L’ATTIMO PRIMA DELLA PARTENZA

BRANDED PARODY CONTENT, PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE, SINFONIE

Un pezzo scritto ed interpretato per il Festival Mosto 2018 sull’annoso tema “L’attimo prima della partenza”. 

L’attimo prima della partenza è l’ultima possibilità che Dio ti offre per formulare a te stesso un quesito fondamentale:

sto per viaggiare da solo?

Sono davvero così fortunato e baciato dal Signore da aver trovato il coraggio di partire, finalmente, per beneamati cazzacci miei?

Ascolta, amico: se stai per viaggiare da solo non potrà succederti nulla di male, nonostante la cronaca nera cerchi di dissuaderti, a riguardo.

Ma se accanto al sedile dove hai posato le tue chiappe turistiche vi è putacaso un compagno di viaggio, la tua sposa, tuo fratello o la comitiva dei coscritti, hai ottime ragioni per considerare il tuo viaggio gloriosamente fottuto.

Perché un buon compagno di viaggio è più raro di un ufficio pubblico funzionante in Italia, più pregevole di una canzone antecedente al periodo cupo di rap e di talents che stiamo vivendo, più prezioso del tesoro di Mussolini che riposa in fondo al lago di Como mentre sulla terra, impazza la sua ideologia.

Ci sono poche speranze che, nel corso della tua breve vita tu possa godere della compagnia di un amico che sappia davvero viaggiare, oltre esserti amico, impresa già ardua.

Nel caso dovessi incontrarlo, quel compagno di viaggio, tienitelo stretto, demonio ladro, perché il tuo viaggio sarà beatitudine: sarà un’esperienza più gratificante dell’acquisto di un’isola siciliana per 4,50 euro iva esclusa, sarà più rigenerante di una spa esclusiva per te e Sting che suona la chitarra nel bagno turco.

Ma, nel caso in cui il tuo compagno di viaggio sia una persona raccattata, conosciuta, sposata soltanto per non dovertela cavare in solitaria, sappi, amico del festival che l’attimo prima, durante e dopo la partenza sarà fatto di pianto, stridore di denti ma soprattutto di monumentali rotture di coglioni.

E di una litania senza fine che fa più o meno così:

Hai chiuso il gas?

Hai spento la luce?

Hai riempito il dispenser dell’acqua ai gatti?

Hai annaffiato le piante?

Hai inserito la segreteria telefonica?

Hai avvisato tua madre che non ci siamo fino al 3?

Hai preso i documenti, lo shampoo, le ciabatte, le mutande dei bambini, i biscotti che erano sul tavolo, il guinzaglio del cane, le camicie stirate, la maschera, l’ammoniaca, il cuscino per le emorroidi, le chiavi di casa, la macchinetta per l’aerosol, il sussidiario, il tablet, il caricatore del cellulare, dello spazzolino da denti, del powerbank, del computer, del rasoio, dello stereo, della pompa per il materassino, della piastra, del nostro matrimonio?

Hai chiesto al tuo capo se possiamo tornare il 3 anziché il 30?

Hai chiesto al tuo capo se è ancora sposato?

Hai chiesto a tua sorella se alla fine ha comprato la vaporiera ad energia solare?

Hai chiamato il bed and breakfast per avvisare che abbiamo il cane, la macchina grande, mia madre, l’unicorno giù gonfiato, la mononucleosi?

Hai detto le preghiere?

Hai postato la foto della partenza su instagram?

Hai prenotato in quel posto lì che mi piace?

Hai lasciato tua moglie?

Hai accorciato i capelli come va di moda ora?

Hai fatto finta di non vedere cosa stanno combinando con quel povero partito che fu il pd?

Hai staccato la spina alla nonna?

Hai detto ai vicini di chiamarci se vedono dei rumeni che passeggiano davanti casa?

Hai ancora voglia di viaggiare?

 

 

 

MADRID MI HA FREGATA

SINFONIE

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Mi sono trasferita a Madrid e non mi ci sarei mai trasferita se non ci avessi trovato lavoro dentro.
Con tutte le città dove sarei voluta andare, dove pensavo di trovare fermento e arte, Madrid proprio non mi veniva in mente.
Madrid mi ha sorpresa, per questo sono indispettita.
Madrid mi ha fregata.
Qui i vecchi parlano come se avessero uno Spinone che abbaia dentro la loro gola, e i ragazzi quando si presentano, ti baciano.
Qui c’è un particolare cattivo gusto nel vestirsi che causa una libertà di espressione che nel mio paese non si è mai vista.
Qui si fa amicizia anche con le piante grasse dei vicini e il cielo è come se stessi sempre in mezzo all’Oceano Atlantico.
Madrid mi ha dilatato i pori della mente chiedendomi solo 1,50 per entrare nella metro.
Madrid mi ha offerto del vino dentro delle tazzine che in Italia si usano per spegnere le sigarette.
Mentre mangiavo jamon ho deciso di diventare vegetariana e mentre imparavo a parlare spagnolo mi sono resa conto di quanto sia ben educato l’italiano.
Qui ho fatto la fila più breve della mia vita, in un ufficio pubblico e sono andata in overdose da Mimo di strada.
Con le salite sulle quali è stata costruita la città ho guadagnato un sedere da brasiliana e con il liquore alle Erbe di Ibiza che si beve qui ho preso delle sbronze che racconterò ai miei figli.
Madrid ha qualcosa che non so raccontare a chi deve venirmi a trovare da fuori.
Anche per questo sono indispettita.
Così, vado in giro per le strade di Madrid da un po’ di tempo,seriamente indispettita cercando un pretesto per essere insoddisfatta anche qui.
Frugo nei cassonetti e trovo delle cose meravigliose.
Apro la cartina della metro e in meno di 7 secondi ho di fianco almeno 3 persone vogliose di aiutarmi fino a sudare dentro le loro magliette.
Sono stufa di tutto questo benessere.
Sono italiana, cazzo.
Datemi un po’ di disservizi per i quali lamentarmi, subito.
Datemi una coda kilometrica alle poste, fatemi pagare una birra 12 euro.
Fatemi picchiare da uno di Zagarolo per un parcheggio conteso e regalatemi almeno 1 ora dentro la metropolitana di Roma Termini a luglio, senza aria condizionata, sotto l’ascella di una tedesca agonizzante.
Date una buona occasione al mio malcontento esistenziale.
Ne ho bisogno.
Qui non ho più scuse.
Aiuto.