IN FONDO AI FONDI

COSE FASTIDIOSE, PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

Vado a prendere un’amica perché questo pomeriggio abbiamo un appuntamento importante.

C’è una riunione urbis et orbis all’auditorium comunale perché pare siano arrivati i fondi europei stanziati per il nostro territorio.

Che poi i fondi europei nessuno li ha mai visti anche se, si mormora che pochi fortunati tra i comuni mortali siano effettivamente riusciti a prenderli e stiano ancora pagando lo scotto per arverne usufruito, battendosi il petto in memoria di quel giorno in cui decisero di partecipare al bando.

Ma noi, che di speranza ne abbiamo sempre una in tasca, che ne sappiamo davvero, di fondi e di bandi?!

Così vado a prendere la mia amica che, per l’occasione ha messo anche il vestito buono.

Dice che ci sarà il sindaco.

E che interverranno le autorità.

Le autorità.

Non si mai bene chi siano.

Non si sa mai bene chi tra di noi si sia preso la responsabilità di averle elette per farle retribuire coi risparmi pubblici anche in momenti storici in cui le loro figure professionali si sarebbero potute tranquillamente accompagnare alla porta.

Con le autorità non ci si riesce a parlare perché sono persone sempre blindate da un sacco di gente pelata e serissima.

Le autorità le vedi sui giornali e nelle interviste con dietro splendidi monumenti romani ma poi effettivamente, ti è difficile capire davvero come si svolga una loro giornata lavorativa.

Delle autorità resta però sempre ben identificabile il tipico timbro di riconoscibilità fisica, gestuale e comunicativa.

Si tratta, infatti di creature vestite dal lavoro ben pagato di qualche noto, vecchio talento sartoriale della capitale.

Le autorità parlano con pesante cadenza dialettale mai aggiustata da maestri e professori, arrivano alle conferenze quando sono già tutti seduti e lasciano il cellulare acceso rispondendo anche dal podio e sussurrando “ti richiamo, c’ho gente”.

L’individuo investito dell’autorità ha sempre la faccia e la gestualità tipica del compagno di classe che al liceo prendevamo per il culo: l’amico con la Lacoste arancione, la bava agli angoli della bocca, le scarpe che puzzavano e il padre potente.

Quello stesso compagno schernito che oggi incontriamo in veste di autorità ci stupirà poiché, grazie ad una buona remunerazione garantita senza troppo merito, ha assunto un’espressione supponente tipica del suo ruolo.

Un sorriso altezzoso e severo che vuole dirci, senza parlare, quanto noi popolo rappresentiamo il bassofondo sociale rispetto a lui.

Rispetto all’autorità.

Così io e la mia amica arriviamo all’Auditorium che straripa di gente perché si sa, i posti in cui alla fine viene offerto un buffet godono sempre di eccezionale adesione sia da parte del pubblico misero che dell’autorità.

Saremo cinquecento persone e cinque autorità, arrivate con venti minuti di ritardo quando noi stiamo smaniando sulle nostre sedie fredde.

Il saluto del sottosegretario mi mette angoscia di vivere.

E’ un discorso identico a quello di tutti gli altri sottosegretari già visti che sembra stampato da google e infatti lo sta leggendo.

Dice che l’Italia è piena di eccellenze che vanno promosse.

Ma allora perché le dissanguano di imposte?

Dice che siamo pieni di artigiani virtuosi.

Ma allora perché la Asl va a caccia di botteghe con la falce?

Dice che è orgoglioso di essere italiano.

Ma allora perché non riesce a parlarlo correttamente?

Dice tutto e non dice un cazzo per venti minuti.

Poi, quando qualcuno gli suggerisce che la platea ha ormai gli occhi bianchi di sonno e apatia, comunica che cederà la parola ai tecnici.

Effettivamente la parola “cedere” oltre che inflazionata, è la più azzeccata: vuol dire “lasciare campo libero ad altri, cessare di resistere a qualcuno”.

Bisognerebbe farlo più spesso.

I tecnici spiegano per quarantacinque minuti come funziona la concessione dei fondi europei, la distribuzione di questi venti milioni di euro stanziati, stagnanti.

Spiegano in linguaggio tecnico come vogliono promuovere e in che modo valorizzeranno il territorio.

Ammucchiano dati, usano parole difficili, specifiche, analizzano statistiche.

L’autorità nel frattempo se n’è andata.

Al quarto girotondo di dati e delibere, la platea viene risvegliata dal coma e invitata a godere del buffet nella sala adiacente.

Così, io e la mia amica col vestito buono e le altre quattrocento e passa persone, ci mettiamo in fila per avere il nostro bicchiere di vino e il finger food.

Mano a mano saliamo tutti nelle nostre automobili e guidiamo in silenzio verso le nostre case a norma.

Nessuno di noi ha capito come fare ad avere i fondi, ci siamo tutti dimenticati che ci sono dei soldi che ci spettano per i nostri progetti.

Ci hanno storditi di parole, di fascino italiano e di comma e stasera si spartiranno i soldi per le loro multiproprietà in Kenya e i loro ponti costruiti e mai inaugurati.

Però il vino che servivano era buono.

 

 

 

SUA MAESTA’ IL DISPETTO

SINFONIE

more dispetto per tutti

Secondo me ci vuole un pò di dispetto nella vita di tutti noi.

A volte bisogna essere dispettosi per il nostro bene, per far divertire il nostro povero ego tramortito dal fisco italiano e dalle calorie.

Curo la mia mente facendo dispetti. La faccio sorridere.

Se faccio un dispetto mi sento bene e non è vero che lo scherzo è bello quando dura poco.

Quando i miei gatti dormono beati sul divano, sparo Travelling riverside blues dei Led Zeppelin a tutto volume e mi godo il loro salto in alto, da fermi e le loro faccette che mi maledicono.

D’estate mi piace fare rutti demoniaci in auto con le amiche dei Parioli, quando passiamo coi finestrini aperti proprio sul corso dove ci sono i locali degli aperitivi. Tutti si girano e io faccio una smorfia schifata e le guardo.

Se in treno ho davanti un tizio che mi guarda borbottando ingiurie contro il capotreno e l’Italia per un ritardo, aspettandosi che io annuisca e inizi con lui una lunga filippica su che paese di merda e dove andremo a finire, a me piace guardarlo dritto negli occhi ed esibire uno sbadiglio senza precedenti che vuole evidentemente dire “La tua presenza e le tue lamentele mi stanno spaccando di noia, ai limiti della morte” , senza però dirglielo e questo manda in bestia il tizio e a me piace mandare in bestia qualcuno, senza aver apparentemente fatto nulla di spregevole.

Se sono in vacanza con quelli amici che prima di mezzogiorno non vanno in spiaggia perché la notte prima hanno fatto i leoni, io alle 9 in punto, quando suona la mia sveglia monastica, adoro prendere di mira i loro letti e stordirli con un tuffo a bomba che piega le doghe di legno e fa credere loro che è arrivato l’Isis.

Quando riesco a convincere mia madre a salire in macchina con me, non appena siamo su strada e sono certa che non possa scendere, le metto Highway to hell degli ACDC e premo il pedale dell’acceleratore come se l’avessi rubata e se mi grida di frenare, mi piace ripeterle che sto andando pianissimo, mentre canto e faccio le corna all’insù con una mano.

Il dispetto è un piccolo luna park che puoi montare ovunque senza chiedere autorizzazioni o pagare biglietti.

Se sono ad una festa dove tutti si stanno divertendo e ballano duro, mi piace molto far sfumare un pezzo e lasciare quel secondo di magia in cui la gente pensa che metterò la hit che farà scatenare anche i muri e invece metto E ti vengo a cercare di Battiato.

Il dispetto è da provare.

Se sono ad una di quelle cene dove ad un certo punto tutti discutono animatamente sui soldi del Vaticano, i preti che sono tutti pedofili, quanto sia importante il matrimonio per gli omosessuali, quanti fascisti ci siano ancora nel mondo o qualsiasi altro stra-fottuto luogo comune di cui nessuno normalmente s’intende per un cazzo, mi piace fare quella che non è d’accordo con la maggioranza e vedere come in pochi minuti tutti si sbranano a vicenda e litigano e tirano fuori insulti sulla vita privata di questo o di quell’amico e la serata va a puttane e piano piano se ne vanno tutti.

Sono dispettosa perché penso che il dispetto talvolta abbia più vitamine di una spremuta di agrumi.

In gelateria mi piace passare davanti ai bambini perché sono bassi e il gelataio da dietro il bancone non li vede e nel momento in cui mi viene dato il gelato, se sono fortunata, amo dare la prima leccata con gli occhi ben fissi dentro a quelli del bimbetto e, senza che i genitori si accorgano di nulla, comunicargli con quello sguardo tutta la bontà del mio gelato che non è il suo.

Il dispetto è buono, non vuole mica fare del male, fa bene a grandi e piccini se si piglia con leggerezza.

Peccato che alcuni proprio non ce la fanno a prendere con leggerezza niente, figuriamoci il dispetto.

Tipo il signor venditore di Sky del centro commerciale vicino casa mia che, quando mi ferma e insiste che Sky è una figata, io gli faccio spiegare tutto ciò che esiste sul catalogo e gli chiedo questo e quel prodotto e i prezzi, i canali disponibili e lui si esalta e pensa di avercela fatta e quando lo vedo che è ben ben surriscaldato gli comunico che non ho la tivvù e non la vorrò mai ed è un peccato perché effettivamente questa Sky sembra interessante.

Lui si offende a morte, smette di parlare e mentre me ne vado non mi saluta ma sputa lì un impasto rabbioso di sillabe che somigliano ad un grazie e a un mavàvà, mentre fuma di bile.

Il dispetto è un compagno fedele per tutte le persone che si sentono sole e hanno voglia di sperimentare le reazioni più inaspettate degli esseri umani.

Quando gli amici mi trascinano in discoteca e qualche ragazzo sudato si avvicina e mi grida nelle orecchie domande su come mi chiamo e dove lavoro, io impazzisco di piacere a rispondergli nel suo timpano ubriaco, milioni di frasi senza alcun senso e innumerevoli parole inventate, tipo “splamplischero” o “turcimboni, tu?!” fino a quando lui non diventa pazzo a furia di dire “Come?!”

Il dispetto è un tappeto volante per te e per la tua anima, è una passeggiata tra le stelle, è una dichiarazione d’amore al tuo acume troppo spesso dimenticato.