AUTOLAVAGGIO

PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

Ogni giorno cambio le mutande e gli altri indumenti, mi lavo e cerco di rendermi esteticamente dignitosa.

Lo faccio con cura mentre tutto il resto, dentro di me va a puttane.

Proprio come gli abiti dopo una passeggiata nel fango, proprio come il mio corpo dopo quattr’ore di bici nei boschi, anche la mia psiche s’insozza.

E questo è il momento storico in cui le polveri sottili, quelle specifiche per il sistema psicologico e per quello nervoso, spadroneggiano e lasciano, dentro di me ciò che lascerebbero in casa, trenta bambini di sette anni dopo una festa di compleanno senza pagliaccio e coi genitori fuori a fumare.

Tutte queste privazioni, tutti questi luoghi della cultura che falliscono, tutti questi amici che rimpiangono solo la pizza fuori con altri amici che rimpiangono di non poter andare allo stadio, tutti questi vecchi e nuovi ministri, tutti questi che esprimono pareri, che vogliono governare ma non studiare, tutte queste adolescenti coi pantaloni a vita altissima che non si segano mai a metà, in due parti uguali, perfette, ricadendo a terra come stracci, con le loro sneaker bianche con la suola di venti centimetri.

Tutta questa gente che usa whatsapp come fosse carta igienica gratuita, tutti questi giorni aspettando un futuro, dicendosi, “Appena riaprono ci vediamo e facciamo”.

Tutto questo attendere disposizioni, tutte queste bollette, questo cibo usato per placarsi e questi cantanti che rappano parole più schifose del cibo che usiamo per placarci.

Tutto questo inzacchera la mia psiche e l’unico modo per lavarmela è il turpiloquio.

Il turpiloquio in auto.

Si tratta di un semplice antidoto che potete usare tutti, senza vergogna, anche se non siete del Sud o veneti.

Personalmente, ho scoperto le qualità benefiche dell’insulto contro gente sconosciuta, in macchina, nella mia città, Roma.

La mia gente insulta i conducenti da sempre ma senza rancore, col solo scopo di sfogare il proprio stress, di fatti, alla domanda “Dove sei?”, spesso noi romani rispondiamo, “Sto a smadonnà nel traffico”.

Oggi questa pratica torna utilissima per purificare la psiche, come una sorta di potentissima pratica meditativa che non obbliga a fermarsi ma anzi, ad accelerare.

Una pratica che non richiede l’uso di quei tappetini fatti col tessuto dei panni per asciugare i piatti, una pratica che non costringe a prendersi del tempo per sé stessi, tempo in cui accorgersi di come ci si è ridotti lì, con le gambe annodate, di fronte al video di uno col turbante.

Tutti dovrebbero liberare quel mostro nascosto fra le viscere che ha bisogno di uscire e di purificare l’Io più profondo attraverso un “Mortacci tua” detto ad uno sconosciuto che si affianca al semaforo e che serve come tramite per raggiungere le altezze di una pulizia necessaria a sopportare questo tempo buio, questo nuovo Medioevo che non ha lo stesso tasso di dedizione allo studio del vecchio Medioevo, che non ha gli stessi bellissimi abiti, le stesse feste incredibili, gli stessi banchetti coi quei cibi speziati che morivi giovane sputando fuoco ma qui si resta vivi sputando bile.

Tanto vale sputarla in auto, contro un tizio che ci ha superati male e che manco ci vede.

Ogni giorno cambio le mutande e gli altri indumenti, mi lavo e cerco di rendermi esteticamente dignitosa, poi salgo in auto, anche se non ho niente da fare.

E vado a lavarmi l’anima.

Non vedo l’ora di incontrarvi.