TUTTO BENISSIMO

COSE FASTIDIOSE, SINFONIE

« Maddy, mi senti?!

Come va, Ciccia?! E’ tanto che non ti sento e mi son detta, fammi sentire quel fenomeno di donna che è la Maddy.

Io?! Tutto benissimo, grazie!

L’anno è iniziato alla grandissima con un sacco di progetti nuovi, caterve di lavoro, il telefono che squilla senza un attimo di tregua, non ho un minuto libero ma non lamentiamoci, cara.

Non lamentiamoci mai, evviva la vita!

Adesso sto seguendo un progetto con un Art-Director famosissimo ma non ti posso dire il nome perchè è top-secret, per fare una campagna ad un fashion brand, top-secret anche quello.

Una cosa high-budget, molto esclusiva.

Posso dirti solo che sarà una join-venture di giovani artisti di street-style e body art, che faremo del food-jogging a Central Park, una cosa ricercata però eh, non la solita burinata.

Anzi, un’avanguardia direi ma non so come spiegartela adesso perché, sai comunque l’Italia non capisce di queste cose.

Anche se tu sei una che gira parecchio.

Comunque penso che farò avanti e indietro con the Apple per duemila riunioni, vediamo. Sono gasatissima, guarda!

Le feste?! Tutto benissimo!

Quest’anno le ho passate tranquilla, a casa con la famiglia, sai com’è, a noi piace fare clan!

Giampi ordina un po’ di catering biologico in questo mercato rionale online che si chiama chilometri meno due, lo conosci?

Ti mando il link, cara!

Ti portano i germogli saltati in duemila modi e poi lui si scarica questi tutorial di cucina macrobiotica che vanno tanto adesso e si diverte come un pazzo.

Così abbiamo fatto un Natale un po’ fusion, che ci piace far provare ai ragazzi le contaminazioni, gli influssi internazionali anche a tavola, tofu, noodles, bacche..

La Maya?! Creatura della mamma, è cresciutissima!

Ha iniziato a fare yoga con la mamma, poi le facciamo prendere lezioni di questa nuova danza sciamanica che arriva dalla Papua, la Gururoa, la conosci?! Una specie di ballo lisergico sullo stile di Ayahuasca che tira fuori l’estro tribale ai bambini, fanno lezione solo in cinque con questa maestra illuminata che mi costa un fottìo ma ne vale la pena.

Arash? Il mio piccolo uomo, Maddy!

Ti ricordi che sta imparando a suonare le campane tibetane?!

Beh, a Natale ne ha ricevuta un’altra dai nonni, due metri e mezzo di diametro, praticamente quando la suona ci corre intorno!

Mi sa che quest’estate lo mandiamo a fare pratica in Nepal, c’è una scuola super esclusiva dove fanno fare ai ragazzi anche un po’ di jam-session con altri strumenti antichi, resta fuori tre mesi poi rientra che gli ricomincia la steineriana, i corsi di hockey sulla sabbia, l’acrobatica circense ucraina e il flauto traverso per non vedenti tutti i giovedì.

Anche lui, un agenda più full di quella della mamma!

Si, guarda, lo facciamo studiare con un maestro che insegna ai ragazzi ciechi perché ci hanno detto che in questo modo sviluppa una sensibilità diversa sullo strumento, una roba emotiva che mi lavora sui chakra del ragazzino.

E’ un nuovo studio di una psicologa ebrea che vive in Maine e lavora anche sulle foche monache, ti mando il link anche di questo, se vuoi, carina mia.

Poi a Pasqua lasciamo i ragazzi con la tata madrelingua inglese e io e Giampi ci facciamo qualche giorno in questa SPA marocchina pa-zze-sca.

Una toccata e fuga, guarda ma almeno ci riprendiamo un attimo che siamo stra-vol-ti.

Senti Maddy, ti saluto che come al solito sto coi minuti contati, devo vedere l’assistente di un big boss della fotografia digitale.

Ascolta solo una cosa: ti secca se ti giro il mio materiale appena riesco ad avere un minuto di tempo, tipo stasera?!

Il mio showreel, il mio showcase, il mio website.

Così se senti che qualcuno cerca un free lance, un’out-sider in agenzia, un soggetto multitasking, un brand-developer, che so.

Insomma, sto cercando ma più che altro per rilassarmi, qualcosina che tappi i buchi della noia, che nel poco tempo libero io mi annoio a morte, Maddy.

Anche part-time eh, una consulenza one shot, una collaborazione running ogni tanto ci sta, no?!

Un paio di fatture in più all’anno poi non farebbero mica male adesso che abbiamo i due levrieri mongoli con la loro dieta alla fassona.

Come dici?!

Ah. Ehm..ma si dai, va bene anche al bar dell’agenzia.

Un progetto un po’ umile, un po’ low-profile mi farà bene ora che va tanto di moda il charity.

Come dici, Maddy?! Ah, ehm…

Ma siii, dai! Anche fare le fotocopie che fa tanto cool questa cosa del coming-back to the street.

To the print in realtà.

I bagni? I bagni dell’agenzia?! Beh, Oddio Maddy.

Dai, su, per te lo faccio volentieri, cuore!

Ti mando tutto allora eh, appena ho un attimo.

Tra quattro minuti hai tutto in posta e ti chiamo quando invio, ok?

Ok, Maddy?! Oi?! Pronto?! »

 

Guarda, c’è anche il video di questo pezzo, che bellezza!

 

 

 

QUI GIACE IL CONTATTO GIUSTO

COSE FASTIDIOSE

Non esiste sulla faccia della terra, una parola che la nostra epoca abbia reso maggiormente spregevole della parola “contatto”.

In principio, poverino il contatto, era solo un sostantivo maschile con molti interessi.

Quando voleva rimorchiare le studentesse di astronomia, si riferiva al gesto di un astro che entra o esce dal cono d’ombra del corpo che eclissa.

Se voleva fare il latinista, andava in giro a dire di essere il participio passato di contingere, che vuol dire “toccare” in latino quindi, con questa scusa, si poteva prendere un sacco di libertà anche con le studentesse di latino.

Poi crescendo il contatto è diventato esperto di chimica, di elettrotecnica ma il perché ve lo andate a leggere sulla Treccani, perché questo è un blog di stronzate.

E a proposito di stronzate, non vi sarà difficile ammettere quanto oggi il nostro caro, vecchio sostantivo contatto sia diventato ridicolo.

Egocentrico, effimero, superficiale, oggi questo sostantivo si occupa principalmente di pubbliche relazioni, lasciandosi masticare da bocche di gusto discutibile.

-Ho un buon contatto

-Andiamo a quella festa al Republic?! Possiamo fare un sacco di contatti.

-Non capisco come ci sia arrivato, quello stronzo! Quello era un mio contatto!

-Hai un contatto per entrare lì?

-Vuoi che ti dia il contatto di qualcuno là?

-Contattalo a mio nome.

-Eh…caro mio, se non hai i contatti non vai in nessun posto.

E se quelli che non hanno contatti non vanno in nessun posto, qual è invece il posto dove vanno quelli coi contatti?

Se mi fosse concesso di sognare, vorrei che il posto destinato a quelli che coi contatti ci fanno professioni, meriti e ambizioni, fosse un luogo angusto e pericoloso, una specie di caverna dove questi omini e donnine si ritroverebbero tutti insieme, ad un certo punto della loro vita o della loro morte, magari causata dalla loro agenda strapiena di contatti, che gli è caduta in testa.

Me li immagino, in questo girone infernale esclusivo per PR e genti inserite socialmente, a picchiarsi e a smanacciarsi per entrare alla festa più figa che c’è.

Me li vedo in questo buco nero pieno di transenne e tappeti rossi, di entrate in platea tutte cordonate, di privè e posti riservati ai quali loro, sempre secondo i miei sogni, non avrebbero accesso, perché ci sarebbe sempre qualcuno più fico di loro.

Qualcuno con più contatti.

Qualcuno che conosce il ragazzo della sicurezza, il ministro, la moglie del maresciallo, il figlio del regista, il marito della direttrice marketing, la suocera del signore delle pulizie

Qualcuno che arriva e passa davanti a tutti loro millantando più competenze attraverso lo scrollo dei numeri in rubrica e umiliando il resto degli omini, delle donnine e dei loro contatti miseri.

E questi me li immagino lì, col trucco sfatto e il tablet tra le mani, che restano così, col niente in faccia e nella testa, a guardare quello sconosciuto coi contatti giusti, che entra prima di loro.

Qualcuno morderebbe la faccia al vicino per accaparrarsi il primo posto alle transenne, un altro griderebbe “Lei non sa chi sono io”, un altro ancora si allontanerebbe imbarazzato, dicendo ad alta voce che chiama uno che conosce che sta già dentro, di non preoccuparsi, insomma sogno un luogo dove tutti questi omini e queste donnine si vergognerebbero del vestito che indossano che non è abbastanza firmato, dell’accessorio che stasera proprio non c’entrava nulla, della miseria intellettuale che si ritrovano in tasca, del contatto potente che non hanno, della dignità che c’era il giorno della loro nascita e che ora, non si sa perché, non trovano più, dei confini così stretti di un paese impietoso come il loro, che non consente altra possibilità di riscatto sociale se non la conoscenza di qualcuno che abbia i contatti.

Nel mio sogno, si spegnerebbero le luci e il sostantivo contatto griderebbe nel buio qualcosa di incomprensibile e poi si farebbe esplodere.

 

Vuoi vedere il video del live di questo pezzo?