BREVE ENCOMIO AL BIDELLO

GABINETTO DELLE PICCOLE COSE SERIE., SINFONIE

Come ho potuto scrivere per tutti questi anni senza mai dedicarmi un attimo alla figura mitologica del bidello?!

Il bidello.

Dio mio, non ditemi che non esiste più!

Non ditemi che ora il bidello si chiama operatore scolastico, un po’ come lo spazzino adorato è diventato mero operatore ecologico.

Non ditemelo perché non sarei disposta ad accettarlo e lotterei con tutta l’anima per ripristinare tradizioni come questa.

Uniti per il bidello!

Un fronte liberazione bidelli dalle penose denominazioni contemporanee affinché resti così, com’è sempre stato, almeno nella mia scuola media: un galeotto, ex tossico, tra i primi ad indossare l’orecchino, sempre in blue jeans e con la faccia identica, spiccicata a Phil Collins.

Un Phil Collins tossico, il mio bidello.

Con il nome proprio perfetto: Tonino.

Tonino, il bidello, non serve altro.

Tonino che ti beccava quando eri lì, ad incidere simboli di dubbia entità sul banco oppure a scrivere nomi di innamorati sulle piastrelle dei bagni mentre fumavi la Merit che gli avevi rubato dal cassetto.

Tonino che veniva a sedare la classe quando c’era l’ora di buco.

Tonino che si pigliava i regali di Natale sottobanco, dalle madri come la mia, convinte di poter corrompere il bidello Tonino, convinte che poi il bidello Tonino non avrebbe fatto del male alla bambina Arianna (perché, si sa, il bidello è un soggetto potenzialmente malintenzionato) grazie alla bottiglia di vino offerta dalla mamma.

Convinte, le mamme come la mia, che con una bottiglia di buon rosso sottobanco, il bidello Tonino si sarebbe ricordato del faccino della bambina coi genitori con l’abbonamento in enoteca, in caso di bisogno.

Ma era una convinzione infondata perché il bidello è incorruttibile, non gli interessano bambini né madri; non gli dispiace di certo farsi una cantinetta niente male ma il muso di tuo figlio non glielo stampi nel cranio perché Tonino ha altre priorità e tra di esse c’è quella di staccare e andare alla casa.

Tonino non lo compri con una bottiglia di vino perché Tonino è bidello.

E il bidello è super-partes.

Non è mai complice del professore, figuriamoci della mamma.

Non temere, ragazzo: il bidello non ti manderà mai bevuto con lo stato, la maestra o il genitore perché Tonino, in quanto bidello, ha provato tutte le tue stesse, brutte sensazioni di fronte al potere.

Perciò fa il bidello.

Se non fosse così farebbe altro, invece ha scelto il lavoro più dissidente di tutti: il bidello.

Ha scelto di mantenere dignitoso il sistema scolastico secondo le sue possibilità: curando gli spazi scolastici senza aspettare che lo faccia il ministro dell’istruzione; incentivando, nel giovane studente, lo spirito carbonaro e la sua naturale predisposizione verso atti vandalici scomposti, canalizzandone le intenzioni rabbiose verso ideali più maturi, tanto utili al puer nell’età adulta.

Dio protegga i bidelli dalle divise, dalle scarpe a norma, dai genitori e dalla cirrosi epatica causata dai loro tentativi di corruzione.

 

LA CARTA E LA MICROCRIMINALITA’

BRANDED PARODY CONTENT, PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

Breve trattato sull’importanza della carta e sulle analogie tra libro e carta igienica scritto ed interpretato al Salone del libro di Torino 2018, in occasione del talk “Come sarebbe il mondo senza la carta?”

Visto che, sin dai tempi del liceo, sono sempre stata lì lì, ai confini dell’ illegalità, se un giorno proibissero la carta, avrei finalmente un’altra, buonissima scusa, per abbandonarmi definitivamente alla clandestinità.

Così insospettabile, perbene e a modino, so che me la caverei ed avrei, oltretutto, una nobile scusa per nutrire quella parte di me che si delizia con un certo gusto per la microcriminalità, come la maggior parte di noi, del resto.

Allora, se un giorno vietassero l’uso della carta io, finalmente, comincerei a scrivere sui muri, come avrei sempre voluto fare a quindici anni.

Mi rifarei scrivendo la lista di tutti quelli che mi piacquero, verrebbe fuori una lista simile a certe lapidi per i caduti di guerra perché di gente me ne piacque, all’epoca, ma lo farei con scopo carbonaro e disinteressato (visto che oggi, a quarant’anni, quelli lì son quasi tutti grassi e pelati).

Se venisse proibita la carta, mi sentirei in diritto di incidere il mio pensiero sui cofani delle macchine parcheggiate male.

Scriverei i miei pensieri sulla fiancata del Cayenne che mi blocca per due ore, davanti ad un bar, in centro, a Roma ed i miei pensieri sarebbero: TACCI TUA.

Se la carta venisse vietata diventerei una brigantessa della scrittura abusiva, mi sentirei come all’epoca della censura che, per fortuna, non esiste più!

Pitterei col mio trattopen sovversivo tutti i gabinetti degli autogrill, scrivendo i numeri di cellulare delle mie amiche sceme dei Parioli e poi, peggio ancora, non resisterei all’impulso di imbrattare le scale dei monumenti con gli aforismi del Profeta e i pezzi delle canzoni dei Nirvana.

E poi me ne andrei di notte, col pennarellone indelebile, a scrivere sui vetri dei bancomat e sulle vetrine nei negozi e ancora con le bombolette spray sull’asfalto, davanti casa delle ex del mio fidanzato, e scriverei un sacco di sms col cellulare a tutta la rubrica, soprattutto quelli con le catene di Sant’Antonio e poi me ne starei lì, avvelenata, a pubblicare post imbecilli sui social, solo per ripicca, se proibissero la carta!

Vi rendete conto di quante cose spregevoli potrei fare se un giorno, vietassero la carta?!

Cose criminali e davvero offensive per l’intelletto.

Cose che nessuno si sognerebbe di fare, ora che, per fortuna, la carta è legale.

Quindi è meglio per tutti che la carta resti ancora in uso diffuso e libero, tra di noi, a mantenerci sani e lucidi.

Meglio per tutti e guai, se fosse il contrario.

L’ORA DI METALLO PESANTE

GABINETTO DELLE PICCOLE COSE SERIE., SINFONIE

Ogni volta che sono triste, penso ai metallari.

Quando penso ai metallari mi sento subito più tranquilla, rassicurata da uno stile di vita e costume che non cambia da anni e tuttavia riesce ancora a risultare provocatorio e a far paura agli sciocchi.

Quando passa un metallaro, le signore perbene si tengono stretta la borsa nonostante sia ormai universalmente provato che i metallari siano da sempre gli unici che le aiutano ad attraversare la strada e che la borsa, al giorno d’oggi, gliela rubano i minorenni annoiati dei quartieri ricchi, i loro nipoti.

 

Ogni volta che incontro un metallaro, mi convinco che nella vita esistono cose più spaventevoli di un chiodo di pelle portato sotto il sole di agosto e che temo più il filo di perle.

Che la borsetta stretta sul petto me la fa tenere certa classe politica semmai, non il metallaro.

Forse Mozart fu metallaro per il suo tempo e chissà quanti altri uomini e donne straordinari fecero tenere stretta la bisaccia o il borsello agli anziani, nei secoli.

Io invece, ogni volta che penso agli scarponi anfibi e a quelle magliette con gli scheletri e le tombe scoperchiate, mi rallegro. Ritrovo la speranza nell’umanità.

Perché ho stima profonda in chi si finge minaccioso e dichiara dissenso attraverso l’espressione di sé stesso perché tanto si sa che i metallari sono buoni da morire e perché preferisco chi, per vestirsi non segue i blog ma i poster degli Iron Maiden.

I metallari hanno un’essenza pioneristica universale, si vestivano in total-black molto prima che ci arrivassero i direttori creativi delle agenzie di pubblicità, si facevano i piercing e i tatuaggi anni luce prima delle cantanti pop di Miami e ispirarono Cher, i Kiss e Riccardo Cocciante in tutte le loro acconciature.

Le loro contraddizioni già citate, mi mettono di ottimo umore, soprattutto i pantaloni di pelle in spiaggia e la loro proverbiale sensibilità che permette loro di cantar d’amore con la voce degli orchi di Mordor.

Le ostili maggioranze pensano che l’igiene personale non appartenga al metallaro mentre invece profuma più un ragazzo vestito di nero e di catene che un impiegato in metropolitana al tramonto.

Lo stile di vita metallaro andrebbe insegnato nelle scuole perché è un movimento sociale che ci accompagna da generazioni e che alleggerisce e rende varia la classificazione degli esseri umani in Occidente che trova nel metallaro un bizzarro imprevisto tra il borghese o il fricchettone.

E poi il metallaro insegna a fregarsene del giudizio altrui, andandosene in giro con la propria purezza interiore e l’armatura di cuoio: una disciplina che non può non essere insegnata a scuola.

Ci vorrebbe qualcuno che inventasse l’ora di metallo pesante.

Professori ne abbiamo e non ci sarebbe più bisogno della campanella nelle scuole, ci penserebbero loro gridando: METALLO!