GLI ODIATORI

PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE, SINFONIE

Grazie alla rete ho scoperto tante cose, questioni e categorie di persone unitesi nel macrocosmo virtuale come si fa con le religioni.

Tra queste categorie vi è l’immensa milizia degli odiatori.

Gli odiatori sono persone che hanno scelto di eliminare tossine in rete come se questa fosse un luogo dove chiunque digita una stronzata qualsiasi automaticamente la trasforma in Verità.

Ma la verità, per quanto la si pigli per il naso e la si manipoli come plastilina, resta identica e sé stessa e soprattutto è poco incline ad aderire al giudizio di qualcuno conferendogli autorità.

La verità non è amica di nessuno, è un tipo piuttosto solitario.

Pare invece che sull’internet questa faccenda di non essere presenti fisicamente ma con una propria personalità digitale, doni a certuni non solo la certezza di possedere la sapienza assoluta ma anche la capacità di mostrare la punta più alta del proprio lato peggiore, con la garanzia di non poter toccare mai simili altezze nella vita reale.

Mi pare di aver capito infatti che questa milizia si faccia forte del fatto che le discussioni in rete, per quanto prendano piega feroce, restino pur sempre dentro ad uno schermo che quando si vuole lo si può abbassare come la tavoletta, per tornare a vivere e che questo rapido processo on-off log-in/log-out, simile a quello dei videogiochi, incentivi la rabbia più canina.

Sapendo che chi insulta non potrà con facili metodi essere scovato a casa e picchiato insieme alla sua famiglia da chi ha subìto l’oltraggio, uno si scatena e insulta con maggior astio.

Che uno si scateni e insulti potrei anche capirlo, se restasse uno.

Ma tanti no.

Tanti è pericoloso.

E sono tantissimi a prendere il loro sacchetto di rabbia, a farcirlo con tutte le frustrazioni e i complessi dei tempi dell’asilo e a lanciarsi contro la rete come Pagliuca, come Don Chisciotte, alla ricerca della discussione ideale dentro alla quale introdursi con un commento, acquisendo ora le sembianze di Mosè, ora quelle di Garibaldi nella loro versione più incazzata.

La milizia della gente che odia a tempo indeterminato incendia i post come fossero campi coltivati in odore di mafia.

C’è chi insulta quello che ha sbagliato a scrivere un verbo, chi aggredisce il vegano, chi quello che ha postato la foto del salamino di cinghiale o una canzone dei Blur di quelle commerciali.

C’è chi si proclama contro l’aborto promettendo la morte a chi professa il contrario, chi si scaglia contro i razzisti, gli zingari e il governo, contro il ragazzo che pubblica i video con la sua musica che non è abbastanza indie, democratica, internazionale ma che faccia l’occhiolino al proprio paese, folk ma con accenni sfumati all’elettronica.

C’è chi odia quelli che non sono del suo partito politico e quelli che sono del suo partito politico ma non si applicano.

Ho scoperto che le persone che fanno di mestiere gli odiatori (nel senso che vi dedicano tempo e risorse come se si trattasse di un mestiere) hanno poca misura.

Se un odiatore non è d’accordo con uno che ha dichiarato sul web il proprio amore alla Juve, siate certi che non scriverà “Non mi trovi d’accordo, anzi, Daje lupi!” ma la conversazione telematica si concluderà con auguri di morte per scabbia a lui e a tutto il suo albero genealogico, che deve crepare peggio, avendo peccato nel partorirlo.

Di una cosa non si può di certo accusare la milizia degli odiatori: che te la mandino a dire.

La gente che odia in rete non solo dice ciò che pensa (il che già sarebbe grave se diamo ai loro post la dignità di pensieri), ma dice assolutamente molto di più di ciò che sarebbe consentito pensare.

Sono certa che conosciate qualcuno appartenente alla setta degli odiatori.

Gli adepti della stessa non scherzano coi sentimenti e, quando sono saturi di dolore perché non hanno insultato adeguatamente, tolgono l’amicizia.

E questa dell’amicizia tolta sarebbe davvero una delle cose più umilianti che esistono sulla terra se accadesse realmente, invece gli odiatori se t’incontrano per strada sembrano soffrire d’improvvisa amnesia e non si ricordano di averti maledetto ma ti abbracciano e ti baciano come se niente fosse.

Che Giuda arrossirebbe ma loro no perché la vita reale è tutta un’altra, ipocrita cosa.

Gli odiatori tolgono l’amicizia sul social convinti, con questo coraggioso gesto, di cooperare alle grandi rivoluzioni della storia dell’umanità, sicuri che tutto il loro odio cosmico sia utile al cambiamento sociale, soprattutto se tale odio è provocato dalla tua dichiarazione sul social che non ti piacciono i Queen.

Meriti la malaria se non ti piacciono i Queen, capisci?!

I Queen non possono non piacere quindi se non ti piacciono, i tuoi figli devono morire perché che se ne fanno di un padre che non si ascolta i Queen?!

Muori male, allora, secondo verdetto degli odiatori.

Oppure fai log-out prima degli odiatori, se capisci di essere sotto assedio.

Oppure, ancor peggio di ogni sorta di provocazione, non dar loro conto e prosegui il tuo peregrinare sul mondo virtuale e nella bella vita reale, con la stessa capacità da ginnasta artistico di sventolartene la minchia, di queste scemitudini.

 

IL CIGNO MARRONE ossia NON SONO FATTA PER IL MUSICAL

COSE FASTIDIOSE

Audizioni che passione. Nel senso di Via Crucis.Non capisco perché mi ostino ad andare ai provini dei musicals.
Io e il musical non ci piacciamo, punto.
E’ una reciproca antipatia e così confermo anche stavolta il mio vizio di non fare molta selezione e frequentare anche gli amici che mi stanno sulle palle così, per pigrizia.
E a causa di questa stessa pigrizia evito di dichiarare la mia antipatia al musical e mi preparo meglio che posso per il provino.
Chiamo l’amico coreografo che mi mette sulle punte.
Vado a pranzo dall’amica soprano che prima del risotto mi titilla la gola.
Poi passo dall’amica con la sartoria teatrale (Ci tengo a sottolineare che in questo caso gli amici che mi aiutano mi sono tutti simpatici) le rubo il vestito che affittarono per Liz Taylor nel ’62 e mi chiudo in casa per giorni dichiarando che ho un’audizione.
Poi due giorni prima smetto di prepararmi per riposare, mi piglio il biglietto dell’aereo se l’audizione non è nella mia città, per arrivare la sera prima ed essere la mattina dell’audizione fresca, pulita e rilassata.
La mattina però, mi sveglio di cattivissimo umore senza capire il perché.
La sera prima come al solito non rispetto i canoni artistici di purezza e mi ubriaco con gli amici, così oltre al cattivo umore ho anche la faccia gonfia come Goodman.
Poi faccio di tutto per arrivare in ritardo, tergiverso sul caffè, guardo l’orologio, vedo che manca un quarto d’ora ma tanto in metro ci metto poco allora quasi quasi mi taglio anche le unghie dei piedi, anche perché nell’ansia ho comprato le scarpette (che userò solo per questo strafottuto provino) di un numero più piccole del mio quindi con le unghie corte è meglio.
Quando mi decido ad uscire ho fatto tardi e quindi l’ansia il cattivo alito e il faccione della serata  mi possiedono.
Arrivo al Teatro Nazionale o dove mi convocano e anziché trovare lo splendore notturno trovo solo il bar aperto pieno di tramezzini disgustosi e in fondo al foyer una ragazza trendy piegata sul suo smartphone che dopo avermi guardata dalla testa ai piedi con il sottotitolo “fai cagare, non ho idea del motivo per cui ti abbiano selezionata gli idioti dei miei colleghi”, mi consegna 15 liberatorie tutte diverse da firmare in 30 secondi perché nel frattempo dietro di me sono arrivati altri e sono in ritardo.
Sono liberatorie dove consegno i miei diritti al 100% e con scadenza imperitura alla produzione.
Con la mia immagine potranno farci, nell’improbabile caso ne abbiano voglia, poster, adesivi, documentari, teaser, tende per la doccia, suole per mocassini etc.
E io firmo eh.
Anzi tutti firmano.
Perché ormai sei lì, che fai? Inizi a sindacare ancora prima di essere selezionata?!
Così poi sei quella antipatica e per tutta la tua prova quelli della produzione, il regista, la costumista e lo scenografo  ti guarderanno a braccia conserte su chissà che fila della platea, dicendosi tra loro “Si bravina, ma è quella che rompeva i coglioni sulle liberatorie”.
Insomma, firmo.
Dopodichè il nulla.
Nessuno mi dice dove posso prepararmi o dove posare la borsa, se mi chiameranno loro o ad un certo punto dovrò irrompere sul palco facendo una spaccata e urlando nome, cognome età e altezza.
Dopo 20 minuti di indagine giù per gli scantinati del teatro inciampando su cornici, scenografie, pestando specchi e copioni, io e le mie 7 borse
riusciamo a trovare un discretissimo cartellino su una porta di 2 tonnellate che all’interno nasconde il 70% dei motivi per i quali non parteciperò mai più ad un provino di un musical.
Stipati in una sala tutta specchi e barre ci sono almeno 80 giovani sotto i 25 anni, tra attori, ballerini e cantanti.
Ciascun artista gorgheggia, si piega a scatoletta thailandese, fa smorfie di riscaldamento facciale spaventosissime, tutto rigorosamente facendo finta di non curarsi del collega al suo fianco.
La noncuranza è solo apparente però.
In realtà in questa sala si respira odio, si respira nel senso che è talmente forte che sembra avere un odore: quello di calzini e di sudore, di gloss per le labbra e gelatina per capelli.
E’ come se prima della finale dei mondiali di rugby le squadre si riscaldassero tutte insieme nello stesso ambiente.
I rugbisti però sarebbero più alla mano.
Qui ti linciano con lo sguardo, uno contro l’altro in una rissa immaginaria senza muscoli ma con unghie, tacchi e leggings.
La maggioranza omosessuale è impressionante.
Non darebbe sui nervi se non fosse urlata, sbraitata, scalciata e sbattuta per tutta la sala.
Perché per prendere un lavoro devo sopportare tutta questa esibizione della personalità e dell’orientamento sessuale di miei ipotetici colleghi?
Me ne vado.
No.
Ho sopportato una spesa di quasi 300 euro tra costumi, biglietti aerei e parrucchiere.
Ho portato fiori all’amica cantante, birra artigianale all’amico coreografo e ho passato ore dei miei ultimi 15 pomeriggi a cantare canzoni idiote allo specchio, con le mani svolazzanti allenando il mio sguardo ad essere il più possibile amicone e coinvolgente, cosa che vi assicuro, richiede una certa preparazione, provateci a casa.
Quindi mi intestardisco e aspetto il mio turno, prendendomi la giusta dose di pedate, di spaccate sopra la mia borsa e di “Amooree” ogni volta che entra qualcuno che si conosce con uno dei presenti.
Dopo 5 ore di attesa quel che resta di me è davvero poco competitivo.
Cerco di ricostruire il mio trucco squagliato, tengo sospesi i piedi insaccati nelle scarpette 38, che stanno esplodendo così come sta per esplodere la cerniera del vestitino di Liz Taylor, per il quale la mia amica costumista che si è tanto raccomandata, ma io non potevo prevedere che le scarpette mi avrebbero causato seri problemi di circolazione.
La giuria è composta da dieci signori under 50 vestiti come gli amici di Maria De Filippi, solo più vanitosi e con le rughe e la pelle morta sotto le ascelle.
Dei 3 monologhi, 5 pezzi musicali e 2 coreografie che abbiamo studiato e ripetuto per settimane, ora siccome è pomeriggio e “guarda non ce la faccio proooooprio più”, vogliono vedere solo 30 secondi del brano più ridicolo e il mio dialogo, che prevede l’interazione con una ragazza, viene violato dal regista, uomo peloso, che si offre di darmi le battute della fanciulla interpretandole con un farsetto femminile che dovrebbero accompagnarlo immediatamente fuori dal teatro.
E invece fuori dal teatro ci accompagnano me.
Dicendo che gli spiace tanto, che è la parte più difficile del lavoro ma anche se hai scritto che sei attrice e non cantanteballerinacoreografatruccatricecostumistattrice abbiamo bisogno di un profilo più versatile.
“Così in realtà abbiamo convocato anche attori ma siamo più interessati a ballerini e cantanti”
E viceversa se un ballerino fa loro cagare, gli dicono che cercano attori diplomati.
E al cantante che hanno bisogno di ballerini che mentre cantano facciano anche la verticale senza che però il sangue vada al cervello, perché la faccia rossa è poco teatrale.
Perché non dire semplicemente “Ci fai schifo ma magari per altri lavori funzionerai?”
Mi chiedo poi, perché se mi offrono anche in regalo un biglietto per un musical preferisco in genere stare a casa a spolverare le mensole e invece mi ostino ad andare ai provini dei fottuti musicals?!

LE 60 COSE CHE TI FARANNO PENTIRE DI VIVERE CON UNA FEMMINA

COSE FASTIDIOSE

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LE 60 COSE CHE TI FARANNO PENTIRE DI VIVERE CON UNA FEMMINA.

1) L’Eau de Toilette: un potente pesticida che si attacca alle pareti fino a 24 ore dopo la sua uscita di casa.

2) Il pessimo umore quando indossa biancheria di pizzo che le causa pruriti immondi.

3) Il master in pettegolezzo spinto con specializzazione in accanimento verso la fisicità di altre femmine, specie se più interessanti di lei.

4) La qualità agghiacciante di certi magazine che predilige nonostante la vasta scelta proposta dal giornalaio:

Se non ama il gossip, ama i giornali di cronaca nera. Se non ama la cronaca nera, sceglie il decoupage o le riviste con la posta del cuore all’ultima pagina.

5) I 3 quintali di scarpe che possiede e il fatto che nessuna di esse puzzi come il tuo unico paio di sneakers.

6) Il suo gatto che ti odia e progetta di ucciderti ma è una cosa che sapete solo tu e lui.

7) La sua cucina da infermeria del centro anziani.

8) I suoi capelli che ti ritrovi nelle mutande dopo che ti hanno inesorabilmente segato la pelle del sedere.

9) Un ottimo rapporto con tutti i negozianti sotto casa che le guardano il culo, ignorandoti.

10) La tua incapacità di far fronte ai suoi repentini cambi di umore: non capisci se le rode di più prima, durante, dopo il ciclo o secondo il suo libero e casuale piacimento.

11) Se organizzi qualcosa sei un prepotente.

12) Se non organizzi nulla sei un pigro noioso.

13) Quello sguardo da capo della Digos quando mandi un sms dopo le 21:00.

14) Pesante confusione circa il suo appetito:

quando dice che non ha fame, alla fine mangia come Hulk Hogan, quando dice che ha fame, molla tutto nel piatto dopo un morso, come un moccioso di 3 anni.

15) La cenetta con le amiche a casa vostra dove tu diventi l’agnello sacrificale.

16) La sorella bona.

17) L’ostinazione imbarazzante con la quale domanda un paio di jeans alla commessa, sempre di una taglia inferiore alla sua.

18) La strategia delicata ma inesorabile con la quale cerca sempre di sbirciare su qualsiasi tuo account.

19) La consapevolezza che la sua mente sia superiore alla tua e contemporaneamente quella che nonostante ciò tu riesca da sempre a mentirle.

20) L’ora di spinning: quando vai a prenderla vedi cose e persone orribili.

21) Le sue amiche. Non ce n’è una che tu possa presentare ai tuoi amici e loro continuano a chiedertelo con insistenza. Come farai?

22) I suoi vestiti lanciati e abbandonati contro qualsiasi mobile e lampadario di casa.

23) La gonna più corta che usa solo quando esce da sola.

24) Il momento “Gattona”: quando in qualsiasi luogo pubblico, poco curante del tuo fastidio mortale, ti sbaciucchia e ti miagola nell’orecchio cose da messaggino del bacio Perugina.

25) Le sbronze: poche ma talmente spettacolari che sei chiamato a trasformarti in un pompiere, in un medico, in una camicia di forza, tutto in una notte.

26) Suo fratello poliziotto molto, molto facinoroso e tifoso della Lazio (o della Roma, se sei Laziale).

27) Il padre che prepara un questionario da servizio militare ogni volta che vai a cena, per capire se sei il seme giusto.

28) Sua madre che ti ingozza con l’imbuto come un’oca da fois-grois.

29) Il brivido lungo la tua schiena quando ti dice “Tesoro, mi accompagni a comprare un paio di cosine?”

30) Il suo beauty-case: caricato in macchina quello, non c’entra più un cazzo.

31) L’odore dello smalto: meglio mettere la faccia in una tanica di diserbante, che trovarsi nella stessa camera mentre lo applica.

32) Ha 2 lauree ma hai trovato nascosta sotto il letto la trilogia di 50 sfumature.

33) Ha quasi 50 anni ma ci sono ancora peluches per casa.

34) La sua macchina e il poco spazio che hai a disposizione per le tue natiche tra merendine, felpe, tacchi, libri, cd e ancora fottuti peluches.

35) L’ uso selvaggio che fa dei tuoi maglioni, restituendoteli impregnati della sua fottuta eau de toilette (vedi punto 1)

36) La falsa padronanza con la quale ti dice che ha già usato molte volte la pentola a pressione.

37) Maquillage: esiste per sporcarti faccia, camicia e federa del cuscino.

38) Il grido “AMICAAAAAAA” , ululato dalla tromba delle scale quando viene a cena la sua “sister del cuore”.

39) Ti ha distrutto alla Wii davanti a tutti i tuoi amici.

40) Ti ha distrutto la frizione della macchina.

41) Ha perso a tennis contro di te e ti ha lasciato.

42) I periodi in cui lavora tanto e la sera ti utilizza come sacco da pugilato.

43) Se ti vesti carino sei gay.

44) Se ti vesti tranquillo sei un punkabbestia.

45) Il poster di Simon Le Bon in bagno e se sei giovane, ti va molto peggio, visto che Simon è stato rimpiazzato da quel coglione di Bieber.

46) A proposito del suo bagno: non lo hai mai visto perché è sempre occupato.

47) I baffi appuntiti che pensa di non avere.

48) La sua totale e sconvolgente indifferenza nei confronti del calcio.

49) L’Insoddisfazione senza precedenti, qualsiasi cosa tu le possa regalare.

50) 2 biglietti per il concerto di Laura Pausini.

51) Il suo non capire le urla scomposte che gli fai in faccia, mentre siete in discoteca e lei ti sta pestando il piede con il tacco 40cm, sorridendo e dicendoti “E dai vecchio! Balla!”

52) Il tatuaggio che ha fatto quando aveva 16 anni, con un Cuore e una Chiave.

53) Il suo parrucchiere che la sequestra per interi pomeriggi, vendendole qualsiasi cosa.

54) L’ossessione compulsiva per la pulizia della casa.

55) La tisana drenante che ti fa pisciare addosso ogni 25 minuti esatti.

56) Il suo stipendio più alto del tuo, con in più anche i buoni pasto.

57) Una quantità di bikini da far impallidire una miliardaria brasiliana.

58) Il giorno della ceretta, dopo la quale rientra a casa come fosse un ferito dopo un’imboscata in Vietnam.

59) I suoi mille sorrisi sguaiati con l’insalata tra i denti mentre siete ad una cena elegante coi tuoi capi.

60) Ha il mito di Into the Wild, ma ha paura di lucertole, sole troppo forte, piante orticanti, ragni, alimenti non confezionati etc.

 

 

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