LA MARATONA ROSA

BRANDED PARODY CONTENT, PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

Cosa porta la gente ad unirsi solo quando si ammala?

Ma, soprattutto perché, dove c’è un gruppo di persone che si sta curando dal tumore c’è una maratona?

La maratona per la giusta causa è un evento che costringe moltissime persone all’umiliazione pubblica di povera gente che, nella propria vita, ha la sola colpa di non aver mai approcciato al massacrante sport della corsa, del jogging, e che quindi merita di prender parte ad un’iniziativa benefica.

E a quell’iniziativa sportiva, la povera gente vi partecipa, trascinata da quegli amici sopravvissuti al cancro ai quali è sopraggiunta quella prescia di doversi unire, associare, lottare insieme ma, soprattutto, correre con la pettorina.

Devi venire alla maratona, è importante. Tieni, questa è la maglietta da mettere

Ma è rosa”, dico io, all’amica invasata “io detesto il rosa”.

E lei si offende “Ma guarda che mica sei qui a far la sfilata, sei qui per un buona causa”.

Ma la buona causa vorrei farla io, giuridica, contro quelli che scelgono deliberatamente di imporre a così tante persone, tutte insieme, un colore così di merda come il rosa.

Il rosa-tumore al seno.

Un rosa inequivocabile.

Poi, quando l’hai messa vai lì, a quello stand, che ti danno la spilletta, il cappellino e la bandanina dell’evento”, questo dice l’amica che ha vinto il cancro e che, dunque, si sente in diritto di mascherarmi da perfetta disadattata.

Ma perché??!

Per fortuna, se è vero che mal comune, mezzo gaudio, non sono da sola.

No.

C’è gente in rosa dappertutto.

Sembra di essere a Riccione, in estate, quando i cittadini decidono che si debba scendere il più in basso possibile, organizzando la Notte Rosa.

Ma almeno sei a Riccione, lo sai che lì sono giù sciroccati di loro.

E poi è notte, non ti vede nessuno o, perlomeno, non ti vede nessuno sobrio e che non sia imbottito di rosa, anche lui, come te.

Qui invece siamo in pieno giorno, in centro città, vestiti da conigli froci, da statuine di ceramica appese sulle bomboniere delle prime comunioni di bambine sceme, in balìa di gente col delirio di onnipotenza per esser guarita da una malattia terribile e che, a causa di questa guarigione, oggi ci sequestra e ci costringe a correre col rischio di farci morire d’infarto a tutti, per giunta in rosa.

Perché la maratona è sempre organizzata a Maggio, di domenica, a mezzogiorno e non morirai di cancro ma c’è il rischio alto che ti scoppi il cuore.

Moriresti per una buona causa : vuoi mettere?

Si, voglio mettere.

Voglio mettere un’altra cazzo di maglietta.

Quando inizia la maratona ti accorgi davvero di chi hai accanto e capisci se il tuo vicino è uno che partecipa o che sta, come te, subendo la maratona.

La mia amica partecipa, ad esempio.

Ed è rosa anche in faccia, coi fiocchetti dipinti sulle guance col rossetto.

Sembra una di quelle signore matte che vivono in certi vicoli di Roma, truccate come Moira Orfei da quarant’anni senza però essersi mai struccate.

Si esibisce in una marcetta fiera, la mia amica, a petto in fuori come un gallo Moroseta (quelli pelosi, buffi ma mai quanto lei, col rossetto fragola in faccia).

Saluta tutti e distribuisce adesivi ai passanti, tirandoli fuori da un marsupio che io già vorrei far finta di non conoscere gli amici che usano il marsupio, figuriamoci quelli col marsupio, indovinate un po’ di che cazzo de colore?!

Alla mia destra c’è un poveraccio come me.

Dev’essere il fidanzato o il fratello di un’altra invasata in rosa fragola che lo monitora come un kapò.

Non si scolla dal suo fianco, la gendarme rosa mentre grida dentro al microfono di un giornalista che la intervista.

Grida duro, come un cerbero appena uscito da un dramma greco; grida che è importante partecipare e che, se si lotta insieme si vince ma il poveretto al suo fianco, la sua lotta la sta facendo da solo, come me: si lotta contro diverse tipologie di umiliazioni fisiche e sociali, inflitte da questa gente forsennata che ci obbliga a sudare tutti come Galeazzi durante la Champions e a sentire il nostro povero cuore che, assieme alla milza, piange le sue ultime lacrime.

La maratona esalta i malati e quelli che son guariti.

Ma stronca i sani, lo sapevate?

E poi c’è rosa che stronca tutto il resto.

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Questo pezzo fa parte della scaletta di monologhi comici che compongono lo spettacolo Tumorismo: ridere dove non c’è niente da ridere, un progetto senza scopo di lucro dedicato al mondo dell’oncologia, scritto ed interpretato da Arianna Porcelli Safonov, Sarah Carla Frasca, Les Fleurs Esemble. 

LA COSA TRA DONNE

PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

Fra tutte le discriminazioni che noi femmine d’occidente ci siamo auto-inflitte in questi ultimi decenni, quella più innocua su cui forse è possibile giocare senza rischiare il linciaggio, è la faccenda che riguarda la cosiddetta “Cosa tra donne”.

La riunione rosa, l’appuntamento settimanale di struscio, la libera uscita, il week-end alla SPA, l’aperitivo con le amiche o qualsiasi altro evento fisso che esclude gli uomini a priori e mal sopporta l’introduzione di nuove donne, amiche di amiche che vengono eventualmente accettate dopo un periodo di duro nonnismo.

Circostanze in cui i veri protagonisti non sono le donne presenti alla cosa tra donne bensì i loro compagni, le amiche, i parenti e i colleghi assenti.

Coloro che durante la settimana hanno compiuto gesti ignari degli occhi delle ragazze puntati addosso.

Gesti meritevoli di essere raccontati o disprezzati.

E sono pochi i gesti che non meritano di esser menzionati a una serata tra donne.

In queste occasioni, se non fosse chiaro, sono le donzelle a escludere, forse per la prima volta nella storia e per motivi futili, perdendo così un’altra occasione preziosa di riscossa del loro talento e della indiscutibile superiorità cerebrale di genere.

Inciampando nello sgambetto del “Mi devo distrarre, ragazze!” , “Stiamo tra noi”

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Così gli uomini vengono esclusi o non invitati in modo spudorato, plateale, come se poi ci fosse bisogno di insistere affinchè un uomo con dignità non si presenti al tè con le amiche.

Invece loro, quelle della Cosa tra donne, sembra proprio che ci tengano a sottolineare che qualora venisse in testa agli stalloni di passare, anche solo per affacciarsi alla porta e salutare, sono guai!

Sacrilegio.

Non si può oltrepassare il pianerottolo dell’appartamento scelto neanche se fuori grandina e se una delle amiche prova ad avere pietà per il fidanzato e chiede alle altre massone il favore di un’eccezione, perché magari la Cosa tra donne ha coinciso con la morte del nonno del poraccio.

Sti cazzi del nonno, rispondono quelle della Cosa tra donne.

L’amica ha tradito.

Ha tradito la legge del “Stiamo tra donne”.

Morirei felice sapendo di aver passato la mia vita scampando agli appuntamenti sociali delle donne per le donne, agli incontri delle donne architette, scrittrici, maniscalche, imprenditrici, mamme per le mamme, ginnaste per violiniste, avvocatesse unite per questa o quella causa di donne che, porco il mondo se è una causa importante non funziona che più siamo e meglio è?

Si, certo. Ma donne.

Donne, donne e donne, girl power, fazzolettini e spillette rosa, bandierine e prosecchini.

Io alle cene per sole donne mi presenterei con l’idrante.

Lo porterei per spiegare alla mia maniera che è bello fare società miste.

E’ così leggero avere a che fare coi maschi che donano spensieratezza ed evitano drammi e malelingue con la battuta idiota, perché questo sessismo?

E’ così rassicurante avere un paio di amici che stemperino quell’atmosfera da addio al nubilato e si piglino un po’ di nervosismo femminile giocando a fare l’agnello sacrificale per una sera.

Voglio fuggire lontano dagli appuntamenti dal parrucchieri di gruppo.

Non voglio vedermi giammai con le amiche in fila sotto ai caschi a leggere riviste rosa.

Perché esistono le riviste rosa, poi?

Ridatemi l’idrante, per le riviste femminili!

Non li voglio i vostri publiredazionali di merda, le poste del cuore, il punto di vista a fine giornale dell’intellettuale lesbica, l’outfit del mese e la ricetta di una stronza con la gonna a tubino e il tacco 20.

E se di punto in bianco volessi sapere qualcosa sul motore della nuova Audi?!

E se volessi anche sapere un paio di cose sulle aziende che fatturano di più al mondo, che faccio?

Quelli sono argomenti per maschi, non dovrò mica abbonarmi a GQ?

Che poi D di Donna è un giornale molto bello, perché sminuirlo con quel nome da club delle partigiane?

Perché farlo essere già dalla copertina un magazine che esclude il lettore peloso?

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Datemi l’idrante, vi prego.

Datemelo per le collettive di artiste, di cassiere e di mugnaie.

Datemi l’idrante affinchè si liberino posti sui divani di casa delle amiche e si possano aprire le porte ai maschi ( purche’ si tolgano le scarpe prima di entrare in casa, chiaramente).

Datemi un idrante che vi emancipo io con le buone o con le cattive, ragazze.

Se ci piacciono le pari opportunità, offriamole per prime.

E soprattutto non facciamola così lunga e diciamo a Leonardo di salire, che poveretto è il suo compleanno e vorrebbe mangiarsi una pizza con noi perché i suoi amici sono tutti allo stadio e a lui non frega un cazzo di futbol.

Fatelo salire e, vi giuro che se vi sento dire “Guarda, è un’eccezione perché questa, in realtà sarebbe una cosa tra donne!”, lo giuro su tutte le mie ave, piglio l’idrante.

 

ADDIO ADDII AL NUBILATO

COSE FASTIDIOSE

Lo sanno tutte ma se ancora mancassero delle amiche che non fossero al corrente…

Ragazze, una volta per tutte: non invitatemi al vostro addio al nubilato.

Scegliete oggi stesso di risparmiare tempo, soldi e ricarica del cellulare perché non verrò e non troverò neanche una scusa per non venire ma vi dirò con franchezza che preferisco stare a casa a pulire le croste nel frigo, piuttosto che essere presente al vostro addio al nubilato.

E non è per invidia anzi, basta coi luoghi comuni che le donne sono cattive tra di loro!

Le donne sono come gli uomini: cattive con tutti, quando meno se lo aspettano.

Sono, al contrario, molto contenta quando una delle mie amiche smette di far parte del fastidioso clan delle semi-quarantenni che smaniano sotto la morsa dell’ormai prossima rottamazione del proprio utero.

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Amiche: sarò felicissima di leggere in chiesa, di fare un brindisi per gli sposi ogni sette minuti e di ballare scalza con il nonno dello sposo.

Sarò felice di passare otto ore al giorno al telefono col call center di Amazon, per farvi arrivare in tempo perfetto, il regalo che vi farà piangere di gioia da morire e sarò onorata di tenere compagnia al prete durante il ricevimento, anche perché so che gli altri amici avranno paura a parlarci, visto che il pover uomo farà senza dubbio la gaffe di dimenticare in parrocchia, un cambio con abiti civili.

(ma vuole bere, divertirsi e sbragarsi anche lui, poveraccio).

Sarò anche contentissima di conoscere tutti gli amici dello sposo. Ma proprio tutti.

Ecco, magari all’addio al celibato di vostro marito un salto ce lo potrei anche fare, ma al vostro addio al nubilato, NO.

Non potrei sopportarlo.

Già sarà molto dura vedere le vostre foto su facebook,col velo in testa e la giarrettiera sopra i jeans, ubriache lerce, a braccetto con qualche sventurato coi capelli a spazzola rimorchiato per strada, costretto a seguirvi e a farsi le foto coi pantaloni abbassati e il cerchietto con le orecchie da coniglio, costretto a sorridere mentre lo spettinate e gli date le pacche sul sedere, perché è il vostro addio al nubilato.

Vedrò queste foto e soffrirò, ma sarò orgogliosa di non esserci.

Vi immaginerò a fare trenini dentro ai locali messicani, dopo esservi ingozzate di fagioli al chili oppure in qualche Luna Park abbracciate a Pluto che, secondo me da dentro la maschera di gommapiuma sta pensando che siete completamente rincoglionite e non vede l’ora di finire questo turno di merda pieno di addii al nubilato, anche oggi.

Vi penserò sbronze a tal punto da non ricordare neanche chi state per sposare.

Vi immaginerò a fine serata, mentre piangete davanti a un bicchiere di rhum, povere amiche mie, implorando le presenti di non permettervi di fare questa cazzata, che lui è uno stronzo, che non vi ricordate il suo nome ma siete sicure che è uno stronzo e che quello di vostra suocera, si che ve lo ricordate di nome, perché è una iena bastarda.

Sono certa che vi dimenticherete di aver invitato la sorella dello sposo al vostro addio al nubilato, che un po’ ci resterà male che le insultate madre e fratello in una botta sola, ma ormai è fatta.

Amiche, io non ci sarò al vostro addio al nubilato.

Ma sono sicura che sarete comunque in ottima compagnia.

Anzi no: prevedo che sarete circondate da stronze che non aspettano altro che infilarvi a forza costumi e posticci da Jessica Rabbit, da leonesse, da pitone, da suore sexy, da infermierine, da gladiatore, per mandarvi al patibolo,in giro per la città al grido di qualche ritornello latino-americano.

Quelle sì, che sono iene.

Una vera amica, una ragazza davvero contenta per il vostro sposalizio, vi manderebbe a sfilare vestita come Jessica Rizzo all’inaugurazione dell’Atlantis?

Non vi chiedete perché le amiche non vi comprano un abito da sera mozzafiato della vostra taglia, magari di alta moda, per il vostro addio al nubilato?

Semplice: perché vi vogliono ridicole come la contessa di Alba, almeno il giorno prima della data in cui sarete per convenzione, più stra-maledettamente fiche di tutte.

Quindi, per tornare al discorso delle donne cattive, mi correggo: le amiche che incentivano il vostro addio al nubilato, sono delle stronze.

Invece la vostra affezionatissima rimarrà a casa a escogitare piani per ristabilire un livello accettabile della vostra dignità, dopo che la notte del vostro addio al nubilato, ci sarà passata sopra.

A pensare a come rimettere in sesto il vostro povero ego, dopo il trucco sfatto, il rum e pera bevuto a canna dalla cintura del cowboy siciliano e altre piccole, grandi umiliazioni alle quali vi sottoporrete pensando che sia prassi di ogni degno addio al nubilato.

Forse, a questo punto, sarete curiose di sapere cosa organizzerei io, care amiche, se un giorno dovessi sposarmi contro qualcuno.

Non ho idee geniali per celebrare con voi i miei ultimi attimi di spensieratezza.

Se però mi spremo le meningi penso che non li vorrei passare con voi perché mi regalereste mutande di pizzo rosso che rigano il sedere e perché ho il sospetto da sempre, che centriate qualcosa con questo mio lungo, interminabile nubilato che sembra non finire mai.

Vi abbraccio,

sposa finta

 Per ascoltare il podcast di questo pezzo, dirigetevi qui:

https://www.mixcloud.com/ariannaporcellisafonov/addio-addii-al-nubilato/