ANCHE DI NOTTE SONO UNA BRUTTA PERSONA

COSE FASTIDIOSE

Perché le idee migliori mi vengono sempre mentre sto dormendo?

Prima riuscivo a farne a meno ma ora che invecchio e divento tignosa, mi sveglio, nel cuore della notte per appuntare cose assurde su un taccuino giallo che tengo sul comodino.

Il giallo è il colore che mi fa più schifo tra tutti e l’ho scelto apposta, sperando che, svegliandomi e vedendolo mi passi la voglia di alzarmi alle tre per prendere appunti ma niente.

Accendo la luce e scrivo come scriverebbe un ubriaco, coi caratteri tutti storti dal sonno ma soprattutto scrivo cose che l’ubriaco oltre che scriverle, direbbe anche, tipo ”il sedere del bidello dell’asilo di mia nipote sembra un cestino di castagne sgusciate”, poi mi riaddormento.

Mi riaddormento pensando che “è solo uno spunto, poi domani elaboro e sviluppo meglio quest’idea pazzesca” e magari l’idea è pazzesca per davvero ma il giorno dopo non ricordo puntualmente un cazzo e mi metto lì, a rompermi la testa per diverse ore, cercando di ricordarmi che cosa di divertente abbia potuto vederci in questa puttanata delle castagne al posto del culo ma niente.

Se non bastasse la delusione di non ricordarmi l’idea geniale, ciò che leggo è anche occasione di sgomento e vergogna: cosa potrei mai aver visto di comico dentro a quel bidello? Solo perché fa il bidello?

Davvero sono diventata così classista anzi, davvero sono sempre stata così classista senza accorgermene?

Perché si sa, i sogni riflettono l’inconscio e dunque magari sono classista da sempre ma l’inconscio ha deciso di venir fuori soltanto ora e di mostrarsi allo scoperto mentre prima si comportava come tutti perché se non sei un bidello parli male del bidello anzi, peggio, ridi di una sua caratteristica fisica, del suo sedere.

Da ciò ho dedotto che, non solo non può trovarsi nulla di buono dentro ad un taccuino color diarrea ma che, anche di notte sono una brutta persona.

MESTIERI EROTICI E DOVE TROVARLI

SINFONIE

Dopo vent’anni passati appresso ad un taglio di capelli ispirato alle donne piangenti, al seguito di Gesù, ho deciso di abbandonare il sepolcro e di dare una sfoltita, un’alleggerita, in modo da smetterla di far paura ai bambini, ogni volta che esco dall’acqua e non si capisce dove abbia la faccia.

Così sono andata dal parrucchiere.

Mi piace far gli scherzi ai parrucchieri ed entrare con uno chignon tutto compresso, senza appuntamento, domandar loro se hanno posto per una rapida piega e, una volta seduta sulle loro poltroncine in acciaio, sciogliere i capelli e guardarli in faccia, con aria di sfida.

La categoria esprime con eccellente aderenza alla realtà, il dramma della vita umana, proponendo sempre le stesse, due reazioni: ci sono i parrucchieri ai quali si bagnano gli occhi di lacrime e tirano fuori frasi disperate, tipo “E adesso come faccio con la signora Bruni che arriva tra venti minuti?” e quelli che si sbrodolano e si esaltano davanti a quella massa informe di crine, in un mondo ormai posseduto dalle fiale anti-caduta.

Ecco, io preferisco questi.

Quelli che, nel momento in cui sciolgo i capelli, sentono ancora e fortissima la chiamata vocazionale alla loro professione e godono e mi danno consigli non richiesti e mi pettinano.

Ci vuole coraggio per ostinarsi a volermi pettinare.

Anche per questo motivo, non ho mai avuto un parrucchiere di fiducia.

Non capisco, come la maggior parte delle donne possano tradire svariate volte il proprio partner ma restare fedeli, per tutta la vita e senza mai annoiarsi, al proprio parrucchiere, senza mai un cedimento.

A me piace cambiare spesso parrucchiere e concedergli di esprimersi perché un artista frustrato è un soggetto potenzialmente cattivo e pericoloso.

Stavolta, il parrucchiere non era una parrucchiera ma proprio un parrucchiere e non accade così frequentemente.

Sempre, strizzando l’occhio alla moda di questa epoca, noi diciamo “Vado dal parrucchiere” ma poi, lo sappiamo, si tratta, il più delle volte, di una parrucchiera.

Invece, questa volta è un uomo, anche discretamente carino.

Direi proprio niente male e mi rendo conto che questo dettaglio non lo faccia essere un bravo parrucchiere ma farsi lavare i capelli da un bell’uomo, non è una delle cose più piacevoli che possano accadere?

La risposta è si, ma non se poi entra sua moglie in salone.

Bisogna imparare però a far tesoro di ogni esperienza, anche di quelle castranti poiché tutto può diventare spunto di riflessione.

La riflessione è che i parrucchieri fanno un mestiere che potenzialmente potrebbe essere molto più sexy, rispetto allo stato attuale delle cose.

Non è l’unico mestiere, ovviamente.

Vi sono tantissime professioni che non sfruttano questo potenziale, peraltro del tutto legale e senza il rischio di una deriva nella prostituzione.

Semplicemente l’erotismo è una sfera bistrattata della nostra esistenza.

Penso al fisioterapista che lenisce contratture legate allo sport e allo stress, penso all’arredatore d’interni che si occupa degli spazi così intimi della nostra casa, penso al fioraio, ai professori, ai pasticceri e a quelli che riparano le biciclette che ci salvano, nel loro piccolo, da traumi e figure di merda.

Ma nessun’altra professione come quella del parrucchiere riesce a raggiungere simili punte di romanticismo: grattare via le impurità dalla cute, massaggiare il retro del collo, tirare delicatamente i capelli, in modo che il cuoio capelluto si stacchi dalla calotta cranica, in maniera quasi impercettibile o, quantomeno dia l’impressione che ciò possa accadere.

E poi consigliare come valorizzare il proprio aspetto ed asciugare con un getto di aria calda la nostra fredda esistenza.

Queste e molte altre sono le situazioni che possono magicamente rivelarsi erotiche, nell’accezione più pura del termine: perché i parrucchieri non se ne rendono conto e non valorizzano questo pregevole aspetto?

Ma soprattutto perché non se ne rende conto il mio, porca malora?

Il mio, nuovo parrucchiere a cui sarò fedele per sempre.