DELIRIUM SELFIES

SINFONIE

 

Da quando è nata la moda del selfie sono aumentati i ricoveri al pronto soccorso.

Siamo disposti a fare doppi salti carpiati pur di farci un selfie quando il momento è propizio e anche io quando meno me lo aspetto mi pianto in faccia il telefonino e scatto, noncurante di cosa stia pestando mentre cammino.

Sono troppo impegnata a settare la perfezione della mia espressione per badare alla mia incolumità.

Tutti i giorni nel mondo c’è qualcuno che mette a rischio la propria salute per farsi un autoscatto;

Già: mi piacerebbe dare il giusto rispetto al termine originale però mi rendo conto che “autoscatto” non regge il confronto, non rende l’idea quanto la parola “selfie”, un termine da Caro Diario ma anche da top di H&M insomma, un termine fico.

Quindi a malincuore mi tocca mantenerlo per tutta la durata di questa mia breve riflessione, il fottuto termine che è selfie.

A causa sua perdo quotidianamente un po’ della mia dignità: mi arrampico in cima al tetto della mia auto coi tacchi, mi sdraio sulla striscia bianca a metà carreggiata oppure faccio le corna dietro la schiena del bodyguard, in discoteca.

Pur di selfarmi accetto di slogarmi le caviglie, di sbucciarmi il ginocchio o di sbattere la fronte contro il cartello piazzato fuori dal ristorante dove ho scelto di fare check-in.

Pur di postare il mio musaccio sul muro del mio social sono disposta ad appoggiare la nuca contro il muro vero, quello della metropolitana di Londra, accanto alla piastrella con il nome della fermata e a dozzine di sputi e schizzi non identificati. Quanti cellulari caduti nel cesso, quante fronti contuse a causa del “selfie aereo”, lo scatto dall’alto che richiede equilibrio e forza mostruosa nelle braccia da vero rugbista e chissà quanti schiaffi e quante monte a sorpresa i rugbisti, mentre si fanno il loro selfie in campo per far emozionare le ragazze col loro faccione infangato.

A me piace selfarmi nei boschi per far vedere che il lunedì mattina passeggio sotto i castagni mentre gli altri sono in ufficio ma in autunno piove e cadono le foglie, le vigne sono spoglie e il panorama alle mie spalle è troppo triste per non essere photoshoppato e così, quando gli altri escono dagli uffici io sono ancora lì, con la faccia dentro al computer a ritoccarmi il selfie.

Il selfie crea dipendenza, uno tira l’altro, non riesci a resistere. Sono in ascensore con sei amiche e le convinco a farci un bel selfie ma non tengo presente che il peso di sei femmine e delle loro borse, spostato tutto da un lato, sposta di asse l’ascensore che magari si blocca e a quel punto vai di selfie che scriviamo su facebook che siamo bloccate in ascensore!

C’è una vecchietta che non trova posto sul tram ma cosa me ne fotte, guarda che bel selfie che mi faccio adesso, seduta e comoda col finestrino e la città che fugge dietro!

Al volante. Che meraviglia il selfaggio selvaggio mentre guido! Nel traffico però devo essere discreta perché è proibito e poi la gente dentro alle altre vetture mi può vedere e pensare quanto sono cretina, sempre che non si sta selfando a sua volta. Allora metto il cellulare davanti al conta chilometri, ammucchio le labbra tutte al centro della faccia e scatto in pochissimi secondi, tornando poi subito ad un’espressione asettica, discreta, da traffico.

A tavola si fredda tutto ma vuoi mettere selfarsi davanti al risotto coi funghi?!

Amo anche farmi i selfie coi bambini che piangono, mi metto al fianco di mia nipote quando piange con tutto il muco che gli cola sul piccolo mento e mi selfo con la faccia dispiaciuta: più piange più il selfie si perfeziona e tocca punte di eccellenza.

Da quando c’è il selfie vado più spesso dal parrucchiere perché la foto col taglio nuovo è una consuetudine accettata dalla società come una legge anzi, di più. Speriamo solo che non se lo faccia il parrucchiere il selfie, mentre mi taglia i capelli che magari si sbaglia e con la giugulare recisa potrei perdere, più che la vita, la sensibilità al braccio e non potermi più selfare.

Sarebbe orribile.

Si selfie chi può, selfamo un selfie, ci selfiamo domani, li selfacci tua.

 

DIMMI CHI ERA IL TUO EROE DA BAMBINO E TI DIRO’ CHE ANTI-EROE SEI OGGI

COSE FASTIDIOSE

L'uomo mascherato. Cosi vintage cosi avanguardia.

Spesso ci stupiamo delle persone che scegliamo di avere vicine.
Amici che dopo tanti anni di avventure e fiducia reciproca, ti rubano la fidanzata.
Marito che dopo tanti anni di felicità e rispetto vieni a scoprire che va nei locali dove si frustano nani mascherati da cerbiatto.
Migliori amiche dalle elementari che ti rigano il cofano della macchina di notte..
Per non parlare delle guerre legali tra familiari.
Quelle dove l’esito finale lo vedranno gli avvocati dei tuoi pro-nipoti nel 2073.
Chi ci sta accanto, soprattutto chi siamo abituati ad avere accanto perché lo abbiamo evidentemente scelto, prima o poi ce lo fa il sorpresone.
Insomma presto o tardi, alla fine arriva sempre questo tipo di domanda nella nostra vita:
” Ma perché ho scelto quel coglione tra i miei fedelissimi? Cosa ho trovato in quella miserabile di così affine o malato per gemellarmici?”
La risposta, la so. Per questo il mio è un blog dalla vocazione missionaria.
Perché possiedo tantissime risposte che voglio regalare ai miei affezionati.
Risposte che tuttavia non riesco a mettere in pratica neanche io, da sempre.
Sono perlopiù risposte ricevute grazie alla discreta esperienza che ho accumulato attraverso innumerevoli, svariate, variegate e secolari figure di merda e legnate tra naso e bocca.
Per questo possiedo tanta saggezza.
Comunque, torniamo a noi.
E ammettiamo di essere composti da un buon 45% di componenti che provengono da chi ci circonda quotidianamente.
Siamo chi frequentiamo: prendiamo atteggiamenti, abitudini, vizi e spesso anche odori, delle persone che ci sono più vicine.
Soprattutto siamo chi frequentiamo da piccoli.
E chi frequenti da piccolo, a parte la mamma ( per la mamma ci vorrebbero un paio di enciclopedie in più, oltre a questo umile trattato che state leggendo, quindi rimando a chi c’ha capito qualcosa più di un cazzo, sulla mamma ) e gli amichetti, che però cambiano velocemente e nutrono per noi un rapporto esclusivamente legato all’amore per il gioco?
Chi frequenti da piccolo se non il tuo mondo invisibile e i tuoi eroi?

I nostri eroi, cazzo.
Non ci avevate mai pensato?!
Non solo hanno influenzato il nostro modo di essere perché erano i nostri modelli di vita ma, secondo me ( e quindi fino a che qualcuno non mi contraddica, è universalmente riconosciuto ) ci sono molti motivi interessanti che ci spingono a scegliere un beniamino rispetto ad un altro.
Perché scegli He Man piuttosto che il Signor Bonaventura o Batman?
Perché amavi Sailor Moon invece di Poochie?
Dimmi chi è il tuo eroe e ti dirò chi sei.
Se scegli il Signor Bonaventura, ad esempio, è quasi certo che da grande ti vestirai come lui.
Senza però avere il suo culo nel trovare bigliettoni per terra.
Se amavi la sirenetta probabilmente oggi avrai le spalle da nuotatore. O sbaglio?
Big Jim è il migliore amico dei piccoli gay mentre direi che Iron Man è di quelli che anelano alla eterosessualità (Superman rimane irraggiungibile.)
Se scegli Doraemon mi ci gioco che da grande sarai secchione.
Mag Gyver, neanche da metterlo in discussione, è soprattutto il beniamino degli ingegneri.
Che quasi sicuramente in età adulta avranno mantenuto quella stessa capacità di mettere la propria vita e quella degli altri, continuamente a repentaglio, sperimentando sport estremi e reazioni chimiche in cucina.
A te piacevano i Power Rangers? Ti sarai di sicuro iscritto almeno un paio di volte a judò e avrai una passione sfrenata per i caschi con interfono integrato.
Andavi pazza per Kiss me Lycia?! E’ da lì che nasce tutto il movimento delle groupies.
Se sei stato un seguace di Obi Wan Kenobi? Molto probabilmente oggi sarai quello che in discoteca quando mettono i fari laser colorati diventa completamente idiota dall’entusiasmo.

Nei confronti di tutte le ragazze che si ricordano con affetto di Occhi di Gatto nutro il forte sospetto che oggi si concedano sistematici e incontrollabili furti di mascara in profumeria.
E non sono da meno quelli che adoravano Lupin.
Chi amava Rambo ha fatto il servizio militare (pentendosene e maledicendo Rambo mentre faceva il cubo).
007 è per i vanitosi.
Wonder Woman per le topine da rimorchio in discoteca.
Dylan Dog per chi oggi quando sente un rumore in casa ha un attacco di panico.
Bia per quelle che si fanno fare i tarocchi dall’amica, ogni mese.
Vostro padre leggeva Pecos Bill? C’è una buona possibilità che sia razzista.
Alla tua amica piaceva da pazzi Batman? Il fatto che le siano piaciuti uomini mascherati con un cappello da uccello non ti inquieta?
Magari vi starete chiedendo a me chi piacesse da piccola..
Beh io mi esaltavo con gli Yattaman.
Oggi infatti guido auto improbabili dal quale escono eserciti di germi (gli Yattaman però non lasciavano pezzi di crostatina sotto il sedile di YattaDog per settimane..)
A mio fratello ad esempio piaceva Geronimo, il famoso indiano dalla faccia severa e il labbro sottile.
Ogni tanto intravedo in lui la stessa impressione incazzata e spettinata che aveva il famoso indiano nel poster in camera sua.
Insomma potremmo continuare per fogli e fogli ma la morale di questo breve trattato è: sai chi è il beniamino di tua moglie? conosci chi è stato l’eroe di tuo fratello?
Perché se avete un amico o vi siete fidanzati con una che ha la collezione di Diabolik o le Barbie in soffitta, sapendolo ora fate in tempo a correre ai ripari.

 

 

ODE ALLA CACCA

SINFONIE

Piero Manzoni Artist's shit

Se ammetterai che la merda in fondo non è cattiva, dovrai mangiarla due volte al giorno.

Ennio Flaiano, Taccuino del marziano, 196o

Con sincerità mi tocca ammettere un segreto che i miei amici stretti per rispetto e delicatezza non hanno mai voluto diffondere.

Ho aperto un blog perché aspettavo che arrivasse prima o poi il momento di parlare di Cacca.

Non perché l’argomento interessi a molti, ma semplicemente perché l’argomento interessa a me.

Anzi, più che interessarmi è una vita che aspetto il momento di parlare di Cacca.

Madame Pipi cerca di distinguersi sempre per stile ed eleganza comunicativa, anche trattando argomenti scabrosi, perciò spero mi consentiate di rubare la vostra attenzione per 6 minuti, per parlarvi solo ed esclusivamente di feci.

D’altronde 6 minuti non sono molti.

L’ anno scorso ho condotto una diretta radio, parlando esclusivamente di cacca, tra una canzone e l’altra.

Non riuscivo a fermarmi: parlavo della Merda d’Artista di Manzoni e mi venivano in mente gli studi psicologici di Freud legati alla defecazione.

Citavo una poesia e affioravano nella mia mente, testi e testi di letteratura e di narrativa per bambini dove la cacca è indiscussa protagonista.

Una diretta di un’ora e mezza, parlando solo di popò!

Stavolta vi va meglio, solo 6 minuti la previsione di tempo di lettura di questo umile testo.

Protagonista la più antica e leggendaria produzione di ogni essere vivente.

La Cacca fa parte del nostro background a 360 gradi: è nel nostro bagaglio genetico, nell’arte, nella letteratura e senza dubbio anche abbondantemente presente nel nostro vocabolario.

I Francesi hanno un primato in Europa: la nominano almeno 6 volte al giorno, per i loro piccoli inconvenienti.

A proposito di Europa, ho scoperto che ci stanno togliendo un altro diritto vitale: fare la cacca.

Nei paesi occidentali la stitichezza, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, colpisce più del 50% delle donne e più del 35% degli uomini, causando una spesa annua sociale che supera i 25.000 miliardi in prodotti lassativi.

La stitichezza colpisce ben il 20% dell’intera popolazione dei paesi più industrializzati.

Bell’affare che abbiamo fatto: ci hanno stressati talmente tanto da toglierci la voglia di sprigionare qualcosa di davvero nostro.

Guardate che può esserci molto poco da ridere quando si parla di cacca.

Ma questo, per vostra fortuna, è un blog cinico ma spensierato.

Quindi butto lì solo con un paio di righe le brutte notizie e le lascio a pasturare nel vostro inconscio mentre torno rapidamente al buon amico humor.

La Cacca.

Una delle prime parole che impariamo e una delle ultime cose rimaste che non siamo in grado di tenerci dentro.

Quando scappa scappa, non c’è governo, legge, religione, che può privarci di uno degli istinti umani più travolgenti.

Per questo la stitichezza va combattuta non a suon di lassativi, come dice l’Organizzazione mondiale della sanità, ma come vero e proprio blocco psicologico.

Stitici: io ci son passata, imparate a pretendere di fare la cacca perché la cacca è un diritto inviolabile.

E fa parte della categoria Diritti di Espressione.

Fondamentali.

La Cacca.

Celebrata mai come in questi ultimi tempi, dalla letteratura e dalla narrativa per bambini.

Elegantemente scopro su Wikipedia che In Italia, nel 2005 “La Cacca: storia dell’innominabile” di Nicola Davies,

vince il Premio Andersen come miglior libro di divulgazione.

Mica merda.

Qualche anno dopo, dal libro di Davies prende spunto la mostra itinerante proprio con il titolo del suo libro.

La mostra è ospitata a Ravenna, alla Biblioteca De Amicis di Genova nel 2007, a Riccione e a Cagliari in vari spazi espositivi.

La mostra sulla cacca passa anche al Museo di Storia Naturale di Trento (e dove se non al museo di Storia Naturale!!)

Per far contenti anche i piccini, la cacca in mostra è passata anche al Museo dei Piccoli di Napoli.

Così i bambini napoletani hanno potuto sperimentare ( spero non con mano )  che la cacca non  si trova solo sui marciapiedi della loro città.

In Spagna il capolavoro grafico di Sergio Mora “La Caca Magica”, un racconto illustrato per grandi e piccini dove si mostra come dalla Cacca possa nascere qualcosa di buono, sta vendendo più di 50 sfumature.

Sarà che nelle librerie questi libri si troveranno senz’altro uno accanto, alla lettera M di merda.

La Cacca.

Cosa dire del suo apporto alle arti figurative e alla poesia?

90 barattoli di pupù.

Quanto avrà impiegato ( e soprattutto cosa avrà impiegato ) il grande artista Piero Manzoni per produrre le sue conserve di cacca…ehm, voglio dire la sua famosa opera “Merda d’ artista”?!

La Merda d’Artista connota la degenerazione dell’arte e la bassezza morale degli artisti della sua epoca.

Di qui mi viene in mente una connotazione odierna:  barattolo di conserva con dentro cacca d’artista = consumatori e telespettatori di oggi.

Mangiamo cacca perché ci viene venduta come arte e come preziosa.

A proposito di vendita di cose preziose: nel 2007 un collezionista privato ha comprato la scatola n°18 di Merda d’Artista a 124 mila euro e 2 gusci di noccioline.

Dante, De Andrè, Artaud, Leonardo da Vinci, Samuel Beckett, Freud, Flaiano, Bukowski e Madame Pipì sono nella lunga lista di artisti che hanno creato intorno alla Cacca.

Quasi tutti in realtà ne hanno parlato come qualcosa di negativo, gli unici che si sono divertiti rotolando la pallina marrone sul foglio di carta sono Benigni ( e Madame Pipi, chiaramente).

La Cacca: cos’è per te la Cacca?

Per me ( rompo il ghiaccio ) è l’amica più fedele, la protagonista di tante avventure che conservo nei ricordi, la simpatica possibilità che se pestata con le ciabatte possa portare ancora più fortuna che con le scarpe chiuse.

La Cacca per me è l’unica parola che fa immediatamente smettere di piangere i bambini, più di gelato.

A volte è il pretesto per l’unico momento della giornata che posso dedicare a me stessa.

Altre volte è il pretesto per far allontanare gente noiosa ( provate a parlare di emorroidi in una cena elegante, al tizio che sta parlando da 40 minuti senza fermarsi a respirare ).

La Cacca infine, essendo ancora qualcosa di cui non si possa parlare, conserva una pellicola affascinante di primordialità, di mistero che mi fa credere che ci sia ancora qualcosa da scoprire dentro e fuori di noi: La Pietra Filosofale, come la chiama uno dei miei Maestri, Daniele Luttazzi.

La Pietra che racconta di noi.

Lasciamola parlare, restiamo in ascolto.

Tutti i nostri sensi sono ricettivi ad argomenti di merda ma la cacca originale è solo una: quella che sa scomparire per sempre nei flutti o nella terra, non quella che rimane a galla a cercare di convincervi a comprare qualcosa.

Diffidate dalle imitazioni.

***

Là dove si sente la merda si sente l’essere.

Antonin ArtaudPer farla finita col giudizio di dio, 1948

Se sei in un mare di merda senza barca, non aspettarti la Guardia costiera.

Neal AsherNeve nel deserto, 2002

Quando si è nella merda fino al collo non resta che cantare.

Samuel Beckett

Che schifo, eh, fratello, che la nostra merda sembri meglio di quel che sembriamo noi.

Charles BukowskiShakespeare non l’ha mai fatto, 1979

Agli scrittori piace soltanto la puzza dei propri stronzi.

Charles BukowskiIl capitano è fuori a pranzo, 1998

L’uomo è più complicato della mosca, che divora gli escrementi purché ne trovi. L’uomo coprofago li cerca nel corpo e li vuole ricevere dal corpo, come parte vivente di quel corpo, desiderato brancicando nella sua intimità alchemica più oscura.

Guido Ceronetti, Il silenzio del corpo, 1979

L’escremento, finché è nel corpo, è accettato: non è separato dall’unità del microcosmo; isolato spaventa e ripugna, per l’odore di anima denudata e anonima che esala.

Guido CeronettiIl silenzio del corpo, 1979

Se Denaro è simbolo di Escrementi, l’avarizia non è che una forma di coprofagia.

Guido CeronettiIl silenzio del corpo, 1979

Tu non sei il tuo lavoro, non sei la quantità di soldi che hai in banca, non sei la macchina che guidi, né il contenuto del tuo portafogli, non sei i tuoi vestiti di marca, sei la canticchiante e danzante merda del mondo!

Tyler Durden (Brad Pitt), in Fight Club, 1999

Se ammetterai che la merda in fondo non è cattiva, dovrai mangiarla due volte al giorno.

Ennio FlaianoTaccuino del marziano, 196o (postumo, 1974)

Le feci furono il primo dono che il lattante poté fare, sono ciò di cui egli si privò per amore verso la persona che aveva cura di lui. Dopodiché, in modo completamente analogo al cambiamento di significato nell’evoluzione linguistica, questo antico interesse per le feci si converte nella stima per l’oro e per il denaro.

Sigmund FreudIntroduzione alla psicoanalisi, 1915/32

La gente nuoterà nella merda se ci metti un po’ di dollari dentro.

Sir Guy Grand (Peter Sellers), in The Magic Christian, 1970

Tutte le opere della scultura, i capolavori di Fidia e di Michelangelo non esisterebbero se il neonato non avesse formato con gli intestini e con l’ano i suoi stronzi, per poi lavorarli con le manine in immagini della sua fantasia ancora vicino al cielo.

Georg GroddeckLo scrutatore d’anime, 1921

Ci sono tre cose che ci accompagnano fino alla morte: sangue, urina e feci.

Georg Groddeck

Si dice che il mondo sia fatto dal niente. Molto probabilmente è fatto dalla merda.

Christian Friedrich HebbelDiario, 1835/63

La merda è un problema teologico più arduo del problema del male. Dio ha dato all’uomo la libertà e quindi, in fin dei conti, possiamo ammettere che egli non sia responsabile dei crimini perpetrati dall’umanità. Ma la responsabilità della merda pesa interamente su colui che ha creato l’uomo.

Milan KunderaL’insostenibile leggerezza dell’essere, 1984

Ecco alcuni che non altramente che transito di cibo, e aumentatori di sterco e riempitori di destri chiamarsi debono, perché per loro non altro nel mondo apare, alcuna virtù in opera si mette, perché di loro altro che pieni destri non resta.

Leonardo da VinciCodice Forster III, XV/XVI sec.

Quando questa merda intorno sempre merda resterà / riconoscerai l’odore perché questa è la realtà.

Luciano LigabueIl giorno di dolore che uno ha, 1997

Mangiate merda, milioni di mosche non possono sbagliare.

Marcello MarchesiIl malloppo, 1971

Se la merda avesse qualche valore i poveri nascerebbero senza buco del culo.

Eddie MurphyAncora 48 ore, 1990

La merda è dissacrante.

Giovanni SorianoMaldetti. Pensieri in soluzione acida, 2007

Nessuno può dire di sé stesso in modo veritiero di essere una merda. Perché, se io lo dicessi, potrebbe anche essere vero in un certo senso, ma io non potrei essere intriso di questa verità: poiché in tal caso dovrei impazzire, oppure cambiare me stesso.

Ludwig WittgensteinPensieri diversi, 1934/37

La vita è come la scala di un pollaio: corta e piena di merda.

Proverbio

Quando la merda varrà oro, il culo dei poveri non apparterrà più a loro.

Proverbio portoghese

E se Natale o un’altra simpatica ricorrenza si avvicina, a questo link potete trovare un corriere espresso di merda: http://it.shitexpress.com/

Grazie all’amica Roberta Tucci per la deliziosa segnalazione!

Immagine