SFOGO DI UNA MADRE

FAVOLE DI MADAME PIPI', PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

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Mi sono svegliata questa mattina con una voglia incredibile di mandarvi tutti a ramengo.

Sono stanca di tutto il lavoro che mi date, di tutte le lavatrici che devo fare ogni giorno per voi, delle ore passate in cucina per darvi da mangiare roba che schiferete.

Stanca di riordinare le vostre cose che abbandonate per casa, le palle e gli altri giocattolini di merda che devo sempre rimettere a posto io senza la vostra minima riconoscenza.

Ma che ho fatto di male per meritarmi voi?

Perché quel giorno non sono andata a passeggio?

Siete dei lavativi, perdigiorno, egoisti che non siete altro, ecco.

Mi sono svegliata stamattina e ho capito che sono stanca marcia di sacrificarmi per voi.

Coi vostri orari di merda che se ne fregano di una stronza che lavora tutto il giorno e di notte vuole dormire.

Invece no, mi svegliate come fossi una serva.

Questa casa non è mica un albergo, sapete?!

Parassiti: senza di me non sopravvivreste mezza giornata!

Ah, ma vi sistemo io, cari miei.

Da oggi le cose cambiano.

Mi sono svegliata stamattina e ho capito io come aggiustarvi a voi, teste calde.

Da oggi ognuno lava le sue cose, che cazzo.

Ognuno rimette a posto quello che usa o, quanto è vero Dio, vi sbatto fuori di casa e al diavolo.

Soprattutto tu, Leopoldo, che la fai puntualmente fuori dalla lettiera.

Da oggi le cose cambieranno, gatti di merda.

LA RESURREZIONE DEI GRANDI

COSE FASTIDIOSE

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Mi piace sognare che un bel giorno, tutti i grandi passati per questo bel posticino che un tempo fu il pianeta, possano tornarci per qualche ora a trovare.

Cosa farebbero se fossero richiamati alla vita?

Ma soprattutto, vorrebbero essere richiamati alla vita?

 

Alessandro Manzoni

Si sfilerebbe i preziosi mocassini di velluto e andrebbe, senza contare fino a dieci sotto casa degli editori che pubblicano “le cose” degli influencer con la giustificazione che “Eh, ma vendono”, citofonerebbe e gli editori scenderebbero subito giù perché, che fai, non scendi di corsa se c’è Manzoni sul tuo pianerottolo? E Manzoni li piglierebbe a scarpate sulle guance, a sti farabutti.

 

Frida Kalho

Entrerebbe in un negozio di Desigual ed avrebbe un malore perché va bene il cattivo gusto sudamericano ma così no, dai.

 

Charles Baudelaire

Chiederebbe come abbiamo potuto sopravvivere cent’anni con l’assenzio illegale, in praticamente tutti gli stati europei ad eccezione di Spagna e Portogallo dove richiederebbe subito cittadinanza, anche perché poi, con la sua pensione solo lì starebbe alla grande.

 

Jim Morrison

Andrebbe a cercare le tizie che lo citano continuamente nelle loro miserabili frasi d’amore e affogherebbe loro.

 

Virginia Woolf & Jeff Buckley

Farebbero una petizione online per chiedere l’installazione immediata di depuratori nei maggiori corsi d’acqua del mondo occidentale per consentire a tutti, il diritto sacrosanto di annegare in maniera poetica e non morire prima di sifilide.

 

 

James Brown

Andrebbe nelle discoteche col banchetto di una Onlus, la pettorina azzurra e la spilletta per spiegare ai manager italiani com’è fatta la cocaina vera e che la smettessero di darsi le arie.

 

Maria Callas

Farebbe una donazione di tenia a Giuliano Ferrara.

 

Dalì

Girerebbe un tutorial da diffondere sui social dal titolo “Basta baffi del cazzo”.

 

Freddy Mercury

Chiederebbe subito il numero del cellulare di Malgioglio per potergli dire che và bene lo stile bizzarro, va bene proprio tutto eh, ma così è davvero troppo.

 

Kurt Cobain

Si separerebbe dalla moglie.

 

Claudio Villa

Correrebbe all’Ariston, imbottito di tritolo.

 

Lord Byron

Andrebbe in cerca di quelli che scrivono “Ciaone proprio” e li prenderebbe a pedate col suo piede taurino.

 

Ella Fitzgerald

Aspetterebbe sotto casa i giudici di X-Factor.

Jimi Hendrix

Chiederebbe di dare uno sguardo alla carta d’identità di Justin Bieber per sapere tra quanto compirà 27 anni.

Poi capendo che manca ancora parecchio avrebbe un altro conato di vomito e tornerebbe nell’Ade.

 

Pablo Picasso

Darebbe uno sguardo alle ultime novità di Arte contemporanea e persino lui si sentirebbe forse un po’ vecchio di gusti.

 

Helmut Newton

Manderebbe un pacco bomba alla sede di Instagram.

 

Van Gogh

Finirebbe a San Patrignano a fare la cromoterapia.

 

Sergei Diaghilev

Andrebbe a Ballando sotto le stelle anche lui imbottito di tritolo come Claudio Villa.

 

Oscar Wilde

Snobberebbe il Gay Pride per assenza di discrezione e buon gusto.

 

Anna Magnani

Organizzerebbe una manifestazione europea per abolire la fiction e le attrici romane che sembrano clonate.

 

Nelson Mandela

Farebbe talmente tante cose che finirebbe di nuovo in prigione.

LA LEGGENDA DEI CAVI US-B

FAVOLE DI MADAME PIPI'

Avevo aperto tutti i cassetti di casa e preso tutti i miei cavi usb.

Li avevo tirati tutti fuori, un giorno.

Ero stanca di tutti quei chilometri di cavi e una di quelle mattine libere in cui ti prende che vuoi cambiare il mondo iniziando da casa tua, li avevo snodati, lucidati, lisciati e allungati sul pavimento di casa.

Ero uscita in giardino a furia di metterli per terra, uno dopo l’altro.

Li avevo messi tutti in fila ma non finivano più e loro lo sapevano.

Continuavo a stenderli, sudando.

Pensavo di aver steso l’ultimo, mi giravo e vedevo che avevo ancora una matassa di fili bianchi aggrovigliati come serpenti mitologici.

Si contorcevano, chiedevano di essere usati una buona volta, m’imploravano di non lasciarli soli, di dar loro un senso.

Si chiedevano, i miei fili usb, perché fossero lì in così tanti, tutti uguali, da secoli e perché li avessi comprati a tonnellate, facendoli sentire così sostituibili e intercambiabili.

Mi chiedevano perché ero stata così infedele con loro.

Qualcuno si ribellava e provava a mordermi con la sua uscita metallica e tagliente, che sbucava come una testa di Medusa dalla matassa.

Io sudavo e scioglievo freneticamente i nodi, davo loro spiegazioni aleatorie, mentre dentro mi battevo il petto, insultandomi per aver comprato così tanti cavi usb nella mia vita, senza tener mai conto della loro dignità.

Avevano ragione.

Si faceva notte e non avevo ancora finito.

Sentivo le loro vocine orientali, mentre procedevo nel buio a dare una direzione al grande sentiero di cavi che non avevano mai avuto uso.

Non sapevo dove sarei arrivata e lottavo per non avere paura.

In mezzo al mare scurissimo e in mezzo ai campi di lavanda, a picco sulle rocce e poi rasente gli argini sabbiosi dei fiumi, stendevo i miei cavi nati e mai vissuti.

Sentivo di nuovo le vocine orientali: qualcuno di loro faceva hara-kiri e subito dovevo correre lì, a sostituire il cavo deceduto con un altro immacolato, triste e liberato dalla sua fettuccia di cellophane, dopo anni di mummificazione.

Prendevo il cavo defunto e lo mettevo nel sacchetto insieme agli altri fili morti, da portare a smaltire nel grande negozio di media, dove c’è il cimitero delle tecnologie dimenticate.

La notte arrivava e io mi accorgevo di essere arrivata a Boston.

Avevo freddo, ripiegata com’ero, in quel verde ordinato che costeggia l’enorme fontana del Public Garden, ma sentivo che finalmente avevo dato a ciascuno dei cavi una utilità.

Finalmente li avevo collegati a qualcosa.

Li avevo collegati ai continenti.

Erano felici, tutti tesi uno con l’altro, con le loro piccole uscite trasparenti che si penetravano a vicenda.

Mi guardavano come se aspettassero quel giorno da secoli.

Capivo che mi guardavano perché sentivo i loro occhietti orientali addosso.

Quel giorno scoprivo il motivo per cui i cavi si chiamano US-B.

Us Boston, evidentemente.

Quel giorno capivo che i cinesi avevano conquistato il mondo ancora una volta.