METTI UNA NOTTE IN METRO E LA GENTE CHE RIDE.

FAVOLE DI MADAME PIPI'

Metro-de-MadridDevo prendere più spesso la metro di notte.
Possibilmente con fotocamera, quaderno e matita.
Pronta per il reportage, insomma.
La metropolitana di notte è un’ insulina di avventure singolari, sparata in vena nel giro di poche fermate.
Anzi, con una notte di materiale registrato in metropolitana di notte, ci potresti fare direttamente un film.
Non capisco perché non ci abbiano pensato i signori della sicurezza delle varie stazioni.
La metropolitana di notte è un momento di indagine sociale senza precedenti.

Madrid, primo maggio duemilaquattordici / mezzanotte e qualcosa / Linea 11, Plaza Eliptica – Oporto.

Finalmente dopo diciotto minuti di attesa, arriva il fottuto treno.
Di notte è così, aspetti la metro come il giorno del compleanno.
Sul bagnasciuga della stazione ci siamo io, la mia bici, un giovane nero molto bello e un serio messicano con una polo e stranamente alto e senza i baffi che ti aspetti da un messicano.
Sto rientrando a casa dopo una semplice e bella cena dall’amica Claudia e dai suoi 7 piccoli cani trovati dentro la pancia di una mamma cagna di nome Bruna.
Ma questa è un’altra storia.
Il fatto è che arrivare a casa di Claudia, ogni volta, è un’escursione di quelle hard-core.
Ma eravamo alla metro che finalmente arriva.
Tutti salgono me compresa, ma solo dopo essermi graffiata a sangue le caviglie coi pedali della bicicletta.
Mentre entro arriva dal dentro il vagone, una calda soffiata di Gin.
I miei due compagni di viaggio si posizionano distanti ma uno di fronte all’altro, mentre io resto in piedi con la bici che dalle caviglie inizia a sbucciarmi anche le ginocchia.

Fermata Urgel.
Sale un giovane tedesco biondo, molto basso, sui 40, fomentatissimo.
Mi spiace, ho cercato un aggettivo più elegante ma “fomentatissimo” gli si addice alla perfezione.
E’ tutto vestito di nero, canottiera stretta stretta da manichino pepe jeans e capelli esattamente ossigenati come li ossigenava Billy Idol ai tempi di Hot in the City.
Non posso resistere:  da ora in poi il nostro soggetto lo chiameremo Billy Idol.
Sembra appena atterrato da Ibiza, col suo zainetto nero nero e tutto aderente anche lui, alla schienetta muscolosa.
Billy Idol mi si piazza davanti a gambe aperte, talmente aperte che mi ricorda Vasco Rossi quando durante certi concerti si esalta e muove le braccia come per dire “quanta roba, ragazzi!”, presente?!
Dubito comunque che il nostro Billy Idol di Colonia conosca Vasco.
Insomma, si piazza  a gambe apertissime nella parte della metro gommosa, quella a fisarmonica (forse spera che la metro muovendosi gli apra ancora più le gambe, concedendogli più potere).
Appena si rende conto che la sua posizione è ben piantonata a terra, Billy Idol di Francoforte inizia a muovere la testa a ritmo di chissà che canzone tecno ha sparata nelle orecchie.
Il problema (ma anche la fortuna) è che ce l’ha sparata nei timpani solo lui, mentre  fuori c’è il silenzio discreto della metro.
Un silenzio educato che non impedisce alla gente di fissare Billy Idol di Hannover, con la coda dell’ occhio.
Direi che tutte le code dell’occhio, nelle successive 3 fermate, sono fisse sul nostro eroe, appena tornato da una street-parade, senza però accorgersi di esserne andato via.
Le gambe si divaricano sempre più ad ogni curva della metro, il rischio spaccata è imminente.
Il nostro Billy Idol di Dusserdolf è solo e orgoglioso di esserlo, nella sua immensa bionditudine.
E’ talmente orgoglioso da non accorgersi di tutte le code dell’occhio ma anche del fatto che è ormai è molto vicino con la sua piccola rotula sotto sforzo, alla ruota della mia bicicletta e quindi evitare di guardarlo sarà ancora più complicato.
Ma non è il suo sguardo che temo.
Temo quello dei miei compagni di viaggio acquisiti: soprattutto del nero bello e del messicano serio, che nel frattempo sono impegnatissimi a grattarsi qualsiasi angolo di pelle e a frugare nei loro borselli, facendo palesemente finta di cercare qualcosa, pur di non guardarsi tra di loro.
Già, chi incrocia lo sguardo del vicino, in questo momento è davvero fottuto.
E’ bizzarro nella nostra società, ma il nostro Billy Idol di Berlino ha creato con la sua performance un piccolo legame umano tra noi passeggeri.
Tutti lo stiamo guardando ma se uno dei nostri sguardi si incrocia con quello del vicino di sedile, può capitolare la discrezione educata della metro per far spazio ad una risata di quelle barbariche, universali, omogenee, cosmiche direi.
Tutti quindi sono ben attenti a non guardarsi.
Ma è solo questione di secondi.
Io sono tutta fiera di essere attrice.
Chi farà ridere me, che sono così concentrata nei miei esercizi di teatrante per non ridere fino a quando la metro non sarà ferma nella mia stazione (e io al sicuro)?!
Chi, chi potrebbe osare tanto?!
Billy Idol di Amburgo, chiaramente.
Ma non affonderò da sola.
Il caso ha scelto lo sguardo del serio messicano con una polo, stranamente alto e senza i baffi che ti aspetteresti da un messicano.
Ve lo ricordate?
Beh, i nostri sguardi si incrociano per una manciata di secondi e si dicono tutto.
Come in un colpo di fulmine, i nostri occhi si parlano.
Però anziché “Ti Amo” si dicono un enorme, gigantesco “OOOOOOOOHHHH,MALOHAIVISTO??!!!”.
Così dopo un goffo tentativo di limitare la risata, spruzziamo bava dalla bocca chiusa, come dei vaporizzatori o delle giovani balene e ridiamo come due idioti.
Segue tutto il vagone.
Chi più chi meno, grazie a Billy Idol di Dresden questa sera sulla metro si ride tutti insieme, ma di gran gusto.
Billy però è troppo inserito nel pezzo tecno per accorgersi che, la risata di 50 sconosciuti che lo amano e che si amano senza conoscersi per qualche minuto, è nata grazie alla sua performance.
E rimane un pò incuriosito fino alla stazione di Oporto, dove tutto aderente col suo zainetto-guaina, scende dalla metro ancora con le gambe aperte a compasso.
E sono sicura di averlo visto pensare che in metro gira gente strana, ma non immaginava così tanta tutta insieme sul suo stesso vagone.
Coglioni gli spagnoli, ya.

MADRID MI HA FREGATA

SINFONIE

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Mi sono trasferita a Madrid e non mi ci sarei mai trasferita se non ci avessi trovato lavoro dentro.
Con tutte le città dove sarei voluta andare, dove pensavo di trovare fermento e arte, Madrid proprio non mi veniva in mente.
Madrid mi ha sorpresa, per questo sono indispettita.
Madrid mi ha fregata.
Qui i vecchi parlano come se avessero uno Spinone che abbaia dentro la loro gola, e i ragazzi quando si presentano, ti baciano.
Qui c’è un particolare cattivo gusto nel vestirsi che causa una libertà di espressione che nel mio paese non si è mai vista.
Qui si fa amicizia anche con le piante grasse dei vicini e il cielo è come se stessi sempre in mezzo all’Oceano Atlantico.
Madrid mi ha dilatato i pori della mente chiedendomi solo 1,50 per entrare nella metro.
Madrid mi ha offerto del vino dentro delle tazzine che in Italia si usano per spegnere le sigarette.
Mentre mangiavo jamon ho deciso di diventare vegetariana e mentre imparavo a parlare spagnolo mi sono resa conto di quanto sia ben educato l’italiano.
Qui ho fatto la fila più breve della mia vita, in un ufficio pubblico e sono andata in overdose da Mimo di strada.
Con le salite sulle quali è stata costruita la città ho guadagnato un sedere da brasiliana e con il liquore alle Erbe di Ibiza che si beve qui ho preso delle sbronze che racconterò ai miei figli.
Madrid ha qualcosa che non so raccontare a chi deve venirmi a trovare da fuori.
Anche per questo sono indispettita.
Così, vado in giro per le strade di Madrid da un po’ di tempo,seriamente indispettita cercando un pretesto per essere insoddisfatta anche qui.
Frugo nei cassonetti e trovo delle cose meravigliose.
Apro la cartina della metro e in meno di 7 secondi ho di fianco almeno 3 persone vogliose di aiutarmi fino a sudare dentro le loro magliette.
Sono stufa di tutto questo benessere.
Sono italiana, cazzo.
Datemi un po’ di disservizi per i quali lamentarmi, subito.
Datemi una coda kilometrica alle poste, fatemi pagare una birra 12 euro.
Fatemi picchiare da uno di Zagarolo per un parcheggio conteso e regalatemi almeno 1 ora dentro la metropolitana di Roma Termini a luglio, senza aria condizionata, sotto l’ascella di una tedesca agonizzante.
Date una buona occasione al mio malcontento esistenziale.
Ne ho bisogno.
Qui non ho più scuse.
Aiuto.