IL TURISTA DI RIVIERA E’ IL MALE

BRANDED PARODY CONTENT, COSE FASTIDIOSE

Un pezzo dedicato a quei martiri degli albergatori che, pensando di amare il contatto con il prossimo, decisero un giorno di occuparsi di turismo, magari sulla Riviera Adriatica. Che il mestiere sia loro lieve.

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Non dev’essere facile fare l’albergatore a Rimini.

Innanzitutto non è facile occuparsi di turismo anzi, non è facile occuparsi del turista.

Perché il turista è quella persona che normalmente, nella vita si occupa di altro e non fa il turista per tutta la vita, a meno che non vince quel famoso gratta e vinci del Turista per sempre ma nella maggior parte dei casi, la selezione naturale stermina tutti quelli che comprano il gratta e vinci e quelli che giocano alle slot.

E se non ci pensa la selezione naturale ci pensa il monopolio di Stato, ma questo è un altro discorso.

Per tutti gli altri casi, il turista è uno che è turista per due settimane all’anno e perciò, esattamente come per il Cavaliere nero di Proietti, anch’egli si sente in diritto di pretendere che non gli si rompa il cazzo.

Le ferie, in quelle due settimane in cui l’azienda lo libera, il turista le vuole perfette: vuole tutto e lo vuole subito e non deve chiedere mai come Axe.

E invece chiede, chiede eccome.

E se non gli dai tutto quello che chiede, tu, albergatore, sei finito.

Perché lui ti scrive la recensione.

Ci sono albergatori che preferirebbero gli venisse bruciata la macchina o picchiata la figlia, invece di dover subire la recensione.

Era bello negli anni ottanta, quando il turista incazzato infilava il foglietto col questionario sul gradimento nell’urna alla reception e se ne andava affanculo.

E’ finita quell’epoca lì: adesso il turista c’ha internet dalla sua parte e soprattutto, se tu non glielo dai l’internet, nella camera che ti affittato, lui è pronto a uscire anche durante un bombardamento, per attaccarsi alla rete del comune e scriverti la recensione, ancor prima di fare check-in, ancora prima di partire da casa.

Insomma, per riassumere: il turista è il male.

Ma come vi dicevo all’inizio, ho come il sospetto che il turista che soggiorna a Rimini, Riccione e comuni circostanti, sia il male al quadrato.

Se dovessi immaginarmi il turista di quelle parti, me lo immagino in due, pericolosi prototipi.

Vediamoli insieme:

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Il primo prototipo: l’impiegato con la famiglia al seguito, incattivito lui e tutti i membri della famiglia.

Prenota due anni prima, sincerandosi di ogni minimo dettaglio: quanto è grande la camera dove soggiornerà, quanto dista la spiaggia più vicina in passi di bambino.

Chiede il pdf del menù del ristorante, la foto delle cameriere e la fedina penale del bagnino.

Vuole sapere quante persone ci saranno mentre lui sarà lì, in vacanza, pretende di avere il posto auto personale anche se il vostro albergo non ha il garage, lui vuole che lo costruiate per tempo, visto che prenota due anni prima.

E poi vuole avere il programma dell’animazione in spiaggia in anticipo per poter programmare l’intrattenimento, fino all’ultimo fottuto minuto, avere la moglie sulla prima fila di cyclette a hydrobike e il figlio vincitore di tutti i giochi-aperitivo.

Insomma, il primo prototipo di turista a Rimini me lo immagino rompicoglioni come Furio di Carlo Verdone e alienato come Alfano.

Il secondo prototipo del vostro turista, secondo me, è lo sfascione.

Come lo chiamate qui?! A Roma si dice sfascione, l’individuo che concepisce la vacanza come un’occasione di massacro fisico e cerebrale, di annullamento istantaneo di tutti i freni inibitori, di tutti i neuroni rimastigli e di tutte le regole base di buon costume, ai confini con l’illegalità.

Perché la legalità appartiene al suo posto di lavoro, tutto il resto è, appunto, sfascio.

Lo sfascione usa la camera soltanto per dormirci un paio di ore al mattino anzi, non solo la camera ma qualsiasi posto del vostro albergo lo accolga, nel momento in cui l’alcool non lo regge più in piedi.

Sopra alle piante grasse, sul divano nella hall, sopra al tavolo della colazione, a terra, davanti al banco del ricevimento.

Lo sfascione usa la vostra struttura come fosse il cesso del Cocoricò, il marciapiede di Ibiza, il prato del concerto di Vasco, la stazione di Riccione durante la notte Rosa.

 Per lui, la parola full-credit per lui vuol dire Attila, Trump e Kim, in un unico cognome: il suo.

Per lui, la parola pensione completa vuol dire Scateniamo l’inferno e non lasciamo manco le ceneri di questo posto, ragazzi!

E a questo proposito, domattina, nell albergo che ho prenotato stanotte, scopriranno quale prototipo di turista sia.

 

Dedicato con affetto a Orfeo.

 

CIRCA LE DONNE DI MARE

GABINETTO DELLE PICCOLE COSE SERIE.

Un pezzo scritto per la kermesse Se permettete parliamo di donne, organizzata dalla Società Umanitaria Alghero.

Alghero, Lo Quarter – Domenica 19 Marzo 2017 ore 19

I

Permettete se parliamo di donne?

Di quelle femmine di essere umano che hanno avuto la sventura di nascere all’interno di una razza evoluta come quella dell’essere umano, senza tuttavia godersi il lusso dell’evoluzione ma con mille obblighi e gerarchie vicini ancora all’ordine animale.

Permettete se parliamo di donne ma non di vestiti firmati, trucchi e ballerine?

Si può?!

Preferiamo parlare di pelle sudata, cuori spezzati e cervelli coi pensieri stipati.

Preferiamo parlare di lupe, di roghi con sopra presunte streghe e di silenzi pieni di suoni.

Fate la cortesia, concedeteci un po’ di tempo per parlare di notti insonni, di pance che si gonfiano e sgonfiano come vele, di gente condannata a cucinare lasagne a vita.

Perchè le donne sono anche genti, persone.

Concedeteci di parlare non di mamme, nonne, mogli, fidanzate e infermiere ma di persone.

Le persone che compongono il mondo e per questo sono costrette all’analfabetismo, allo stipendio più basso di tutti, alle mutilazioni più segrete e offensive di tutti i prigionieri di guerra.

Costrette ad obbedire ad altre persone col cervello mutilato.

Costrette a obbedire ai propri figli.

Fateci parlare delle persone costrette a lavorare come prostitute. Come se non bastasse essere costrette a lavorare.

Fateci parlare della gente che ha subìto castighi chiamati mansioni e che ora si ribella in modo scomposto, schiacciando tutto ciò che incontra in maniera disordinata, compulsiva.

Ma non è forse questa la strategia di tutte le rivoluzioni?

Fateci considerare la parola donna come un’evoluzione della parola persona, non come una condizione biologica.

Qualcosa da meritarsi non con la nascita ma col fuoco.

 

 

II

E poi ci sono le donne delle isole, al di sopra di tutti grazie alla condizione biologica di esser nate su uno scoglio.

E se nasci su una roccia sei già una donna, sei già un uomo.

Non hai tempo per altro che per l’essenziale.

Le sarde.

Chi le ferma le donne sarde, cresciute sulle pareti di calcare tra il mare aperto e i cespugli di mirto?

Ci sarebbe da portarle sul continente, le donne sarde.

Ci sarebbe da rapirle come ci hanno insegnato a fare e da portarcele sul continente, che tanto c’entrano nel bagaglio a mano.

Bisognerebbe portarle in Europa per farle parlare con certe donnette di terraferma, intrappolate nella rete a maglie fini dell’apparenza, dell’inconsistenza.

Io alle donne sarde farei produrre un tutorial, uno di quei corsi col cd-rom allegato che insegni alle ragazzine a starsene con la faccia contro il vento, come si protegge un territorio, come si danza con le proprie tradizioni senza annoiare platee, senza il vestito buono, senza soldi.

Io le sarde le farei entrare nei libri di scuola, nelle tasche dei politici, nei negozi e nelle università a spiegare cos’è il carisma.

A spiegare cos’è la dignità a quei catorci con la permanente e gli sciatusc che credono basti un figlio e un paio d’ore dall’estetista per essere donne.

Che non sanno cosa diventa il mare quando incontra il vento, che non riconoscono più odori e profumi che le loro antenate un tempo, fiutavano da miglia e miglia e che solo le sarde riescono ancora a percepire.

Dio salvi le donne delle isole e le cose che appartengono a pochi.

BREVETTO LETTO VIAGGIANTE

FAVOLE DI MADAME PIPI', PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

Poesia e sogno possono vendere più di quanto si creda, perciò il Design spadroneggia.

E il mercato è ancora vivissimo perché tanti settori mancano di design applicato ai loro servizi.

Prendiamo i mezzi di trasporto pubblico o privato.

Non c’è molta inventiva se escludiamo il settore automotive.

Eppure alla domanda “come vorresti che ci si muovesse, tra 50 anni?” , sono convinta che tantissime persone non vorrebbero rispondere “co’ la macchina”.

Tra cinquant’anni vorremmo tutti che la macchina fosse un concetto di movimento sorpassato, anche perché il concetto di sorpasso, è nato proprio con l’automobile.

E con il coatto e la Peuget 205.

Ma, ecco, alla domanda proposta, c’è chi sogna la macchina elettrica, visto che in Italia è ancora utopia; c’è chi sogna la navicella spaziale, il motore jet installato sotto a piedi oppure ar culo, su certi soggetti che più in fretta se ne vanno e meglio è.

Per quanto mi riguarda, se dovessi spostarmi per il mondo tra 50 anni, non avrei dubbi: con un grande, fottuto letto a baldacchino.

Ho in mente vari modelli e, visto che stasera ci sono un sacco di designer, condivido questo sogno affinché diventi realtà, senza timore che possiate copiarmi l’idea anzi, con l’invito a farlo!

Pazzesco eh?Bedknobs and Broomsticks, 1971

Dunque, immagino il modello invernale, imbottito per essere sempre a tuo agio come fossi in casa la domenica mattina, dopo una sbronza senza precedenti, avvolto in morbide coperte naturali.

Immagino la testiera con confortevole tavolino da viaggio col bollitore, una selezione di infusi e il catino per vomitare, se per caso tornassero brutte cose dal passato.

Poi ci sarebbe il futon per la stagione estiva, con tele di lino bianco su tutta la struttura per filtrare i raggi solari e un ologramma del giamaicano della pubblicità del succo Oasis che appare, a chiamata, col succo vero però eh.

Chiaramente il futon è pensato anche in versione gonfiabile, per le escursioni fuori marine: quelli col materassino verranno umiliati come delle merde.

Si viaggia al di sotto delle nuvole con il tetto di vetro infrangibile, ultra leggero e con una visuale a 360° sulle nazioni toccate.

Ai lati abbiamo la possibilità di tirare su e giù i finestrini, facendo attenzione ai gabbiani.

Il letto viaggiante può alzarsi da terra fino a cento metri e raggiungere velocità a seconda dei modelli, anche oltre i 200km/h, senza spettinarvi.

Dotato di radar e pilota automatico, il letto viaggiante raggiunge qualunque posto attraverso energia solare a pannelli.

Si può parcheggiare sui tetti o atterrare direttamente in spiaggia senza affittare ombrelloni e lettini sudati da altre persone.

Con il letto viaggiante puoi andare a fare la spesa (le corsie del supermercato ormai lo consentono) e portare il cane al parco, senza bisogno di metterti scarpe e giacca ma restando in pigiama, sotto le coperte, con la sola mano che regge il guinzaglio, fuori.

C’è il modello 4 ruote motrici per il rally della domenica, il picnic o le adorabili sveltine campestri per un concetto diverso di camporella, più elegante, di design.

Insonorizzato e coi vetri oscuranti, vi consentirà esperimenti niente male, sotto questo aspetto.

Oppure c’è il modello con scafo montabile e motore del gommone, se ami andare in ufficio via fiume.

Munito di passaporto, te ne vai il venerdì sera a Marrakech col tuo letto viaggiante, passando a razzo sull’Etna perché le coperte sono tutte ignifughe.

I bagagli, nell’apposito vano, sotto il materasso, ideale anche per trasportare materiali o sostanze illegali.

Rimani in pigiama tutto il giorno e senza muoverti dal tuo soffice Letto Viaggiante!

Puoi fare shopping, andare alle terme e rimetterti sotto le coperte ancora sudato dal bagno turco.

Puoi tornartene a casa, dopo la serata in discoteca, iniziando a dormire già dal parcheggio del club, basta impostare il pilota automatico e vaffanculo agli alcool test.

E poi quanti optional possibili!!

Braccio di sostegno per tv al plasma frontale, se esiste l’autoradio, perché non può esistere la lettoradio?

L’impianto di riscaldamento e di refrigerazione delle lenzuola renderebbe il prototipo del letto viaggiante, la ragione stessa per non scendervi mai.

E poi c’è il modello erotico, con uno specchio montabile sul tetto rinforzato per notti esagerate, minibar con set per preparare il Negroni, dispenser di contraccettivi per non farsi prendere la mano.

Il nano però va acquistato a parte.