MORTE DEL CONSIGLIO ALTRUI

COSE FASTIDIOSE, PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

Tra le circostanze che mi rendono una donna fortunata, pur senza che io me ne accorga del tutto, c’è il fatto inconsueto di non avere necessità del consiglio altrui.

Mi dispererei all’idea di venir privata delle persone nelle quali ripongo fiducia, con le quali uso confidarmi; sarebbe doloroso non averle più accanto perché queste persone oggi mi restano accanto pur sapendo che poi, dopo il loro consiglio farò sempre e comunque come cazzo mi pare e piace; la loro opinione su fatti che mi riguardano mi trapassa con la stessa potenza di un alito di vento nel deserto, a mezzogiorno, lasciandomi indifferente dentro e fuori e questo fatto mi permette di amare sinceramente queste persone, a prescindere dall’opinione che hanno di me giacché essi sanno che per me, tale opinione andrà molto probabilmente tra i rifiuti organici.

L’indicazione affettuosa ad agire in un determinato modo, il consiglio spassionato di chi c’è già passato, la lungimiranza altrui offerta gratuitamente senza richiesta alcuna da parte mia m’infastidiscono quanto il volo di una mosca in piena faccia poiché tutto di me tende ed è proteso a far costantemente come cazzo crede.

Sono fortunata ad avere ancora la fedina penale pulita: vuol dire che la mia capacità di discernimento non è poi così male.

A pensarci meglio, la capacità professionale di dar retta solo a me stessa non nuoce la società ma solo a me stessa perché, non dando retta ai saggi che popolano il mondo, combino una dose massiccia di cazzate nella mia vita personale.

Ma si tratta comunque di cazzate homemade!

Ogni piccolo protone di una singola cazzata che compiamo scientemente è frutto di un nostro personale atto creativo mentre il consiglio altrui è un noioso prestampato a metà strada tra Osho e Lessico Amoroso.

Se vogliamo davvero far felice il prossimo mettiamoci a dieta dalle frasi che iniziano con “Secondo me…”, “Se fossi in te”.

Riponiamoci al nostro posto e nessuno si farà male, specialmente gli altri dietro nostro consiglio sbagliato.

 

Ps. Il disegno in copertina è colorato da me.

 

IL BIDET COME GESTO DI EMANCIPAZIONE

COSE FASTIDIOSE, PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

Questo pezzo (un pò bacchettone, populista e ciellino) sarebbe dovuto andare in onda su Raidue, nella puntata di Nemo – Nessuno Escluso, del 9 Marzo 2018 ma è stato giudicato troppo duro dalla redazione.
Il tema, per il quale ero stata invitata a dire la mia in studio, era:
“il turismo sessuale femminile, la donna non più come oggetto sessuale ma come individuo in grado di amplificare il proprio piacere, la vendita porta-a-porta di sex-toys”.

Per onorare la libertà di espressione e il lavoro di scrittura svolto, mi piace proporvelo comunque, all’interno del mio repertorio, sperando che l’Ariannina vostra riesca, un giorno, a dire la propria dura opinione anche in tv. 

***

Ci sono due argomenti che un autore comico dovrebbe smettere di trattare, una volta per tutte: la politica e il sesso.

E i motivi sono mille: prima di tutto, sono tematiche più che inflazionate e il rischio più ovvio è quello di cadere nella banalità più completa: vuoi far ridere? Parla di sesso o di politica.

Basta così, no?

Poi c’è il rischio di far brutte figure perché, se non conosci un argomento e ne parli, il pericolo della figura di merda è alle porte e conoscete la legge del “più ne parli e meno te ne intendi” ?!

Si può essere incompetenti tanto nel sesso quanto in politica: di fatti ,sia i comici che i politici mettono tristezza quando parlano di sesso, perché si tratta di due categorie indiscutibilmente poco avvenenti, e mettono ancora più tristezza quando parlano di ideologie, visto che i loro libri di storia marciscono in cantina.

Ma c’è un rischio ancora più pericoloso che può correre l’autore comico e riguarda la sua igiene personale.

Parlare di sesso e di politica è comodo, facile, può farci diventare ricchi e divertenti ma anche sporchi e cattivi.

Ed è per questo che, nel mio piccolo, ho sempre cercato di non non occuparmi né di sesso, né politica: per questioni igieniche.

Allora stasera vi parlerò di igiene personale.

Seguitemi.

L’igiene personale è un sostantivo femminile, singolare.

Anche per questo non possiamo pretendere che gli uomini si lavino più delle donne.

L’igiene personale è al primo posto, nella scala delle nostre priorità contemporanee.

Ma non possiamo sottrarci dall’ammettere un concetto fondamentale, spesso dimenticato: l’igiene personale non riguarda solo il corpo.

L’igiene personale riguarda anche il nostro povero intelletto.

Lo dicevano anche i latini no?! Mens sana in corpore sana.

I latini non è che si lavassero così, alla professionale, però il concetto di salute credo sia  associabile all’igiene.

Quindi sarebbe splendido se riuscissimo a mantenerci persone davvero utili al pianeta e non credo che l’utilità sia mandare l’assegno a casa di un ventenne gambiano.

Siamo persone utili se facciamo il bidet al nostro cervello, ogni tanto.

Manteniamoci persone degne di vivere, considerando tutte le problematiche che affliggono il genere maschile e femminile come fossero problematiche che affliggono l’umanità tutta, non le donne o gli uomini.

Se le donne investono soldi nel business della prostituzione in Africa, il problema non è l’emancipazione della sessualità femminile ma l’involuzione della sessualità femminile.

Se le donne investono soldi nel business della prostituzione contro le popolazioni africane, perché di questo si parla, il problema è la cattiva igiene personale della scatola cranica di tutta la società ricca.

Perché tra una signora che compra un volo per il Gambia e si fidanza a suo modo, con un ragazzo di 25 anni e un uomo che si ferma sulla via Tiberina, appena fuori Roma, per caricare in auto una ragazza eritrea, non vedo differenza se non quella in cui, come al solito, la donna spende più dell’uomo, per il proprio benessere. 

Procacciarsi prostituzione causa cattiva igiene intellettuale, non emancipazione, a meno che, chi si prostituisce, non lo faccia per vero gusto e per passione nei confronti del proprio lavoro.

Ma nella maggior parte dei casi, i ventenni africani, non credo siano felici di scartare una caramellona olandese di settanta anni e il gusto per la prostituzione oggi occupa ambienti ben più rinomati delle spiagge dove, fino a pochi anni fa, c’era solo miseria.

Diamo quindi una sciacquettata al nostro intelletto per capire che le conquiste di genere non si fanno coi soldi e non si fanno incentivando lo sfruttamento della prostituzione.

Meglio usare i sex-toys, piuttosto.

Questi prodotti però, nella maggior parte dei casi, vengono disgraziatamente prodotti in plastica, foraggiando la famosa isola di merda artificiale che fluttua nel Pacifico ma soprattutto, vengono prodotti in Cina.

Se andiamo avanti a dare tutti i nostri soldi ai cinesi, lo sapete che prima o poi ci mangeranno, vero?!

E poi, forse vi sembrerò bigotta, una di CL, un mormone, un yiddish però, nei confronti dei sex-toys venduti su appuntamento, io ho delle riserve.

Ma non sono riserve dovute al prodotto imbarazzante o al fatto che sia prodotto dai cinesi.

Le mie riserve sono nei confronti dei venditori porta-a-porta.

Ho lo stesso atteggiamento democratico, verso tutti i venditori porta-a-porta: quando suonano, fingo che la casa sia disabitata oppure, se beccano la giornata NO, mi affaccio dalla finestra e tiro contro di loro tutte le piante grasse, a disposizione.

A prescindere da cosa vendano.

Folletti, creme di bellezza o prodotti cinesi che dovrebbero sedare l’animale ho dentro.

L’animale che ho dentro lo sedo tirandoti i miei cactus, se mi citofoni alle due del pomeriggio, maledetto.

Non ho pietà coi venditori porta-a-porta.

Con tutti i porta-a-porta, tranne con quelli che davvero servono.

Tranne con quelli che davvero contribuiscono all’igiene personale del pianeta: i rappresentanti di enciclopedie.

Mi mancate, venditori di enciclopedie, dove siete?

Sarete sempre i benvenuti, a casa mia.

Vi indico anche da chi andare, dopo di me, eventualmente.

Tornate presto, non lasciateci soli con questa miseria umana che sembra aver raggiunto persino le donne.

Tornate a salvarci coi vostri fascicoli, miglioreremo il mondo, tornando a godere con le voci della Treccani.

Più enciclopedie e bidet per tutti !

 

IL PENSIERINO

COSE FASTIDIOSE, PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

C’è una legge che mi sta sempre più stretta.

Non so chi l’abbia istituita, quale Repubblica abbia potuto concepire una legge così invadente e presuntuosa.

Un comma che costringe tutti i cittadini, indipendentemente dal loro reddito e dai loro orientamenti, ad affrontare la settimana del regalo di Natale.

Tutti, in massa e in condizione di grave disagio stradale devono, per legge, uscire per recarsi in luoghi di approvvigionamento di pensierini.

Il decreto del Pensierino.

Mi sento male all’idea che qualcuno possa farmi un pensierino.

Meno, all’idea che qualcuno possa farCi un pensierino, ma questa è un’altra storia.

Però, l’idea che uno debba uscire di casa il ventidue di Dicembre, con un freddo bastardo e parcheggiare l’auto in terza fila, per immergersi in un fiume in piena di persone, lucine e babbi natali che si arrampicano persino sulle pareti dei palazzi, l’idea che uno a cui voglio bene debba sottoporsi all’esperienza dequalificante di entrare in un temporary shop di candele e saponette profumate per comprarmi un pensierino, se permettete, mi mortifica.

Se poi alla mortificazione aggiungo l’angoscia di dover fare anch’io dei penserini alle persone, rabbrividisco.

Mi debilita anche l’idea che tantissime attività commerciali possano reggere la loro sussistenza sul business dei pensierini.

Sulle sciarpe, sui calzettoni di lana con le renne, sui cesti coi pandori e gli spumanti, sui libri di Fabio Volo, sullo smartbox!

Lo Smartbox: è già quasi nella categoria dei pensieroni, mi rendo conto.

Lo smartbox è impegnativo.

Ma anche invadente, coercitivo deludente.

Tu, col tuo fottuto smartbox, non mi stai regalando un week-end.

Mi stai obbligando ad andare tre giorni fuori col mio fidanzato, col quale magari va male da anni ma non c’avevo voglia di dirtelo.

Mi obblighi ad andare in un posto che potrò scegliere solo tra opzioni limitate e preselezionate da un tizio che non conosco e non conosce me.

Mi obblighi a telefonare in quel posto, che ho selezionato dalla preselezione, e a sentirmi trattare come una mentecatta del cazzo perché sono quella con lo smartbox.

Se non bastasse, al mio ritorno dovrò telefonarti per renderti conto sul mio soggiorno al minuto e ringraziarti della figata cosmica che il weekend è stato e prometterti di ricambiare presto, con un altro smartbox per te!

E tutta questa sofferenza per colpa di un fottuto pensierino che tu hai avuto per me.

Non pensare, la prossima volta.

 

DIAGNOSI

COSE FASTIDIOSE, PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

Come si chiama la malattia che prende quelli che comprano le Superga con la doppia suola?

Che malattia è quella che hanno i vegetariani che mangiano pesce?

Com’è che si chiama quel virus che attacca le persone quando si trattengono più di due secondi su Canale 5?

Che malattia hanno quelli che rubano gli accendini?

E quella degli attori famosi quando arrivano a fare le pubblicità delle merendine?

Da cosa precisamente sono affetti quei tipi che si fanno tatuare un bacio col rossetto sul collo?

Come si trasmette il virus di quelli che chiedono di parlare con un responsabile quando non la carta di credito gli rifiuta la transazione?

E’ contagiosa la malattia di quelli che suonano dopo un quarto di secondo che il semaforo è diventato verde? Si passa?

Come si chiama la malattia di quelli che ascoltano la partita chiusi in macchina, in un parcheggio?

Che malattia è quella che affligge le persone che inviano più di quattro emoticon in un sms?

Di cosa sono ammalate le persone che votano il meno peggio?

OPINIONISMO

FAVOLE DI MADAME PIPI', PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

Signora buongiorno, la chiamo dalla redazione del programma “Stretti e Costretti”, contenta?!

Signora, siamo la tv, non so se mi spiego.

Ci ha attesi per anni e finalmente eccoci qui.

Sa benissimo che non capita tutti i giorni di essere contattati dalla tv nazionale, vero?

No, è che non la sento adeguatamente stupita quindi l’avviso subito: si stupisca appena possibile perché il nostro direttore di rete ci tiene e quando non c’è stupore da parte dei fortunatissimi ospiti che contattiamo, ci fa andare altrove a cercare, capisce?

Dove non c’è gratitudine e reverenza ci dicono di non indugiare e riagganciare.

Ad ogni modo la chiamo perché amici di amici ci hanno fatto il suo nome.

Sa, noi della tv, del cinema e della politica lavoriamo come i poliziotti: su segnalazione.

Insomma, abbiamo avuto la segnalazione che lei sia il tipo giusto per noi.

Non sto nella pelle, devo dirglielo: lei sarà la nostra nuova opinionista.

Come sarebbe a dire che non sa cosa sia un’opinionista?!

L’opinionista ha un ruolo fondamentale, oggi: è l’influencer del pubblico, del nostro target, della plebe comune, capisce?!

Lei sarà con noi per tutte le puntate, avrà una sua poltrona in pelle bianca laccata, verrà truccata, pettinata e sarà in diretta con noi a dire tutto quello che vuole.

Si, si: niente censure, potrà parlare di tutto quello che vuole.

Tranne che di politica perché non è un programma di politica.

Evitiamo anche di parlare di problematiche sociali perché intristiamo il pubblico e non si parla di pessima programmazione perché non vorrà mica parlar male della rete che la ospita?!

Per il resto il nostro programma ha un sacco di argomenti interessanti: amori estivi dei famosi, anziane sole e povere che raccontano le loro ricette, servizi golosissimi sui must have della stagione.

Qui, ampio spazio di opinione, strizzando un po’ l’occhio a quelli che sono i nostri partner commerciali.

E poi ci sono gli ospiti di puntata che racconteranno le loro storie, ovviamente storie sono inventate perché comunque, ciccia, questa è la televisione.

E comunque gli ospiti sono gente vera, eh.

Si, l’ho chiamata ciccia perché comunque questa è la televisione.

Dunque l’opinionista non ha un vero e proprio cachet perché noi abbiamo una convinzione etica: pensiamo che le opinioni non debbano essere pagate e contiamo su un ritorno mediatico incredibile e poi tantissima gente normale sogna di fare opinionismo quindi perché pagarvi?

In Italia i sogni ve li facciamo pagare, semmai.

Come non vuol venire? Vaffanculo a chi, a me? Come osa?

Non lavorerà mai più, lo dirò al mio direttore di rete.

Il nostro claim è: siamo in pochi a comandare, gliela faremo pagare.

Passi una buona giornata e si ricordi che ha perso un’occasione.

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LA DIETA DEL PUNTO DI VISTA

GABINETTO DELLE PICCOLE COSE SERIE., PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE, SINFONIE

Da oggi non voglio mai più diffondere il mio punto di vista.

Non voglio che, all’interno di una conversazione anche futile, gli altri sappiano come la penso.

Primo, perché a causa di quelle poche parole che mi dovessero incautamente sfuggire, si sbrigherebbero a catalogarmi in qualche recinto sociale.

Secondo, perché a causa di quella irragionevole legge convenzionale del contraccambio, mi obbligherebbero a sentire il loro punto di vista che davvero mi interessa, se possibile, meno del blog di bellezza.

Allora voglio rinunciare per prima all’ingordigia di dover esprimere per forza il mio personale parere su un politico, su quel gruppo di musica balcanica che suona dappertutto, su quel film che sbanca ai festival o sul complotto nazionale o internazionale del momento di cui, tra l’altro in quanto cittadina, non posso non saperne più di quanto mi propongano i giornali, sperando che sia riuscita a procurarmene di qualità.

Non pretenderò mai più di soddisfare il desiderio viscerale di dover condividere le mie opinioni con gli altri su cosa sia bene bere e mangiare, sui benefici del pilates o sull’eutanasia.

Non produrrò più leggi marziali.

Non avrò più nulla a che fare con quei soggetti disadattati chiamati opinionisti.

Non mi piace la tecnica dell’archiviazione di una povera persona in un determinato compartimento, in base a come la possa pensare su cazzate o cose serie: nel faldone dei vegetariani, se gli scappa da dire che ama gli animali, nel faldone dei figli di papà se ammette che questo mese ha chiesto aiuto a casa, nella scatola con l’etichetta vecchi porci se per caso dice di avere la fidanzata giovane o in quella dei senza orientamento politico se si lascia sfuggire di aver votato i Cinque Stelle.

Quello ha la vespa = è del PD/ Quella è single e frequenta uomini per trovare quello giusto = è una mignotta/ Quello vota radicali= si droga / Mangia bio = è ricco / Dice che lavora con la Romania = è un criminale.

Personalmente non desidero un check-up di questo tipo, prodotto da un prossimo occasionale senza il mio consenso e diffuso in tempi rapidi, alla prima occasione in cui esca fuori il mio nome in mia assenza.

Desidero che, se a qualcuno pigli il prurito di nominarmi durante una conversazione, non sappia un cazzo di me: sia confuso, non abbia abbastanza materiale per potermi infilare in questa o quella casella.

Non sia certo se sia ciellina, col vizio del gratta e vinci, ragazza madre, radical chic, fascista vecchio stampo* , nevrotica, buddista, se ami il ragamuffin o tutte queste cose contemporaneamente.

Non voglio che qualcuno possa inventarsi cosa sono in base a poche parole dette davanti a un bicchiere ma soprattutto non voglio che qualcuno possa dirmi cosa crede di essere lui.

Con la coscienza pulita di non aver detto nulla che riguardi i miei gusti personali sarò libera di rifiutare la conoscenza di quelli altrui perché ne farei cattivo uso.

Lascerò spazio, ci sarà maggior posto per argomenti davvero edificanti e in questo modo scopriremo tutti di non avere un cazzo di niente da dirci che non comprenda le persone assenti come soggetti protagonisti e che, a questo punto, sia meglio andarsene a casa.

Per non rischiare di restarsene zitti a temere insieme il silenzio.

Per non rischiare di risultare poco informati.

Meglio andarsene a casa a leggere qualcosa che inventarsi un punto di vista adeguato alle mode del momento.

*Quanto è anacronistico etichettare qualcuno come fascista?!

Non ho mai sentito qualcuno dare a un amico del borbonico o del carbonaro.

Ci sono cose che non esistono più, che appartengono alla storia e solo sui libri di storia si trovano.

Non possiamo perder tempo a dare ancora del fascista a qualcuno, oggi si dice ignorante, punto.

PIAGHE

piaghe, PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

Piaga
[pià-ga] s.f. (pl. -ghe)

  • 1 Lesione della cute o di una mucosa, con perdita di pus o di siero e difficoltà di cicatrizzazione; estens. ferita, lacerazione, taglio: avere le p. ai piedi, alle mani
  • 2 fig. Dolore dell’animo, pena, tormento || mettere il dito nella, sulla p., toccare un argomento delicato, che rinnova la sofferenza di qlcu.; anche, mostrare con chiarezza dove sta il nocciolo di un problema
  • 3 fig. Problema sociale grave e diffuso: la p. dell’alcolismo, della corruzione

per brochure

Da quando ho intrapreso il mio percorso di scrittura comica, l’intento è sempre stato sociale e mi fa ridere dirlo nei confronti di racconti umoristici, ma sentivo e sento l’urgenza missionaria di identificare e condannare abitudini, mode e tendenze di costume che stanno dissanguando il nostro libero arbitrio intellettuale, omologando la nostra identità e mortificando le poche altezze rimaste del genere umano.

Quando ho incontrato la biro partigiana e il lavoro che Steve Magnani porta avanti grazie ad essa, ho capito che il tempo storico per associarsi e dichiarare dissenso è ancora attualissimo e, per quanto riguarda gli artisti, anche doveroso e necessario, esattamente come accadde in tempi migliori, coi più noti movimenti artistici e letterari.

Quali sono le Piaghe della nostra epoca? I castighi che anzichè divini ora sono squisitamente auto-inflitti dall’uomo?

Sono piccole cose, niente di grave. O forse si.
Sono messaggi subliminali spacciati per avveniristici, pensieri morali che non puoi contraddire altrimenti sei bigotto.
Sono negozi dove sei ipnotizzato e telecomandato a comprare senza scelta personale, tendenze o professioni che l’universo ha decretato essere cool e tu non puoi dissentire.

Sono stili di vita ai quali, se vuoi essere accettato, non puoi sottrarti.
Queste tendenze inaridiscono, frustrano, immiseriscono il nostro genere e mentre il mondo le chiama, appunto, tendenze, io e Steve Magnani sentiamo una vocina nello stomaco che ci dice che no, che sono problemi sociali,  sono Piaghe.

Così è partita la nostra ricerca, uno studio delle piaghe contemporanee, una caccia alle streghe del nostro secolo scherzosa ma serissima perchè l’espediente della risata per dire qualcosa di importante sarà anche vecchio come il mondo ma è sempre performante.

Il termine “Piaghe” ha sapore biblico perciò anche i miei testi comici e le immagini di Steve hanno molte analogie con certe omelie protestanti.
E senza dubbio si tratta di protesta: una rivolta sociale, all’intrattenimento e ai suoi temi scritti per far dimenticare anzichè pensare.
La comicità oggi non sa più dove andare a pescare lo scandalo perchè il pubblico è abituato a tutto.

I cliches tipici del cabaret puzzano di muffa.
Gli stand-up comedian parlano di pompini, nani e assorbenti cercando negli occhi del parterre meraviglia e stupore.
Io e Steve pensiamo che la piaga contemporanea peggiore sia pensare che sia tutto lecito e che il cattivo gusto non esista.
Anche per questo siamo alla ricerca di eleganza espositiva, finezza nella proposta grafica esercizio di recupero grammaticale in un’epoca in cui scriviamo “perkè”, parolacce e soggetti spregevoli che si confondano con concetti moralmente elevati.

Rinunciamo a qualsiasi grido o altro espediente sguaiato, critichiamo le mode contemporanee utilizzate senza cognizione, abbiamo il desiderio erotico di proporre una comicità che non sappiamo bene se sia satira, stand-up comedy, cabaret o se necessiti di catalogazioni ma che senz’altro faccia nascere nel pubblico il sorriso di chi sta facendo funzionare a regime l’organo più affascinante che abbiamo: il cervello.

Piaghe è un contenitore con dentro un sacco di cose arrabbiate: un libro, uno spettacolo teatrale, un canale di contenuti video con cui porteremo avanti la nostra ricerca missionaria. Coming Soon insomma. Si dice così?

https://mrkillblog.wordpress.com/

https://madamepipi.wordpress.com/

 

 

IL BLOGGER MIGLIORA IL MONDO?

PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

Quando mi chiedono di parlare del blog di Madame Pipì provo sempre molto imbarazzo.

Non perché il blog abbia come titolo un appellativo che usiamo per definire la signora delle pulizie negli autogrill francesi.

Ma perché la parola blog mi crea orticaria.

Non ci sarebbe niente di male in questa paroletta proveniente dal nuovo vocabolario della rete, non mi provocherebbe prurito anzi, al contrario mi salverebbe dall’imprudenza di definirmi scrittore in un tempo in cui i racconti non è bene che provengano da chi pubblica libri, perché i racconti si sa, stanno meglio nel blog.

Il blog definirebbe perfettamente il contenitore che è Madame Pipì e non mi darebbe così fastidio dirlo se fosse per la figura del blogger.

Sentir qualcuno definirsi blogger mi ribalta le viscere, porta il sangue al mio cervello in avanzato stato di ebollizione e mi fa subito imprecare contro chi accetta di chiamare mestiere questa definizione.

Il blogger nel mio immaginario se ne va in giro con la borsa che gli sfrega sul tricipite, gli occhiali tondi leopardati e il leggings nero.

Se ne va alle conferenze e prende la cartella stampa pur non avendone diritto e senza mai aprirla per leggerne i contenuti.

Se la tiene sul petto con lo sguardo affaticato dai mille impegni che lo aspettano davanti al computer in quanto blogger.

Il blogger ha spesso un povero cagnolino phonato che lo segue agli eventi e non so che istinto primordiale che lo richiama al dovere di postare qualcosa su instagram ogni otto ore.

Una regolarità sociale che senz’altro non replica in bagno perché il blogger in bagno ci va solo per usare quella bb cream o quell’acqua profumata che si è fatto inviare gratuitamente a casa in cambio di una recensione.

Non ho niente contro il blogger, anche se non si direbbe.

E’ la parola.

Una parola che è causa di associazioni mentali che molestano profondamente i miei sensi.

A me il blogger sa di opinionista e dire le proprie opinioni non può diventare una professione retribuita altrimenti non c’è davvero più meritocrazia perché un’opinione ce l’abbiamo tutti, non c’è bisogno di andarsela a comprare.

A che titolo gli opinionisti propongono il loro pensiero nei salotti televisivi?

Potrei capire gli assistenti sociali, gli storici, coi filosofi siamo proprio al limite con l’assurdo ma l’opinionista non s’imbarazza a farsi chiamare così?!

Perché a me toglierebbe il sonno sapere di esser pagata per dire la mia riguardo fatti che non son mai di rilievo ma sempre rasenti alla cazzata.

Riguardo il calciatore che si è fidanzato o l’abito dell’attrice alla prima che proprio stonava con la sua borsetta.

Il blogger mi sa di opinionista ma anche di roba peggiore: di outfit consigliato, di must-have, di foodporn e di tagsforlike mentre io vorrei solo vivere serena senza le istruzioni di qualche stronzo col problema dello shopping compulsivo e il telecomando facile che vuol darmi le tavole con le leggi in fatto di ultime tendenze.

Allora, quando mi chiedono cos’è Madame Pipì me le invento tutte per sfuggire a questo pregiudizio sul blogger che mi martella la testa e dico che si tratta di un sito web, di un giornalino o di un libretto virtuale, di una porcheria, di una roba immonda che fa il verso a questo o quell’umorista, di una pagina inutile dove riverso i miei problemi esistenziali, di qualsiasi strafottuta cosa però non si un blog.

Perché il blog presuppone che ci sia un blogger e io ho già fatto tanti mestieri dequalificanti nella mia vita.

IL GLIFOSATO CULTURALE

GABINETTO DELLE PICCOLE COSE SERIE., PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

 

Cosa manda in putrefazione il cervello di un maggiorenne del nostro secolo?

Cosa debilita l’intelletto di un giovane medio appartenente a questa società?

Ci sono molte cose apparentemente futili che in realtà intossicano il sistema intellettivo di un povero ragazzo nato in questo sventurato secolo e le cose futili in apparenza, esattamente come i pesticidi usati in agricoltura, fanno apparire risultato e involucro ottimi mentre in realtà il contenuto è avvelenato e il sapore misero per non dire di merda.

Quali sono i diserbanti della nostra società giovane?

L’accessibilità a tutto, senz’altro.

Il gusto sfrenato di non doversi sforzare per ottenere un sacco di cazzatine e allo stesso tempo la difficoltà estrema a ottenere le cose importanti che fino a pochi anni fa erano diritti inviolabili e ora invece sono lussi per pochi, il lavoro retribuito o la casa, per fare un paio di esempi di quelli che dici “Oh Signore, è banale ma verissimo!”

C’è poi un altro pesticida giovanile ed è il business della comunicazione, intesa come involucro patinato che permette di vendere qualsiasi cosa, anche poco igienica o spregevole, come fosse l’ultima frontiera del trend.

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“Ti assumo come responsabile della comunicazione, mi occupo di comunicazione, facciamo comunicazione, studio comunicazione”

Cioè?! Che cazzo fai nella sostanza?!

Perché il cervello, anche il più basico, vuole sostanza.

Certa comunicazione manda in pappa il cervello perché il linguaggio e la scrittura si affinano con le scuole dell’obbligo, le relazioni sociali e la scrittura, mica col master da ventimila euro dove ti insegnano come ipnotizzare il cliente con frasi glamour.

Anche il pop è un gran bel pesticida: quel pop che passa prima dai giornali scandalistici e poi finisce in cuffia.

La Hit è un veleno come tutto ciò che viene scelto dalla massa, da tutti.

Ciò che viene scelto da tutti infatti, non sempre è democratico.

Anzi, spesso ciò che è scelto da tutti è tirannia.

Anche il selfie, a proposito di tirannie, fotte tutte le cose belle di cui siamo dotati in calotta cranica.

Rinunciamo oggi stesso all’autoscatto in ascensore.

La Chirurgia facciale: misericordia per i nostri connotati!

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Le riviste di gossip rilasciano una tossina letale per i nostri neuroni molto simile rilasciata dai comizi politici in tv pilotati da giornalisti faziosi.

Certo giornalismo è peggio del glifosato.

Gli stabilimenti balneari con i lettini in fila come in tangenziale.

Le discoteche dove sei costretto a ballare roba che ripete lo stesso ritornello per venti minuti, queste sono cose che mandano in merda il cervello.

Accadono sempre più attentati ma ogni giorno chi sopravvive ai terroristi con lo zainetto deve lottare contro un terrorismo più subdolo e frizzantino.

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La tassazione in Italia rispetto alla qualità dei servizi pubblici non è forse una specie di attentato alle buone intenzioni?

Ci sono un sacco di cose che possono mandare in puzza il sistema intellettivo di un giovane, oggi: quel gustino dolce dell’apatia che innescano per fargli credere che non si possa scegliere, che ci si debba adeguare, che si debba comprare.

Che il trasgressivo è figo ma il diverso è sfigato.

Resta sveglio, ragazzo, non comprare niente dai venditori abusivi di cultura sottosviluppata, proteggi la tua calotta cranica.

Resta sveglio, ragazzo.

Resta fluido.

Perché il tuo acume sveglio e protetto è più piacevole di una birretta fresca.

Certa intransigenza è sexy più di Kate Moss.

E certi NO ben detti meritano le medaglie dei partigiani.

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GABINETTO DELLE PICCOLE COSE SERIE., PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

Se scrivo “Giudici”, a cosa pensate?

Perché questa è un’epoca spiacevole e temo non stiate pensando a Falcone e a Borsellino.

Sintonizzatevi sulle mie stesse frequenze per registrare cosa ne penso dei giudici dei talent show.

Degli chef che giudicano dei poverini ai fornelli.

Di tutta questa gente che arriva in tarda mattinata negli studi tv e si trova un tavolo in acciaio lucente con tutte le verdurine tagliate alla julienne da uno scenografo che sognava di fare cinema ma, poveraccio, anche lui deve pagare le bollette.

Se lo farete, se vi collegherete al mio cervello vi dirò tutto ma qui non posso esagerare perché non sono protetta da quelli giusti e la denuncia è sempre dietro l’angolo in un paese dove fingiamo di avere un umorismo frizzantino e invece no.

Immaginate cosa penso della mandria di signori vestiti in similpelle, con la gelatina anche sui denti che vengono pagati per starsene col culo sulle poltrone girevoli da supereroi, a spingere un bottone con ferocia per dare un voto a una creatura che possiede cinque volte il loro talento o che invece non ne possiede affatto ma è stata collocata last-minute dalla produzione tv, per mettersi a disposizione e farsi umiliare in diretta.

E pensare che era partita da Cetraro Marina col pullmann, dicendo a tutti di guardarla perché sarebbe stata alla televisione.

Uno ci prova ed è legittimo farlo.

Ci prova, pensando che possa essere il giusto trampolino di lancio ma poi, se riesce a connettersi col proprio animo, capisce subito di avere davanti a sé dei professionisti dello spettacolo e non dei docenti o Sai Baba o Batman.

Sintonizzatevi con la mia mente e scoprite cosa penso di queste superstar col cucchiaio d’argento, di bronzo e di platino che vengono prodotte in serie per fare più ospitate possibili e presenziare a tutte le degustazioni per mangiare gratis e scrivere libri di ricette che poi, quando provi a rifarle nel tuo cucinotto di merda ti mortificano.

Avvicinatevi alla mia anima: riuscite a sentire cosa ne penso di quei musi di plastica che gridano sguaiatamente al fenomeno e poi mandano la sigla?

Siamo in tanti ad essere insofferenti, a cercare un antidoto contro quelli pagati per giudicare senza avere competenze o che, ancor peggio avendone, amano usarle come fossero i vice di Gesù ma senza insegnare nulla gratis, moltiplicandosi in tutti gli angoli possibili dei media per raccattare cachets stellati più dei loro ristoranti.

Esisterebbero ingredienti in grado di arricchire le teste di chi guarda la tv anziché farci nascere dentro i bigattini, come si faceva nei bagni delle scuole per farle chiudere.

Perché la scelta cade sempre sulla peggior competizione a buon mercato?!

I talent show chiudono le nostre cervella indifese e tutto ciò che ci viene da considerare importante è fare i tuttologi in pubblico, ostentare di essere sommelier, esperti di musica classica, allevatori di animali preistorici per passione, cuochi di cucina giapponese di alta montagna, conoscitori di paesi sottomarini abitati da scrittori nudisti.

Purtroppo tutta questa sapienza non viene esibita per il gusto di diffonderla ma per il prurito di far tacere gli altri, facendoli sentire inadeguati e miseri

Il principale obiettivo diventa fare quelli che sanno più del gruppo e che importa che poi si sbaglino i congiuntivi?!

Se si ha talento bisogna andare nei posti a comandare, per diventare un opinion leader e scegliere per gli altri.

Cosa abbiamo fatto per meritarci questa punizione che è tutto fuorché divina?

Vi prego, connettiamo le nostre menti e salviamoci: off.

Giudice
giù·di·ce/
sostantivo maschile e femminile
La persona o l’ente cui sono riconosciute l’autorità e la competenza di emettere giudizi o decisioni definitive.
Lat. iudĭcem, comp. di ius ‘diritto2’ e del tema di dicĕre ‘dire’;
propr. “colui che dice il diritto”

LA RESURREZIONE DEI GRANDI

COSE FASTIDIOSE

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Siccome credo nella Resurrezione, mi piace sognare che un bel giorno tutti i grandi, passati per questo bel posticino che è il pianeta, possano tornarci per qualche ora.

Così mi sono seduta e ho immaginato cosa farebbero se venissero richiamati alla vita, oggi stesso, magari in Italia, artisti, poeti, statisti e altra gente stimabile di cui il mondo ha sempre più fame.

Alessandro Manzoni

Si sfilerebbe i preziosi mocassini di velluto e andrebbe senza contare fino a dieci, sotto casa dell’editore di Fabio Volo per pigliarlo a scarpate sulle guance.

 

Frida Kalho

Entrerebbe in un negozio di Desigual e avrebbe un malore.

 

Charles Baudelaire

Chiederebbe come abbiamo potuto sopravvivere cento anni con l’assenzio illegale in praticamente tutti gli stati europei, ad eccezione di Spagna e Portogallo dove richiederebbe subito cittadinanza.

 

Jim Morrison

Si farebbe giurare dalla sua casa discografica che i dischi dei Doors non sono mai stati venduti nel reparto Boy-band.

 

Virginia Woolf & Jeff Buckley

Farebbero una petizione online per chiedere l’installazione immediata di depuratori nei maggiori corsi d’acqua del mondo per consentire a tutti, il diritto sacrosanto di annegare in maniera poetica e non morire prima di sifilide.

 

James Brown

Andrebbe nelle discoteche col banchetto di una Onlus, la pettorina azzurra e la spilletta, per spiegare ai ragazzi com’è fatta la cocaina vera.

 

Maria Callas

Farebbe una donazione di tenia a Giuliano Ferrara.

 

Dalì

Girerebbe un tutorial da diffondere sui social dal titolo “Basta baffi del cazzo”.

 

Freddy Mercury

Chiederebbe subito il numero del cellulare di Malgioglio per potergli dire che va’ bene lo stile bizzarro, va bene proprio tutto eh, ma così è davvero troppo.

 

Kurt Cobain

Andrebbe immediatamente a Seattle per dire due paroline alla moglie.

 

Claudio Villa

Correrebbe all’Ariston, imbottito di tritolo.

 

Lord Byron

Andrebbe in cerca di quelli che scrivono “Ciaone proprio” e li prenderebbe a pedate taurine.

 

Ella Fitzgerald

Aspetterebbe sotto casa i giudici di X-Factor.

 

Jimi Hendrix

Chiederebbe di dare uno sguardo alla carta d’identità di Justin Bieber per sapere tra quanto compirà 27 anni.

Poi capendo che manca ancora parecchio avrebbe un conato di vomito.

 

Pablo Picasso

Rimorchierebbe tutte le ragazze iscritte su tinder.

 

Helmut Newton

Manderebbe un pacco bomba alla sede di Instagram.

 

Van Gogh

Finirebbe a San Patrignano a fare la cromoterapia.

 

Sergei Diaghilev

Andrebbe a Ballando sotto le stelle a incendiare tutto con la benzina.

 

Oscar Wilde

Snobberebbe il Gay Pride per assenza di discrezione e buon gusto.

 

Anna Magnani

Organizzerebbe una manifestazione europea per abolire le fiction.

 

Nelson Mandela

Farebbe talmente tante cose che finirebbe di nuovo in prigione.

LA PADRONA DEL MONDO CHE CERCAVATE

PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

Il cappello da dittatore era solo per la foto.

E’ importante che sappiate che non voglio prendere in giro nessuno, anche se dal titolo di questo articolo potrebbe sembrare.

Sono serissima.

E parleremo di politica.

Vi diranno che per andare a dire qualcosa a Bruxelles o per farvi la pausa pranzo al Capranichetta, c’è una selezione insormontabile.

Vi diranno che per comandare bisogna conoscere, fare i concorsi, vi diranno che c’è concorrenza ed è effettivamente così.

Per il comando ai Governi del mondo c’è molta concorrenza.

Pare che ultimamente il brutto faccia concorrenza all’orrido.

Pare che ci sia uno scontro tra merde anziché tra titani.

I titani sono stati sostituiti dalle merde.

E dai tecnici.

(Sennò sai che casino che combinavano, i titani.

Avrebbero pestato Brunetta senza accorgersene).

Ma la buona notizia di questa sera, signori, è che non c’è più bisogno né di tecnici né di titani.

Servono giustizieri della notte, super-eroi, mazze chiodate e catapulte.

Allora io, che di tecnica ne ho poca, lo ammetto, ma sono molto, molto incazzata col mio paese, voglio dire a tutti questa sera, che sono eccezionalmente disponibile in caso vi decideste a chiedere finalmente soccorso e a invocare l’aiuto di un padrone del mondo.

Sono io la Padrona del Mondo che cercate.

Visto che nessun uomo può dirsi libero se non è padrone di sé stesso, lasciate che qualcuno vi renda liberi, spadroneggiando.

Mi offro di supervisionare sulla libertà e la serenità di tutti, ad eccezione della libertà e della serenità dell’attuale classe politica, industriale e televisiva degli ultimi 30 anni.

Per me è cosa semplice fare la Padrona del Mondo.

Ma ho bisogno della vostra carta bianca.

Prima di tutto, stop ai finanziamenti a tutti i mezzi di comunicazione.

Vietiamo le soap-opera colombiane in TV e tutti quelli che hanno partecipato al Grande Fratello e i giochi a premi di Paolo Bonolis

li mettiamo a dare una sistemata alle fognature di Napoli.

A proposito di Napoli, Gigi D’Alessio a Capodanno va da sua nonna, per cortesia.

Può seguirlo anche Grignani, purchè non si presenti a mani vuote, almeno con un prosecchino dalla nonna…

L’abolizione di certi programmi televisivi sarà ovviamente estesa a tutto il pianeta terra, perché sono sicura che tutti gli esseri umani sono inconsciamente stanchi di tanta mondezza e IO voglio costringervi tutti al Bello, gente.

A proposito di affari esteri: i fast-food diventano illegali e pure le tette finte.

Vogliamo tutto bio.

Quando mi avrete votato come padrona del mondo, le slot-machines avranno un incentivo sulla rottamazione, d’altronde sono o non sono machines?

Per tutti i dipendenti dalle macchinette, gettoni gratis per quelle a-scontro, e non rompessero i coglioni.

Penso anche alle infrastrutture, se mi date fiducia: le autostrade le costruiscono i tronisti, con tutti i muscoli che si sono fatti per essere corteggiati.

Via i debiti dai paesi in via di sviluppo e proviamo a farli sviluppare davvero, questi paesi in via di sviluppo, anziché sotto-sviluppare loro e noi.

Li svilupperemo semplicemente disarmando il pianeta, fino al buco del suo sedere e sterilizzando calciatori e veline.

Se divento la padrona suprema, Obama dovrà anche dirci tutto quello che ha ascoltato con l’orecchio nel bicchiere appoggiato al muro del mondo e Zuckemberg dovrà ridarci indietro tutti i nostri selfie.

Mi volete come padrona del mondo?

Tolgo talmente tanti soldi alle multinazionali che ne avanzeranno per dare internet gratis a tutti, anche in fondo al mare.

Proibisco i parrucchini per signori e mi dispiace per il Mago Silvan.

E poi proibisco anche la Santanchè e le puzzette negli autobus.

Chi ama fare shopping, con me come Padrona del Mondo, ha breve vita: stabiliamo una spesa minima che la gente possa utilizzare in stronzate e stop, così il denaro in circolo diminuisce e noi con quaranta paia di scarpe in meno, probabilmente si campa meglio, ragazze.

Ma veniamo al dunque: cosa chiedo in cambio?

Cosa domando alla popolazione per sopportare il peso di tutta questa responsabilità?

Una piccola casa al mare, un fuoristrada e un giamaicano.

Nient’altro.

Il punto non è cosa ho in cambio, gente.

Il punto è…volete mettere la sensazione di essere la Padrona del Mondo?!

Poter rispondere finalmente alla domanda che ti fanno tutti, da sempre: “Tu cosa fai? Di che ti occupi?”, con qualcosa di davvero accattivante…

“Io? Io vivo a Milano, ho tre gatti e governo il pianeta”

Fatemi sapere, prima che compia 50 anni e mi torni ad essere un normale elettore passivo.

…..

Ah, birra gratis per tutti, anche dai rubinetti dei cessi negli autogrill.