IL DIO SONNO CONTRO SHIVA

COSE FASTIDIOSE, PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

La meditazione è ormai ben radicata, in Occidente ma l’Occidente non è affatto ben radicato alla meditazione.

La maggior parte di noi, infatti, occupa la propria vita urbana con l’insana iscrizione a questa od a quell’altra pratica orientale non ammettendo però di non essere geneticamente portata a sostenere tutto questo fottuto e minaccioso equilibrio.

Yoga, pilates ed altre pratiche ancor meno vicine al caro vecchio sudore da palestra di merda di una volta, si presentano all’occidentale sotto la sgradevole forma di una sfida a non addormentarsi.

Con la bava agli angoli della bocca e gli occhi bianchi.

Una sfida a non terminare la giornata sdraiati sopra ad un tappetino come sul tavolo dell’obitorio, cuciti dentro ad una tutina che può farci morire di trombosi da un momento all’altro.

Siamo stressati fino alle vertebre, coi minuti contati ( se non bastasse già il conto alla rovescia della vita stessa) e la mente sempre in funzione come un’impastatrice di tortellini industriale però tra le mille imprese e peripezie giornaliere, non solo pretendiamo di essere belli, stilosi ed equilibrati ma vogliamo anche arrivare alle diciannove in punto alla classe zen e lasciar fuori da quelle maledette tutine da mimi slabbrati che siamo, tutti i pensieri e lo stress del nostro albero genealogico.

Ma se la tutina forse ne ha (e questo potrebbe salvarci) il relax invece non ce l’ha il bottone quindi noi dell’Occidente si paga e si attende che il maestro ci dica come raggiungerlo e se non ce lo fa raggiungere non siamo noi ma il maestro che è incapace perché noi, nel frattempo, ci siamo addormentati come delle merde quindi non potrebbe esser colpa nostra anche volendo, pensiamo.

Alcuni hanno ammesso la propria incapacità nei confronti del relax ma la maggior parte di noi lotta ogni sera durante “la pratica” per sopravvivere all’occhio pendulo e alla figura di merda coi compagni.

Esisterà senz’altro ed è di urgente esigenza, un’applicazione che registri l’appropinquarsi del dormiveglia e che ci desti attraverso piccole micro-scosse elettriche come si fa coi recinti al bestiame.

Per il momento però, continuiamo a subire, ad indignare milioni di maestri che nel mondo, vedono crollare, ogni sera, nella propria platea di discepoli, migliaia di manager, mamme, cuochi, architetti che confondono la posizione shavasana con l’adorato Dio sonno.

Converrebbe dunque ripristinare la modestia e accettare che il proprio corpo, in tale circostanza, si risvegli due ore dopo la fine della pratica quando discepoli imbarazzati e maestri stizziti saranno andati via e noi, nella semioscurità delle luci al neon di emergenza ci contrarremo dalla vergogna come dei bruchi schiacciati ma avremo la grande occasione di realizzare una delle nostre priorità: non conseguire per forza il nirvana ma il semplice, agognato ed idratante svenimento dell’impiegato contemporaneo.

 

 

TEST: QUANTO SEI RESILIENTE?

LE FIGURINE, PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

TEST DI AUTOVALUTAZIONE PER CAPIRE SE SEI DAVVERO UN TIPO RESILIENTE.

Non si parla d’altro.

I soldi sono anacronistici, gli immobili e la bellezza fisica sono ormai decaduti.

Oggi, l’ultima possibilità per sopravvivere sani e fichissimi consiste nel possedere una sola dote: la resilienza.

In psicologia, la resilienza è un concetto che indica la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità.

Sono persone resilienti quelle che, immerse in circostanze avverse, riescono, nonostante tutto e contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà e a dare nuovo slancio alla propria esistenza.

Per capire se apparteniamo a questa fortunata categoria di persone, ecco un breve test di autovalutazione

Rispondi sinceramente a queste domande e poi, a seconda del punteggio, vai a leggere il tuo profilo:


1.
Con quale atteggiamento positivo convivo, quando son costretto ad entrare dentro a un ipermercato all’ora di punta, per comprare solo un pacco di pasta e, su ventinove casse, ne trovo aperte sono tre?

a) Convivo con il mio amico smartphone, grazie al quale mi alieno dalla società per le intere quattro ore di attesa che mi separano dal mio turno.

b) L’atteggiamento è positivo solo se sono donna e soffro di meteorismo e gonfiore esofageo cronico, in modo da poter fingere di essere sempre al nono mese, con facilità ed eleganza.

c) Non vi è dentro di me alcun atteggiamento positivo perché sono consapevole di trovarmi in un posto di merda.

 

2. Come reagisco al trauma di scoprire che il/la mio/a compagno/a apprezza la musica di Young Signorino?

a) Chiedo prontamente al/la mio/a compagno/a se ha bisogno di sostegno da parte dell’azienda sanitaria locale.

b) Applico le tecniche di respirazione imparate sul libro Yoga for Dummies e comunico al/la mio/a compagno/a di non considerarsi più tale.

c) Contatto subito due amici moldavi per porre fine alla stirpe intera del/la mio/a compagno/a, non potendo raggiungere, in tempi rapidi, quella di Young Signorino.

 

3. Qual è stata la circostanza maggiormente avversa della mia vita che ho saputo fronteggiare con destrezza agonistica?

a) La pertosse

b) la perdita del proprio posto di lavoro

c) il giorno in cui ho scoperto che Cracco ha collaborato con McDonald all’ideazione di nuovi panini gourmet.

 

4. Se fossi un personaggio famoso, noto per esser resiliente sarei:

a) Napoleone

b) Lele Mora

c) Il chirurgo di Lilly Gruber

 

5. In che modo desidero dar nuovo slancio alla mia vita futura?

a) Andando a vivere in campagna, coltivando alghe o canapa di quella noiosa.

b) Obbligando tutti i miei amici a cancellare il mio numero di telefono.

c) Rintracciando uno per uno tutti i miei professori e pestandoli a sangue, per chiudere del tutto con la mia adolescenza difficile che non vuole morire.

 

RISULTATI DEL TEST

I PROFILI

 

Maggioranza di risposte A

Sei normale, chiedi aiuto.

 

Maggioranza di risposte B

Più che resiliente risulti, al test attitudinale, un gran cacacazzo od ingegnere iscritto all’albo.

Forse non otterrai resilienza ma, con impegno metodico e costante, potrai collezionare risultati concreti e rigeneranti come un benefico allontanamento sociale in tantissimi e diversi contesti.

 

Maggioranza di risposte C

Il perfetto resiliente. La tua capacità di risolvere i grandi traumi del tuo piccolo mondo è più che performante. Un consiglio: apri subito un corso a pagamento con tassa d’iscrizione al di sopra dei seimila perché è il momento perfetto per sfruttare i poveretti che anelano ad utilizzare la parola Resilienza più di tre volte al giorno, anche a cazzo.

DE RUMORIBUS

GABINETTO DELLE PICCOLE COSE SERIE., PROGETTI DI DISINTOSSICAZIONE

Se per caso un giorno, ci venisse voglia di sminuirci come esseri umani, di renderci ignobili di toccare le bassezze più nefande che l’essere umano sia in grado di toccare solo scavando…

E se per caso non esistessero più applicazioni sui cellulari a renderci poveretti in tal senso, come Candy Crush o i siti di appuntamenti nel proprio quartiere, ricordiamoci che avremo sempre a disposizione il più antico e popolare metodo avvilente per individui, che nessuno (purtroppo) potrà toglierci: il pettegolezzo.

Discorrere con terzi sulle faccende private di un soggetto non presente, rende da sempre l’animo umano molto piccolo e merdoso, contaminando la zona dove avviene la discussione con aria fetida come quella di certi uffici pubblici.

L’arte di parlar male degli altri non è per tutti!

Per capire se stiamo effettivamente facendo della malalingua il nostro stile di vita e del pettegolezzo il nostro biglietto da visita, dobbiamo porci una domanda semplice, schietta e sincera:

se il soggetto del mio monologo e dei presunti fatti accaduti che sto raccontando fosse presente e in ascolto in questo momento, trarrebbe beneficio da tutto ciò che sto dicendo?

Mi sorriderebbe compiaciuto?

La sua figura ne uscirebbe in maniera dignitosa a prescindere dalla sua colpevolezza ma soprattutto, resterebbe ancora disponibile a frequentarmi dopo la discussione o mi inviterebbe affarinculo?

Se a queste domande la risposta è sincera, capiremo che il soggetto della nostra discussione, non solo non sarebbe felice di ascoltarci, ma che siamo sulla strada giusta e che abbiamo ottenuto il nostro obiettivo: essere degli individui composti per il 50% da acqua e per il restante 50% da Poraccitudine.

malelingue

Se per caso un giorno, ci venisse voglia di eliminare dalla nostra vita il buon gusto e proclamare guerra al desiderio di elevazione dello nostro caro, vecchio, animo umano, ricordiamoci che basterà raccontare al farmacista segreti presunti sul vicino di casa, accanirsi contro il fidanzato che ci ha lasciati raccontando la sua presunta poca igiene personale al postino, organizzare riunioni di condominio interessandoci delle ultime novità familiari degli assenti e nel contempo, proclamarsi paladini della giustizia sociale, del buon gusto, del “E’ una vergogna!”.

Ci sono ottime probabilità che nessuno si accorga che siamo dei dementi perché il pettegolezzo è un virus che si trasmette per via orale, l’arte di parlar male è una malattia che ti possiede se la tolleri.

Il tavolino coi giornali di gossip e cronaca nera sarà in confronto a noi, una libreria specializzata in ricerche sui premi Nobel.

Il peggior collega che diffonde menzogne anche sulla vita privata delle macchine fotocopiatrici in ufficio sarà in confronto a noi, San Sebastiano.

La più odiosa delle comari represse appestate dal rancore verso il prossimo, diverrà al nostro confronto, più benevola di un libretto di meditazioni zen.

Saremo senza rivali, se il pettegolezzo contaminerà le nostre vene, i più meschini del pianeta!

O almeno del pianerottolo, del condominio, della via, di quel piccolo angolo della putrida sul quale regneremo fino alla fine dei nostri giorni.

http://www.corriere.it/salute/11_giugno_15/gossip-salutare-cervello-peccarisi_741794c0-91b5-11e0-9b49-77b721022eeb.shtml