NATALE ONESTO

FAVOLE DI MADAME PIPI', PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE, SINFONIE

Caro Babbo Natale,

visto che quest’anno non potrai muoverti perché gli anziani sono categoria a rischio, vorrei cogliere l’occasione per chiederti finalmente un dono immateriale.

Da sempre, a Natale vengo sopraffatta dall’avidità ma siccome il bollitore da cinquecento cavalli che ho chiesto l’anno scorso si è già scassato, stavolta voglio tentare con doni emozionali.

Perciò mi piacerebbe tanto ricevere in dono un incantesimo o un miracolo per cui io possa svegliarmi il giorno di Natale e trovare, fra i miei colleghi ed i miei amici almeno tre persone in grado di avere il coraggio di dire chiaramente se qualcosa o qualcuno faccia loro cacare, di fronte al muso del diretto interessato, fossi anch’io.

Mi piacerebbe tantissimo, Babbo del mio cuore. 

Sarebbero belli gli amici, visti in questa nuova veste: coraggiosi ed immuni da quella strana patologia, tipica della nostra epoca che impedisce alle persone di lasciare un feedback negativo dal vivo o al diretto interessato anziché scriverlo su qualche portale o dirlo a terzi, in gran segreto, specificando “Mi raccomando, lo sai solo tu”.

Quando si poteva andare in giro, sentivo solo “Tutto squisito, ottimo lavoro”, “Non è il mio genere ma lo trovo bello”, “Ti trovo in forma”, “Sei dimagrito”, “Ti seguo”, “Parli bene l’inglese”.

Vorrei amici liberi dal virus “Siamo stati benissimo”.

Tutto qui.

Mi piacerebbe, la notte della Vigilia trovarmi in rubrica qualcuno senza il vizio delle recensioni usate come ghigliottine contro i ristoranti bazzicati, mi piacerebbe pranzare il giorno di Natale con qualcuno che mi faccia ascoltare cose tipo, “Ma sul serio vuole vendermi questo pane come fatto da voi, col lievito madre?”, “Sinceramente, non siamo stati bene: i camerieri non sono preparati, le materie prime sembrano comprate al supermercato ed i vostri vini non sono potabili ma rispettiamo il vostro lavoro e addio per sempre”.

Mi rendo conto che sia un regalo che abbia del miracoloso perché non è così banale ammettere che non possa esser tutto sempre perfetto e che non sia possibile star sempre benissimo altrimenti non saremmo tutti così annoiati, perché si vede che siamo annoiati anche se saltelliamo su noi stessi come degli esaltati, di fronte a qualsiasi esperienza.

Allora, questo Natale desidero levarmi di dosso questo entusiasmo finto, da yogi con la villa, da guru del trend e rimediare, se non ti è troppo d’affanno, tra qualche vecchio contatto fra i miei, senza andare a cercarlo chissà dove, qualcuno che non si vergogni di dire cose gagliarde tipo, “Non siamo stati bene manco per un cazzo, in casa vostra c’è puzza di muffa, di piedi, di gatti in lettiera, tuo marito è un pederasta, lo sanno tutti,  il tuo nuovo disco è comparabile alla carta da sedere solo che quella non graffia mentre il tuo vinile, si. Di fatti, sappiamo che lo hai pubblicato grazie a giuste amicizie”.

E ancora, Babbo, amerei sentir dire dagli amici che ti chiedo in dono, cose belle come, “Non sei in grado di approcciarti al sesso, tenta coi videogiochi, cucini come Caronte, ti trovo male, affranto, stanco, invecchiato, più povero del solito. Stasera, quando rientrerai a casa, non dimenticarti di bruciare questo vestito che ti dona come la rogna. Non credo che torneremo a trovarvi, ci avete fatto due coglioni così con la steineriana dei vostri figli: è stata una serata veramente del cazzo, ora capisco perché non vi abbiamo mai frequentati.”.

Vorrei sentire spesso frasi del genere che brillano di vera luce propria.

Certo non vorrei che le dicessero a me ma se deve andar così, se è giusto che accada, sarò pronta.

Vorrei soltanto questo dono, caro Babbo: vorrei un Natale di onestà degenerata.

Spero non costi troppo.