DOVE CONDUCONO LE RICERCHE?

COSE FASTIDIOSE, PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

Da una ricerca portata avanti da un’equipe di scienziati nutrizionisti dell’università di Melbourne pare accertato che i consumatori di alga spirulina alla fine crepino come gli altri.

Uno studio sui minorenni americani ha dimostrato che i polli del Kentucky Fried Chicken possono continuare a vivere dentro all’apparato digerente del consumatore fino a sedici mesi.

Un team di filosofi nordeuropei sostiene che molti fitofarmaci creati dalle grandi case farmaceutiche siano nocivi per l’agricoltura e per chi consuma i prodotti derivati da essi.

Ma chi se li incula i filosofi nordeuropei?

Tutta italiana, invece, la ricerca dei nostri cervelli ancora non fuggiti all’estero che conferma l’assoluto legame tra il Negroni sbagliato e il 70% delle gravidanze inattese.

A questo proposito una ricerca dell’università di Honk Kong del dipartimento nutrizione e sviluppo sta portando avanti un programma per confermare la tesi secondo cui esista una connessione diretta tra riso e fertilità altrimenti non se spiega come facciano i cinesi.

Da una ricerca condotta dagli scienziati dell’università di Boston risulta che di Coca Cola, si può morire nonostante le splendide pubblicità natalizie.

Uno studio di medici dietologi genovesi ha messo a punto un sistema innovativo di eliminazione di grassi e tossine basato sulla teoria quantistica del vaffanculo.

Lo studio alimentare di un reparto di scienziati croati ha dimostrato finalmente che lo zenzero fa schifo al cazzo e che se non fosse di moda, la gente lo farebbe marcire sugli scaffali.

Non tutte le ricerche condotte vengono ascoltate, non tutte le ricerche condotte sono affidabili, non tutte le ricerche meritano di essere condotte.

Le ricerche che meritano di essere condotte, spesso vengono condotte dalle persone sbagliate.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I GIORNI DEL VAFFANCULO

FOTTUTA CAMPAGNA

La Prefazione un filo provocatoria di Fottuta Campagna

Quanti luoghi comuni uso durante la mia giornata?

Anche la domenica, quando mi sveglio tardi e vado a letto presto, quindi le ore a disposizione per abusare di loro sono poche, riesco sempre a farne un uso smodato.

Non per vantarmi ma sono bulimica di luoghi comuni.

Si tratta di un’ingordigia causata da una buona educazione, ricevuta tanti anni fa anche se mai richiesta: una bella, grossa e cordiale educazione comprata a caro prezzo dai miei genitori e perfezionata in un contesto urbano, a Roma, città tanto più grossa dell’educazione quanto meno cordiale.

In città ho assimilato tutti i giudizi e le morali socialmente utili per programmare il mio comportamento civile e raggiungere una discreta antipatia.

Complici la città e la grossa educazione, sono arrivata ai trenta trascinandomi dietro una gamma di borgheserie così imponente, che prima di scrivere Fottuta Campagna, avevo pensato ad un processo al Bon-Ton, un dizionario con tutti i moralismi e le illusioni che affollano un modello base di cervello adulto: lo avrei chiamato “Orgoglio e Pregiudizio” solo che, al posto di una storia d’amore, avrei scritto tutto ciò che di repellente si cela nella nostra società a livello intellettuale.

Poi ho ragionato (quello del ragionamento è un movimento cerebrale che mi stupisce sempre) e ho pensato che un vademecum di pregiudizi non avrebbe venduto molto, perché oggi va così di moda essere liberali e open-minded che leggere un libro che sostiene il contrario ci sembrerebbe offensivo, amorale. Scoprirci ripieni di falsi moralismi come arancini rancidi non è corretto. Quindi molto meglio scrivere cazzate.

Sulla Campagna, ad esempio.

Sul verde, sul bio, argomenti caldissimi oggi, sui quali tutti hanno qualcosa da dire anche se pochi conoscono la materia fino in fondo, come avviene sempre con gli argomenti caldissimi.

Mi ci sono trasferita pensando che per avere autorevolezza su un argomento lo si debba approfondire, così ho preso e sono andata a vivere in mezzo ai campi.

Ma anche scrivendo di campagna, pagina dopo pagina, ecco che i pregiudizi continuano a perseguitarmi e non smetto di trovare anche lì, in mezzo ai contadini, contesti che pensavo di trovare nel modo in cui me li ero immaginati, un modo assolutamente diverso dal reale.

Imbevuta di razzismi su luoghi, persone, fiori, frutta e animali e poco a poco guarisco, ammettendo la disarmante autorità che il pregiudizio ha avuto fino a questo momento nella mia vita, all’apparenza così fricchettona.

Un’ammissione dolorosa ma liberatoria, una consapevolezza resa possibile grazie ad un procedimento catartico che ho definito in gergo tecnico “I giorni del Vaffanculo”.

Candidi e inattesi, profetici e illuminanti, questi giorni arrivano per concederci l’opportunità di fare pulizia di persone e convinzioni che non rappresentano più nulla di positivo nella nostra esistenza.

Se ci abbandoniamo a essi diamo il via ad un processo di purificazione che ci farà realizzare quanta fiducia abbiamo riposto in soggetti e oggetti inutili quanto deleteri, e quante verità supposte (nel senso che tante volte a causa loro, ce la siamo spesso presa in quel posto) ci hanno tenuti sotto scacco senza che ci balenasse per un attimo il dubbio che si potesse trattare di stronzate.

Un processo di illuminazione che ci libera da tutti i pesi morti attraverso una raffica di salvifici Vaffanculi irradiati nella nostra atmosfera.

Una forza centrifuga alla quale è fondamentale aprire la porta e con tanta consapevolezza, darle carta bianca per far nascere magnifiche rivoluzioni nella nostra vita, altrimenti rischiamo di perdere una preziosa occasione di rinascita e rimaniamo immersi nel nostro brodo di idiozie civili.

Fottuta Campagna è pensato per tutti coloro che sentono il richiamo primordiale dei giorni del Vaffanculo, che desiderano smantellare le fortezze di pupù che da troppi anni affollano le loro teste.

Il cervelletto umano funziona un po’ come la speculazione sui terreni edificabili in Spagna: se c’è spazio libero, i pregiudizi comprano ettari di materia grigia a poco prezzo e costruiscono sovrastrutture mentali granitiche che poi non c’è pastiglietta in grado di guarire.

Possiamo dire che i pregiudizi sono la camorra del cervelletto.

Il pregiudizio preferito dal mio cervelletto era legato al meraviglioso mondo della Natura, alla vita nel verde (da non confondere con la vita al verde, che di meraviglioso ha molto poco), alla campagna, a quel luogo che non ha mai smesso di affascinare l’essere umano, almeno fino a quando è rimasto un ideale irrealizzato.

Voglio dire: Virgilio scriveva di pastori ma rimaneva col sedere piazzato sui cuscini della sua casa piena di colonne; Ippolito Caffi dipingeva gli scorci di rovine romane abbracciate dai rampicanti ma poi se ne tornava a fumare sul terrazzo del suo palazzo veneziano; oggi la storia non è cambiata: amiamo il verde, compriamo prodotti biologici, ma non sappiamo cosa sia l’olio di palma e inquiniamo i campi dove produciamo quello che mangeremo.

Affittiamo il casale nel Chianti e la prima notte in cui ci dormiamo abbiamo un attacco di panico perché non avevamo mai sentito prima tanto, gigantesco silenzio.

Il Pianeta Verde: ecco il mio luogo comune preferito, l’illusione contro la quale i miei giorni del Vaffanculo hanno dovuto combattere una guerra impietosa ma necessaria dalla quale sono nate le pagine di Fottuta Campagna come un diario di battaglia, un De Bello Bucolico.

Non è che l’illusione porti alla morte però spesso causa un sacco di altri guai peggiori e la radice delle più antiche disgrazie è l’idea romantica che nutriamo nei confronti di qualcosa, la bramosia che ci fa pretendere che l’oggetto (o il soggetto) del nostro desiderio si comporti esattamente in un modo: il nostro.

Un fidanzato bellissimo ma deleterio, un gruppo rock che amano tutti e che ci accorgiamo di odiare solo dopo aver speso ottanta euro per il loro concerto perché “ci andavano tutti”.

I pregiudizi creati dall’illusione ci scaldano e rendono sicuri per molto tempo ma a ciascuno di essi corrisponde una disillusione devastante quanto miracolosa.

Sfatare un pregiudizio toglie la terra da sotto i piedi, ma a lungo andare regala un senso di vera e propria redenzione.

Questo libretto ha la presunzione missionaria di soccorrere tutti coloro che hanno sete di sfatare le proprie illusioni e lo farà attraverso una collana di situazioni e personaggi che hanno distrutto la mia di illusione: l’idea infantile sulla vita bucolica, un modello ispiratore applicabile a tanti altri contesti.

Fottuta Campagna è il racconto di come la mia vita sia stata messa in pericolo dall’illusione di conoscere a fondo il significato della parola “campagna”.

E la morale è la seguente: ricordati che è importante conoscere bene il significato delle parole, delle cose e delle persone che credi di desiderare, soprattutto se vuoi smettere di desiderarle all’istante.

Non so se qualche profeta o saggio abbia già anticipato questa morale, ma tutto parte da questo insegnamento e dai guai che mi hanno portata alla consapevolezza che la campagna non è per tutti.

Sono nata e ho vissuto per ventidue anni in un centro residenziale pieno di aiuole, cacche di cane raccolte nelle bustine di plastica, vigilanza notturna e tennisti educati, pensando che quella fosse campagna, sicura che la campagna fosse dove c’è verde, aria buona e dove c’è il labrador che corre con la pallina in bocca

Senza dubbio è tutto questo. Ma non solo.

La campagna è ben altro.

E per capirlo ho dovuto viverlo, quel fottuto ben altro.


Altre brevi anteprime del libro, disponibili aggratise per farvi venire il prurito della compera, qui:

https://books.google.it/books?id=LTtdCwAAQBAJ&pg=PT1&dq=fottuta+campagna+google&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjovdis7pXOAhVDaxQKHchLA0oQ6AEINDAA#v=onepage&q=fottuta%20campagna%20google&f=false

Il Book-trailer

JE SUIS LICIA

GABINETTO DELLE PICCOLE COSE SERIE.

sindrome-di-tourette

Allora, stasera sono stata a cena nella mia osteria preferita.

Ho bevuto un buon rosato in buon compagnia di amici e mille zanzare.

Nella mia osteria preferita ci sono candeline dappertutto e i piatti del giorno sono sempre irresistibili.

La padrona è una ragazza con una risata che andrebbe brevettata e i suoi tavoli sono piccoli, accoglienti e pieni di fesserie di stoffa a forma di cuore che lei usa come sottobicchieri, sottopiatti, come sottotutto insomma.

Robina che può comprare solo una ragazza, di trapunta, cotone grezzo e lino bianco sporco.

Che poi amo il bianco sporco e non capisco perché non si possa indossare senza che la gente pensi che c’hai sudato dentro per settimane.

Il bianco sporco nel nostro emisfero funziona solo per le tovaglie, che idiozia.

Comunque la mia osteria preferita è piena di cosine che anche se sono fregnacce, a me rilassano tanto e quando mi siedo e guardo con quale cura sono state piazzate lì ad accogliere la clientela ridotta e naturalmente selezionata dai pochissimi tavoli a disposizione e dalle moltitudini di zanzare di merda, mi viene da dire che andrà tutto bene, che sono una ragazza fortunata e che il mare non è poi così lontano e che digerirò alla grande.

Mentre ce ne stiamo lì a gustarci il silenzio, senza nessun avviso entra Licia e cambia un bel po’ cose e impressioni.

Licia è una ragazza che si avvicina ai cento chili quindi per la società contemporanea è grassa eppure quei chili sono distribuiti senza dramma.

Solo che il dramma si consuma non appena Licia incrocia il mio sguardo e mi grida contro indemoniata “Maledetta bastarda, scusa, non ti spaventare!”, tutto di seguito, in un’unica formula velocissima, destabilizzante e condita da un paio di bracciate smaniose in aria.

Licia è vestita tutta di nero coi capelli rosso fuoco e gli occhi verde smeraldo vero.

Licia ha la sindrome di Tourette però non me ne rendo conto subito.

Devo prima passare attraverso molti stadi emozionali diversissimi tra loro: lo stupore di non realizzare bene cosa stia succedendo, la rabbia e l’indignazione di venire barbaramente insultata da una grassona sconosciuta (lì per lì ti viene da insultare per difesa), un imbarazzo borghese e infine l’emozione più dura da reprimere, il divertimento allo stato brado.

Il più spregevole e incontrollato guizzo che si presenta sotto forma di una grossa, gigantesca spinta che parte dalla bocca dello stomaco e si fracassa in gola facendomi capire che se non rido di qui a poco, morirò male.

Licia lo sa e quindi mi lancia uno sguardo per capire dove arriveranno le mie reazioni, se riuscirò a trattenermi o no le interessa poco, a lei preme avere la certezza di non avermi offesa.

E non mi offende affatto, anzi qui ci scappa che la offenda io col mio sghignazzo fradicio.

Inutile girarci intorno o fare etica spicciola: nel mio cuore alla ricerca perpetua di comicità cinica, ho sempre sognato di incontrare qualcuno affetto da questa sindrome, per poter fare un’analisi ravvicinata dell’unica malattia che un pochino, ammettiamolo, fa sorridere.

Nel mio caso, fa letteralmente mancare aria in gola dalle risate.

Se però vado oltre la mia testa di cazzo, mi rendo conto di come in un certo senso la Sindrome di Tourette sia oggi a proprio agio nella nostra epoca contemporanea fetida.

Rifletto che quasi la nostra umanità ha bisogno dei tourettisti, di quanto la Sindrome trovi finalmente un giusto posizionamento nel nostro mondo, se così si può dire nei confronti di una patologia.

Non esiste momento storico più perfetto di questo infatti, per liberarsi di tic nervosi in maniera sfrontata, soprattutto se essi sfidano (anche involontariamente ma lo fanno!) le leggi del buon costume sociale, della figura di merda da evitare a qualunque costo per risultare sempre sul pezzo, sempre fichissimi e inattaccabili a livello di stile e di rispettabilità, di ultima tendenza e di inavvicinabilità.

Quando Licia se ne va in giro e grida i suoi Figlidiputtana, i suoi pezzidimerda e i suoi bastardi, il suo disappunto anche se non reale e diluito da molti “Scusami!” , ti arriva dritto in faccia e ti prende a borsettate l’ego perché è un disappunto proclamato da una perfetta sconosciuta arrivata quasi come un oracolo, un segno dei numi celesti che vogliono dirti, attraverso un angelo, che il disadattato sei tu e sai perché e se non ci arrivi ti verrà in mente.

Licia, per quanto possa sembrare paradossale non se la prende mentre rido come una bestia perché lei lo sa che un po’ fa ridere e poi intanto, con questa scusa che ha una sindrome che fa sorridere, mi ha dato della testa di cazzo e questo è ciò che conta.

https://stilenaturale.com/sindrome-di-tourette/

SUA MAESTA’ IL DISPETTO

SINFONIE

more dispetto per tutti

Secondo me ci vuole un pò di dispetto nella vita di tutti noi.

A volte bisogna essere dispettosi per il nostro bene, per far divertire il nostro povero ego tramortito dal fisco italiano e dalle calorie.

Curo la mia mente facendo dispetti. La faccio sorridere.

Se faccio un dispetto mi sento bene e non è vero che lo scherzo è bello quando dura poco.

Quando i miei gatti dormono beati sul divano, sparo Travelling riverside blues dei Led Zeppelin a tutto volume e mi godo il loro salto in alto, da fermi e le loro faccette che mi maledicono.

D’estate mi piace fare rutti demoniaci in auto con le amiche dei Parioli, quando passiamo coi finestrini aperti proprio sul corso dove ci sono i locali degli aperitivi. Tutti si girano e io faccio una smorfia schifata e le guardo.

Se in treno ho davanti un tizio che mi guarda borbottando ingiurie contro il capotreno e l’Italia per un ritardo, aspettandosi che io annuisca e inizi con lui una lunga filippica su che paese di merda e dove andremo a finire, a me piace guardarlo dritto negli occhi ed esibire uno sbadiglio senza precedenti che vuole evidentemente dire “La tua presenza e le tue lamentele mi stanno spaccando di noia, ai limiti della morte” , senza però dirglielo e questo manda in bestia il tizio e a me piace mandare in bestia qualcuno, senza aver apparentemente fatto nulla di spregevole.

Se sono in vacanza con quelli amici che prima di mezzogiorno non vanno in spiaggia perché la notte prima hanno fatto i leoni, io alle 9 in punto, quando suona la mia sveglia monastica, adoro prendere di mira i loro letti e stordirli con un tuffo a bomba che piega le doghe di legno e fa credere loro che è arrivato l’Isis.

Quando riesco a convincere mia madre a salire in macchina con me, non appena siamo su strada e sono certa che non possa scendere, le metto Highway to hell degli ACDC e premo il pedale dell’acceleratore come se l’avessi rubata e se mi grida di frenare, mi piace ripeterle che sto andando pianissimo, mentre canto e faccio le corna all’insù con una mano.

Il dispetto è un piccolo luna park che puoi montare ovunque senza chiedere autorizzazioni o pagare biglietti.

Se sono ad una festa dove tutti si stanno divertendo e ballano duro, mi piace molto far sfumare un pezzo e lasciare quel secondo di magia in cui la gente pensa che metterò la hit che farà scatenare anche i muri e invece metto E ti vengo a cercare di Battiato.

Il dispetto è da provare.

Se sono ad una di quelle cene dove ad un certo punto tutti discutono animatamente sui soldi del Vaticano, i preti che sono tutti pedofili, quanto sia importante il matrimonio per gli omosessuali, quanti fascisti ci siano ancora nel mondo o qualsiasi altro stra-fottuto luogo comune di cui nessuno normalmente s’intende per un cazzo, mi piace fare quella che non è d’accordo con la maggioranza e vedere come in pochi minuti tutti si sbranano a vicenda e litigano e tirano fuori insulti sulla vita privata di questo o di quell’amico e la serata va a puttane e piano piano se ne vanno tutti.

Sono dispettosa perché penso che il dispetto talvolta abbia più vitamine di una spremuta di agrumi.

In gelateria mi piace passare davanti ai bambini perché sono bassi e il gelataio da dietro il bancone non li vede e nel momento in cui mi viene dato il gelato, se sono fortunata, amo dare la prima leccata con gli occhi ben fissi dentro a quelli del bimbetto e, senza che i genitori si accorgano di nulla, comunicargli con quello sguardo tutta la bontà del mio gelato che non è il suo.

Il dispetto è buono, non vuole mica fare del male, fa bene a grandi e piccini se si piglia con leggerezza.

Peccato che alcuni proprio non ce la fanno a prendere con leggerezza niente, figuriamoci il dispetto.

Tipo il signor venditore di Sky del centro commerciale vicino casa mia che, quando mi ferma e insiste che Sky è una figata, io gli faccio spiegare tutto ciò che esiste sul catalogo e gli chiedo questo e quel prodotto e i prezzi, i canali disponibili e lui si esalta e pensa di avercela fatta e quando lo vedo che è ben ben surriscaldato gli comunico che non ho la tivvù e non la vorrò mai ed è un peccato perché effettivamente questa Sky sembra interessante.

Lui si offende a morte, smette di parlare e mentre me ne vado non mi saluta ma sputa lì un impasto rabbioso di sillabe che somigliano ad un grazie e a un mavàvà, mentre fuma di bile.

Il dispetto è un compagno fedele per tutte le persone che si sentono sole e hanno voglia di sperimentare le reazioni più inaspettate degli esseri umani.

Quando gli amici mi trascinano in discoteca e qualche ragazzo sudato si avvicina e mi grida nelle orecchie domande su come mi chiamo e dove lavoro, io impazzisco di piacere a rispondergli nel suo timpano ubriaco, milioni di frasi senza alcun senso e innumerevoli parole inventate, tipo “splamplischero” o “turcimboni, tu?!” fino a quando lui non diventa pazzo a furia di dire “Come?!”

Il dispetto è un tappeto volante per te e per la tua anima, è una passeggiata tra le stelle, è una dichiarazione d’amore al tuo acume troppo spesso dimenticato.

FAVOLA DI BRAMBAMBULO

FAVOLE DI MADAME PIPI'

Brambambulo. La favola che in pochi capiranno.

Favola della Buonanotte per bimbi in pigiama e genitori incazzati.

C’era una volta un bambino molto speciale di nome Brambambulo.

Brambambulo sembrava un bimbo come tutti gli altri: aveva anche lui una mamma, la Signora Proia, una signora che lavorava molto, specialmente di notte.

Brambambulo aveva anche un papà, il Signor Mornuto che passava le sue giornate davanti al computer a sorridere e stiracchiarsi.

Brambambulo non capiva mai perché il papà Mornuto sorrideva sempre, gli sembrava un sorriso così finto.

Aveva anche una maestra, la Signorina Spaccacrazzi, una giovane maestra che secondo tutti parlava un po’ troppo.

Brambambulo quindi, apparentemente un bambino normale, era in realtà speciale per il semplice fatto che non aveva amici.

Infatti era l’ultimo bambino onesto rimasto sul pianeta terra e così tutti gli altri lo prendevano in giro.

A volte i bambini sono un po’ delle teste di razzo perché giocano a fare i cattivi con i più buoni: Brambambulo era unico, gli altri invece si vestivano tutti uguali e volevano tutti gli stessi giocattoli.

Ma soprattutto il nostro piccolo amico non riusciva a dire le bugie, era allergico.

Se provava a dire una cosa non vera, subito iniziavano a prudergli le mani e doveva subito grattarsele contro qualcosa di molto resistente per sentirsi meglio.

Alcune volte, quando gli capitava di iniziare a raccontare una bugia a mamma Proia, iniziavano a prudergli le mani talmente forte che il povero era costretto a correre verso il muro del giardino dove crescevano i cactus per grattarcisi sopra e il muro era proprio quello che confinava sul piccolo bosco dei vicini: i Signori Nortacci.

I Signori Nortacci erano antipatici e non volevano che bambini e cani si avvicinassero al loro piccolo bosco e calpestassero i fiori e le 100 piante tropicali, che loro compravano a caro prezzo ogni mese, su un giornale che si chiamava Gardenia.

Così, tutte le volte che a Brambambulo scappava una bugia e correva a grattarsi le mani sui cactus o contro il muretto di tufo, uscivano i Signori Nortacci e gridavano contro di lui “Vattene, levati dai poglioni, Brambambulo!”

Brambambulo aveva capito che dire le bugie gli faceva male, in tutti i sensi.

Che era come fare una scorpacciata di ciliegie se il dottore ti ha detto che non puoi mangiarle perché sennò vai all’ospedale.

Non dire bugie quindi non gli costava fatica, anzi.

Invece soffriva molto per non avere neanche un amico.

Così un giorno andò dalla maestra Spaccacrazzi e gli domandò “Signorina Spaccacrazzi, come si fa ad avere un amico? ”

La maestra ripose “Brambambulo, perché dici queste spronzate? è facile trovare un amico! basta andare al mercato degli amici, nel paese di Spugnetto”.

Allora il bimbo si mise subito in cammino.

Destinazione: Paese di Spugnetto.

Spugnetto era un paese poco lontano dalla città dove viveva Brambambulo.

Il nostro amico passò da casa per prendere i suoi risparmi e saltò nel boschetto dei signori Nortacci per far prima, pestando la Primula Equatoriale, appena sbocciata.

Poi s’incamminò soddisfatto e giunse dopo un’ora di camminata da spaccarsi il dulo, al Cancello di Spugnetto.

I cancelli del paese di Spugnetto erano alti alti e pieni di punte di ferro luccicanti nell’aria.

A guardia delle porte del paese di Spugnetto c’era un cane barboncino senza denti, con la maglietta di un famoso gruppo di musica, i Pink Floyd.

Il Barboncino sdentato, come vide Brambambulo gli domandò “Cofa fai qfui fafazzo?”.

Il povero Brambambulo non capiva bene le parole del barboncino, perché senza denti si mangiava tutte le parole.

Comunque prima che il barboncino senza denti si arrabbiasse del tutto, Brambambulo domandò subito dove fosse il mercato degli amici e disse che era venuto al paese di Spugnetto per comprarne uno.

Il Barboncino sdentato si grattò la pancia con le zampine, e insieme alla pancia grattò anche la faccia del chitarrista dei Pink Floyd.

Poi disse : “tfi fafò paffafe sofo se fisponfi a una fomanfa, a un indofinello”.

Brambambulo pur di poter comprare un amico ormai capiva anche il linguaggio del Barboncino sdentato e acconsentì a indovinare qualsiasi cosa gli avesse chiesto.

Chiese allora il Barboncino “Cofa fa fima con fazzo?”

Subito Brambambulo rispose più forte che poteva “Mazzo, Mazzo!”

“Fene fafazzo! fuoi enfrafe!”

Brambambulo capì cosa il barboncino sdentato voleva dire solo quando si aprirono i cancelli di Spugnetto, allora di corsa entrò e vide un piccolo cartello di legno dove c’era scritto MERCATO DEGLI AMICI.

Allora Brambambulo prese il sentiero che indicava il cartello e giunse, dopo aver attraversato una stradina al vero MERCATO DEGLI AMICI del paese di Spugnetto.

Subito entrò nel mercato: era pieno pieno di bambini che sceglievano gli amici e contrattavano coi signori delle bancarelle.

Sugli scaffali c’erano tanti bambini con dei cartelli con tutte le loro qualità e i loro difetti.

Sulle manine di ogni bambino-amico in vendita, c’era una piccola etichetta con il prezzo, che però Brambambulo non riusciva a leggere perché erano etichette molto piccole, come le manine dei bambini-amici in vendita.

Ad un certo punto Brambambulo vide un bambino, poco più grande di lui con un vestitino blu e gli occhiali rossi con le lenti di specchio.

Brambambulo non sapeva perché ma sentiva dentro di sé che quello era il suo nuovo, primo amico.

Corse più vicino verso lo scaffale della bancarella, per leggere le qualità e i difetti del bambino:

“Nome del bambino-amico: BOGLIONE TEDIOSO.

Qualità: bravissimo in matematica, disegno, suona pianoforte, fa le puzzette che non puzzano e colleziona matite”

Brambambulo sorrise soddisfatto, era sempre più convinto che fosse lui il suo nuovo, primo amico.

“Difetti del bambino-amico BOGLIONE TEDIOSO: fa i capricci prima di andare a dormire, odia le verdure, mastica i giocattoli degli amichetti, dice qualche parolaccia”

Brambambulo esultò: E’ lui! Il mio nuovo primo amico!

Ma doveva sapere quanto costava il suo nuovo primo amico..

Brambambulo non sapeva che quella era la famosa bancarella di PREGNA e associati.

Una bancarella di bambini amici e signori amici e anche fidanzati, molto famosa e rinomata.

Aveva anche il negozio in centro e faceva delle confezioni regalo incredibili, se qualcuno comprava un amico da regalare.

L’amico scelto veniva incartato dentro una bellissima scatola di cartone rigido colorato, con una pellicola trasparente all’altezza del musetto, per mostrarlo bene.

Brambambulo corse alla cassa della bancarella e chiese al signore Addetto “Quanto costa Boglione Tedioso? vorrei comprarlo.”

Il signor Addetto guardò Brambambulo con affetto e tenerezza e gli rispose “Caro bambino, quello che hai scelto è il miglior bambino amico che abbiamo in negozio.

Ama studiare ed è molto giudizioso, apprende in fretta e fa le puzzette che non puzzano e molte altre cose che sono scritte sull’etichetta, non l’ hai vista Birbante?!

Allora vediamo un po’, fammi vedere nel computer…si…eccolo! Allora Amico Bambino Boglione Tedioso costa: il tuo giocattolo preferito, metà delle cose buone che ti prepara la Mamma per colazione e poi…vediamo…..ah! dovrà scegliere lui per primo i regali di Babbo Natale ogni anno e potrà scartare comunque tutti i tuoi regali sotto l’albero.

Infine 25 centesimi per la confezione.”

Brambambulo rimase a bocca aperta “Porta Pubbana” pensò.

Desiderava moltissimo avere un amico con il quale giocare, parlare, correre, studiare e fare uno spuntino, ma non era disposto a dividere tutte queste cose belle con un altro bambino.

I suoi regali di Natale scartati da un altro bambino, le merende della mamma e il suo nuovissimo monopattino, il suo gioco preferito!! I 25 centesimi, aveva controllato, c’erano nel borsello che aveva rubato a papà Mornuto e restavano anche dei soldini per due gelati, uno per lui e uno per il Boglione.

Però la voglia di avere un amico, piano piano diminuiva e Brambambulo aveva paura di perdere le sue cose preferite.

Così, mentre le manine iniziavano a prudergli perché nel suo cuore nasceva il desiderio di dire una bugia, perché si vergognava a dire che non era abbastanza generoso per avere un amico, Brambambulo si scusò con il Signor Addetto e disse

“Mi dispiace ma non lo voglio più, grazie, arrivederci”.

E da Spugnetto ripartì verso il suo paese.

Brambambulo era triste ma mai come Boglione Tedioso, che nel frattempo, veniva riposto nel magazzino dall’Addetto, dopo aver sfiorato l’acquisto.

Brambambulo pensava che aveva tutte le sue belle cose ma non aveva ancora un amico.

Pensieroso tornò a casa e passò attraverso il boschetto dei vicini, i signori Nortacci, che stavano giusto annaffiando la Primula equatoriale, cercando di farla rinvenire.

Vedendo il bimbo pensieroso passare nel loro prezioso orto di papaveri nordici e pestare tutti i pistilli appena nati, urlarono insieme “Vattene, levati dai poglioni, Brambambulo!”.

E lui si sentì molto solo e si pentì di non aver comprato Boglione Tedioso, insieme al quale sarebbe potuto scappare al di là del muretto ridendo.

Ma la vita è così per i bambini taccagni, figli di Proia.

 

A proposito di genitori incazzati, si veda anche :

http://prospettivanevskij.myblog.it/media/00/00/3997605426.pdf

FAI STA CAZZO DI NANNA, l'opera che tutti i genitori devono avere.

CIRCA IL POTERE DEL VAFFANCULO

PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

 Il vaffanculo è terapeutico, biologico.

Pensateci un attimo: ricordate con più facilità le persone che vi hanno detto “ti amo” o quelle che vi hanno mandato affanculo?

Riesco a sentire le vostre risposte, ma andiamo con ordine.

Innanzitutto un po’ di storia: il Vaffanculo è una parola inventata dagli Anglosassoni nel 772 aC.

Pensate un po’ quanto può essere inutile mandare i propri figli a studiare a Cambridge, da quelli che hanno inventato il Vaffanculo..

Nasce, o insomma si trova nei testi di tutto il resto del mondo, solo a partire dal 1475.

Ma cosa usavano, cosa si dicevano gli etruschi o gli antichi egizi?!

Sugli Etruschi non ho idee ma figuratevi se gli egiziani non avevano un geroglifico con un piede e un sedere!

Infine roba di comunicazione (va tanto di moda) :

Sapevate che le persone si ricordano più spesso di un politico, se durante un intervento o un comizio, usa la parola Vaffanculo ?

Sapevate che Vaffanculo è la parola che vende di più se utilizzata nelle campagne pubblicitarie ?

E che Vaffanculo è la parola che ha più sinonimi e possibilità di traduzioni in assoluto ?

Allora non è più il momento di essere tristi se qualcuno vi manda a Fanculo.

La potenza del Vaffanculo conquista grandi e piccini.

Non si dimentica un Vaffanculo (non si scorda mai. ndr), arriva con la carica che non hanno le altre parole e identifica comunque un certo interesse nei vostri confronti, anche se magari momentaneo e non proprio di stima e affetto.

Ma non è detto..

Quanti innamorati, quando eravate bambini, vi hanno trattati male perché non avevano il coraggio di costituirsi?

E chissà quanti vaffanculo d’amore saranno volati durante l’adolescenza..

Il Vaffanculo è più liberatorio di un viaggio coast-to-coast in moto.

Uno dei miei sogni erotici (pensateci se ancora non avete sogni erotici di questo tipo) è avere l’occasione di prendere tutti i microfoni nelle discoteche, ai concerti, nei supermercati, ai congressi politici e mandare Vaffanculi nell’etere senza sosta né selezione.

Così, a grappoli, a grandinata.

Magari non è proprio il vostro primo sogno erotico per eccellenza, ma pensate per un attimo a che effetto farebbe al vostro cuore, questa cosa.

Il  semplice gesto di mandare tutti affanculo.

Libidine.

Un amico lo ha fatto.

Eravamo in un locale affollatissimo a Roma, uno di quei sabati sera, quando si rivive la discesa dei barbari.

Il Dj del locale aveva i baffi da cowboy, una maglietta verde fluo e si sentiva molto, molto potente.

Io trascinavo via il mio Amico dai bicchieri  mezzi vuoti lasciati dalle altre persone sui tavoli, che lui lucidava senza selezione.

Ad un certo punto siamo vicini alla consolle e Dio vuole che al Dj potente scappa la pipì.

Dio vuole anche  che nel locale non ci fosse un sostituto Dj.

Ringrazio Dio anche perché al Dj potente balena nel cervello l’idea di chiedere al mio Amico di dare un’occhiata alla consolle mentre lui va a pisciare e “senti bello, per favore un occhio alla consolle mentre svuoto qui e blablablabla”.

Dj Potente avrebbe dovuto notare che il mio amico annuisce ma non è cosciente da ore.

O almeno notare che un tipo con dei Ray Ban neri in un locale notturno non è il massimo dell’affidabilità.

Dj potente invece si allontana soddisfatto.

Amico sembra tornare subito lucido, si toglie i Ray ban e guarda la consolle con un filo di occhi aperti nel buio della sala.

Dj potente sta pisciando.

Amico sale in consolle.

Amico prende il microfono in mano e inizia a gridare Vaffanculo alla gente, in italiano e in tedesco.

La folla è in delirio.

Dj potente esce dal bagno senza lavarsi le mani.

Dj potente sgrana gli occhi nel buio.

Amico è fuori preso a calci dagli omoni del locale.

Eppure io sono qui a raccontarvelo con gli occhi che brillano.

Una delle scene più eccitanti della mia vita.

Al Vaffanculo non puoi resistere.

Sia quando lo ricevi perché ne rimani coinvolto, toccato e in un certo senso anche affascinato.

Sia quando lo dai, perché significa che è arrivato il momento tanto atteso di mettere in chiaro il tuo punto di vista.

Il Vaffanculo veste bene la bocca di tutti, come un cappotto di Gil Sander.

E’ un passe-partout.

Chi lo usa stempera situazioni imbarazzanti e noiose.

Oppure risolve una situazione statica, congelata da molto tempo.

Si, è proprio così: Il Vaffanculo è la parola perfetta.

Con solo 10 lettere, definisci un concetto che non può essere contraddetto.

Il Vaffanculo cambia direzione alla vita, ristabilisce silenzio e verità.

Spesso è l’ unica via di uscita.

Ma non siate smaniosi, non abbiate ansia nel dichiararlo, perché il Vaffanculo arriva preciso e potente solo quando è giunto il momento perfetto.

Vero è che è bello anche quando si carica da tempo.

Quando esce dal corpo da solo nonostante voi stiate cercando di ricacciarvelo in gola disperatamente, come avviene in certi contesti lavorativi o familiari.

Trovo che il Vaffanculo andrebbe anche insegnato nelle scuole materne.

Risolverebbe moltissime situazioni spiacevoli come pianti e capricci dei bimbi.

…perché l’amichetto ha rubato il giocattolo a vostro figlio…

“Su Matteo, un bel Vaffanculo a Giovanni e fate la pace”.

E come al solito, la lingua italiana sfoggia la massima sapienza linguistica anche in questa occasione.

In giapponese Vaffanculo si dice Kusottare.

Non è terribilmente goffo?

E in russo? Eb tvoju mat.

Un ordine militare.

In spagnolo “a tomar por culo”, sembra che vi invitano a mangiare un boccone in qualche tapas-bar.

Ci può anche stare eh, ma ora prendetevi qualche secondo e dite lentamente a voce alta “Vaf-fan-culo”.

Sentite come la V scivola discreta e carica tutto come un’onda sulle FF che spumano e sembrano non finire mai..

E poi quella N, così sospesa, fino a sprofondare, senza possibilità di ritorno, nel culo.

(sospiro)

Il Vaffanculo è terapeutico, come il sesso e la musica.

E molto chic ultimamente.

http://en.wikipedia.org/wiki/Fuck