le spese di viaggio.

Costo della faccenda, per un Milano-Roma: 30 euro.

Tra l’altro, per me che sono una maliziosa, il blabla car ha un’importanza semiologica storico-culturale enorme, perché è il primo metodo socialmente rispettato per accettare finalmente, passaggi dagli sconosciuti.

Meraviglioso.

Come se un giorno in rete uscisse il sito lacaramelladrogata.com, nel quale bidelli e bambini possono scambiarsi le caramelle, liberi dalle fastidiose proibizioni delle mamme.

Annie83 scrive

“Offro zuccherina all’lsd col pagliaccio sulla confezione”

Bidello74 scrive

“Cedo mou con la chetamina e il miny pony sopr, mai usata. Accetto anche paypal”.

 Un sogno.

Il bla-bla car ha però delle piccole controindicazioni: innanzitutto quando salgo in una macchina devo fare di tutto per non rilassarmi.

Infatti, quando sono in auto mi rilasso e inizio a guardare fuori dal finestrino, pensando agli affari miei, si creano le condizioni ideali affinchè ad un certo punto il mio inconscio di giovane donna, decida che è arrivato il momento di poter fare peti.

Questo imbarazzante rilassamento intestinale avviene perché l’auto è socialmente riconosciuta come un posto rassicurante, una piccola protesi di casa, dove portiamo i nostri oggetti, i nostri odori, appunto.

Anestetizzati dalle abitudini, spesso non facciamo caso alle situazioni di pericolo evidente che un determinato luogo, ha in sé.

In aereo ad esempio: quando la hostess viene da me a raccontarmi come si usa la maschera per la pressurizzazione, io la ascolto con dolcezza, mi appare come una figura materna ed elegante che mi coccola e non penso certamente al fatto che questa tizia mi sta mostrando un oggetto che dovrei usare nei miei ultimi istanti di vita.

Non ci penso, mi sento così al sicuro, sono abituata.

Non penso che, nel poco probabile ma comunque probabile caso in cui ci trovassimo insieme a dover usare la maschera, la stronza, che fa finta di maneggiarla con destrezza, la userebbe esattamente come me, cioè tremando e piangendo.

Ma in quel contesto di esposizione glamour della maschera, non ci penso, mi sento al sicuro.

Ed è proprio nel momento in cui ci sentiamo al sicuro che siamo fottuti.

C’è un altro dettaglio che può rendere l’esperienza di bla-bla car meno rassicurante di un aereo in discesa libera: l’esperienza di bla-bla car, resa nota ai propri parenti.

Se scegliete di informare i vostri cari che avete intenzione di accettare un passaggio condiviso, una settimana prima della vostra partenza, vi guarderanno tutti come fosse l’ultima volta che vi hanno davanti.

Sguardi pieni di pena e premura.

“Ma sei sicura?! Davvero ti fidi a fare 600km con uno sconosciuto? E se ad un certo punto ti mette una mano sulla coscia?!” .

Mamma, stai tranquilla. Vorrà dire che gli terrò un attimo il volante.

“Non scherzare! E se ad un certo punto, gira in una stradina e ti stupra?!”

Effettivamente la A1 è piena di strade bianche..

Dai mamma, piantala. E poi il tipo ha un fuoristrada, sulle stradine va senza problemi.

Tua nonna viene da te col sacchettino col pranzo e ti dice “D’accordo, hai deciso di partire, sei grande ormai.

Questo è il pranzo…se guardi bene, la schiscetta ha il doppio fondo, dentro c’è lo spray al peperoncino, per qualsiasi emergenza”.

Lo spray al peperoncino, quando viene il momento di usarlo, è esattamente come la maschera per la pressurizzazione dell’aereo.

Comunque, nonostante le raccomandazioni assurde, l’ansia, alla fine te la fanno venire.

Arrivi all’appuntamento col tizio del bla-bla che sei un fascio di nervi.

E anche il tizio del blabla è un fascio di nervi, perché non ci dimentichiamo che anche tu per lui, sei una sconosciuta.

Entrate in macchina e per i primi 6 minuti è tutto un guardarsi male reciprocamente e aspettarsi di tutto.

Come lui avvicina la mano alla manopola dell’autoradio per cambiare stazione, tu sussulti e affondi le unghie nella tappezzeria, iniziando a raccontargli che lavori in un istituto di correzione maschile minorile e che si, a volte dovete anche picchiarli quei ragazzi ma che, insomma, hai la professionalità per farlo.

Così il tipo va in tripla ansia iper-ventilata e inizia ad agitarsi seriamente e magari vi sfracellate giù dalla scarpata, a causa di questa stronzata delle paranoie dei familiari sul car-sharing.

Ragazze, fidatevi: non mi è mai successo assolutamente nulla con blabla car.

NULLA.

Ogni volta scendo dall’auto e penso “Ecco: un altro ricchione. Ma perché tutti a me?!”

 

Vuoi vedere il video del live di questo pezzo?

LA SINDROME DA CARTELLA DI PLATINO

PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

Cosa hanno in comune gli Orchi di Mordor a digiuno coi tuoi figli, pochi giorni prima che inizi la scuola?
Hai la risposta.
Quando si avvicina il suono della prima campanella, c’è solo un input per il bambino medio:

Avrò la cartella con dentro le sette meraviglie del mondo e se esiste l’ottava, questa sarà proprio la mia cazzo di cartella.
Li schiaccerò di invidia tutti quanti, grazie allo sfoggio dei miei mille beni di lusso anzi, di cancelleria pesante.

Insieme al vortice di emozioni che precedono il lieto evento scolastico, ad una piccola dose d’ansia, all’impazienza e al filo tristezza per essere rientrati dalle vacanze, il tuo bimbo ha la consapevolezza che si avvicina un momento di ancor più centrale importanza per la sua vita: il momento dello shopping in cartoleria.

Quando una mattina tu gli dirai in maniera sbrigativa di mettersi la giacca perché dovete andare a comprare i quaderni, lui si volterà e tu avrai paura: ti guarderà con gli occhietti iniettati di sangue di chi non dorme da giorni aspettando solo che tu, genitore, pronunci questa incantevole frase.
Ti prenderà per mano con una stretta da morsa di asino, comunicandoti che ha con sè la lista delle cose che la maestra ha espressamente chiesto di comprare.
Ricordati, genitore: non c’è maestra che richieda le gomme profumate di Hello Kitty per la lezione di tecnica nè tantomeno la biro a tre fasci di luce di Iron Man, per italiano e se ti capiterà di avere la conferma ad un colloquio che effettivamente si, la maestra aveva chiesto questo tipo strumenti per la sua lezione,  avvisa il preside sulla possibilità che una docente della scuola assuma metanfetamine durante le lezioni.
Ma in tutti gli altri casi non sentirti solo: tuo figlio sta cercando di prenderti per il culo, di fregarti come fossi un anziano appena uscito dalle poste.

Rilassati, genitore: hai solo uno dei tanti bambini afflitti dalla Sindrome da Cartella di Platino.
La tua creatura ammalata della SCP è capace di cambiare connotati già molte ore prima di salire in macchina per andare in cartolibreria: una trasfigurazione che comporta gli angoli della bocca leggermente bagnati di bava canina, piccole vene blu negli occhi, occhiaie, aggressività e ira se si viene contraddetti e crollo dei nervi alla cassa, qualora tu non ceda all’acquisto di un prodotto totalmente inutile ma a quanto pare vitale per il bimbo, come il temperino a forma di naso di Violetta per sostenere le prove di algebra.
La tua creatura si aggira tra i corridoi della cartoleria come un succiacapre, prendendo questo o quel quaderno, dicendo frasi come “questo mi serviva proprio” oppure “ah, eccolo finalmente, lo cercavo, è proprio quello che vuole il preside”.

Se c’è qualcosa di inutile e costoso il tuo cucciolo famelico sostiene che sia determinante per la sua carriera scolastica: mica vorrai privarlo di questo diritto?!
Il raccoglitore ad anelli di quella stronza di Peppa Pig sembra essere importante quanto un pozzo in Africa.
Il righello di Cars sembra essere lo strumento grazie al quale il tuo cucciolo diventerà un capitano d’azienda: vorrai mica farglielo mancare?

Ci sono diverse categorie di bimbi indemoniati dalla Sindrome da Cartella di Platino, devi solo riconoscere a quale categoria appartiene il tuo:

1) Lo Gnorri: fa finta di essere superiore agli acquisti, un bambino che non deve chiedere mai, che l’unica cosa che vuole e fare felici la mamma e il papà e passeggia tra i corridoi guardando la mercanzia con la faccia da fiammiferaio merdoso, che esprime emozioni come “Uh, come lo vorrei..ma non lo chiederò per non dare un dispiacere alla mamma”. Così tu ti sciogli come un ghiacciolo a Marrakech e gli compreresti anche lo scaffale di compensato. Mio fratello era così. Ignobili. La vincono sempre. Ma tu non cedere! Ricordati che quando sarai vecchio, ti porterà al pensionato.

2) Il bambino serio: il soggetto più pericoloso di cui abbiamo già trattato, quello del senso del dovere, del “Mamma, dobbiamo comprare questo astuccio dei Transformers perché lo chiedono a Tecnica” oppure “Papà, la maestra ha detto che quest’anno dobbiamo avere solo quaderni di Barbie” (anche qui attento alla possibilità delle metanfetamine ma soprattutto a tua figlia che, con troppa oggettistica rosa intorno, ti diventerà scema).

3) Batman: quello che mette le cose nel carrello a tradimento. Mentre sei piegato a 90° cercando di leggere il prezzo esorbitante della nuova cartella (perchè quella dello scorso anno ha una piccola scucitura),  lui schiaffa dentro gomme, penne, matite e altri piccoli oggetti che possono rimanere incastrati nei prodotti più grandi e quindi, eventualmente rubati.

4) Il complessato: quello del “Ma questo ce l’ha anche…” e aggiungi il nome del suo amico/a del cuore. E’ un affronto pesantissimo alla serenità psicologica del piccolo privarlo della possibilità di sentirsi in squadra coi coetanei attraverso la condivisione degli stessi giochi o oggetti e te lo rinfaccerà quando andrà in analisi. Per il momento però, tu sii forte e cambiagli sezione.

La cosa spregevole di tutta questa storia è che mentre per altre sindromi si fa di tutto per assistere e aiutare, nel caso della Sindrome da Cartella di Platino, il Cartolaio rappresenta davvero una figura criminale: un ragno perfido che tesse per tutta l’estate una tela di adesivi, poster, diari e altri prodotti golosi esposti secondo leggi del più bieco marketing, con le facce dei più famosi supereroi forti e ammiccanti, in vetrina già dai primi di Agosto, in modo che a tuo figlio venga la salivazione a mille.
Il tuo cartolaio di fiducia, forse non lo sai, ma quando mette il cartello Chiuso per Ferie,  in realtà rimane dentro il negozio e con la pistola sparaprezzi improvvisa una danza sciamanica che i bimbi di tutto il quartiere percepiscono sotto forma di onde sonore e come il pifferaio magico li ammalia e li prepara alla riscossa di settembre.
Non c’è antidoto per questa questa ma se c’è, non è di certo nascosto dentro l’astuccio dei Gormiti, come vorrà farti credere il tuo cartolaio, quindi sii forte.

LE 60 COSE CHE TI FARANNO PENTIRE DI VIVERE CON UNA FEMMINA

COSE FASTIDIOSE

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LE 60 COSE CHE TI FARANNO PENTIRE DI VIVERE CON UNA FEMMINA.

1) L’Eau de Toilette: un potente pesticida che si attacca alle pareti fino a 24 ore dopo la sua uscita di casa.

2) Il pessimo umore quando indossa biancheria di pizzo che le causa pruriti immondi.

3) Il master in pettegolezzo spinto con specializzazione in accanimento verso la fisicità di altre femmine, specie se più interessanti di lei.

4) La qualità agghiacciante di certi magazine che predilige nonostante la vasta scelta proposta dal giornalaio:

Se non ama il gossip, ama i giornali di cronaca nera. Se non ama la cronaca nera, sceglie il decoupage o le riviste con la posta del cuore all’ultima pagina.

5) I 3 quintali di scarpe che possiede e il fatto che nessuna di esse puzzi come il tuo unico paio di sneakers.

6) Il suo gatto che ti odia e progetta di ucciderti ma è una cosa che sapete solo tu e lui.

7) La sua cucina da infermeria del centro anziani.

8) I suoi capelli che ti ritrovi nelle mutande dopo che ti hanno inesorabilmente segato la pelle del sedere.

9) Un ottimo rapporto con tutti i negozianti sotto casa che le guardano il culo, ignorandoti.

10) La tua incapacità di far fronte ai suoi repentini cambi di umore: non capisci se le rode di più prima, durante, dopo il ciclo o secondo il suo libero e casuale piacimento.

11) Se organizzi qualcosa sei un prepotente.

12) Se non organizzi nulla sei un pigro noioso.

13) Quello sguardo da capo della Digos quando mandi un sms dopo le 21:00.

14) Pesante confusione circa il suo appetito:

quando dice che non ha fame, alla fine mangia come Hulk Hogan, quando dice che ha fame, molla tutto nel piatto dopo un morso, come un moccioso di 3 anni.

15) La cenetta con le amiche a casa vostra dove tu diventi l’agnello sacrificale.

16) La sorella bona.

17) L’ostinazione imbarazzante con la quale domanda un paio di jeans alla commessa, sempre di una taglia inferiore alla sua.

18) La strategia delicata ma inesorabile con la quale cerca sempre di sbirciare su qualsiasi tuo account.

19) La consapevolezza che la sua mente sia superiore alla tua e contemporaneamente quella che nonostante ciò tu riesca da sempre a mentirle.

20) L’ora di spinning: quando vai a prenderla vedi cose e persone orribili.

21) Le sue amiche. Non ce n’è una che tu possa presentare ai tuoi amici e loro continuano a chiedertelo con insistenza. Come farai?

22) I suoi vestiti lanciati e abbandonati contro qualsiasi mobile e lampadario di casa.

23) La gonna più corta che usa solo quando esce da sola.

24) Il momento “Gattona”: quando in qualsiasi luogo pubblico, poco curante del tuo fastidio mortale, ti sbaciucchia e ti miagola nell’orecchio cose da messaggino del bacio Perugina.

25) Le sbronze: poche ma talmente spettacolari che sei chiamato a trasformarti in un pompiere, in un medico, in una camicia di forza, tutto in una notte.

26) Suo fratello poliziotto molto, molto facinoroso e tifoso della Lazio (o della Roma, se sei Laziale).

27) Il padre che prepara un questionario da servizio militare ogni volta che vai a cena, per capire se sei il seme giusto.

28) Sua madre che ti ingozza con l’imbuto come un’oca da fois-grois.

29) Il brivido lungo la tua schiena quando ti dice “Tesoro, mi accompagni a comprare un paio di cosine?”

30) Il suo beauty-case: caricato in macchina quello, non c’entra più un cazzo.

31) L’odore dello smalto: meglio mettere la faccia in una tanica di diserbante, che trovarsi nella stessa camera mentre lo applica.

32) Ha 2 lauree ma hai trovato nascosta sotto il letto la trilogia di 50 sfumature.

33) Ha quasi 50 anni ma ci sono ancora peluches per casa.

34) La sua macchina e il poco spazio che hai a disposizione per le tue natiche tra merendine, felpe, tacchi, libri, cd e ancora fottuti peluches.

35) L’ uso selvaggio che fa dei tuoi maglioni, restituendoteli impregnati della sua fottuta eau de toilette (vedi punto 1)

36) La falsa padronanza con la quale ti dice che ha già usato molte volte la pentola a pressione.

37) Maquillage: esiste per sporcarti faccia, camicia e federa del cuscino.

38) Il grido “AMICAAAAAAA” , ululato dalla tromba delle scale quando viene a cena la sua “sister del cuore”.

39) Ti ha distrutto alla Wii davanti a tutti i tuoi amici.

40) Ti ha distrutto la frizione della macchina.

41) Ha perso a tennis contro di te e ti ha lasciato.

42) I periodi in cui lavora tanto e la sera ti utilizza come sacco da pugilato.

43) Se ti vesti carino sei gay.

44) Se ti vesti tranquillo sei un punkabbestia.

45) Il poster di Simon Le Bon in bagno e se sei giovane, ti va molto peggio, visto che Simon è stato rimpiazzato da quel coglione di Bieber.

46) A proposito del suo bagno: non lo hai mai visto perché è sempre occupato.

47) I baffi appuntiti che pensa di non avere.

48) La sua totale e sconvolgente indifferenza nei confronti del calcio.

49) L’Insoddisfazione senza precedenti, qualsiasi cosa tu le possa regalare.

50) 2 biglietti per il concerto di Laura Pausini.

51) Il suo non capire le urla scomposte che gli fai in faccia, mentre siete in discoteca e lei ti sta pestando il piede con il tacco 40cm, sorridendo e dicendoti “E dai vecchio! Balla!”

52) Il tatuaggio che ha fatto quando aveva 16 anni, con un Cuore e una Chiave.

53) Il suo parrucchiere che la sequestra per interi pomeriggi, vendendole qualsiasi cosa.

54) L’ossessione compulsiva per la pulizia della casa.

55) La tisana drenante che ti fa pisciare addosso ogni 25 minuti esatti.

56) Il suo stipendio più alto del tuo, con in più anche i buoni pasto.

57) Una quantità di bikini da far impallidire una miliardaria brasiliana.

58) Il giorno della ceretta, dopo la quale rientra a casa come fosse un ferito dopo un’imboscata in Vietnam.

59) I suoi mille sorrisi sguaiati con l’insalata tra i denti mentre siete ad una cena elegante coi tuoi capi.

60) Ha il mito di Into the Wild, ma ha paura di lucertole, sole troppo forte, piante orticanti, ragni, alimenti non confezionati etc.

 

 

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