IL GLIFOSATO CULTURALE

GABINETTO DELLE PICCOLE COSE SERIE., PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

 

Cosa manda in putrefazione il cervello di un maggiorenne del nostro secolo?

Cosa debilita l’intelletto di un giovane medio appartenente a questa società?

Ci sono molte cose apparentemente futili che in realtà intossicano il sistema intellettivo di un povero ragazzo nato in questo sventurato secolo e le cose futili in apparenza, esattamente come i pesticidi usati in agricoltura, fanno apparire risultato e involucro ottimi mentre in realtà il contenuto è avvelenato e il sapore misero per non dire di merda.

Quali sono i diserbanti della nostra società giovane?

L’accessibilità a tutto, senz’altro.

Il gusto sfrenato di non doversi sforzare per ottenere un sacco di cazzatine e allo stesso tempo la difficoltà estrema a ottenere le cose importanti che fino a pochi anni fa erano diritti inviolabili e ora invece sono lussi per pochi, il lavoro retribuito o la casa, per fare un paio di esempi di quelli che dici “Oh Signore, è banale ma verissimo!”

C’è poi un altro pesticida giovanile ed è il business della comunicazione, intesa come involucro patinato che permette di vendere qualsiasi cosa, anche poco igienica o spregevole, come fosse l’ultima frontiera del trend.

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“Ti assumo come responsabile della comunicazione, mi occupo di comunicazione, facciamo comunicazione, studio comunicazione”

Cioè?! Che cazzo fai nella sostanza?!

Perché il cervello, anche il più basico, vuole sostanza.

Certa comunicazione manda in pappa il cervello perché il linguaggio e la scrittura si affinano con le scuole dell’obbligo, le relazioni sociali e la scrittura, mica col master da ventimila euro dove ti insegnano come ipnotizzare il cliente con frasi glamour.

Anche il pop è un gran bel pesticida: quel pop che passa prima dai giornali scandalistici e poi finisce in cuffia.

La Hit è un veleno come tutto ciò che viene scelto dalla massa, da tutti.

Ciò che viene scelto da tutti infatti, non sempre è democratico.

Anzi, spesso ciò che è scelto da tutti è tirannia.

Anche il selfie, a proposito di tirannie, fotte tutte le cose belle di cui siamo dotati in calotta cranica.

Rinunciamo oggi stesso all’autoscatto in ascensore.

La Chirurgia facciale: misericordia per i nostri connotati!

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Le riviste di gossip rilasciano una tossina letale per i nostri neuroni molto simile rilasciata dai comizi politici in tv pilotati da giornalisti faziosi.

Certo giornalismo è peggio del glifosato.

Gli stabilimenti balneari con i lettini in fila come in tangenziale.

Le discoteche dove sei costretto a ballare roba che ripete lo stesso ritornello per venti minuti, queste sono cose che mandano in merda il cervello.

Accadono sempre più attentati ma ogni giorno chi sopravvive ai terroristi con lo zainetto deve lottare contro un terrorismo più subdolo e frizzantino.

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La tassazione in Italia rispetto alla qualità dei servizi pubblici non è forse una specie di attentato alle buone intenzioni?

Ci sono un sacco di cose che possono mandare in puzza il sistema intellettivo di un giovane, oggi: quel gustino dolce dell’apatia che innescano per fargli credere che non si possa scegliere, che ci si debba adeguare, che si debba comprare.

Che il trasgressivo è figo ma il diverso è sfigato.

Resta sveglio, ragazzo, non comprare niente dai venditori abusivi di cultura sottosviluppata, proteggi la tua calotta cranica.

Resta sveglio, ragazzo.

Resta fluido.

Perché il tuo acume sveglio e protetto è più piacevole di una birretta fresca.

Certa intransigenza è sexy più di Kate Moss.

E certi NO ben detti meritano le medaglie dei partigiani.

ESTATE: DICO NO

COSE FASTIDIOSE

DIRE NO.

Dico No all’ estate, ma non a tutta l’Estate in generale.

Dico No a un sacco di cose che siamo costretti a fare in Estate.

Dico No alle canzoni estive col ritornello che va fischiettato per 40 minuti, fino a quando non vai in iper-ventilazione.

Dico No ai maschi con le tartarughe unte che ballano in pareo, con la caipirinha in mano.

Dico No al grido “Su le Mani”.

Dico No al sedere delle cubiste che ti ritrovi in faccia mentre stai mangiando, al locale.

Dico No alla caraffa sociale, quella con il cocktail annacquato e 40 cannucce che ci sbavano dentro.

Dico No allo stormo di quad guidati da ragazzine sbronze che si cappottano, bloccano il traffico e ti chiedono una mano sotto il sole a 40°.

Dico No alle canottiere strech dei maschi.

Dico No alla povera Fiat Punto affittata da 8 baresi sudati.

Dico No alle carovane in autostrada, con le famiglie che si scambiano le merende dai finestrini.

Dico No al bambino alle prese con la costruzione del fossato del suo castello di sabbia, che ti rovescia montagne di sabbia e cicche, sull’ asciugamano.

Dico No al padre del bimbo del castello, che vedendo i tuoi gesti di disappunto, vuole fare a botte sul bagnasciuga.

Dico No al piano Bar e a tutti gli eredi di Umberto Smaila.

Dico No agli spray abbronzanti della tua vicina di ombrellone e al vento contro che ti manda in gola la lozione al cocco.

Dico No e lo dico almeno 40 volte all’ora, al venditore ambulante, visto che secondo lui avrei assoluto bisogno del batman gonfiabile che ha in groppa.

Dico No al grattacheccaro maledetto, che si ferma davanti al mio asciugamano, non appena riesco finalmente a prendere sonno, avendo appena mandato via quel bastardo del Cocco.

Dico No ai mondiali di racchettoni o di calciotto, sempre davanti al mio fottuto telo da mare.

Dico No al bagnino che alle 18:59 ti chiude la sdraio mentre ci sei dentro.

Dico No all’ombrellone che ti arriva sul torace a 80 km/h con dietro la ragazza scema che ti chiede scusa ma te lo lascia conficcato nel costato, incapace di prendere una qualsiasi iniziativa.

Dico No al casellante che non ti apre la sbarra se non gli dai il numero di telefono.

Stesso No al bagnino ( non che io sia così irresistibile, è che queste categorie possono approfittare del sesso opposto solo 4 mesi l’anno).

Dico No alla massaggiatrice cinese, ma lei continua a dirmi masage, mentre si accanisce sulla mia schiena, riempiendomi di colpetti.

Dico No alla tracina sotto il piede mentre stai uscendo dall’acqua imitando Ursula Andress in 007, per salutare quello che ti piace.

Dico No alle foto da sirenetti dei tuoi amici sul bagnasciuga che vedi su facebook, mentre tu stai sudando in azienda.

Dico No al torsolo della pesca sbavato che tuo figlio ha trovato nella sabbia e che sta succhiando con gusto da tempo indeterminato.

Dico No all’applauso al tramonto, ma lo dico mentre tutti applaudono e nessuno mi sente.

Dico No alla festa reggaeton del tuo vicino di bungalow.

Dico No all’ora di acquagym e a tutte le attività anti-cerebrali alle quali sei costretto a partecipare dagli animatori di villaggio.

Dico No al pantalone di lino bianco e di conseguenza, alla festa ” tutti in bianco “.

Dico No al Pineta, al Cocoricò e a tutti coloro che si fottono lo stipendio per “prendere un tavolo”.

Dico No alla festa Chupito, dove sei costretto a ingerire dozzine di soluzioni liquide chimiche estremamente compromettenti per il tuo fegato.

Dico No al pantalone di lino bianco (si lo so, già l’ho detto ma ci tengo davvero).

E tu? A cosa dici no?