AUTOCENSURA IGIENICA

COSE FASTIDIOSE, GABINETTO DELLE PICCOLE COSE SERIE., PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

 

“Arianna, perché non scrivi mai di Salvini?!”

 

La nostra ossessione mediatica per Salvini ci ha puniti tutti.

Questo giornaliero buon proposito di far da cassa di risonanza sui social ai fatti spiacevoli di questo ragazzo ha fatto in modo che il suo volto replicato su milioni di bacheche divenisse un volto di cui, nostro malgrado, ci si affezionasse (un po’ come avvenne con il signor Berlusconi, se non sbaglio), ed ora eccoci qui.

Eppure, se è vero che si possa e si debba sempre apprendere da qualsiasi lezione, a livello sociale questa punizione ci consente una riflessione che potrebbe ancora risultare costruttiva.

Nel mio piccolo, ad esempio ho ricevuto moltissime richieste dal pubblico di questo tipo: “Perché non parli di Salvini? Parla di Salvini!”

Perché chiedere ad un autore comico di parlare di Salvini?

Forse perché si sente con prepotenza, la necessità di sdrammatizzare riguardo un argomento, di per sé drammatico?!

Da quando quel ragazzo è diventato ministro, tutti i comici si son lanciati in siparietti che lo disprezzassero come persona e come istituzione ed è piuttosto facile farlo poiché questo ragazzo è il soggetto perfetto per qualsiasi drammaturgia satirica (nel caso in cui ce ne fosse davvero, in Italia, di drammaturgia satirica).

A livello personale, il soggetto ha sempre mostrato di fare scelte bizzarre e di basso profilo che ben si prestano ad esser sceneggiate;

mi viene in mente, ad esempio, la sua copertina per un rotocalco di gossip, in cui si fece ritrarre a letto, vestito solo di una cravatta verde bosco oppure della sua attitudine a fidanzarsi con gente discutibile od ancora tante delle innumerevoli fregnacce raccontate da pubblicazioni che dovrebbero fallire, se Dio amasse davvero l’Italia.

A livello istituzionale ha incentivato tutte le peggiori pulsioni del cittadino italiano medio, spunto di partenza eccellente per qualsiasi scritto umoristico.

Meno per qualsiasi strategia politica volta a migliorare il paese.

A livello ideologico è riuscito a far leva sul ceto che manca di preparazione storiografica per proporre questa storia indigeribile che il vero problema in Italia sia l’immigrato e non l’italiano corrotto e contestualmente, col suo potere ed il nostro consenso, continua a sovvenzionare le carceri libiche e le torture contro esseri umani considerati di seconda categoria rispetto a noi.

Poi c’è la parte soubrette di Salvini (tipica del politico italiano a partire dagli anni novanta), coi suoi concorsi a premi, le sue brutte figure, sintomo della mancanza di educazione di cui soffre il paese tutto, non soltanto lui ed ecco che il personaggio comico c’è già.

Non v’è alcuna necessità di crearlo da nulla: Matteo Salvini è lì per i comici, pronto da scartare come una caramella e facile da raccontare.

E’ facile fare un siparietto con questo ragazzo.

Meno facile proporre un siparietto che schernisca il tessuto sociale, la tragicomica decadenza di costumi e della morale degli italiani che ha causato l’ascesa di questo ragazzo.

Complicato far ridere dandoci dei coglioni, ignoranti, pigri, razzisti, corrotti e con le felpe con la bandierina dell’Italia sul petto.

Molto difficile per un povero comico italiano di oggi riuscire a far sorridere con un tale reportage di merda sul nostro paese e perciò meglio accanirsi sul politico specifico e non sulla cittadinanza che aderisce ai suoi principi lontani dalle altezze culturali di un paese che si vanta di essere ancora ciò che fu secoli orsono.

Funziona così da sempre: ci piace sorridere delle persone che governano, non delle cazzate che facciamo come elettori.

Così, comici ed elettori continuano a fare cabaret di basso profilo ed il nostro futuro è l’unica tragedia presente in palinsesto.

21192672_10155728828673854_4072327502001335945_n

SUPPLICA AGLI IMMIGRATI

GABINETTO DELLE PICCOLE COSE SERIE., PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE, SINFONIE

Stranieri (come disse qualcuno più grande di me), vi prego, non lasciateci soli con gli italiani.

Albanesi, nord-africani di tutte le coste, somali, moldavi, rumeni, ucraini: ascoltate la nostra preghiera nascosta, sottovoce per non farsi sentire dall’opinione pubblica di prima pagina.

Non lasciateci in balìa di certi nostri connazionali.

Non abbandonatici nelle mani di quelli che vanno a passeggiare al centro commerciale, di domenica, di quelli che vanno da McDonald per far tacere i figli, nelle grinfie di quelli che si sfasciano alle slot-machine ed in quelle dei malintenzionati che si gonfiano le labbra col botulino.

Stranieri, vi supplico: non fatevi convincere da questo nuovo razzismo di tendenza, da questo chiacchiericcio di moda nei condomini della provincia purulenta e dei quartieri-a-bene.

Non date retta ai giornali, ai tg, alle signore sull’autobus: in realtà, vi vogliamo tantissimo!

Perché l’alternativa di restarcene tra di noi, con la nostra poraccitudine, ci atterrisce.

La possibilità che le nostre frontiere non accolgano persone provenienti da altri paesi presuppone uno scenario orrendo: che, cioè, si resti tra di noi.

Tra di noi a stordirci di pasta, calcio e De Filippi; tra di noi a non masticare neanche più uno straccio consunto di inglese, francese o spagnolo, ma a spiccicare il nostro italianese dai congiuntivi estinti.

Tra di noi a farci rubare soldi e tempo dalla pubblica amministrazione e dall’esattoria, convinti che sia meglio farsi saccheggiare il futuro dai propri connazionali che, eventualmente, la borsetta da uno che, tra di voi, potrebbe essere criminale almeno quanto un quindicenne italiano.

Stranieri, vi scongiuriamo, non date retta ai giornalisti, ai ministri che si fidanzano con le vedettes, ai nostri genitori, storditi da vent’anni di politica in odore di mafia.

In verità, dentro ai nostri cervelli si nasconde un grido che desidera sollevarsi da una terra polverosa come poche e saltar fuori dalle nostre povere gole arrugginite: non lasciateci soli.

Proseguite il percorso tipico proprio del flusso migratorio, da sempre: un cammino insolente, inarrestabile, capillare e destinato, lode a Dio, allo straordinario epilogo della contaminazione.

Stranieri, vi scongiuriamo: contaminateci!

Non lasciateci qui, a riprodurci coi concorrenti dei quiz televisivi, con le blogger di cosmetici, con gli imprenditori che guidano le Ferrari arancioni e vi scendono indossando mocassini blue elettrici con le nappine, blazer giallo limone e jeans skinny coi risvoltini.

Prostitute nigeriane, salvateci dai risvoltini con la vostra dignità, infinitamente più ampia dei vostri clienti.

Indiani, filippini, amici boliviani, stateci vicini, non andatevene!

Restate con noi a qualunque costo, restate con noi anche senza permesso di soggiorno ma non abbandonateci.

Non togliete i vostri figli dalle scuole, lasciando i nostri bambini a rimbecillirsi, chiusi nel piccolo recinto della loro città: fate respirare loro il profumo di terre lontane che insegnano più dell’ora di matematica.

Va bene anche la puzza di quelle terre perché offrono molto più di un centro estivo.

Stranieri, vi prego, restate.

Non lasciateci soli coi nostri connazionali che leggono libri di cucina ma comprano surgelati, che salgono sul tram senza biglietto ma cambiano il guardaroba ad ogni stagione, che prenotano la vacanza dall’altra parte del mondo ma restano dentro al villaggio turistico.

Stranieri, nel caso vi accorgeste di che paese puzzone è il nostro, vi prego, portateci con voi.

Se non volete tornare laggiù, nel vostro paese, dove i problemi sono realmente problemi, troveremo un altro posto dove andare.

Un paese, forse, meno bello di questo, dove però non incontreremo gente che porta a spasso i cani nei passeggini, un paese dove non ascoltano i nuovi rapper, un paese in cui l’immigrazione è un valore aggiunto, non il capro espiatorio di un male locale, collezionato nei secoli.

 

 

PS/NB: La frase “Stranieri, vi prego, non lasciateci soli con gli italiani”, non è mia ma è una delle citazioni più belle che si possano fare e l’autore è un famoso anonimo. 

immigrati-lasciateci-soli-322790